Perché l'Ue ha prorogato le sanzioni

L’Occidente ha posto come vincolo principale per l’annullamento delle sanzioni l’adempimento di tutti i punti del memorandum di Minsk-2.

L’Occidente ha posto come vincolo principale per l’annullamento delle sanzioni l’adempimento di tutti i punti del memorandum di Minsk-2.

Vladimir Sergeev/RIA Novosti
L’Unione Europea ha rinnovato di altri sei mesi i provvedimenti economici contro la Russia. La motivazione principale è legata al non rispetto totale degli accordi di Minsk-2. Tuttavia, gli esperti sono convinti che non tutti i Paesi Ue fossero d’accordo. E che il richiamo agli accordi di Minsk sia stato per molti aspetti una soluzione di compromesso

L’Unione Europea ha prorogato le sanzioni contro la Russia fino all’agosto 2016. Questa risoluzione è stata adottata perché la Russia non è riuscita ad adempiere a tutte le clausole imposte dagli accordi di Minsk-2 entro il termine concordato del 31 dicembre 2015. È quanto si legge in un comunicato del Consiglio Europeo. “Il Consiglio valuterà positivamente i progressi compiuti nell’attuazione delle clausole degli accordi”, si rileva nello stesso comunicato. Mosca, a sua volta, ha commentato che l’attuazione degli accordi di Minsk-2 oggi non dipende dalla Russia e che perciò collegare le sanzioni al conflitto nel Sud-Est dell’Ucraina appare artificioso e infondato. “La situazione potrebbe mutare se l’Ue, come sarebbe opportuno, s’impegnasse a esortare Kiev ad adempiere al “Complesso di misure” approvate con la risoluzione 2022 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”, hanno dichiarato al Ministero degli Esteri russo.

L'appello dell'Italia a un dibattito politico

Tuttavia, non tutti erano favorevoli a una proroga delle limitazioni economiche. Nonostante alla fine si siano schierati compatti (la risoluzione è stata appoggiata da tutti i membri del Consiglio Europeo), qualche Paese aveva sollevato dei dubbi sulla questione. È stato il caso dell’Italia, che si era opposta al rinnovo automatico delle sanzioni, chiedendo che venisse aperto un “dibattito politico” sul rinnovo previsto per il 31 dicembre. "Abbiamo chiesto una discussione sulla materia", aveva detto Tiziana D'Angelo, portavoce per la rappresentanza italiana presso la Ue. Così come spiegato da D’Angelo, l’Italia non avrebbe gradito la decisione di porre la questione delle sanzioni come punto marginale nell’agenda dei 28 ambasciatori. 

Altri appelli alla cancellazione delle limitazioni erano venuti da Francia, Germania, Grecia e Repubblica Ceca.

In particolare, Thierry Mariani, membro del Comitato per gli Affari esteri dell'Assemblea nazionale francese, ha detto che le sanzioni danneggiano gli interessi nazionali della Francia. “Quanto durerà questo provvedimento? Un anno, cinque, dieci, venti? Non lo sappiamo. Non c’è più nessuno scopo. Le sanzioni vengono prolungate nella stessa stupida maniera in cui viene prolungato il credito. Non ha più alcun senso, nessuna efficacia”, ha detto Mariani in un’intervista a Russia Today.

Ma l’Occidente ha posto come vincolo principale per l’annullamento delle sanzioni l’adempimento di tutti i punti del memorandum di Minsk e la rinuncia a questa condizione potrebbe compromettere la reputazione della stessa Unione Europea

Le sanzioni suscitano sempre più dubbi e interrogativi, rileva Sergej Utkin, direttore del Dipartimento valutazioni strategiche del Centro di analisi situazionale dell’Accademia delle Scienze russa. “È in gioco la capacità dell’Ue di applicare le proprie risoluzioni dal momento che non può mostrarsi incoerente”, afferma Utkin. A suo avviso, però, la decisione di legare le sanzioni alla questione del Donbass non è solo un compromesso tra i Paesi occidentali, ma anche, in certa misura, un compromesso con la Russia: in qualche modo, di fatto, la questione della Crimea viene messa tra parentesi.

