“Narodnaja Volja”, ascesa e declino della prima organizzazione terroristica russa

Russia Beyond; Dominio pubblico
Nel 1881 riuscì a mettere in atto il suo colpo più eclatante, uccidendo l’imperatore Alessandro II, ma la repressione che seguì portò al suo rapido scioglimento

Alla fine, il 1° marzo 1881, l’imperatore Alessandro II fu ucciso a San Pietroburgo dal membro di “Naródnaja Vólja” (“Volontà del Popolo”) Ignatij Grinevitskij (1856-1881), che rimase ferito e morì in ospedale, senza essere identificato, quel giorno stesso. Quando questo accadde, molti membri di spicco di “Narodnaja Volja” erano già stati arrestati e alcuni giustiziati. Nell’aprile 1881, i cinque principali organizzatori dell’assassinio dell’imperatore furono poi impiccati a San Pietroburgo. Tra il 1881 e il 1884, oltre 10.000 persone furono represse per attività rivoluzionaria.

Aleksandr Uljanov (1866-1887), il fratello più grande di Vladimimr Lenin

Vladimir Uljanov (1870-1924), passato alla storia come Lenin, intraprese la strada rivoluzionaria seguendo il fratello maggiore, Aleksandr Uljanov (1866-1887), impiccato nel 1887 per aver preso parte alla pianificazione dell’assassinio di Alessandro III. In particolare, Aleksandr Uljanov chiamò la sua organizzazione clandestina “Terroristichéskaja fràktsija” (ossia “Frazione terroristica” di Narodnaja Volja). Nel 1887, infatti, Narodnaja Volja era già stata sciolta. Ma quell’organizzazione era riuscita ad assassinare Alessandro II, e per questo Aleksandr Uljanov si ispirò a lei per il tentativo di uccidere Alessandro III. Ma chi furono i membri di “Volontà del popolo”?

“Terra e libertà”

Paradossalmente, fu l’abolizione della servitù della gleba nel 1861 a portare direttamente alla formazione di organizzazioni rivoluzionarie in Russia. 

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La distribuzione delle terre, infatti fu fatta scaricandone il costo sugli ex servi. E molte persone giustamente videro in questo una ulteriore diminuzione dei diritti del popolo a favore della nobiltà.

Nel 1861, circa 3.000 persone in più di una dozzina di città russe si unirono in un’organizzazione rivoluzionaria clandestina “Zemljà i volja” (“Terra e Libertà”), che cercò di organizzare una ribellione contadina, ma si dissolse dopo l’arresto dei suoi membri più importanti, Nikolaj Chernyshevskij (1828-1889, autore di “Che fare?”, opera che avrebbe ispirato anche quella omonima di Lenin) e Dmitrij Pisarev (1840-1868). 

Vera Zasulich (1849-1919), la rivoluzionaria russa che tentò di assassinare Fjodor Trepov (1803-1889), capo della polizia di San Pietroburgo (1860-1878). Riuscì solo a ferirlo. Al processo fu assolta dalla giuria

L’organizzazione riemerse nel 1876 con l’obiettivo di suddividere tutta la terra agricola russa tra i contadini, bandire del tutto le classi sociali, simili a caste, come nobiltà, clero e contadini, e altre richieste che erano completamente inaccettabili per le autorità. “Zemlja i volja” organizzò manifestazioni di lavoratori che portarono all’arresto e alla deportazione per molti. Ma alcuni membri erano già passati a tattiche terroristiche. Nel 1878, la rivoluzionaria Vera Zasulich (1849-1919) uccise Fjodor Trepov, il governatore di San Pietroburgo. Nel 1878 e nel 1879 seguirono diversi omicidi di funzionari governativi, inclusi agenti della polizia segreta e il principe Dmitrij Kropotkin, governatore generale di Kharkov.

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“Il terrore è una cosa terribile, ma c’è solo una cosa peggiore del terrore: è sopportare la violenza senza un mormorio”, disse Sergej Kravchinskij (1851-1895), noto anche con lo pseudonimo di Stepnjàk, un rivoluzionario che nell’agosto 1878 assassinò Nikolaj Mezentsov, il capo della polizia segreta.

Nel 1879, i membri più radicali di “Terra e libertà” formarono “Svobóda ili smert” (“Libertà o morte”), un gruppo di rivoluzionari totalmente segreti che consideravano il terrore il metodo migliore contro il governo zarista.

Condanna a morte a un picnic

Andrej Zheljabov e Sofja Perovskaja processati per l'assassinio di Alessandro II

“Narodnaja Volja” fu organizzata nel 1879 in un raduno segreto a Lìpetsk (425 chilometri a sud di Mosca), da membri che in gran parte provenivano da “Libertà o morte”. “Ci incontrammo e discutemmo seduti su ceppi o tronchi di alberi caduti nei boschi circostanti, portando alcune bottiglie di birra e qualche spuntino incartato nei giornali, solo per sviare e dare al nostro incontro l’aspetto di un semplice picnic tra amici”, scrisse Nikolaj Morozov (1854-1946), uno dei fondatori di “Narodnaja Volja”.

