I sette quadri della Galleria Tretjakov che hanno dato più scandalo

Galleria Tretjakov
Oggi sembra incredibile che alcune di queste opere abbiano causato reazioni così accese nel passato, anche se una di esse continua a scaldare gli animi, tanto che ha subito l’ultimo attentato nel 2018

Questi dipinti sono stati acquistati dal fondatore della celebre Galleria Tretjakov di Mosca, Pavel Tretjakov (1832-1898). Aveva un grande talento nello scoprire nuovi artisti ed era sempre guidato solo dal proprio gusto. Tuttavia, nella sua galleria pubblica, ha dovuto fare i conti con la censura: alcuni dei dipinti della collezione non solo sono stati rifiutati dal pubblico, ma banditi dalle autorità. Grazie agli sforzi di Tretjakov, sono sopravvissuti e ora è semplicemente impossibile immaginare il principale deposito della pittura russa senza di loro.

1 / Vasilij Perov. “Processione di Pasqua in un villaggio”, 1861

Vasilij Perov (1834-1882) è stato uno dei fondatori della cooperativa dei Peredvizhniki (gli “Itineranti”), un gruppo di pittori che abbandonò i soggetti classici da salone espositivo e iniziò a rappresentare la vita ordinaria della gente comune. Il suo dipinto “Trojka”, in cui dei bambini mendicanti trascinano un enorme barile d’acqua, è molto noto. Perov era un artista riconosciuto, ma il dipinto “Processione di Pasqua in un villaggio” causò un vero scandalo. La società era indignata, prima di tutto, del fatto che l’artista mostrasse l’importante festa cristiana della Pasqua come una processione di ubriachi, con i contadini che avevano gli occhi socchiusi per l’alcol, un prete ubriaco che schiacciava un uovo di Pasqua con il piede, e ubriachi sdraiati proprio di fronte alla porta della chiesa. A San Pietroburgo, venne rimossa dalla mostra e l’autore fu accusato di immoralità. Ma Pavel Tretjakov, sebbene cercassero di dissuaderlo, acquistò comunque il dipinto.

2 / Vasilij Vereshchagin. “L’apoteosi della guerra”, 1871

Vasilij Vereshchagin (1842-1904) viaggiò molto in Asia centrale e realizzò un’enorme serie di tele. Ma questa era destinata a diventare la più celebre. Inizialmente, la tela si intitolava “Il trionfo di Tamerlano” e raffigurava la leggenda di come tali piramidi di teschi dei nemici decapitati fossero state realizzate dai soldati del famoso comandante mongolo Tamerlano. La vista dei teschi, del deserto bruciato e di una città in rovina sullo sfondo scioccò il pubblico benpensante. Vereshchagin dedicò il dipinto “a tutti i grandi conquistatori: passati, presenti e futuri”.

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3 / Ivan Kramskoj. “Cristo nel deserto”, 1872

Soggetti della vita di Cristo sono stati dipinti da molti artisti russi del XIX secolo, ma Gesù era solitamente raffigurato con un volto luminoso e spiritualizzato, e non certo emaciato e solitario nel mezzo del deserto. La tela di Ivan Kramskoj (1837-1887) raffigura la tentazione di Cristo da parte del diavolo durante i suoi quaranta giorni di digiuno dopo essere stato battezzato. La sua immagine è la più umana possibile, e l’attenzione qui è rivolta non solo al viso teso, ma anche alle dita incrociate. Testimoni oculari ricordarono come alla mostra il dipinto avesse diviso il pubblico. Alcuni visitatori erano rimasti colpiti dalla profondità e dalla sofferenza, mentre altri rimasero indignati per la “blasfemia”; la profanazione della santa figura di Cristo. Lo stesso Kramskoj ricordò che la gente lo avvicinava per chiedergli come gli fosse saltata in testa l’idea che Cristo fosse così. L’artista rispondeva seccamente che com’era davvero non l’avevano visto neppure loro. Pavel Tretjakov acquistò immediatamente il dipinto controverso e lo considerò una delle opere più potenti della sua collezione.

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4 / Ilja Repin. “Ivan il Terribile e suo figlio Ivan il 16 novembre 1581”, 1883-1885

Questa immagine non lascia nessuno indifferente. Nel 2018 un vandalo ha gravemente danneggiato il dipinto, per protestare contro il suo contenuto “ingannevole”. Gli storici spesso confutano la leggenda secondo cui Ivan il Terribile avrebbe ucciso suo figlio, ed è stata proprio la scena ritratta da Ilja Repin (1844-1930) ad essersi impressa nella memoria collettiva russa, e ad aver rafforzato questa versione pseudo-storica dell’omicidio. L’artista dipinse la tela sotto lo choc per l’assassinio dell’imperatore Alessandro II da parte dei terroristi di Narodnaja Volja. In primo luogo, mostrò il dipinto ai suoi colleghi pittori, che rimasero semplicemente sbalorditi: tutti riconobbero l’incredibile abilità pittorica. Ma all’imperatore Alessandro III la tela non piacque e l’ideologo di Stato Konstantin Pobedonostsev la definì disgustosa. Il quadro fu acquistato da Pavel Tretjakov, ma la censura zarista ne vietò a lungo l’esposizione.

