Nove splendide località della Russia che i russi hanno scoperto nell’estate senza viaggi all’estero

Oleg Krasnov, Aleksandra Guzeva, Vsevolod Pulya
La pandemia di Covid-19, con la conseguente chiusura delle frontiere, ha fatto sì che in molti, invece di andare in Turchia o a Bali, tornassero ad apprezzare le bellezze nazionali. Ecco dove sono andati in ferie i redattori di “Russia Beyond” e quali mete sono pronti a consigliarvi

1 / Pushkinskie Gory, Aleksandra Guzeva

Quest’anno ho finalmente potuto intraprendere un viaggio che rimandavo da molto tempo: quello a Pushkinskie Gory (ovvero le “Colline di Pushkin”), nella Regione di Pskov. Lì c’è l’usadba di Mikhajlovskoe, dove il grande poeta russo Aleksandr Pushkin (1799-1837) andò in esilio e scrisse le sue opere principali, e altre due tenute vicine dove andava a passeggiare in cerca di ispirazione.

La natura circostante è un’attrazione a sé. È una zona incredibile: davanti ai vostri occhi si aprono quelli che in Russia vengono chiamati gli “pskovskie dali” (“gli orizzonti di Pskov”), con prati sterminati, stagni, fiumi, e una campagna che sembra decorata da uno scenografo, con pittoreschi pagliai. Per un abitante della città è una vera delizia e ci sono soggetti perfetti per decine di foto.

Non volevo andare con i mezzi pubblici, quindi ci siamo fatti un road trip da Mosca via Valdaj, Velikij Novgorod e Pskov, località che è sempre un piacere visitare. Dalla capitale a Pushkinskie Gory i chilometri sono 635, ma con il percorso da noi scelto sono 835.

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2 / Carelia, Anna Sorokina

Avevo in programma un viaggio in Carelia da molto tempo: ero attratta dai laghi blu, dalle foreste ricoperte di morbido muschio verde, sognavo di camminare nei parchi di montagna dove si possono vedere i “valun”; degli enormi massi isolati.

Di solito preferisco arrivare nel luogo desiderato in auto o in aereo, ma stavolta ho scelto di andare in treno. Innanzitutto, avevo uno sconto del 30% su tutti i biglietti, perché era il mio compleanno. In secondo luogo, volevo salire su un nuovo treno in stile rétro, il “Ruskeala Express”. Finora, questo è l’unica linea dove sono in funzione anche le nuove carrozze platskart, che sono molto meglio del tipico scompartimento aperto (ognuna ha tende, prese, lampade). Inoltre, arriva direttamente al Parco Ruskeala, dove è possibile fare un piacevole trekking nella zona delle ex cave di marmo.

In Carelia ho scoperto che non ci sono mezzi pubblici diretti ad alcuni dei luoghi turistici più famosi, come la cascata Kivach e il vulcano Girvas. Pertanto, ho dovuto trascorrere del tempo sugli autobus come membro di gruppi escursionistici. Ora so che la prossima volta verrò in macchina, e ho intenzione di tornare in Carelia per visitare le isole di Kizhi e Valaam.

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3 / Sestroretsk, Maria Afonina

Nei giorni più caldi di agosto, ho avuto la fortuna di trovarmi a Sestroretsk, una piccola località turistica sulle rive del Golfo di Finlandia, che si trova una quarantina di chilometri a nord-ovest di San Pietroburgo. L’abbiamo raggiunta in mezz’ora di macchina, anche se era possibile prendere un treno locale, un tipico elektrichka, dalla stazione di Finlandia (tempo di percorrenza, non più di un’ora).

La città (43 mila abitanti) rimane impressa per le sue dune di sabbia, le piacevoli passeggiate sul bagnasciuga, con l’acqua fino alle ginocchia, e le dita macchiate di viola dopo aver raccolto un sacco di mirtilli, mangiandoli sul posto. Tipico qui è anche l’odore di resina degli abeti rossi della pineta e il leggero capogiro quando si guarda il cielo attraverso i rami delle alte querce, piantate da Pietro il Grande 300 anni fa nel Parco “Dubki”.

Ci è stato consigliato di provare l’acqua minerale locale e di fare fangoterapia in un sanatorio locale, ma abbiamo lasciato questa esperienza salutare alla prossima volta.

4 / Pljos, Natalia Suslina

A dire il vero, questa non è la mia prima visita a Pljos. Qui le conseguenze della pandemia di Covid-19 sono evidenti: quest’estate c’erano molti meno turisti del solito. Nonostante Pljos sia una popolare meta del fine settimana per i residenti di Mosca (da cui dista 400 chilometri, in direzione nordest), Ivanov e Jaroslavl, qui si è preservata l’atmosfera speciale delle autentiche dacie russe.

