Stalin parlava con un forte accento georgiano?

Sputnik
Nei film più recenti, il leader sovietico viene sempre interpretato con un’inflessione caucasica molto pronunciata. Nei film della sua epoca, la pronuncia era molto più sfumata. E nei video storici dei suoi discorsi reali le cose si complicano, tanto da far nascere varie teorie del complotto

La maggior parte dei russi di oggi, per ovvie ragioni anagrafiche, non ha mai visto Stalin dal vivo, essendo il leader morto nel 1953, ma non ha nemmeno mai visto un video dei suoi discorsi e delle sue apparizioni pubbliche! Pertanto, quando tali registrazioni appaiono su YouTube, molti scrivono nei commenti: “Sento la sua voce per la prima volta!”, e sono stupiti dal suo comportamento; dal fatto che rida e scherzi, e che la gente lo applauda e brilli di felicità per averlo incontrato. Questo non sorprende: le registrazioni con uno Stalin così, carismatico e “positivo”, sono state nascoste negli archivi per molti anni, dopo la destalinizzazione.

Al celebre XX Congresso del Pcus del 1956, il nuovo Segretario Generale Nikita Khrushchev tenne un rapporto segreto sui crimini di Stalin e stabilì di abolire il suo culto della personalità. Il suo corpo, imbalsamato come quello di Lenin, venne portato fuori dal mausoleo e sepolto vicino alle mura del Cremlino, i suoi monumenti, onnipresenti, vennero demoliti in tutto il Paese, e non fu più stato mostrato in tv. Khrushchev sottolineò che anche il cinema aveva svolto un ruolo significativo nella creazione del culto della personalità, e, per decisione del governo, i film di propaganda con Stalin, girati durante gli anni in cui era al potere, non vennero più proiettati, né ne furono girati di nuovi.

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I russi di oggi sono abituati a percepire l’immagine di Stalin dai numerosi film e sketch tardo sovietici e post sovietici. In essi, appare sempre in una forma esagerata, caricaturale, con attributi immancabili: l’uniforme militare, il berretto, la pipa e un pronunciato accento georgiano, che a quanto pare lo rende più sinistro.

Ma quanto è vera questa immagine? E quanto era forte il suo accento quando parlava in russo? Coloro che hanno sentito il leader parlare dal vivo sono rimasti sorpresi di non poter riconoscere la sua voce nelle registrazioni. Il diario di una parente di Stalin, Maria Svanidze (suo marito era il fratello della prima moglie di Stalin, e le due famiglie erano in rapporti stretti), è stato conservato nell’ex archivio del Politburo del Comitato Centrale del Pcus. Di solito Maria ascoltava dal vivo i discorsi di Stalin, ma una volta, nel 1936, lo sentì alla radio e rimase molto sorpresa. “Che strano, non ho riconosciuto la sua voce. Attraverso il microfono il timbro era diverso e, soprattutto, l’accento era al cento per cento più forte che nella vita reale. Dal vivo parla in modo molto pulito in russo e usa espressioni correnti di buon russo popolare…”

Stalin, un georgiano russificato

Il vero cognome di Stalin è Dzhugashvili. Nacque nel 1878 a Gori, non lontano dalla città di Tiflis dell’Impero russo (la moderna capitale della Georgia, Tbilisi). Fino all’età di 8 anni non conosceva il russo, ma sua madre voleva mandarlo in un seminario ortodosso e chiese ai figli di un prete locale di insegnare la lingua al piccolo Iosif. Di conseguenza, in soli due anni imparò il russo e fu ammesso direttamente al secondo anno di studi.

Stalin da giovane, in una foto scattata nel 1902

C’erano molti rivoluzionari a Tiflis, che erano stati esiliati da Mosca e San Pietroburgo. Iosif si mise attivamente in contatti con loro e si interessò al marxismo, e in seguito fu coinvolto nell’agitazione comunista in tutto l’Impero russo. Certo, parlava principalmente russo in questa veste, e fu allora che prese lo pseudonimo di Stalin, chiaramente russo (“stal” in russo significa “acciaio”). Successivamente, Lenin lo nominò a una carica di responsabilità nel partito.

La figlia di Stalin, Svetlana Allilueva, ha scritto nel suo libro di memorie “Venti lettere a un amico” che fino all’età di 6 anni non sapeva nemmeno che suo padre fosse georgiano. In famiglia si parlava russo e solo suo fratello maggiore un giorno le disse “papà una volta era georgiano”. Cosa significasse esattamente, non lo sapeva nemmeno. Ha ricordato: “Il georgiano non era coltivato nella nostra casa, e mio padre era completamente russificato”. Inoltre, la questione nazionale interessava poco i comunisti, e Stalin era persino irritato dal legame con le radici. “Mio padre si è terribilmente infuriato quando sono arrivati dei compagni dalla Georgia e, come è consuetudine (è impossibile per i georgiani farne a meno), hanno portato con sé doni generosi: vino, uva, frutta…”.

Problemi con la voce o con la registrazione?

Svetlana ha però anche ricordato che Stalin amava le canzoni georgiane, oltre a quelle russe e ucraine, e cantava con piacere con gli amici. “Aveva un udito eccellente e una voce acuta e chiara (ma parlava, al contrario, per qualche motivo, con voce bassa e sorda)”.

Anche i custodi della dacia di Stalin a Sochi parlano di una voce sorda e bassa. Nel suo ufficio era stata realizzata un’acustica speciale in modo che i presenti potessero sentire bene il leader, perché parlava quasi sussurrando.

Con tutto ciò, Maria Svanidze ha notato la pessima qualità della registrazione, come se Stalin parlasse in una stanza rumorosa e fosse molto difficile da capire. Maria ha anche visto in questo “un sabotaggio”.

