Dieci classici della cinematografia sovietica alla prova dell’attuale sensibilità femminista

Leonid Gajdai/Mosfilm, 1973
Uomini e donne erano uguali nell’Urss quanto a diritti e salari, ma la società rimaneva patriarcale e incentrata sulla famiglia “tradizionale”. E alcuni dei capolavori dell’epoca socialista potrebbero non superare oggi il controllo della correttezza politica e della parità di genere occidentale

Le donne impegnate nelle industrie pesanti o nei cantieri edili come ingegneri e capi fabbrica non erano una rarità nei vecchi film sovietici, perché riflettevano la realtà della società del Paese. Ma se sul lavoro c’era vera parità, la struttura familiare era molto “tradizionale”: assolutamente patriarcale.

Va notato poi che il femminismo sovietico non ha mai seguito la strada occidentale: e, per esempio, truccarsi, vestirsi bene e mettere i tacchi non era mai stato visto come parte del sistema di controllo del mondo dominato dagli uomini attraverso l’oggettificazione del corpo femminile. E per molte donne russe, forti e indipendenti, non lo è ancora oggi! Tuttavia, la tendenza attuale, specialmente in Occidente, è di rivalutare le opere del passato con gli occhi di oggi. Abbiamo quindi preso dieci classici della cinematografia sovietica (uno vinse anche l”Oscar) per vedere quali passano il controllo della “censura” del politically correct di genere contemporaneo e sono considerati ok, e quali invece finirebbero ko in una qualsiasi discussione nei salotti buoni.

Attenzione: le descrizioni dei film possono contenere spoiler!

“Mosca non crede alle lacrime” – Vladimir Menshov, 1979

Questo eccezionale classico (titolo originale russo: “Moskvà slezàm ne vérit”) nel 1981 vinse l’Oscar, ma nel 2020 non sarebbe probabilmente nemmeno accettato dall’Academy, per i suoi temi “problematici”. La storia è incentrata su tre amiche di provincia decise a “conquistare” Mosca, a realizzare i loro sogni e a trovare la felicità. Il personaggio principale, Katja, una donna forte e indipendente, realizza il suo sogno e diventa la direttrice di una fabbrica, il tutto mentre cresce da madre single una bambina. Tuttavia, non si sente felice, perché non ha un uomo nella sua vita. Finalmente incontra Gosha, e i due si innamorano, ma lui la lascia dopo aver scoperto che lei guadagna molto più di lui, perché convinto che sia l’uomo a dover mantenere la famiglia. Invece di essere arrabbiata con lui per questa chiusura mentale, Katja lo cerca per tutta Mosca ed è felice come una bambina quando lo vede mentre mangia il borshch. Lei è davvero una donna forte e indipendente, ma questa debolezza nei confronti di un uomo tanto all’antica, unita alla cura che dedica al suo aspetto esteriore per piacergli sono disapprovati dalle femministe di oggi. Il film non passa il controllo.

Samaja obajatelnaja i privlekatelnaja” – Gerald Bezhanov, 1985

Questo film (in italiano il titolo si potrebbe tradurre “La più affascinante e la più attraente”) è una delle poche pellicole sovietiche con una trama alla “Cenerentola”. La vicenda è incentrata sulla figura di Nadja Kljueva, ingegnere progettista di 30 anni. Ha una vita sociale attiva e una buona carriera e sa persino cavarsela in strada con dei malviventi. Ma la sua vita personale lascia molto a desiderare. Per migliorarla, la sua amica dei tempi della scuola, la sociologa Susanna, che incontra per caso dopo tanti anni, le suggerisce di cambiare look e di giocare con la psicologia maschile. Nadja, perfezionista, prova questo “metodo” e inizia ad avere molto rapidamente grandi successi. Ma questo non la rende felice, perché la maggior parte delle attenzioni viene da uomini indesiderati, mentre l’uomo dei suoi sogni esce con un’altra donna e va con quella persino al concerto di… Gianni Morandi! Alla fine, Nadja capisce che l’aspetto fisico non è la chiave e che i metodi di Susanna non sono che aria fritta, anche perché suo marito la tradisce. Quanto a lei, torna a giocare a ping pong con il suo amico Gena, come prima dell’inizio dell’esperimento, e capisce che lui è probabilmente più di un amico. Questo film passa il controllo della sensibilità contemporanea, perché alla fine Nadja comprende di non dover diventare una “bambola” attraente per trovare la felicità, ma che la cosa importante è essere se stessa.