Nelle giornate calde, i temerari possono nuotare nel Volga su diverse spiagge cittadine (l’acqua è sempre molto fredda). La sera, è piacevole bere il tè da un samovar sulla veranda affacciata sul fiume, oppure scalare la montagna dell’artista Isaac Levitan, da dove si può vedere la cittadina (1.730 abitanti) e l’ansa del Volga, e guardare il tramonto. I tramonti a Pljos sono particolarmente belli da metà a fine giugno, quando il sole non tramonta fino a molto tardi.

Potete semplicemente passeggiare per le strade deserte, esaminare le facciate delle case e le finestre, con le splendide cornici di legno intagliato camminare lungo la riva del fiume Shokhonka, trovare un prototipo delle passerelle di legno del dipinto di Levitan “La certosa tranquilla” (1890). Un altro divertimento è andare in barca sul Volga, godendosi Pljos dall’acqua.

Il viaggio a Pljos è diventato per me un’opportunità per rallentare, per non correre da nessuna parte, per vivere un po’ di tranquilla vita di campagna. Ho scoperto che si possono ricaricare benissimo le pile in Russia, senza per forza volare a Bali o a Goa.

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5 / Samara, Georgij Manaev

“La Chicago russa”. Così iniziò ad essere chiamata Samàra nella seconda metà del XIX secolo, durante gli anni del suo rapido sviluppo economico. Dal 1866 al 1896, il giornalista e uomo d’affari Pjotr Alabin visse a Samara dove fece in tempo a diventare prima presidente locale del Tesoro e poi sindaco, ma soprattutto, attrasse milioni di investimenti in città. Qui iniziarono a operare una fonderia, un impianto per la produzione di olio, una tipografia, una stazione meteorologica, un sistema di approvvigionamento idrico cittadino, un teatro cittadino, un mulino a vapore, una fabbrica di dolciumi… Fu a Samara che per la prima volta in Russia venne utilizzato il gas per l’illuminazione stradale e qui iniziò a funzionare la prima centrale telefonica. Ma “Chicago” è anche crimine. A Samara vennero mandati al confino diversi “criminali politici”. E da qui, in tutta la regione del Volga, Lenin e sua sorella maggiore Anna condussero attività rivoluzionarie. Ma qui, dove si incrociavano le rotte commerciali ferroviarie e d’acqua, erano attivi anche criminali comuni: in particolare gruppi di ladri e speculatori, il che significa che la polizia doveva lavorare instancabilmente. Ma tornando alle imprese regolari, a Samara c’era e c’è una famosa azienda, molto amata in tutto il Paese: il birrificio dell’austriaco Alfred von Vacano (aperto nel 1881), che ora produce il celebre marchio Zhigulevskoe.

Negli anni della Seconda guerra mondiale, Samara divenne il luogo di evacuazione del governo e degli organi statali dell’Urss. Qui è sopravvissuto un bunker destinato a Stalin, e sui muri delle case storiche del centro storico ci sono con targhe che ricordano quali ministeri e ambasciate di Stati stranieri le occupavano in quegli anni.

Samara è una città con una storia più antica di Mosca e, molto probabilmente, più antica della Russia stessa. Con il nome di “Samarcha” (o simili) si trova nelle cronache europee: “Samarkha…nella Scizia… è sotto il controllo congiunto di [due] re: uno di loro è pagano e l’altro è cristiano”, si legge in un antico documento. Gli storici affermano che la città esisteva già nel IX-X secolo, ai tempi del Gran Khanato di Khazaria, un antico Stato giudaico-cristiano che regnava su queste terre.

La spiaggia locale è il regno del vero zen russo. Sul Volga, verso il quale si può scendere da qualsiasi parte del centro città, ci si può sedere per ore, tuffandosi in acqua e ritornando alla spiaggia di sabbia dorata, la cui pulizia è l’orgoglio della gente del posto. La sabbia viene prelevata dal fondo del Volga, setacciata, e pulita, sostituendola ogni anno. Dieci minuti in barca e sei già dall’altra parte, a guardare il fantastico panorama di Samara dall’altra sponda.

E in un paio d’ore si possono poi raggiungere le rive del “Zhiguljovskoe more”; il Mare degli Zhigulì, soprannome popolare dell’invaso creato dalla gigantesca Diga di Kujbyshev (così era stata ribattezzata Samara dal 1935 al 1990), il secondo bacino d’acqua dolce più grande del mondo. A proposito, secondo i geologi, gli Zhigulì (da cui prede il nome anche la celebre automobile) sono la catena montuosa più giovane del mondo: 7 milioni di anni. La cima più alta, il monte Nabljudatel, è appena 381 metri, ma cresce di un centimetro ogni circa 100 anni… La natura qui è incredibile per bellezza, maestosità e calma in tutte le stagioni, e la gente del posto se ne giova al massimo: se in estate l’intera popolazione di Samara si rilassa sulla spiaggia, in inverno una lunga pista da sci corre lungo il fiume ghiacciato.

