I sette più bei film di fantascienza russi e sovietici che dovete assolutamente guardare

Andrej Tarkovskij/Mosfilm, 1972
In Urss il genere ebbe grande successo e si può dire che nacque qui, negli anni Venti. Senza tanti effetti speciali, ma con riflessioni profonde e ironia spesso tagliente, ogni appassionato di cinema dovrebbe conoscere queste pellicole

Durante la Corsa allo Spazio, gli scienziati sovietici ottennero molti primati mondiali, lanciando in orbita satelliti, cosmonauti e stazioni spaziali. Dei tanti fantastici film di fantascienza russi che ne sono stati ispirati, eccone sette che dovete assolutamente guardare.

1 / “Sputnik” – 2020

Questo avvincente film horror di fantascienza, del regista Egor Abramenko (1987-), è un’uscita recente nei cinema e sta attirando recensioni entusiastiche a livello internazionale (e ha persino guadagnato il primo posto nella classifica “horror” sull’iTunes americano). Ambientato nel 1983, il film inizia con il tragico e inspiegabile atterraggio di fortuna di due cosmonauti sulla terra. Uno di loro ritorna morto; l’altro ha perso ogni ricordo della violenta discesa.

Per capire cosa sia successo, un centro di ricerca governativo tiene sotto osservazione Konstantin Veshnjakov, il cosmonauta sopravvissuto. Tuttavia, incapaci di far fronte al suo stato mentale, chiamano la neurologa Tatjana Klimova ad assisterli.

Ben presto, il pubblico si rende conto che un terrificante alieno sta crescendo all’interno del corpo di Konstantin. Ma nonostante questa mostruosa creatura strisci fuori dal suo ospite umano ogni notte, il vero orrore in “Sputnik” (“Спутник”) ruota attorno alla crescente consapevolezza di Tatjana del dramma psicologico di Konstantin, e al cinismo del colonnello dell’Armata Rossa responsabile della struttura, che fa nutrire l’alieno con carcerati e studia se sia possibile utilizzarlo come arma.

È presente su Amazon Prime Video negli Stati Uniti e in altri Paesi, ma in Italia non è ancora disponibile.

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2 / “Quell’ultimo giorno - Lettere di un uomo morto” – 1986

“Quell’ultimo giorno - Lettere di un uomo morto” (titolo originale russo: “Письма мёртвого человека”; “Pisma mjortvogo cheloveka”) è una contemplazione emotivamente intensa delle conseguenze di un Armageddon nucleare. Il protagonista del film è uno scienziato premio Nobel soprannominato il “Professore”, che fa i conti con la fine del mondo e la morte di sua moglie e di suo figlio. Nascosto nel bunker nel seminterrato di un museo, è circondato da un tragico miscuglio di personaggi morenti e sconfitti. Molti, come sua moglie, stanno chiaramente esalando l’ultimo respiro, a causa dell’avvelenamento da radiazioni. Tra loro c’è un gruppo di bambini malati. Tuttavia, quando arriva il momento per i pochi sani rimasti di evacuare in una struttura centrale del bunker, il professore sceglie di rimanere con i bambini. Il suo desiderio di cura per loro alla fine supera il suo stesso istinto di sopravvivenza.

Questo film bello e malinconico, fu il primo film del regista Konstantin Lopushanskij (1947-). Se la trama vi ricorda il film post-apocalittico sovietico più famoso, “Stalker” di Andrej Tarkovskij, avete ragione da vendere. Lopushanskij, infatti, ha lavorato come assistente di produzione per “Stalker” ed è un grande ammiratore di Tarkovskij. Quindi, se amate Tarkovskij, vi piacerà sicuramente “Quell’ultimo giorno - Lettere di un uomo morto”. 

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3 / “I sette navigatori dello spazio” – 1962

“I sette navigatori dello spazio” (titolo originale russo: “Планета Бурь”; “Planeta bur”, ovvero “Il pianeta delle tempeste”) del regista Pavel Klushantsev (1910-1999) è un classico della fantascienza troppo spesso trascurato, che ha influenzato generazioni di studenti di cinema di tutto il mondo. Infatti, quando George Lucas, il regista di “Star Wars”, visitò la Russia nel 1988, chiese espressamente di incontrare Klushantsev, che considerava il padrino della serie di “Guerre Stellari”

Klushantsev è ampiamente considerato un pioniere degli effetti speciali e delle scenografie fantascientifiche. È facile individuare molte somiglianze tra i costumi e le scenografie del suo film e molti più recenti successi della fantascienza di Hollywood. Le tute spaziali indossate dai cosmonauti sono quasi immagini speculari di ciò che indossano i personaggi in film di successo come “Prometheus” (2012) e “Sopravvissuto - The Martian” (2015), entrambi di Ridley Scott. E nel film sovietico, la capsula usata per girare sul pianeta, così come il compagno robotico in stile C-3PO, sembrano usciti direttamente da “Star Wars”. In definitiva, guardare “I sette navigatori dello spazio” vi permetterà senza dubbio di apprezzare meglio le origini di molti dei fantastici mondi di fantascienza che vediamo oggi sullo schermo. 

Su Youtube è presente con il doppiaggio in italiano

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4 / “Kin-dza-dza!” – 1986

“Kin-dza-dza!” (“Кин-дза-дза!”) è un classico della fantascienza, un film cult che esplora alcuni degli aspetti più grotteschi dell’umanità. La pellicola, del regista Georgij Danelija (1930-2019), racconta la storia di due uomini sovietici che rimangono bloccati sul lontano pianeta desertico chiamato Pljuk dopo aver toccato accidentalmente un dispositivo di teletrasporto alieno. I loro tentativi di convincere gli abitanti di Pljuk ad aiutarli a tornare sulla Terra cadono nel vuoto, fino a quando non rivelano di avere una scatola di fiammiferi. Si scopre che il pianeta è in gran parte impoverito delle sue risorse naturali, quindi i suoi residenti considerano alcuni degli oggetti, tra cui i fiammiferi, estremamente preziosi.

