Inizia la Premjer-Liga: quali sono (e come si pronunciano) le squadre della serie A russa

Il giocatore dello Spartak Quincy Promes (a destra) e Konstantin Maradishvili del CSKA

Il giocatore dello Spartak Quincy Promes (a destra) e Konstantin Maradishvili del CSKA

Aleksandr Wilf/Sputnik
Il fischio d’inizio del campionato russo di calcio 2021/2022 è il 23 luglio. Ecco le 16 formazioni che si sfideranno e la guida definitiva a dove cade l’accento nei loro nomi

I campioni in carica dello Zenit di San Pietroburgo sono sicuramente i favoriti per il titolo anche nella stagione 2021/2022, e hanno dimostrato di essere in forma battendo con un 3-0 senza appello il Lokomotiv Mosca nella sfida per la Supercoppa di Russa il 17 luglio. Come di consueto, la Premjér-Líga, la massima serie del calcio russo, avrà 16 squadre e quest’anno non ci saranno trasferte monstre in Siberia o nell’Estremo Oriente: tutte le formazioni sono della Russia Europea, tranne una, quella di Ekaterinburg, che è appena al di là del confine simbolico che segna il cambio di continente: i Monti Urali. Ma vediamo quali sono le 16 squadre, qualche informazione su di esse e, soprattutto – cosa che mette sempre in crisi i telecronisti e gli appassionati di calcio esteri – come si pronunciano i loro nomi!

Зенит – Zenít (San Pietroburgo)

La squadra di San Pietroburgo ha vinto per la prima volta il campionato russo nel 2007 (e si era aggiudicata una sola volta quello sovietico, nel 1984), ma da allora in poi ha fatto l’abitudine al successo, con ben 7 titoli. Sulla sua panchina si sono seduti anche Luciano Spalletti e Roberto Mancini.

Artem Dzjuba (Zenit) e Artur Jusupov (Dinamo)

Спартак – Sparták (Mosca)

Squadra che ha stradominato gli anni Novanta, vincendo nove campionati su dieci, lo Spartak Mosca ha poi dovuto attendere la stagione 2016/17 per avere un’altra gioia. In panchina quell’anno c’era Massimo Carrera.

ЦСКА – CSKA (Mosca)

Altra squadra della capitale, in italiano si pronuncia “ci-esse-kappa-à”, ma i russi dicono: “Tse-es-ká”. La sigla sta per “Tsentralnyj Sportivnyj Klub Armii”, ovverosia: “Club sportivo centrale dell’Esercito”. Ai tempi dell’Urss era infatti la squadra delle Forze Armate, mentre ora il Ministero della Difesa detiene solo una quota della proprietà. Aveva vinto 7 campionati sovietici e ha vinto 6 volte quello russo, l’ultima nel 2015/16.

Динамо – Dinámo (Mosca)

Ha in bacheca 11 titoli sovietici, ma da quando c’è il campionato russo non ha mai vinto, e nel 2015/16 ha subito anche l’onta di una retrocessione in serie B, dove è rimasta solo un anno.

Локомотив – Lokomotív (Mosca)

Inverso invece il destino della squadra di proprietà delle Ferrovie Russe: nessun titolo negli anni sovietici, ma tre scudetti dal 1992 in poi, l’ultimo nel 2017/18. E inoltre detiene il record di vittorie in Coppa di Russia: ne ha alzate ben 9. Per le regole della fonetica russa, con cui non staremo a tediarvi qui, la sua pronuncia è qualcosa di simile a [Lakamatíf].

Igor Akinfeev durante la partita Sochi-CSKA

Рубин – Rubín (Kazán)

La vittoria del campionato russo sembra un affare riservato a squadre di Mosca e San Pietroburgo, ma due formazioni hanno rotto il tabù: l’Alánija Vladikavkáz nel 1995 (ora è in B) e il Rubin di Kazan, capitale del Tatarstan, per ben due volte: nel 2008 e nel 2009.

Ростов – Rostóv (Rostov sul Don)

Il sogno dello scudetto è invece svanito per questa provinciale nel 2015/16, quando tutti ne parlavano come del “Leicester russo”. Ma se la squadra di Claudio Ranieri riuscì a portare a termine il capolavoro aggiudicandosi la Premier League inglese, i gialloblù di Rostov sul Don ebbero un calo nel finale della Premjer-Liga russa, permettendo il sorpasso della CSKA, che vinse con due punti di vantaggio. Si pronuncia, più o meno, [Rastóf].

