Sette stranieri che hanno cambiato la Russia nel profondo

Nikolay Titov/Global Look Press; Konstantin Kokoshkin/Global Look Press; Lucas Conrad Pfandzelt/Museo Ermitage; Dominio pubblico
Forse non conoscete i loro nomi, ma di sicuro avete apprezzato alcune delle loro creazioni nel campo dell’architettura, dell’arte e della tecnica

1 / Vitus Jonassen Bering (1681–1741), esploratore – Danimarca

Bering divenne l’uomo che eseguì uno degli ultimi ordini dello zar Pietro il Grande. Poco prima della sua morte, nel gennaio 1725, Pietro firmò una disposizione segreta, con la quale a Bering fu ordinato di trovare un passaggio tra Asia e Nord America, e poi di scendere lungo la costa nordamericana verso sud.

Bering, nato in Danimarca, prestò servizio nella Marina russa quasi fin dall’inizio della sua storia, precisamente dal 1703 (la Marina era stata fondata nel 1696), e nel 1725 era già capitano di I rango. La sua spedizione divenne la prima spedizione scientifica marina in Russia. Nel 1725-1727, dopo essere arrivato in Kamchatka via terra, Bering e la sua squadra navigarono attraverso lo Stretto che ora porta il suo nome e raggiunsero il Mare dei Ciukci, dimostrando che l’Asia e l’America non erano collegate via terra. Durante questa spedizione, la costa nord-orientale dell’Asia fu finalmente scoperta, ma l’America non fu raggiunta.

La volontà di Pietro fu esaudita solo nel 1741, quando il capitano Bering, ormai sessantenne, attraccò sulle coste americane. Fu la sua ultima impresa: sulla via del ritorno, in difficili condizioni di svernamento, Bering morì sull’isola in seguito intitolata a lui. I suoi resti sono stati trovati e identificati solo negli anni Novanta del Novecento.

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2 / Domenico Trezzini (1670–1734), architetto capo di San Pietroburgo – Svizzera

Domenico Trezzini era originario di Astano, nel Canton Ticino, in Svizzera. Molte persone nate lì erano famose in tutta Europa per la loro abilità in campo architettonico ed edilizio. A 33 anni, dopo essersi formato a Roma e avendo ormai lavorato in mezza Europa, Trezzini firmò un contratto di servizio in Russia, dove lo zar Pietro aveva appena deciso di fondare San Pietroburgo.

In quanto il più esperto tra tutti gli architetti invitati da Pietro, Trezzini divenne il principale costruttore della nuova capitale. Seguì in contemporanea i lavori di diverse decine di edifici, ed è al suo gusto che dobbiamo l’aspetto generale di San Pietroburgo. Ha disegnato la Cattedrale di Pietro e Paolo e l’edificio dei Dodici collegi, sede dei primi ministeri della Russia e oggi sede dell’Università Statale di San Pietroburgo. Trezzini realizzò anche una collezione di disegni tipici per edifici residenziali e dacie, e questo ha determinato lo stile architettonico di San Pietroburgo per gli anni a venire.

3 / Bartolomeo Francesco Rastrelli (1700–1771), architetto, autore del Palazzo d’Inverno – Italia

Bartolomeo Rastrelli, sebbene fosse italiano, era nato a Parigi e crebbe in Russia. Suo padre, lo scultore e ingegnere di origini fiorentine Bartolomeo Carlo Rastrelli (1675-1744), venne invitato da Pietro il Grande a Pietroburgo nel 1716.

Fu proprio suo padre il primo insegnante di Bartolomeo, che poi ampliò le sue conoscenze grazie ai viaggi in Europa. I primissimi lavori commissionati al giovane architetto furono già commissioni al massimo livello: i palazzi di Rundāle e Palazzo Jelgava (entrambi nell’attuale Lettonia) per il duca Ernst Johann Biron, il favorito dell’imperatrice Anna I di Russia. Il magnifico Palazzo di Rundāle può essere visto in dettaglio nella miniserie tv “Caterina la Grande” trasmessa da Sky Atlantic: la maggior parte delle scene del palazzo sono state girate lì. Perché? Perché è il più simile ai veri palazzi degli zar russi; al Palazzo d’inverno a San Pietroburgo e alla reggia di Peterhof. La mano è quella: fu Rastrelli a progettarli.