Pieno di elementi di black humor e di penetranti commenti sociali sulla realtà sovietica, “Kin-dza-dza!” descrive una società tecnologicamente avanzata che è per molti versi moralmente arretrata. La società pljukiana è un rigido sistema di caste diviso in due gruppi: i Chatlaniani privilegiati e i Patsak, diseredati. I Patsak sono tenuti a mostrare il loro rispetto e la loro sottomissione ai Chatlaniani eseguendo un inchino rituale e ripetendo la parola “ku”. Nel frattempo, lo sfruttamento ambientale sfrenato del pianeta ha reso l’acqua potabile una cosa rara e preziosa. Il film esplora un mondo oscuro e distopico, ed è decisamente divertente e pieno di scene memorabili e assurde. 

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5 / “Solaris” –1972

Dopo “Stalker”, “Solaris” (“Солярис”) è senza dubbio il film più conosciuto del regista Andrej Tarkovskij. Basato sull’omonimo romanzo di fantascienza dell’autore polacco Stanisław Lem, la trama racconta la storia di uno psicologo di nome Kris Kelvin, che viene inviato a indagare sull’equipaggio di una stazione spaziale di cosmonauti sovietici in orbita attorno al pianeta oceanico di Solaris. Diventa presto chiaro che qualche fenomeno inspiegabile sta facendo impazzire tutti sulla stazione spaziale, facendoli cadere in un abisso di allucinazioni.

Girando attorno al pianeta Solaris, la realtà diventa inaffidabile; la logica e la ragione non riescono a spiegare perché si stanno verificando tali eventi magici. Ma non è quello che Lem, l’autore del romanzo, pensava del film. Non gli piacque l’opera di Tarkovskij. Ritenne che tradisse il suo testo originale, trasformandola in un film “sui problemi erotici delle persone nello spazio”. Non vi resterà che guardarlo e decidere da soli chi avesse ragione in quella disputa. 

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6 / “Ivan Vasiljevich menjaet professiju” – 1973

Il titolo originale russo (“Иван Васильевич меняет профессию”) potrebbe essere tradotto come “Ivan Vasilevich cambia professione”. Il film è un esilarante classico sul viaggio nel tempo del regista più popolare di tutti i tempi in Russia, Leonid Gajdaj (1923-1993). È un film davvero straordinario ed è rientrato nella classifica di Russia Beyond dei 10 migliori film sovietici. Gajdaj ha creato molti dei più grandi successi russi, tra cui “Operazione Y e altre avventure di Shurik”, “Crociera di lusso per un matto” e “Una vergine da rubare”, di cui potrete sapere di più leggendo “I 100 migliori film russi e sovietici della storia del cinema”. Riconoscerete molti degli stessi attori nei suoi film, il che rende il suo mondo cinematografico ancora più divertente e coinvolgente.

In “Ivan Vasiljevich menjaet professiju”, un inventore costruisce una macchina del tempo che crea un portale spazio-temporale tra la Mosca degli anni Settanta e il XVI secolo. Quindi trasporta accidentalmente l’amministratore di condominio, un terribile ficcanaso, indietro nel tempo, dove riesce a farsi scambiare per il suo quasi perfetto sosia, l’altero zar Ivan il Terribile, che, a sua volta, intanto è finito nell’Urss. Quello che segue è una serie di battute spassose e situazioni ridicole. Ad esempio, lo zar Ivan il Terribile è confuso quando si imbatte in una copia del famoso dipinto di Ilja Repin che raffigura lo zar che uccide suo figlio.

Su Russian Film Hub è presente con i sottotitoli in inglese, spagnolo, francese e altre lingue (non l’italiano)

7 / “L’uomo anfibio” – 1962

“L’uomo anfibio” (“Человек-амфибия”) è un film sovietico molto popolare che racconta una storia straziante in stile Sirenetta. Ambientato in Argentina, il film parla di Ikhtiandr, un giovane con le branchie di squalo, che suo padre gli ha trapiantato per salvargli la vita. Ikhtiandr vive in gran parte nel mare, poiché non può rimanere sulla terraferma troppo a lungo. Tuttavia, viene presto coinvolto nel mondo terrestre quando salva e si innamora di una bellezza locale che sta annegando. Sorge un conflitto e Ikhtiandr deve competere con i pescatori di perle locali, crudeli e sfruttatori. Purtroppo, l’amore non va a buon fine.

Sebbene pochi al di fuori dell’ex Unione Sovietica abbiano avuto il piacere di vedere “L’uomo anfibio”, il film ha avuto due riconoscimenti importanti dal mondo di Hollywood. In primo luogo, Quentin Tarrantino, regista di “Pulp Fiction” e di tanti altri successi, lo ha definito uno dei suoi film russi preferiti, dicendo che negli anni Settanta si divertiva a guardare una versione doppiata. In secondo luogo, molti critici hanno etichettato “La forma dell’acqua - The Shape of Water” di Guillermo del Toro (2017), vincitore dell’Oscar, come un remake di “L’uomo anfibio”. Entrambi i film condividono una trama simile e lo stesso nome del personaggio principale (“uomo anfibio”). Inoltre, la trama di ‘The Shape of Water” si svolge nel 1962, l’anno in cui uscì “L’uomo anfibio” (facendo il record al botteghino, con 65 milioni di spettatori nell’Urss). Tutti indizi che sembrano omaggi a un grande film e ai registi sovietici che lo girarono, Gennadij Kazanskij (1910-1983) e Vladimir Chebotarjov. (1921-2010).

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