Dieci film e cartoni animati sovietici che ebbero grande successo al di là della Cortina di ferro

Elem Klimov/Mosfilm, 1985
Quando il mondo era nettamente diviso tra Paesi capitalisti e Paesi socialisti, non era facile che i prodotti culturali di una delle due parti fossero mostrati nell’altra. Ma questi capolavori riuscirono a superare ogni ostacolo

1 / “L’ironia del destino, oppure Buona sauna!” (1975)

Questo film (titolo originale russo: “Ирония судьбы, или с легким паром!”; “Irónija sudbý, ili S ljógkim pàrom!”) dovrebbe avere le avvertenze stampate prima dell’inizio: “Crea dipendenza”! È stato un punto fermo per diverse generazioni di amanti della commedia, tanto in Russia quanto all’estero. Niente è sinonimo di Capodanno come questa pellicola di Eldar Rjazanov (1927-2015), il patriarca del genere della commedia romantica nel cinema sovietico.

Un bell’uomo di 36 anni, ancora celibe, di nome Zhenja Lukashin vive in un appartamento al civico 25 di Via dei Costruttori edili a Mosca. Nadja Sheveljova, una donna di 32 anni, ha lo stesso identico indirizzo, ma a Leningrado (oggi San Pietroburgo). Zhenja, come da tradizione per ogni ultimo dell’anno, decide di incontrarsi con un gruppo di amici alla banja.

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Come sempre, qualcosa va storto dopo troppa vodka, e Zhenja, ubriaco marcio, viene per errore fatto salire su un aereo per Leningrado, al posto del suo amico Pavlik. Lukashin è così ubriaco che anche quando atterra, riesce a malapena a mantenere gli occhi aperti. Borbotta il suo indirizzo a un tassista locale e arriva “a casa”. L’uomo entra nell’appartamento usando la sua chiave e si addormenta subito. La bionda Nadja arriva a casa poco dopo, e si trova uno sconosciuto completamente ubriaco nel suo letto. Zhenja rimarrà in quel letto per sempre? Probabilmente sono i 184 minuti di cinema più divertenti che abbiate mai visto! L’attore che interpretava Zhenja, Andrej Mjagkóv, è morto il 18 febbraio 2021, all’età di 82 anni.

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2 / “La regina delle nevi” (1957)

Questo film d’animazione sovietico disegnato a mano (titolo originale russo: “Снежная королева”; “Snézhnaja koroléva”), basato sull’omonima fiaba di Hans Christian Anderson, ebbe un successo immediato quando uscì sul grande schermo alla fine degli anni Cinquanta. Il cartone, di 64 minuti, diretto da Lev Atamanov (1905-1981) fu prodotto dal leggendario studio Sojuzmultfilm, ed è un’opera d’arte di altissimo livello (vinse anche il primo premio di categoria alla 18ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia).

Bello e profondo, “La regina delle nevi” fu il primo film sovietico acquistato da una compagnia di distribuzione statunitense al tempo della Guerra Fredda. La Universal Pictures ne acquisì i diritti per distribuirlo nelle sale americane nel 1959, con il titolo “The Snow Queen”. E da allora il classico animato sovietico su Gerda e Kai non ha perso nulla del suo fascino e della sua autenticità.

Il celebre regista giapponese Hayao Miyazaki (1941-), autore di capolavori dell’animazione come “Il mio vicino Totoro”, “Porco Rosso”, “Princess Mononoke” e tanti altri, ha ricordato che fu quando vide “La regina delle nevi” che decise di dedicare la sua vita all’animazione. “Ho pensato a me stesso, a quanto era bello aver scelto questa professione! Era come un segno dall’alto. Il messaggio chiave di questo film era autentico e importante. L’Urss ha lasciato un’eredità notevole nell’arte dell’animazione”.

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3 / “Guerra e pace” (1965)

Probabilmente non c’è nessun altro dramma storico così epico, di vasta portata e commovente come l’opera monumentale di Sergej Bondarchuk (1920-1994). La versione cinematografica (titolo originale russo: “Война и мир”; “Vojnà i mir”) in quattro parti, vincitrice dell’Oscar, del capolavoro di Lev Tolstoj, racconta gli eventi della Guerra patriottica del 1812, quella contro Napoleone, visti attraverso gli occhi di cinque famiglie aristocratiche russe.

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La complessa trama e il cast di personaggi esagerato hanno contribuito a cristallizzare la storia di Tolstoj, trasformandola in un mondo che si estendeva ben oltre la Russia. Con i suoi strati visivamente sbalorditivi e filosoficamente pesanti, il “millefoglie” cinematografico di Bondarchuk ha dato una nuova definizione dell’eroismo e dell’ipocrisia, della fede e del perdono, dell’amore e della lealtà.

