Lo studente svizzero Etienne Steinemann davanti al cartello della città di Rubtsovsk, nel Territorio dell’Altaj, da dove ha iniziato il suo lungo autostop che lo ha portato fino a Vladivostok
Archivio personale“È molto più facile fare autostop in Russia. È estremamente semplice. Conto sempre il tempo di attesa e, in realtà, per le distanze che ho percorso e il numero di auto che ho cambiato, ho aspettato molto meno rispetto ad altri Paesi. In genere, il primo che passa si ferma”, così lo svizzero Etienne Steinemann descrive il suo lungo autostop russo. E, a 25 anni, ne ha eccome di esperienza per fare confronti, avendo viaggiato in questo modo per mezzo mondo, alzando il pollice in Spagna, Australia e Nuova Zelanda.
La città di Rubtsovsk, nel Territorio dell’Altaj, e l’esperienza in una scuola locale dove Etienne è stato accolto con grande curiosità
Archivio personaleDa tempo si interessa alla Russia, ma solo nel 2022, in occasione di un anno di studi all’Università di Economia “Plekhanov” di Mosca, ha potuto esplorarla per la prima volta. Con le sue lezioni parzialmente trasferite online, il futuro specialista di management internazionale ha intrapreso un viaggio indimenticabile fino alla costa russa del Pacifico a metà maggio.
Equipaggiato con un solo zaino, Etienne è partito per questa avventura nel modo più improvvisato possibile. Sebbene nutrisse già una vaga ambizione di fare l’autostop da Mosca a Vladivostok, non aveva mai avuto l’opportunità di realizzarla. Ma quando è andato a trovare un amico nella città di Rubtsovsk, in Siberia, nel Territorio dell’Altaj, vicino al confine con il Kazakistan, ha sentito che era arrivato il momento.
Lungo l’“autostrada” siberiana
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“Una volta lì, mi sono detto: ‘Bene, visto che sono già qui, ora vado fino a Vladivostok’”, racconta con semplicità, come se stesse parlando di una passeggiata. Tuttavia, in linea d’aria, 3.850 chilometri lo separavano dalla sua destinazione, una distanza che sarebbe quasi raddoppiata, visto il percorso stradale scelto dal giovane.
In totale, 60 veicoli si sono divisi il suo viaggio, seguendo approssimativamente il percorso della Transiberiana, con alcune deviazioni per scoprire, tra l’altro, le repubbliche di Khakassia e Tuvá.
Nuove amicizie a Krasnojarsk
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“C’è stato di tutto, alcuni passaggi brevi, neanche 10-20 minuti, altri medi, mentre il più lungo è stato di ben 26 ore. Su un camion, tra Chita e Blagoveshchensk. È stato piuttosto speciale, un lungo periodo in un camion con qualcuno che non conosci. Ci siamo fermati una volta per mangiare e una volta per dormire”, racconta Etienne, aggiungendo che ha potuto comunque godersi la cuccetta dell’autista mentre quest’ultimo era al volante.
Senza un programma predefinito, ha goduto di un’ampia libertà di movimento e ha viaggiato attraverso la Siberia e l’Estremo Oriente russo secondo i suoi desideri e le sue sensazioni. “A Krasnojarsk volevo fermarmi solo 3-4 giorni, ma alla fine sono rimasto due settimane. Ad Abakan sono rimasto una settimana. Ogni volta mi dicevo: ’Ah, in realtà qui sto abbastanza bene’ e, dato che non avevo treni o aerei prenotati, facevo come mi pareva. Quando mi sentivo bene da qualche parte, restavo”, racconta lo studente.
Krasnojarsk, capoluogo dell‘omonimo Territorio
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Anche per quanto riguarda l’alloggio, Etienne ha potuto contare sull’ospitalità dei russi.
“Ho sempre alloggiato a casa della gente. Ho usato il servizio online ‘Couchsurfing’ e, altre volte, quando non avevo trovato nulla, sono stati gli automobilisti stessi a invitarmi a casa loro. Oppure sono state le persone con cui avevo soggiornato a dirmi: ‘Aspetta, quando sarai in quella città, conosco qualcuno, ti do un contatto, puoi stare da loro’, e poi una volta qualcuno mi ha anche pagato un albergo!”.
Sulla strada per Abakan, capitale della Repubblica di Khakassia
Archivio personaleQuesta vicinanza alla popolazione è ciò che ha reso questa epopea davvero memorabile, poiché l’avventuriero ha potuto condividere la vita quotidiana di individui dai profili più diversi. Così, mentre a Irkutsk ha incontrato un connazionale svizzero che vive lì e che partecipa alla creazione del “Great Bajkal Trail”, un progetto volto a creare un percorso a piedi intorno al Lago Bajkal, a Rubtsovsk è stato in una famiglia con molti bambini.
