Arcipelago Gulag: quali erano i campi principali del sistema repressivo sovietico

Dal Circolo polare artico al Kazakistan, fino alle più remote lande dell’Estremo Oriente russo, per un trentennio i lager fiorirono ovunque nell’Urss

Oggi, con la parola “gulag” in Occidente si intende spesso qualsiasi carcere o campo di prigionia sovietico. Questa è un’inesattezza: infatti, il Gulag (da: Glavnoe Upravlenie LAGerej i mest zakljuchenija; Direzione generale dei campi e dei luoghi di detenzione) è una precisa istituzione, nata nel 1930, rimasta attiva trent’anni, e chiusa definitivamente nel 1960.

L’essenza del Gulag (in russo, l’accento cade sulla a: gulàg), tuttavia, è ben noto: “uno Stato nello Stato”; un potere carcerario che contava più di trentamila luoghi di detenzione. Il Gulag è saldamente associato al nome di Stalin: fu sotto di lui che venne creato un sistema in base al quale milioni di prigionieri costruirono città, canali e fabbriche, estrassero oro e uranio e svilupparono territori inabitati oltre il Circolo polare artico e nella sperdutissima Kolymà.

Secondo il Museo di Storia del Gulag di Mosca, 20 milioni di prigionieri sono stati reclusi nei campi e nelle prigioni di questo sistema. Almeno 1,7 milioni di persone sono morte: per fame, duro lavoro o malattia. Tra loro c’erano sia criminali comuni che persone innocenti, finite nei campi per i famigerati reati “politici”.

È impossibile descrivere tutti i campi del sistema Gulag in un solo articolo, ma abbiamo identificato alcuni dei più importanti: il più terribile, il più densamente popolato, il più importante per l’economia sovietica… Ecco una sintesi.

1 / Solovetskij lager osobogo naznachenija (Slon)

Ubicazione: Isole Solovetskij (1.400 km a nord di Mosca)

Anni di esistenza: 1923-1933

Numero massimo di prigionieri: 71.800

Il “nonno” di tutti i campi sovietici, il lager delle Isole Solovetskij, in senso stretto, sorse molto prima del Gulag. Lo Slon (in russo vuol dire “Elefante” ma qui era, con un macabro gioco di parole, anche l’acronimo di “Solovetskij lager osobogo naznachenija”; “Campo delle Solovetskij a scopo speciale”) fu un banco di prova, dove venne testato il sistema, usando il lavoro di massa dei prigionieri. “L’uso del lavoro dei prigionieri inizia da lì”, ha confermato Leonid Borodkin, capo del Centro di Storia economica dell’Università Statale di Mosca.

Su queste gelide isole del Mar Bianco, decine di migliaia di prigionieri abbatterono alberi, costruirono strade, svuotarono paludi. Inizialmente, il regime carcerario era relativamente morbido, ma alla fine degli anni Venti, le autorità lo avevano portato ai limiti umani. I prigionieri che non erano in grado di lavorare venivano presi a bastonate, annegati, torturati. Aleksandr Solzhenitsyn in “Arcipelago Gulag” ha chiamato questo campo “la Auschwitz polare”.

All’inizio degli anni Trentra, lo Slon fu liquidato, e i prigionieri vennero trasferiti in altri campi. Il sistema era stato testato e aveva funzionato: era tempo di espanderlo a tutto il gigantesco Paese dei Soviet.

2 / Belomorsko-Baltijskij ispravitelno-trudovoj lager (Belbaltlag)

Ubicazione: Carelia (1.100 km a nord di Mosca)

Anni di esistenza: 1931-1941

Numero massimo di prigionieri: 108.000

Con il Belbaltlag (Campo correttivo di lavoro del Mar Bianco e del Baltico) iniziò la storia delle “grandi costruzioni del comunismo”; progetti su larga scala attuati principalmente sfruttando il lavoro dei prigionieri. Il nuovo campo doveva affrontare il compito di collegare il Mar Bianco con il Lago Onega, costruendo un canale di 227 chilometri.

I prigionieri del Belbaltlag completarono il piano: entro l’estate del 1933 il canale era pronto. Per farlo fu necessario lavorare in condizioni estreme, e come attrezzi c’erano solo pale, picconi e altri attrezzi manuali; niente macchine, gru o escavatrici. A coloro che non rispettavano gli obiettivi di produzione venivano ridotte le razioni ed era aumentata la pena detentiva. Secondo le sole cifre ufficiali, 12.000 persone morirono durante la costruzione del Belomorkanal, il Canale Mar Bianco-Mar Baltico.

“Con il Belomorkanal, il Gulag ha iniziato a essere percepito come la norma, come uno sfondo normale della vita di tutti i giorni”, ha scritto “Novaja Gazeta”. Seguirono altri cantieri, dove migliaia di prigionieri lavorarono e morirono. Per quanto riguarda il Belbaltlag, il lager rimase operativo fino al 1941 e venne liquidato in concomitanza con l’inizio della Grande Guerra Patriottica (come viene chiamata in Russia la Seconda guerra mondiale).