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6 / Priozersk, Sasha Ismailova

La Carelia mi era sempre sembrata qualcosa di inaccessibile. Un posto dove dover passare la notte nella foresta selvaggia, accampata sul muschio bagnato, dovermela vedere con gli animali selvatici e mangiare bacche per sopravvivere.

In pratica, tutto si è rivelato un po’ diverso (anche se sì, puoi sdraiarti nella foresta sul morbidissimo muschio e fare una scorpacciata di camemoro): qui ci sono strade in perfette condizioni, paesaggi scandinavi fuori dalla finestra, prelibatezze locali e, naturalmente, il Lago Ladoga!

A Priozersk, il lago più grande d’Europa (e il secondo della Russia, dopo il Lago Bajkal) si può ammirare da un’ampia spiaggia sabbiosa. Ho il sospetto che se fossi stato lì una settimana prima, mentre faceva caldo, avrei potuto nuotare in quest’acqua limpida e trasparente. Ma anche senza questa esperienza, c’è qualcosa da fare: prendere una barca, con o senza motore, e tutto il necessario per la pesca, affittare una tavola da stand up paddle (una sorta di surf), o noleggiare una bicicletta e pedalare lungo il lago.

Sulla strada per Sortavala, l’autoradio inizierà a captare le stazioni finlandesi. È difficile non fermarsi alle cascate di Ruskeala. Sono piccole, ma cadono rumorosamente nelle profondità della foresta. Le guide locali affermano con orgoglio che lì che è stato girato il famoso film sovietico “Qui le albe sono quiete”, uno dei migliori sulla Seconda guerra mondiale.

Dopo aver camminato tutto il giorno lungo i ponti sospesi su ruscelli e cascate, una kalitka (un dolcetto di pasta di segale ripieno di mirtilli rossi o patate) e un succo dolce di mirtilli saranno quello che ci vuole.

7 / Kaliningrad e la sua regione, Aizhan Kazak

Sono andata nella regione di Kaliningrad per la brezza marina, la sabbia e la birra. Sono questi gli ingredienti della mia vacanza perfetta. In cinque giorni sono riuscita a vedere Kaliningrad, Jantarnyj e Zelenogradsk.

Sarò onesta: Kaliningrad in sé si è rivelata molto piccola, puoi girarla in un giorno. È una città piena di macchine che puzzano di benzina e autobus che corrono ovunque. Su questi ultimi, il biglietto si può pagare con le carte, cosa che mi è piaciuta molto, perché appartengo a quella nuova generazione che non ha troppa confidenza con il contante.

In termini di architettura, la città non è sicuramente un piacere per gli occhi. Amo le belle città antiche, dove puoi camminare e girare la testa in tutte le direzioni, assorbendo la storia. Ma la Königsberg storica fu distrutta nella Seconda guerra mondiale, e l’attuale Kaliningrad è più un monumento al passato comunista, mentre delle epoche precedenti conserva davvero poco (anche se proprio per questo ad alcuni potrebbe piacere). Ma io volevo evitare i grandi palazzoni sovietici; ne avevo visti abbastanza a Mosca. Se anche voi siete di quelli a cui non piacciono dei regoli grigi al posto delle case, allora vi consiglio di pernottare nel quartiere di Amalienau, che fa storia a sé: è bello verde lì, e un taxi vi porterà al bar “Eltsin”, in pieno centro, in 10 minuti e per 100 rubli (1,15 euro).

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Ma è quando sono arrivata al mare, che questa regione ha iniziato a piacermi davvero tanto! In primo luogo, ho visitato Jantarnyj, con le sue spiagge che sono state insignite della Bandiera Blu. È così bello qui! L’acqua è pulita e fresca. La temperatura dell’acqua non è tale da fermarti, ma le onde e la corrente possono essere terribili. Un’onda improvvisa ha spazzato via gli occhiali dal viso del mio ragazzo. Ovviamente non li abbiamo mai ritrovati. Quindi, fate attenzione!

Zelenogradsk ha conquistato il mio cuore ancora di più. Questa è una città di gatti, cosa che l’amministrazione locale ha trasformato in un marchio, e non ha fallito! I gatti sono ovunque, persino sui semafori, e si vede che vivono bene. La città non è stata interessata dalla guerra (era la prussiana Cranz) e ha mantenuto il suo aspetto storico. Il mare è più fresco che a Jantarnyj, ma molto più calmo. Inaspettatamente, sono finita su una spiaggia per nudisti (in una zona più vicina alla Penisola di Neringa; se foste interessati), e ho finito per ridacchiare come una adolescente.