Le critiche

Per il momento la disciplina dell’Ue prevale sugli interessi politici dei singoli Paesi, benché all’interno dell’Unione Europea vi siano anche dei gruppi che cercano di rafforzare la propria influenza con i loro discorsi anti-sanzioni. Nel Parlamento europeo ad assumere questa posizione sono il Partito popolare europeo e il blocco socialdemodratico con l’aggiunta di una piccola quota di partiti liberali. Per esempio, il Partito liberale democratico tedesco che questa volta non è riuscito a entrare in parlamento, ma che è presente nell’arena politica, afferma Leonid Gusev, docente dell’Università statale di Mosca per le Relazioni internazionali (Mgimo).

Nel novembre 2014 contro l’efficacia delle sanzioni si era espresso anche il cancelliere austriaco Werner Faymann, adducendo come ragione la loro inopportunità economica. In particolare, l’austriaca Raffeisen Bank riceveva una parte considerevole dei suoi profitti dalle filiali russe. “In Europa esiste una grande pressione dal mondo dell’imprenditoria che in un’economia avanzata di mercato non è abituato a interferenze. Il risultato di tale pressione si ripercuote sul piano politico in posizioni che sono a favore di un annullamento delle sanzioni”, spiega a Rbth Aleksej Portanskij, professore della Facoltà di Economia e politica mondiale dell’Alta Scuola di Economia di Mosca.

Una questione di vitale importanza

All’interno dell’Ue esiste una profonda divergenza di opinioni riguardo al progetto del gasdotto “North Stream 2”. Malgrado le sanzioni, la Germania ha siglato un accordo azionario con la Russia per il “North Stream 2” che ha provocato il malcontento dell’Italia, interessata a un altro percorso del gas, quello del “South Stream”, ma il progetto si è dovuto annullare per le obiezioni sollevate dalla Commissione Europea. Le critiche al “North Stream 2” potrebbero oggi in realtà intensificarsi, tuttavia gli esperti esitano a collegare la questione direttamente al problema delle sanzioni e agli interessi di alcuni Paesi. La discussione sulla necessità di estendere il “North Stream” è già di per sé aspra, anche senza aggiungere la crisi nel Sud-Est dell’Ucraina, poiché il dibattito su una riduzione della dipendenza energetica si è ormai avviato da molto tempo, ricorda Portanskij.

Nel complesso la questione delle sanzioni è un’arma a doppio taglio date le perdite economiche subite da tutti, mentre la Russia e l’Ue possono sopravvivere in questo regime, sostiene Portanskij. Anche perché per alcuni Paesi occidentali esistono problemi più importanti di quelli economici concernenti la sfera politica. “Per i Paesi Baltici le operazioni russe nel Donbass appaiono una questione di vitale importanza dal momento che si ritiene che rafforzino la loro sicurezza e la loro posizione in Europa, benché essi abbiano ricevuto un durissimo colpo dalle contromisure adottate dalla Russia”.

Quali Paesi subiscono più danni dalle sanzioni
Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia saranno i Paesi che risentiranno di più delle sanzioni introdotte nei settori gaspetrolifero e finanziario. A soffrire in modo particolare delle sanzioni sarà il settore finanziario poiché per una serie di Paesi europei il mercato russo appariva ricco di prospettive per il futuro. Le sanzioni hanno anche ostacolato il lavoro delle banche centrali e delle loro filiali russe. Prima della loro introduzione, il mercato principale di riferimento era quello britannico con la Borsa di Londra. Sulle altre piazze, quella irlandese e quella di New York, le società russe praticamente non operano. Inoltre, a causa delle sanzioni il settore aziendale russo non ha più credito. In ultima istanza il debito esterno delle aziende si è ridotto della metà, e i prestiti delle aziende russe potrebbero essere prorogati, rifinanziati e le banche europee potrebbero ottenere nuove percentuali: le perdite ammontano a decine di miliardi di euro. Il creditori principale è la Germania, Francia e Italia appaiono molto attive nel settore agricolo.

Dmitrij Abzalov, presidente del Centro di ricerca sulle comunicazioni strategiche

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