La voce non stentorea di Stalin, e con un leggero accento (che di solito non può essere completamente eliminato da chi parla una lingua appresa non nella prima infanzia), è peggiorata dai vecchi microfoni e dei dispositivi di registrazione dell’epoca.

C’è anche una grande differenza tra i discorsi, legata al luogo in cui sono stati pronunciati. Ecco un discorso piuttosto libero e giocoso del leader all’inaugurazione della metropolitana. L’accento georgiano è appena percettibile, forse solo in singole parole e nelle combinazioni di suoni. 

C’è poi una registrazione del discorso di Stalin alla nazione alla radio del 3 luglio 1941, proprio nei primi giorni della guerra. Fa delle pause, chiaramente controllando la sua voce. Non si sente alcun accento. 

Ed ecco una registrazione sempre del 1941, ma in cui Stalin parla davanti all’Armata Rossa, più a braccio. Solo di tanto in tanto dà un’occhiata al testo. Qui l’accento è più evidente, forse anche per lo stato di agitazione emotiva.

Questo invece è un discorso del 1952, uno degli ultimi discorsi di Stalin, di fronte al partito. Qui parla molto chiaramente, facendo pause. L’accento è appena percepibile. Il timbro della voce e l’inflessione sono sorprendentemente diversi dal 194,1 e gli esperti ritengono che la voce non potesse essere cambiata così tanto a causa dell’età, quindi un tale mutamento è considerato un mistero storico.

Ma dal vivo parlava con l’accento?

Nelle sue memorie, il maresciallo Zhukov ha scritto che Stalin parlava a bassa voce, separando chiaramente una frase dall’altra. “Parlava con un notevole accento georgiano, ma conosceva perfettamente il russo e gli piaceva usare espressioni letterarie, esempi, metafore”.

Il traduttore di Stalin, Valentin Berezhkov, ha detto che Stalin aveva un accento georgiano, e ancor di più che poteva volutamente accentuarlo. Ha ricordato che durante le trattative con Churchill sull’apertura del secondo fronte c’è stato un momento di tensione, e Stalin “pronunciando lentamente le parole, con un accento georgiano deliberatamente accentuato” ha fatto un discorso piuttosto duro sul fatto che gli inglesi non dovevano “avere così paura” dei tedeschi.

Un altro dettaglio interessante è stato raccontato in un’intervista dal successivo traduttore di Stalin, Vladimir Erofeev. “Molotov mi ha avvertito: in nessun caso devi chiedergli di ripetere. Se non hai sentito quello che ha detto, trova un modo di uscire dall’imbarazzo. Perché altrimenti Stalin si offende, come se il suo accento fosse incomprensibile”.

È interessante notare che, molto probabilmente, anche l’atteggiamento di Stalin nei confronti del proprio accento cambiò nel tempo. Nella cinematografia sovietica vennero prodotti molti film di propaganda pseudo-storici, in cui Stalin appariva come un eroe. Con l’approvazione dello stesso Stalin, questo ruolo venne interpretato per molti anni dall’attore georgiano Mikhail Gelovani (1892-1956) che recitò il ruolo del segretario generale in ben 15 pellicole dal 1938 al 1953. L’artista non parlò mai personalmente con Stalin e si preparava per i ruoli ascoltando alla radio i discorsi del leader, cercando di imitare i suoi gesti, le espressioni facciali, nonché la particolarità del discorso e dell’accento. Nel 1949 era in preparazione l’ennesimo film, “‘La battaglia di Stalingrado” del regista Vladimir Petrov, e Stalin decise che l’attore georgiano non era adatto al ruolo di un leader e vincitore russo, e disse al ministro della Cinematografia Ivan Bolshakov: “Gelovani ha un forte accento georgiano. Il mio accento è così? Pensa all’attore giusto per il ruolo del compagno Stalin. Meglio che sia russo.” Per il ruolo fu scelto l’attore Aleksej Dikij (1889-1956), che dal 1937 al 1941 era stato recluso proprio in uno dei gulag staliniani.

A sinistra, l'attore georgiano e sovietico Mikheil Gelovani nel ruolo di Joseph Stalin nel film

Molti credono che dopo la vittoria su Hitler, Stalin abbia finalmente iniziato a sentirsi un leader russo e non desiderasse più identificarsi con la provinciale Georgia.

Teorie del complotto

Gli amanti delle teorie del complotto sono sicuri del fatto che le diverse percezioni della voce e dell’accento possano essere facilmente spiegate: Stalin aveva molti sosia. Alcuni avevano un accento più forte, altri no.

C’è un’altra versione popolare: Stalin non era affatto georgiano. Presumibilmente, la sua famiglia non ha radici georgiane ma ossete. Ancora più misteriosa è la versione secondo cui il padre di Stalin non sarebbe stato Vissarion Dzhugashvili, ma il geografo Nikolaj Przhevalskij (1839-1888) che si era fermato a Gori per un periodo di tempo.

Nikolaj Przhevalskij e Joseph Stalin

Tuttavia, non è chiaro come esattamente il padre biologico possa essere correlato all’accento. Dopotutto, fino all’età di 8 anni, il piccolo Iosif si esprimeva solo in georgiano. Inoltre, Stalin parlava spesso georgiano con il sua braccio destro Lavrentij Berja, che aveva un accento molto più forte.

Infine, c’è una teoria secondo cui non era Stalin a parlare alla radio, ma un’altra persona, e che anche i video sarebbero stati doppiati. È improbabile che si sappia mai la verità. Non ci resta che guardare i video e chiedersi come Stalin possa essere contemporaneamente un crudele tiranno e un così travolgente oratore che affascinava le folle.


Stalin finì due volte sulla copertina di “Time” come “Uomo dell’anno”. Perché? 

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