Rastrelli si distingue per un eccezionale approccio al lavoro: è noto che concordava da solo tutto con falegnami, muratori, ceramisti e fornitori di materiali. Essendo diventato il principale architetto della corte russa, gestiva contemporaneamente diversi progetti, ma ognuno con il suo stile unico e ben riconoscibile, chiamato “Barocco elisabettiano”. Non meno noti dei palazzi sono la sua Cattedrale della Resurrezione (Smolnyj) a San Pietroburgo, e la Chiesa di Sant’Andrea a Kiev, in Ucraina, entrambi grandi esempi di architettura barocca.

Fu proprio il barocco però a rovinare Rastrelli; quando questo stile passò di moda, gli ordini di Rastrelli si esaurirono. Abituato a vivere nel lusso, l’architetto andò in bancarotta molto rapidamente. Tentò di fuggire dalla Russia e di proporre i suoi servigi a Federico II di Prussia, ma anche a lui quello stile sembrava obsoleto. Rastrelli tornò in Russia. Per sbarcare il lunario, vendette i mobili e le opere d’arte che aveva in casa. Il luogo esatto della sua morte è sconosciuto.

4 / Agustín de Betancourt (1758–1824), ingegnere – Spagna

Agustín de Betancourt diventò una celebrità già nella sua terra natale, la Spagna. Discendente di una nobile famiglia, studiò ingegneria nelle migliori università in Europa. Nel 1798, Agostino istituì la prima linea telegrafica in Spagna, e successivamente fu messo a capo del corpo degli ingegneri ferroviari. Main Spagna iniziò una crisi economica e politica e si stava preparando una guerra. Betancourt fu costretto a fuggire dal Paese e la sua brillante carriera sembrava essere interrotta per sempre. Ma nel 1808 fu invitato in Russia, dove gli fu immediatamente concesso il grado di Maggior generale e poteri illimitati: i russi avevano bisogno di talenti ingegneristici.

Betancourt ha lasciato un segno enorme in vari aspetti della vita russa. Fu il primo direttore del Poligrafico di Stato russo e la maggior parte delle macchine per stampare cartamoneta in Russia furono create da lui. Divenne anche il primo capo dell’Istituto russo degli ingegneri ferroviari, e sotto il suo comando furono formati specialisti, che iniziarono la costruzione delle prime ferrovie russe.

E ogni russo conosce il frutto principale del genio di Betancourt: la Colonna di Alessandro a San Pietroburgo. Fu grazie a un sistema sviluppato da Betancourt che un suo allievo, lo scultore Auguste Montferrand, riuscì ad alzare in verticale un monolite di granito da 600 tonnellate (che sta in piedi senza cemento). 

5 / Auguste Montferrand (1786–1858), architetto, autore della Cattedrale di Sant’Isacco – Francia

Auguste Montferrand prestò servizio nell’esercito di Napoleone, ma la sua carriera iniziò nel momento in cui presentò il portfolio dei suoi progetti architettonici a chi Napoleone lo aveva sconfitto, l’imperatore russo Alessandro I, quando entrò a Parigi con il suo esercito nel 1814. Alessandro ne rimase colpito e l’architetto non ancora trentenne fu presto invitato a San Pietroburgo. Successivamente incontrò Agustín de Betancourt, che era il presidente del comitato per gli edifici urbani di San Pietroburgo.

Betancourt riconobbe il talento fuori dal comune del giovane architetto e, a suo rischio e pericolo, propose all’imperatore la candidatura di Montferrand come architetto per la ricostruzione della Cattedrale di Sant’Isacco. Questa chiesa era una delle reliquie sacre di San Pietroburgo: era stata fondata sotto Pietro il Grande, ed è qui che lo zar aveva sposato l’imperatrice Caterina I. Il lavoro era arduo: la cattedrale esistente doveva essere in gran parte smantellata e, senza toccare i tre altari consacrati, doveva essere ricostruita ben più grande.

