Perché il Maresciallo Zhukov, eroe della Seconda guerra mondiale, divenne nemico di Stalin?

Sputnik
Aveva sconfitto i nazisti e conquistato Berlino, ma dopo il conflitto subì l’esilio interno e la degradazione a ruoli marginali

Quando Georgij Zhukov (1896-1974), il più importante Maresciallo dell’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale, morì nel 1974, dopo 15 anni di pensione lontano dalla vita pubblica, il poeta emigrato Joseph Brodsky (1940-1996) scrisse una poesia intitolata “In morte di Zhukov”. Dove si legge: 

Спи! У истории русской страницы

хватит для тех, кто в пехотном строю

смело входили в чужие столицы,

но возвращались в страхе в свою

*

Dormi! Basta una pagina della storia russa

per quelli che con un reggimento di fanteria

marciarono con coraggio sulle capitali straniere

per tornare nella propria pieni di paura

Forse il termine “paura” è un po’ una licenza poetica, perché Zhukov, che sconfisse i giapponesi nella battaglia di Khalkhyn Gol nel 1939 e fu uno dei comandanti militari di maggior successo durante tutta la guerra contro la Germania, è veramente uno che non aveva paura di nulla. 

Ma Brodsky colse un punto importante, perché, dopo la guerra, Stalin pugnalò Zhukov alla schiena come nessun nemico straniero avrebbe mai nemmeno immaginato di poter fare. 

Un temutissimo rivale 

Nel 1946, Zhukov fu nominato comandante della zona di occupazione sovietica in Germania e prestò servizio come comandante in capo delle forze di terra sovietiche. Sembrava avere un futuro brillante davanti a sé. Ma tutto cambiò per lui nello stesso anno, quando Stalin gli revocò tutti gli incarichi e lo mandò nella città meridionale di Odessa a dirigere un distretto militare locale. Un esilio umiliante per un eroe di guerra di questa portata. 

Stalin aveva una specie di scusa sottile: il maresciallo Aleksandr Novikov, che guidava le forze aeree, aveva affermato che Zhukov stava cospirando contro di lui. In effetti, Novikov fu costretto a firmare questa “testimonianza” contro Zhukov sotto tortura. “Hanno distrutto il mio morale, ero disperato… intere notti insonni… quindi l’ho firmato, solo per mettere fine a quella tortura”, avrebbe più tardi confessato Novikov. Ma questa testimonianza forzata fornì a Stalin le basi per accusare Zhukov di “bonapartismo” e mandarlo in esilio. 

Quello che è realmente successo è che Stalin voleva liberarsi di un potenziale rivale di cui era sospettoso e spaventato. Zhukov era diventato enormemente popolare durante la guerra, a tal punto che avrebbe potuto potenzialmente porre una sfida al monopolio di Stalin sul potere. Come disse lo stesso Zhukov quando gli fu chiesto perché Stalin avesse usato false accuse per mandarlo in esilio: “Era geloso della mia gloria. E [il ministro degli Interni Lavrentij] Berja alimentava quella sensazione ancora di più.” 

Nessuna insubordinazione 

Nel periodo 1946-1948, Zhukov visse a Odessa e passò il suo tempo a combattere il crimine locale; un pesante passo indietro per un uomo che aveva comandato l’esercito capace di schiacciare il nazismo. Tuttavia, Zhukov non dette segni di insubordinazione. Nel 1947, le autorità locali annunciarono che il crimine organizzato, che a Odessa prosperava dopo la guerra, era stato sconfitto. Circolavano voci sul fatto che Zhukov avesse autorizzato il fatto di sparare ai criminali a vista e senza processo. Anche se potrebbe benissimo essere una leggenda metropolitana, riflette l’atteggiamento che la gente aveva nei confronti di Zhukov in quel momento.

Nel 1948, Stalin mandò Zhukov ancora più a lontano nelle province, nominandolo comandante del distretto militare degli Urali a Sverdlovsk (l’attuale Ekaterinburg, 1.785 km a est di Mosca). Nello stesso anno, Zhukov fu accusato di saccheggio durante la presa di Berlino e dovette scusarsi pubblicamente: “Non avrei dovuto raccogliere quella inutile spazzatura e metterla in un magazzino, supponendo che nessuno ne avesse più bisogno”. Rimase a Sverdlovsk fino al 1953, l’anno in cui Stalin morì. 

Il ritorno al potere 

Appena un mese prima della sua morte, Stalin ordinò a Zhukov di tornare a Mosca. Zhukov immaginò che Stalin avesse bisogno della sua esperienza militare per prepararsi a una potenziale guerra contro l’Occidente, e che questo fosse il motivo per cui il suo esilio era giunto alla fine. Ad ogni modo, dopo la morte di Stalin, Zhukov fu nominato viceministro della Difesa e svolse un ruolo cruciale nella politica sovietica. 

Fu lui ad arrestare Lavrentij Berja, uno dei più potenti e sinistri scagnozzi di Stalin, profondamente associato alla storia cruenta dell’Nkvd, l’onnipotente e opprimente servizio segreto dell’Unione Sovietica. Altri funzionari, tra cui il futuro leader Nikita Khrushchev e il meno noto Georgij Malenkov, che avevano formato un triumvirato con Berja, complottarono contro di lui. L’autorità di Zhukov nell’esercito fu di grande aiuto. 

Arrestò personalmente Berja con l’aiuto di soldati armati. “Sono arrivato da dietro e ho urlato ‘Alzati! Sei in arresto!’ e gli ho bloccato le braccia mentre si alzava”, ricordò Zhukov nelle sue memorie. Berja fu successivamente giustiziato (senza la partecipazione di Zhukov). 

Contro lo stalinismo 

Proprio come Khrushchev, Zhukov fu fedele a Stalin mentre era vivo, ma dopo la sua morte andò persino oltre il nuovo leader sovietico nel denunciare gli errori, il culto della personalità e le repressioni inutili e brutali. Come nota lo storico Leonid Maksimenkov, Zhukov, da ministro della Difesa ne periodo 1955-1957, “aveva un suo piano per combattere lo stalinismo e gli stalinisti”. 

Riaprì i casi di comandanti militari che erano stati condannati a morte in base a false accuse negli anni Trenta. Diverse volte riuscì a punire i generali che erano responsabili, togliendoli dai loro posti.

Questo, secondo Maksimenkov, è ciò che spinse Khrushchev a costringere Zhukov alla pensione. Khrushchev sapeva perfettamente quanti funzionari, compresi quelli ai massimi livelli e lui stesso, erano coinvolti negli sporchi affari degli anni Trenta. Eliminare i membri dell’apparato implicati nei crimini degli anni Trenta avrebbe rischiato di danneggiare l’intero sistema sovietico. Così, nel 1957, la nuova dirigenza costrinse Zhukov a ritirarsi, accusandolo di aver consolidato troppo il suo potere. 

Questa volta la sua carriera militare e politica era davvero finita. Trascorse il resto della sua vita a scrivere memorie e a rilasciare occasionali interviste, soprattutto sulla guerra, praticamente senza mai menzionare il periodo di intrighi postbellico.

 

La Coca-Cola del maresciallo Zhukov, trasparente come la vodka 

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