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5 / Vasilij Surikov. “La boiarda Morozova”, 1887

Questa tela monumentale di Vasilij Surikov (1848-1916) raffigura lo scisma medievale della Chiesa russa e la scena dell’arresto di una Vecchia Credente, la boiarda Morozova, che rifiutò di farsi il segno della croce con tre dita, secondo quanto aveva stabilito la riforma della Chiesa ortodossa. Il dipinto fece una grande impressione sul pubblico, come esperimento riuscito con un soggetto della storia russa. Molti elogiarono la maestria con cui veniva mostrata la vera Russia, e anche le sofferenze di una donna coraggiosa e cocciuta. Tuttavia, le critiche furono moltissime: secondo i critici la composizione era zoppa, le sue proporzioni errate, c’erano errori nei gesti, nella posizione delle mani e altri dettagli. E non pochi pensavano che l’immagine assomigliasse più a un tappeto sgargiante e variopinto che a un’opera d’arte.

6 / Arkhip Kuindzhi. “Boschetto di betulle”, 1879

Cosa mai potrà esserci di scandaloso in un boschetto di betulle? Eppure, attorno al dipinto si creò una certa confusione: Arkhip Kuindzhi (1842-1910) non fece in tempo a completare il lavoro per la mostra dei Peredvizhniki a San Pietroburgo, motivo per cui fu addirittura necessario ritardarne l’inaugurazione, per il dispiacere degli altri artisti. Il dipinto fu poi esposto due giorni dopo l’inaugurazione. Molti erano così deliziati da un tanto incredibile gioco di luci e ombre che sospettavano persino che Kuindzhi avesse adoperato qualche astuto trucco, forse illuminando la tela dal retro con una lampadina. Ma un critico stroncò del tutto il quadro, scrivendo che i colori erano sbagliati, gli alberi sembravano di cartapesta, non erano disposti in modo naturale, e inoltre, erano dipinti con una sorta di combinazione di tonalità di verde sporco. Si scoprì che proprio uno dei Peredvizhniki aveva agito come critico sotto pseudonimo. Kuindzhi si offese terribilmente e lasciò l’associazione degli artisti con grande scandalo. Così “Boschetto di betulle” fu l’ultima sua opera delle loro mostre. E, naturalmente, Pavel Tretjakov la comprò.

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7 / Mikhail Vrubel. “Principessa dei Sogni”, 1896

La storia di questo dipinto ricorda un romanzo d’avventura. Venne commissionato dal mecenate Savva Mamontov, all’allora non troppo celebre Mikhail Vrubel (1856-1910) per il padiglione dell’arte alla Mostra d’arte e industria di tutta la Russia di Nizhnij Novgorod. In Russia c’era stata di recente la prima di uno spettacolo teatrale basato su “La Princesse lointaine” di Edmond Rostand e l’opera vi si ispirava. Tuttavia, Mamontov non si era accordato sul suo contenuto con l’Accademia delle Arti, che era la “padrona” del padiglione. La giuria dell’Accademia, dopo aver esaminato il lavoro, ne stabilì la rimozione: si verificò un vero scandalo tra persone influenti, che raggiunse persino l’imperatore Nicola II. Il sovrano ordinò di fare come chiedeva l’Accademia (anche se in futuro sarebbe stato un ammiratore dei lavori di Vrubel). Di conseguenza, venne trovato un compromesso e il famoso artista Vasilij Polenov terminò il lavoro al posto di Vrubel. In ogni caso, l’opera non venne mai esposta nel padiglione. Ma Mamontov portò alla mostra molti altri dipinti di Vrubel e organizzò anche delle rappresentazioni teatrali, come scenografo.

Coloro che riuscirono a vedere il lavoro di Vrubel erano divisi. Qualcuno ammirava l’innovazione, ma c’è stato anche chi criticò la bruttezza di tali “opere decadenti”. Lo scrittore Maksim Gorkij disse di ritenere che questa “bruttezza” significasse “povertà di spirito e povertà di immaginazione”. Mamontov creò una copia in maiolica del quadro nella sua fabbrica, che ora adorna la facciata dell’Hotel Metropol nel centro di Mosca.

Il quadro originale finì invece nel teatro dell’opera privato di Mamontov e in seguito fu trasferito al Teatro Bolshoj, nei cui magazzini fu ritrovato a metà del XX secolo e trasferito alla Galleria Tretjakov. Nella galleria, il pubblico può ammirarlo però solo dal 2007. Allora fu aperta un’intera sala dedicata a Vrubel e, per collocare un’opera di simili dimensioni, l’edificio dovette essere appositamente ricostruito.


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