La costruzione della nuova cattedrale di Sant’Isacco impegnò Montferrand per tutta la vita: fu completata nel 185,8 e 28 giorni dopo la consacrazione Montferrand morì. Il suo ultimo desiderio era di essere sepolto nella cripta della cattedrale, ma l’imperatore Alessandro II non diede il permesso, perché Montferrand era cattolico. La bara con il suo corpo fu però portata tre volte in cerchio attorno all’enorme cattedrale; e all’interno dell’edificio fu piazzato un suo busto in marmo, realizzato dallo scultore Giulio Foletti e composto da frammenti di tutte le pietre utilizzate per la Cattedrale di Sant’Isacco: il marmo bianco è di Carrara, quello verde di Genova, quello giallo di Siena, quello rosso è francese, mentre quelli nero e grigio sono russi.

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6 / Moritz Hermann von Jacobi (1801–1874), fisico, inventore della galvanoplastica – Germania

Le cupole della Cattedrale di Sant’Isacco, create da Montferrand, furono dorate con l’aiuto del vapore di mercurio, e come conseguenza morirono da 60 a 100 artigiani. Il fisico Boris Jacobi inventò (nel 1837) la galvanoplastica, una tecnologia che permette ai materiali non conduttori di essere ricoperti di metalli usando la corrente elettrica. I dettagli più piccoli della decorazione della Cattedrale di Sant’Isacco sono stati ricoperti d’oro proprio con questa tecnologia.

Moritz Hermann von Jacobi nacque a Potsdam (allora nel Regno di Prussia) in una ricca famiglia ebrea. Suo padre era il contabile personale del re di Prussia, quindi Moritz ricevette un’eccellente educazione ingegneristica. Il suo interesse principale era l’elettricità, e nel 1834 assemblò il primo motore elettrico al mondo. Accade a Königsberg, allora non lontana dai confini russi (ora si trova in Russia e porta il nome di Kaliningrad). Jacobi fu invitato a vivere e lavorare in Russia. L’imperatore Nicola I vedeva un grande futuro nella tecnologia da lui creata.

Jacobi si trasferì in Russia nel 1837, per sempre. A San Pietroburgo, fu trattato come una grande celebrità e immediatamente all’arrivo gli furono assegnati 50.000 rubli (l’equivalente del salario annuo di 10 ministri) per le sue ricerche; e Jacobi non fallì. Non appena in Russia fece la sua principale scoperta: la galvanoplastica. Nel 1841 Jacobi realizzò il primo telegrafo tipografico per lo zar russo, grazie al quale Nicola dal suo ufficio nel Palazzo d’Inverno poteva comunicare con gli ufficiali dello Stato maggiore, che erano dall’altra parte di Piazza del Palazzo. Presto le linee telegrafiche di Jacobi si estesero fino alle residenze di campagna. Jacobi non lasciò più la Russia. Divenne un nobile russo e morì da anziano, rispettatissimo, a San Pietroburgo, nel 1874.

7 / Marius Petipa (1818–1910) – coreografo, Francia

Il balletto oggi è uno dei simboli della cultura russa. Ma è interessante notare che alle sue origini c’è un francese. Marius Petipa nacque a Marsiglia nella famiglia di Jean-Antoine Petipa (1787-1855), un coreografo famoso in Francia. La vita di tutta la famiglia era legata all’arte della danza: erano costantemente in movimento. I figli di Jean-Antoine, Lucien e Marius, fin dall’infanzia lavorarono con il padre. E in Russia, nel frattempo, c’era una grave penuria di coreografi di qualità.

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Ma l’intera cultura dell’élite russa si basava sulla capacità di muoversi e ballare con grazia. Pertanto, quando Marius Petipa fu invitato a San Pietroburgo nel 1847, dopo appena quattro mesi chiamò nella capitale russa anche suo padre: la Russia era un vero Klondike per i coreografi. Il famoso francese aveva una fila interminabile di allievi. Dal 1869, Marius Petipa divenne il coreografo principale dei Teatri Imperiali. Nel 1894, a 72 anni, divenne un suddito dell’Impero russo. Petipa visse una lunga vita e morì a Gurzuf, in Crimea, nel 1910. Ha creato lo stile russo del balletto accademico e ha cresciuto diverse generazioni di eccezionali ballerini.


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