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“Mi sono sentito davvero parte della famiglia. Il mio russo è piuttosto elementare, ma riuscivamo più o meno a capirci. È stata una bella esperienza. Lì ho anche visitato una scuola, dove ho parlato con gli studenti e ho spiegato loro cosa stavo facendo nella loro città. Erano sorpresi di vedere un turista”, ricorda.
Kyzyl, capitale della Repubblica di Tuvá
Archivio personaleA Novosibirsk, Etienne è stato accolto da un giovane che condivideva la sua stessa passione per l’autostop e che non ha tardato a presentargli i suoi amici, con i quali i contatti non si sono più interrotti.
“È buffo, perché molto rapidamente ho avuto l’impressione di far parte dell’intero gruppo e l’ho trovato impressionante, perché, in Svizzera, non sono sicuro che uno straniero sarebbe stato incluso in un gruppo così rapidamente”, confida.
Sulle rive del Lago Bajkal
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Inevitabilmente, l’elvetico ha notato l’interesse suscitato dalla sua persona quando incontrava la gente del posto.
“La maggior parte delle volte erano piuttosto sorpresi di vedere uno straniero, soprattutto in questo periodo. Ogni volta nasceva spontanea la stessa domanda: ‘Perché sei qui in Russia?’. Ho sempre sentito l’interesse della gente, erano interessati a sapere cosa stessi facendo nel loro Paese”.
Una curiosità che ha certamente raggiunto il suo apice in Khakassia, quando, volendo ammirare la famosa Diga Sajano-Shushenskaja, sullo Enisej, la più potente del Paese, quasi un intero villaggio si è riunito per accompagnarlo in bicicletta alla centrale idroelettrica.
La diga Sajano-Shushenskaja al confine tra Repubblica di Khakassia e Territorio di Krasnojarsk
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Ulan-Udé, capitale della Repubblica di Buriazia, con la testa di Lenin più grande al mondo
Archivio personale“In Europa abbiamo un’idea dei russi come molto chiusi, molto freddi e poco accoglienti; ma non è per niente così! Mi hanno visto per strada e mi hanno dato un passaggio. E volevano sempre darmi tante cose. Mi hanno dato molto cibo, molti souvenir, sono stati davvero generosi, pronti ad aiutarmi per qualsiasi cosa”, insiste Etienne.
Pollice in alto per chiedere uno strappo fino a Chitá
Archivio personaleViaggiare significa anche scoprire un nuovo ambiente, sia dal punto di vista visivo che sociale. Dalle distese della taiga alle rive del Lago Bajkal, passando per le sterminate steppe della Siberia meridionale, il nostro autostoppista non ha potuto fare a meno di notare la varietà dei paesaggi lungo il percorso, avendo avuto la fortuna di visitare il parco nazionale degli Stolby (impressionanti pilastri naturali) di Krasnojarsk e quello di Ergaki.
L’accoglienza di Etienne a Chita e a Sajanogorsk
Archivio personale“Trovo impressionante il numero di paesaggi diversi che si vedono e la rapidità con cui cambiano. A volte, in 10-15 minuti, l’intero paesaggio cambia completamente ed è molto affascinante. Lo adoro e vorrei tornare indietro per rifare tutto il viaggio”, esclama.
Khabarovsk, capoluogo del Territorio omonimo
Archivio personaleAnche le città lungo il percorso hanno lasciato il segno, sia che si tratti di Blagoveshchensk, dove è stato sorpreso di vedere la Cina dall’altra parte del fiume, sia che si tratti di Chitá, la capitale della Transbaikalia, che, nonostante gli avvertimenti ricevuti sulla sua presunta pericolosità, si è rivelata particolarmente affascinante.
Chitá, capoluogo del Territorio della Transbajkalia
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Questa pluralità si riflette anche nella varietà di culture presenti in Russia, un Paese in cui convivono quasi 190 popoli indigeni.
Blagoveshchensk (Regione dell’Amur) e la dirimpettaia città cinese di Heihe
Archivio personale“Ho prestato attenzione alle diverse culture esistenti, soprattutto a Kyzyl e Ulan-Udé, che sono città buddiste. Oppure, quando ero ad Abakan, ho fatto un viaggio in macchina con la persona che mi ospitava e lei mi ha spiegato un po’ dei loro rituali sciamanici, li abbiamo fatti; è stato interessante. C’erano delle specie di menhir, abbiamo messo del pane come offerta e la signora ha camminato intorno alle pietre recitando qualcosa”, spiega Etienne.
Dopo questa spedizione indimenticabile, lo svizzero non vuole fermarsi. Si sta preparando, nel febbraio 2023, ad attraversare la penisola arabica, sempre in autostop, e successivamente intende tornare in Russia per ripetere la sua impresa, questa volta arrivando a Magadan, sulla costa del Mare di Okhotsk.
Vista di Vladivostok dall’alto delle colline che la cingono
Archivio personale“E poi perché non vivere per un po’ in Russia? Mi piacerebbe, in particolare in una città da qualche parte in Siberia o vicino al Mar Nero, dalle parti di Sochi”, conclude l’intraprendente giramondo.
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