4 / “Crociera di lusso per un matto” (1968)

Questo film (titolo originale russo: “Бриллиантовая рука”; “Brilljàntovaja rukà”; ossia “Braccio di brillanti”) potete guardarlo cinquanta volte e ridere delle battute ormai familiari come la prima volta. Leonid Gajdai (1923-1993), il re della commedia farsesca dell’Urss, ha diretto alcuni dei film russi più popolari, tra cui “Ivan Vasiljevich menjaet professiju” (ossia: “Ivan Vasilievich cambia mestiere”), “Operazione Y e altre avventure di Shurik”, “Una vergine da rubare” e “12 stulev” (ossia: “Le dodici sedie”).

“Crociera di lusso per un matto” è emozionante per l’avventura, il romanticismo e l’umorismo e racconta la storia di Semjon Gorbunkov, un contabile sovietico (interpretato da Jurij Nikulin) che per la prima volta in assoluto fa una crociera fuori dall’Unione Sovietica. Durante una sosta a Istanbul (ma le scene furono girate a Bakù, nella Repubblica socialista sovietica azera), Semjon calpesta una buccia di cocomero sul marciapiede e cade imprecando: “Chjort poberì”!”. Sfortunatamente, questa è esattamente la frase in codice di una banda di criminali che ha bisogno di consegnare clandestinamente diamanti a Mosca. Scambiano Semjon per il loro uomo e nascondono le pietre preziose all’interno del gesso che i truffatori gli mettono al braccio quando il povero Semjon è stordito per la caduta. Il resto del film è un’avventura esilarante e ricca di colpi di scena.

5 / “Il riccio nella nebbia” (1975)

Un riccio percorre una strada deserta nel bosco per contare le stelle con il suo amico, un cucciolo di orso. Durante il suo viaggio, entra in una nebbia fitta, seguito da un grande gufo, una lumaca, un pipistrello, un cane e un magnifico cavallo bianco, che si alza spettrale attraverso la nebbia.

Il genio dell’animazione sovietica Jurij Norshtein (1941-) ha dato vita alla sua creatura simbolo con il protagonista di questo cartone (titolo originale russo: “Ёжик в тумане”; “Józhik v tumàne”). Il capolavoro animato di Norshtein ha raccolto numerosi premi internazionali ed è stato messo al primo posto, in un sondaggio al Laputa Animation Festival del 2003 in Giappone, dove 140 animatori da tutto il mondo hanno scelto i migliori film d’animazione della storia.

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6 / “Solaris” (1972)

Andrej Tarkovskij (1932-1986), uno dei registi russi più venerati, autore di capolavori come “L’infanzia di Ivan”, “Andrej Rublev”, “Lo specchio” e “Stalker”, era un maestro nel porre domande difficili. Il suo film di fantascienza “Solaris” (in russo: “Солярис”; “Soljaris”) è davvero sconvolgente. Basato su un romanzo del polacco Stanisław Lem (1921-2006), la pellicola è sia ipnotica che inquietante.

Kris Kelvin, uno psicologo, arriva a una misteriosa stazione spaziale semi-abbandonata alla deriva sopra il pianeta oceanico Solaris. Oltre ai tre scienziati che lavorano nell’enorme struttura, Kris incontra un gruppo di “fantasmi”, che sembrano incarnare alcuni dei ricordi umani più dolorosi e vergognosi. Kelvin è perseguitato dalla sua defunta moglie Hari (interpretata da Natalija Bondarchuk) che si era uccisa dopo una lite familiare dieci anni prima.

Il dramma fantascientifico di Tarkovskij (girato tra Giappone, Mosca e Crimea) affronta la lotta tra psiche e carattere, natura e scienza, amore e demoni.

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7 / “Quando volano le cicogne” (1957)

L’affresco psicologico di Mikhail Kalatozov (1903-1973) di una coppia di innamorati divisa dalla Seconda guerra mondiale è tra i migliori drammi al mondo mai realizzati. Descrive in modo commovente le conseguenze devastanti della guerra attraverso la storia straziante di Veronika, la cui vita è rovinata dopo che il suo fidanzato Boris va in guerra e non torna più.

Pieno di primi piani e inquadrature mozzafiato, “Quando volano le cicogne” (titolo originale russo: “Летят журавли”; “Letjàt zhuravlì”, dove a volare sono “le gru” e non “le cicogne”) è l’unico film sovietico ad aver vinto l’ambita Palma d’Oro al Festival di Cannes. Quasi 65 anni dopo la sua uscita, questo dramma sovietico non ha perso nulla del suo bagliore visivo e del suo magnetismo.

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8 / “Mosca non crede alle lacrime” (1979)

Questo film (titolo originale russo: “Москва слезам не верит”; “Moskvà slezàm ne vèrit”) è come la pasta lievitata. Dovete essere pazienti e dargli un po’ di tempo per crescere. Questo tour de force sovietico farebbe invidia persino all’autrice di “Sex and The City”, Candace Bushnell.