In quella riunione vennero letti e discussi lo statuto e il programma del futuro movimento. Una parte del programma affermava: “Poiché il governo, nella sua battaglia contro di noi, non solo ci esilia, ci imprigiona e ci uccide, ma ci confisca anche le nostre proprietà, ci consideriamo autorizzati a restituire il favore”. All’ultimo raduno di “Narodnaja Volja”, Aleksandr Mikhailov (1855-1884), noto come “il custode del cortile”, perché conosceva le vie di fuga attraverso tutti i cortili interni di San Pietroburgo, pronunciò la condanna a morte dell’imperatore Alessandro II, concludendo con una descrizione delle “lunghe file di giovani finiti nella tundra siberiana per l’amore della loro patria, dei volti emaciati dei prigionieri, e delle tombe sconosciute dei combattenti per la libertà”.

Da questo momento, scrisse Morozov, tutta l’attività delle persone che si erano riunite a Lipetsk, era diretta all’assassinio dell’Imperatore. “Tutti i punti di forza, tutte le simpatie e antipatie personali e la vita stessa di ogni membro [del Comitato Esecutivo] devono essere sacrificate per raggiungere gli obiettivi del Comitato”, affermava lo Statuto del Comitato Esecutivo di “Narodnaja Volja”. Secondo lo Statuto, non c’era modo di cancellare la propria appartenenza al Comitato Esecutivo. Solo la morte.

I narodniki e le repressioni

L'assassinio di Alessandro II, 1° marzo 1881

Cosa spinse i membri di “Narodnaja Volja” a un colpo tanto eclatante? Il governo zarista attuò dure misure repressive contro il popolo russo subito dopo l’inizio delle rivolte contadine del 1861-1863. Le rivolte furono più di 2.000, e oltre 700 vennero represse con pugno durissimo. Allo stesso tempo, il governo agiva contro quei giovani rivoluzionari e agitatori chiamati “naródnik” (“uomo del popolo”; “populista”), che si recavano nei villaggi russi per fare propaganda democratica tra i contadini. I “narodniki” ritenevano necessario vivere tra i contadini: cercavano di padroneggiare mestieri utili in campagna, divennero medici, paramedici, impiegati, insegnanti, fabbri, taglialegna. Ma il governo preferì contrastare questa attività pacifica nel modo più duro possibile.

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Nel 1874, oltre 8.000 narodniki furono arrestati, 770 dei quali interrogati e furono aperte indagini penali contro 265 di loro. L’indagine durò più di tre anni e per tutto questo tempo i sospettati, in gran parte studenti, vennero detenuti in condizioni spaventose. All’inizio del processo, molti di loro erano morti, si erano suicidati o erano impazziti. Il processo finale si svolse contro 193 sospettati. Le condanne furono pesanti: lavori forzati da 3 a 10 anni, confino amministrativo e così via. Il trattamento riservato dal governo a questa attività liberale rovinò la vita di migliaia di persone, compresi i loro parenti. Le azioni di “Narodnaja Volja” vennero intraprese “in risposta” a queste atrocità. Ma se ad organizzare gli attacchi terroristici fu solo un piccolo gruppo dei membri più radicali dell’organizzazione, l’intera “Narodnaja Volja” era una grande organizzazione segreta.

Nel 1881 aveva 500 membri “registrati”, ma i simpatizzanti erano forse 10-20 volte più numerosi. C’erano circa 90 cellule locali del movimento, 100-120 cellule nei collettivi di lavoratori, 30-40 nelle università, 20-30 nelle scuole superiori e persino 20-25 tra i militari. Ogni città degna di nota in Russia aveva una cellula di “Narodnaja Volja”. La massa di persone inclini alla rivoluzione fornì al movimento decine di fanatici che contribuirono a organizzare atti terroristici.

Caccia all’Imperatore

L'assassinio di Alessandro II, 1° marzo 1881

Dopo il 1879, tutte le azioni del Comitato Esecutivo di “Narodnaja Volja”, che contava circa 30 membri, furono dirette all’assassinio dello Zar. Nel novembre 1879, furono fatti tre tentativi per far saltare in aria il treno in cui la famiglia dello zar stava tornando dalla Crimea. Solo una bomba esplose, ma facendo saltare in aria un altro treno, su cui viaggiava la Corte (nessuno rimase ferito). Nel febbraio 1880, gli esplosivi collocati nel Palazzo d’Inverno da Stepan Khalturin (1857-1882), uccisero 11 guardie, ma l’imperatore rimase illeso.

Altri due tentativi fallirono nell’estate del 1880 (gli ordigni non scoppiarono o non lo fecero in tempo). Mentre questi tentativi erano in corso, altri membri di “Narodnaja Volja” colpirono funzionari pubblici di rango minore. Nel 1879, Dmitrij Kropotkin, governatore generale di Kharkov, fu ucciso. Diversi agenti segreti dei servizi di sicurezza vennero uccisi o feriti in diverse parti della Russia. Alla fine, nel 1881, con la polizia alle calcagna, i terroristi riuscirono a uccidere l’Imperatore.

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Dopo l’assassinio di Alessandro II, la polizia segreta scatenò tutte le sue forze contro “Narodnaja Volja”, arrestando migliaia di affiliati, compresi i principali membri del Comitato esecutivo. Nel 1883, “Narodnaja Volja” fu del tutto distrutta dal tradimento di Sergej Degaev (1857-1921), un membro del Comitato Esecutivo che faceva il doppio gioco con l’Okhrana e tradì i suoi compagni denunciandoli alle autorità. Le azioni di “Narodnaja Volja” e, in particolare, l’assassinio di Alessandro II, portarono a una serie di atti violenti che crearono un abisso incolmabile tra il governo zarista russo e la giovane generazione di studenti rivoluzionari.


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