Краснодар – Krasnodár

Squadra giovane, fondata nel 2008, grazie ai fondi del ricco presidente, un magnate della grande distribuzione, ha già raggiunto tre volte il terzo posto e si è affacciata in Europa. Anche la città, come la squadra [pronuncia: Krasnadár], è in crescita, tanto che ultimamente sembra che tutti i russi vogliano vivere qui.

Уфа – Ufá

Anche la compagine della capitale della Baschiria è giovane (fondata nel 2010) e finora in massima serie, dove milita da sette stagioni, bada al sodo: a non retrocedere, anche se nel 2017/18 ha avuto un exploit, raggiungendo il sesto posto.

Сочи – Sóchi

Quanto a squadre giovani, il Sochi le batte tutte: è stato fondato nel 2018. Il simbolo del club, un leopardo, è stato scelto con un apposito concorso sui social network, e lo stadio dove gioca è molto bello, visto che è quello delle Olimpiadi invernali del 2014. La storia del club è iniziata dalla serie B, dove ha preso il posto della Dinamo San Pietroburgo (che poi è stata rifondata ed è ripartita dalla quarta divisione). Promossa in Premjer-Liga alla prima stagione, la squadra di Sochi è arrivata dodicesima il primo anno e addirittura quinta il secondo, qualificandosi per la Conference League.

L’inizio della partita Spartak-Rotor

Химки – Khímki

Quando le squadre di Mosca giocano con il Khimki, non devono certo preoccuparsi della trasferta. La città è infatti attaccata alla capitale, e “attaccata” non è un modo di dire: a separarle ci sono solo le corsie del Mkad, il Grande raccordo anulare moscovita. I rossoneri della “città satellite” di Mosca erano già stati nella massima serie dal 2007 al 2009, poi erano sprofondati fino alla serie C, ma si sono ripresi e sono alla seconda stagione consecutiva in Premjer-Liga (lo scorso anno si sono piazzati serenamente a metà classifica).

Урал – Urál (Ekaterinbúrg)

La trasferta più lunga sarà invece, per le squadre della Russia centrale, quella a Ekaterinburg per giocare contro l’Ural. I nero-arancio sono in serie A dal 2013-2014 e cercano ogni anno di salvarsi senza troppi patemi.

Ахмат – Akhmát (Groznyj)

L’Akhmat è la squadra della capitale della Cecenia, Groznyj, e porta questo nome in onore di Akhmat Kadyrov (1951-2004), primo presidente della Repubblica Cecena e padre dell’attuale Capo della Repubblica Ramzan Kadyrov (1976-). Fino alla stagione 2017/2018 la squadra si chiamava Térek (dal nome del fiume che scorre a Groznyj).

Арсенал – Arsenál (Tula)

A non confondere la squadra di Tula con quella di Londra aiutano i colori sociali (quella russa è giallorossa) e anche l’accento, che, nel caso del team della città 180 chilometri a sud di Mosca, cade sull’ultima a. Dopo la storica qualificazione in Europa, il sogno di sfidare gli omonimi londinesi nel corso dell’Europa League 2019-2020 è miseramente crollato al primo match (nel secondo turno preliminare), dove la squadra è stata surclassata sia all’andata che al ritorno dagli azeri del Neftçi Baku (del resto capaci di fare 2-2 a San Siro contro l’Inter qualche anno prima).

Нижний Новгород – Nízhnij Nóvgorod

La neopromossa porta con orgoglio il nome della sua città, Nizhnij Novgorod, ma solo dal 2018, dopo un’operazione di rebranding. Fondata nel 2015 come Volga-Olimpíets, si era poi trasformata dopo una sola stagione in Olimpiets, per poi cambiare ancora denominazione nell’anno dei Mondiali di Russia (la squadra gioca proprio in uno di quei bellissimi stadi costruiti per la competizione).

Крылья Советов – Krýlja Sovétov (Samára)

L’altra neopromossa, la squadra di Samara, ha invece uno dei nomi più rétro del campionato: Krylja Sovetov [pronuncia: Krýlia Savjétaf; per imparare a dire la lettera “Ы”, leggete qui], che significa “Le ali dei soviet,” ed è dovuto al fatto che, all’inizio della sua storia, il club era legato ai lavoratori e ai sindacati delle aziende di costruzione del settore aeronautico dell’Urss. Dopo essere stata in serie A fino al 2014, ha poi iniziato una serie di saliscendi, tra retrocessioni e promozioni.

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