Tre ragazze condividono una stanza in un dormitorio e sono determinate a farcela a Mosca. A Katerina, la più responsabile di tutte, viene chiesto di badare alla casa di suo zio, un professore, e si trasferisce nel suo appartamento in uno dei grattacieli stalinisti, mentre lui e sua moglie sono via. Per entrare in contatto con i ragazzi bene di Mosca, le tre ragazze danno una grande festa e fingono di essere le figlie del professore. Katerina non è una romantica, ma quando incontra un bel cameraman, non può farci niente… e presto si ritrova incinta. Ma nel momento in cui Rudolf scopre che Katerina non è la figlia di un professore, ma che lavora in una fabbrica, la scarica. Nonostante tutto, lei dà alla luce una figlia, diventa capo di una fabbrica e finalmente incontra anche l’amore della sua vita.

Il film deve avere qualcosa di veramente speciale se ha raggiunto il pubblico globale. “Mosca non crede alle lacrime” di Vladimir Menshov (1939-) è andato oltre ogni aspettativa quando, nel 1981, ha vinto l’Oscar come Miglior film in lingua straniera. Ha sostanzialmente dimostrato che nazionalità, budget e Paese di origine non contano, quando si tratta di talento e cuore. Oggi però è avversato dalle femministe, che ritengono che veicoli il messaggio sbagliato che, senza un uomo accanto, Katerina non si sentiva del tutto appagata, nonostante il grande successo professionale.

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9 / “Il coccodrillo Gena” (1969)

Questo esempio di animazione in stop motion sovietico (titolo originale russo: “Крокодил Гена”; “Krokodíl Gena”) diretto da Roman Kachanov (1921-1993) ha riscosso un enorme successo presso diverse generazioni di ragazzi in Russia. Successivamente seguirono altri tre film: “Cheburashka” (1971), “Shapokljak” (1974) e “Cheburashka va a scuola” (1983).

Gena non è un tipico coccodrillo. Il bizzarro personaggio dei cartoni animati, creato dal prolifico scrittore e poeta Eduard Uspenskij (1937-2018), indossa una giacca da smoking rossa, un papillon nero e una piccola bombetta. Fuma la pipa (cosa che oggi fa un po’ scandalo in un cartone per bambini), suona la fisarmonica e lavora allo zoo. È un buon amico di Cheburashka (l’altro frutto dell’ingegno di Uspenskij; descritto da molti come il “Topolino sovietico”), una piccola creatura carina con grandi orecchie arrotondate e occhi a palla.

Cheburashka fu un personaggio molto amato non solo in Urss. Divenne noto come “Topple” nel Regno Unito, “Muksis” in Finlandia, “Plumps” in Germania e “Drutten” in Svezia. E ha guadagnato la celebrità anche in Giappone. Nel 2003, una società nipponica ha acquisito da Sojuzmultfilm i diritti di distribuzione dei cartoni animati “Cheburashka” nel Paese del Sol Levante fino al 2023.

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10 / “Va’ e vedi” (1985)

Questo film (titolo originale russo: “Иди и смотри”; “Idí i smotrí”) è intriso di un disperato senso di desolazione e sconfitta. La sceneggiatura di “Va’ e vedi” era intitolata “Убейте Гитлера” (“Ubéjte Ghitlera”; ossia “Uccidete Hitler”). L’azione si svolge nel 1943 nella Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa, durante l’occupazione nazista. Conosciuto per essere un regista senza compromessi, Elem Klimov (1933-2003) ha realizzato il suo film per raccontare un capitolo della storia attraverso gli occhi di un ragazzo, un partigiano di 16 anni di nome Fljora (interpretato brillantemente da Aleksej Kravchenko). Klimov, originario di Stalingrado, aveva assistito personalmente agli orrori della Seconda guerra mondiale e voleva realizzare un film di guerra duro, e non qualcosa di stucchevole sulle vittorie belliche.

Cosa ci vuole per rimanere umani in circostanze disumane? Avete la possibilità di vederlo e decidere da soli. La sfida in “Va’ e vedi” non era spaventare lo spettatore con i raccapriccianti orrori della guerra, ma esporre le profondità nascoste della tragedia con agghiacciante onestà. La cosa più importante per Klimov era mostrare le cicatrici interiori (ed eterne) lasciate nell’anima del ragazzo, piuttosto che qualche dettaglio esteriore iperrealistico.

Il dramma sovietico ha ottenuto riconoscimenti da registi, critici e storici di tutto il mondo. “Questo film russo del 1985 è uno dei film più devastanti in assoluto, e in esso i sopravvissuti devono invidiare i morti”, ha concluso Roger Ebert, critico cinematografico vincitore del Premio Pulitzer, nella sua recensione.


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