Devchata” – Jurij Chuljukin, 1961

Questa pellicola  (in italiano il titolo si potrebbe tradurre “Le ragazze”) inizialmente si presenta come un film gentile e brillante dal lieto fine. In realtà, mostra chiaramente i doppi standard e quanto i personaggi siano legati alla mentalità retriva nei rapporti uomo-donna. Da un lato, una donna sovietica, Tosja, svolge un lavoro molto duro, e se ne va da sola in Siberia per costruirsi una carriera come cuoca, il tutto nella cornice di un gigantesco cantiere. Ma non appena viene coinvolta in una storia d’amore, prendono vita gli atteggiamenti più patriarcali.

Nadja intanto sposa San Sanych, un uomo poco attraente e molto più vecchio di lei. Il motivo è spiegato così: “Nadja sta per compiere 28 anni e a quell’età ormai sposeresti anche una capra”.

Allo stesso tempo, l’uomo più bello del cantiere, il dongiovanni Ilija, si innamora di Tosja solo quando lei inizia a mettere in atto manipolazioni psicologiche e lo rifiuta, costringendolo a tornare da lei e a scusarsi. Anche se alcune delle azioni dei personaggi (che sono vari) risultano scelte autonome, le contingenze culturali del patriarcato pesano sempre, rendendo sgradevole questo film alle femministe.

Gusarskaja ballada” – Eldar Rjazanov, 1962

Questo film musical (in italiano il titolo si potrebbe tradurre “La ballata degli ussari”) sarebbe facilmente accettato nel mondo di oggi. Alla giovane Shura non piace il mondo femminile dei romanzi d’amore. Si traveste da soldato maschio e parte per la guerra. Deve nascondere la sua natura femminile sotto l’uniforme, ma ciò non le impedisce di ottenere rispetto dai suoi compagni soldati. Il film è basato su una storia vera, che romanticizza le avventure della famosa soldatessa Nadezhda Durova durante le guerre napoleoniche. Quando Kutuzov scopre che è in realtà una donna, la espelle dall’esercito. Ma quando viene a sapere che ha salvato un ufficiale, le cose cambiano…

Sluzhebnyj roman” – Eldar Rjazanov, 1977

Il titolo di questa commedia si potrebbe tradurre in italiano come “Una storia d’amore da ufficio”. Narra le vicende di un frustrato impiegato di medio livello, Anatolij Novoseltsev, che, su consiglio di un amico, decide di fare colpo sul capo, una donna non sposata, “cattiva e non attraente”, al fine di ottenere un avanzamento di carriera. Una donna dei nostri giorni, guardando la trasformazione della protagonista, il boss Ljudmila Prokofjevna, probabilmente vedrà urtata la propria sensibilità. All’inizio del film, è una donna poco attraente e mal vestita, ma che ha molto successo, essendo direttrice di una grande società di statistica. Tutti hanno paura di lei, ma le parlano alle spalle, deridendo il suo aspetto sciatto. Ma in poco tempo vediamo la sua trasformazione, mentre prende consigli di stile dalla sua segretaria e compra bei vestiti, si fa i capelli e inizia a truccarsi. Solo dopo questa mutazione sembra allegra e gentile con le persone. In questo modo il film suggerisce l’idea, oggi inaccettabile, che i risultati della vita di una donna (che, lo ricordiamo, è un dirigente importante all’età di 36 anni!) siano senza valore, se non ha un uomo al suo fianco e non si trucca o si veste alla moda per piacere ai maschi.

Svérstnitsy”– Vasilij Ordynskij, 1959

Classico melodramma (in italiano il titolo si potrebbe tradurre: “Le coetanee”) su tre ragazze che si diplomano al liceo nello stesso anno: Tanja entra alla facoltà di Medicina, Kira è ammessa all’accademia d’arte drammatica e Svetlana fallisce l’ammissione all’università e mente alla sua famiglia sul risultato.

Tanja si innamora di uno studente di medicina, Arkadij, che la affascina molto rapidamente. Per lei è vero amore, ma per lui è solo una breve avventura. Quando Tanja non può andare a una festa da ballo, Arkadij esce con Kira! Alla fine scarica Tanja per la sua amica e fa persino la proposta di fidanzarsi ufficialmente a quest’ultima. Ma Kira e Tanja capiscono di essere state entrambe ingannate da Arkadij. Le due amiche non si fanno la guerra per conquistarlo, ma anzi non vogliono più saperne di lui, e decidono che la loro amicizia vale di più di un uomo, e continuano a perseguire i loro sogni insieme. Alla fine, questo è un film sull’amicizia femminile molto moderno. Passa il controllo della censura della contemporaneità.