Se il virus dovesse continuare a colpire la prossima estate, bloccando tutti i miei programmi di viaggio all’estero, tornerò a Zelenogradsk. È bella, si mangia bene, ci sono tanti gatti e puoi sguazzare in mare. In altre parole, il posto perfetto per le vacanze.

8 / Rzhev, Vsevolod Pulja

Non appena ho letto del Memoriale al soldato sovietico di Rzhev, ho capito subito che volevo andarlo a vedere dal vivo.

L’immagine di un guerriero che si dissolve in uno stormo di gru sui prati verdi ha improvvisamente evocato una serie di ricordi d’infanzia dei film di guerra sovietici

Il memoriale è stato completato solo alla fine di aprile 2020, in occasione del 75° anniversario della vittoria russa nella Seconda guerra mondiale. Ma a causa di tutte le restrizioni per il coronavirus, ci sono arrivato solo a luglio. Circa 200 km lungo l’autostrada ad alta velocità da Mosca, e dall’orizzonte è apparso un soldato di 25 metri con la testa china.

La decisione giusta è stata quella di andarci in un giorno feriale: dei conoscenti mi avevano messo in guardia sul fatto che nel fine settimana è semplicemente impossibile trovare un posto nell’enorme parcheggio di fronte al memoriale. Ma anche in un giorno feriale c’era tantissima gente. Tuttavia, questo non mi ha impedito di godermi la visita.

La pace domina intorno al monumento, l’aria è come densa; risuona una musica ovattata e viene spontaneo parlare sottovoce. Ti fa l’effetto di essere entrato in una chiesa.

Ovunque guardi, intorno ci sono campi verdi e colline, le stesse dove nel 1942-43 infuriarono aspre battaglie. Qui, per la prima volta, un folto gruppo di soldati tedeschi dovettero ritirarsi. Ma hanno rosicchiato questa terra, scavando centinaia di trincee e fossati anticarro e la guerra di trincea andò avanti per mesi. La vittoria finale dell’Armata Rossa in questi scontri influenzò indirettamente l’esito sia della Battaglia di Stalingrado che della Battaglia di Kursk.

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Ora qui ci sono aiuole pulite, decorate con graniglia di marmo, la figura di un soldato che si dissolve nel cielo come gru, e i nomi dei 17.000 caduti su pannelli di metallo ricoperti di ruggine artificiale. [La celebre canzone che ispira l’opera è “Zhuravlì”; “Le gru”; i cui versi recitano: “Mi sembra a volte che i soldati/ che non sono tornati dai campi insanguinati/ non siano rimasti in quella terra/ ma si siano trasformati in bianche gru”, ndr]

L’insieme architettonico è molto diverso dai soliti monumenti militari sovietici e russi. Il Memoriale di Rzhev non comunica tanto un’impresa eroica o il sacrificio, e neanche la morte e il terrore. Ma sembra rivolgersi a noi, alla nostra vita e alla nostra pace. Te ne vai da qui non con pensieri pesanti sulle sofferenze dei tuoi antenati, ma con pensieri leggeri e luminosi, sul futuro dei tuoi discendenti.

9 / Kaljazin, Oleg Krasnov

Questa piccola città sul Volga, nella regione di Tver, 190 chilometri a nord di Mosca, ha solo 12 mila abitanti ma è uno dei luoghi più fotogenici della Russia. Immaginate, a un centinaio di metri dalla riva del possente Volga, di vedere una minuscola isola, non più di venti metri di diametro, dalla quale, come per volontà di un surrealista, “emerge” un vecchio campanile. 

Ci vogliono tre ore per arrivare qui da Mosca in auto. E difficilmente ci sarei venuto se non fosse stato per la pandemia e per un mio amico che ha acquistato una dacia nelle vicinanze. Ma, essendomi alla fine ritrovato qui, dopo aver percorso non certo la strada migliore del mondo, non mi sono pentito neanche un attimo, soprattutto quando, dopo aver preso una barca a noleggio, ho girato intorno all’isola e vi ho persino attraccato. Che sensazioni incredibili!

Kaljazin, conosciuta fin dal XII secolo, purtroppo ha perso quasi tutta la sua architettura medievale e classica durante gli anni del potere sovietico. Nel 1939-1940 la sua parte antica rimase infatti allagata dopo la costruzione della centrale idroelettrica di Uglich. 

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È così che sono finiti sott’acqua il famoso Monastero della Trinità Makarjev, dove gli zar russi venivano in pellegrinaggio, e la Cattedrale di San Nicola, il cui campanile è visibile oggi dalla riva. In precedenza, era persino possibile arrampicarsi su di esso. Alcuni anni fa, hanno deciso di restaurarlo: hanno rinnovato la facciata dell’inizio del XIX secolo, messo nuove campane e ora, in occasione delle principali festività religiose, puoi sentire provenire dal centro del fiume un mistico scampanio, come se fosse un suono ultraterreno.


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