Koroleva benzkolonki” – Aleksej Mishurin e Nikolaj Litus, 1963

Il personaggio principale di questo film (in italiano il titolo si potrebbe tradurre: “La regina della pompa di benzina”), Ljudmila, non può salire nella gerarchia sociale e ottenere il lavoro desiderato, perché è temporaneamente poco attraente essendo tutta gonfia per delle punture plurime di api. Il film mostra che la bellezza di una donna è in definitiva importante per le sue chance di avere successo nella vita. Il suo aspetto diventa anche una ragione di battute e scortesi prese in giro. Alla fine, dopo che il gonfiore è passato e, di nuovo, Ljudmila torna se stessa, ovvero una gran bella ragazza, tutti iniziano immediatamente a prestarle attenzione. Assolutamente politicamente scorretto oggi, in tempi di body positive.

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Nachalo” – Gleb Panfilov, 1970

In italiano il titolo si potrebbe tradurre: “L’inizio”. Pasha Stroganova, una tessitrice di provincia, ha la passione della recitazione e all’improvviso riceve un invito da parte di un noto regista a interpretare Giovanna d’Arco in un grande film. L’attrice e è innamorata di un certo Arkadij, ma lui è sposato. A un certo punto, lui lascia la moglie per lei, ma poi se ne torna a casa dalla consorte, e Pasha vorrebbe uccidersi. Trova la forza di non farlo e di concentrarsi sul lavoro: il film che deve interpretare e al quale si dedica con tutte le energie. Dopo l’uscita della pellicola, i manifesti con la sua immagine ricoprono ormai i muri di tutta la città, è riconosciuta per strada e il pubblico la adora, anche se altri registi non sembrano far la coda per lavorare con lei. Ma Pasha è stata comunque in grado di superare le difficoltà e un amore malato. Segue i suoi sogni e ha successo, dimostrando che, indipendentemente dal sesso, si può sempre essere padroni del proprio destino.

Ivan Vasilevich menjaet professiju” – Leonid Gajdaj, 1973

Questa commedia sovietica cult (in italiano il titolo si potrebbe tradurre: “Ivan Vasilevich cambia professione”) parla di un ingegnere che inventa una macchina del tempo e, per un incidente, finisce per spedire il suo amministratore di condominio e un ladro che stava svaligiando la casa del vicino nel XVI secolo, mentre lo zar Ivan il Terribile si ritrova nella Mosca sovietica. Questo film non passa il filtro dell’era “Me Too”. Nel film, il sostituto dello zar, l’amministratore di condominio che si finge Ivan il Terribile, si ubriaca e flirta con la zarina e tutte le altre donne della sua corte, dimenticando continuamente il loro nome, perché da predatore sessuale per lui sono tutte uguali. Nel frattempo, un’attrice bionda, moglie dello scienziato che ha inventato la macchina del tempo, cerca di sedurre Jakin, un regista, per ottenere ruoli migliori e vacanze gratuite. Infine, la vicina, Uljana Andreevna, è caratterizzata come una pettegola per antonomasia che mette il becco negli affari di tutti, secondo uno stereotipo della figura femminile oggi poco accettabile.

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Polosatyj rejs” – Vladimir Fetin, 1961

In italiano il titolo si potrebbe tradurre: “Un viaggio a strisce”. Una serie di misteriosi incidenti si verificano a bordo di una nave mercantile. L’equipaggio scopre che le tigri (da qui le “strisce” del titolo) che devono trasportare da un porto equatoriale allo zoo di Odessa sono fuggite dalle loro gabbie e vagano per la nave, insieme ad altri animali. L’equipaggio, nascosto per la paura, chiama un professionista, ma lui, fuggendo dai predatori, si infila nella gabbia della tigre e rimane bloccato al suo interno. Quando sembra che non ci sia più via d’uscita, la barista Marianna, che si trova in stato di arresto perché accusata di alcuni furti avvenuti a bordo, prende il destino nelle sue mani e, dopo essersi liberata uscendo da un oblò, riesce a riportare i carnivori nelle gabbie, e a scoprire il vero colpevole di tutti i misfatti a bordo: una scimmietta dispettosa. Una donna, insomma, dà una bella lezione a tanti maschi fifoni. Passa il controllo a pieni voti!

Due opinioni a confronto: 

Perché le donne russe non hanno bisogno del femminismo occidentale 
In Russia il femminismo è una questione di vita o di morte 

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