3 / Bajkalo-Amurskij ispravitelno-trudovoj lager (BAMlag)

Ubicazione: Regione dell’Amur (7.700 km a est di Mosca)

Anni di esistenza: 1932-1938

Numero massimo di prigionieri: 200.000

Anche sullo sfondo di altri cantieri del sistema Gulag, la ferrovia Bajkal-Amur (Bam) era un progetto titanico: era prevista la costruzione di 4.000 chilometri di strada ferrata da Tajshet (in Siberia) a Sovetskaja Gàvan (nell’Estremo Oriente). I prigionieri per la costruzione della Linea Bam (che corre più a nord della Transiberiana) furono portati qui da tutta l’Urss.

“Qui, come in nessun altro posto, veniva applicata in modo ferreo la regola ‘Chi non lavora, non mangia’”. Quando la costruzione non rispettava i tempi dati, l’amministrazione del campo aumentava immediatamente le ore della giornata lavorativa. Si arrivò a lavorare sedici o addirittura diciotto ore”, scrive lo storico Sergej Papkov nel suo libro “Stalinskij terror v Sibiri” (“Il Terrore di Stalin in Siberia”). Ma a causa della bassa efficienza del lavoro di questi uomini trattati come schiavi, e del lavoro in condizioni estreme, la Bam non fu costruita prima della guerra, dopo di che il progetto fu rinviato, e solo negli anni Ottanta la ferrovia fu realizzata, ma non più da prigionieri ma da volontari idealisti giunti qui da ogni angolo dell’Urss.

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4 / Dmitrovskij ispravitelno-trudovoj lager (Dmitrovlag)

Ubicazione: Regione di Mosca

Anni di esistenza: 1932-1938

Numero massimo di prigionieri: 192.000

Un altro progetto di costruzione su larga scala in cui lavoravano i prigionieri di Gulag fu la costruzione del canale per collegare la Moscova e il Volga. Qui il lavoro era duro, ma rispetto ad altri campi, le condizioni non erano poi così male.

“Il campo di Dmitrov era una specie di vetrina del sistema Gulag. C’era un tasso di mortalità piuttosto basso, compensazioni giornaliere, stipendio, rilascio anticipato”, spiega Ilja Udovenko, ricercatore presso il Museo di Storia di Gulag. Il campo era troppo vicino a Mosca: una cosa è quando migliaia di detenuti muoiono nell’oscurità nelle foreste della Siberia, e un’altra quando gli abitanti della capitale possono vederlo.

5 / Severo-Vostochnyj ispravitelno-trudovoj lager (Sevvostlag)

Ubicazione: Kolyma (10.300 km a nordest di Mosca)

Anni di esistenza: 1932-1952

Numero massimo di prigionieri: 190.000

All’opposto del campo modello “metropolitano” di Dmitrov c’era la Kolymà: l’Urss non fece certo troppe cerimonie con i prigionieri che furono inviati sulle rive del Mare di Okhotsk per estrarre oro e stagno e costruire da zero infrastrutture resistenti al clima rigido (fu negli anni Trenta che dal nulla fu costruito il centro regionale di Magadan). 

Il centro per lo sviluppo della Kolyma era il Sevvostlag (Campo correttivo di lavoro del Nordest), un campo gestito dal Dalstroj, il Trust di costruzione dell’estremo nord, organizzazione statale per lo sviluppo del Settentrione dell’Estremo Oriente russo. In termini legali, il Dalstroj non era considerato parte del sistema Gulag, ma le condizioni nei suoi campi, alla fine degli anni Trenta, non erano certo più facili.

“Nel campo, affinché un giovane in buona salute… in una galleria per l’estrazione dell’oro durante l’inverno, si trasformasse in un cadavere ambulante, bastavano da venti a trenta giorni con una giornata lavorativa di sedici ore, sette giorni alla settimana, con fame sistematica, vestiti strappati e passando la notte a meno sessanta gradi in una buca coperta solo da una tenda di tela cerata… Questo periodo è stato verificato più volte”, scrisse sui campi della Kolyma Varlam Shalamov, che vi trascorse più di dieci anni. Secondo i rapporti, almeno 150 mila persone sono morte in quei lager.

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6 / Norilskij ispravitelno-trudovoj lager (Norillag)

Ubicazione: Norilsk (4.000 km a nordest di Mosca)

Anni di esistenza: 1935-1956

Numero massimo di prigionieri: 72.000

Oggi Norilsk con la sua popolazione di 179.000 abitanti è la più grande città polare del mondo. Venne costruita, come Magadan, negli anni Trenta dai prigionieri del Gulag. L’industria sovietica aveva bisogno di metalli, e Norilsk crebbe attorno a un impianto di rame-nichel, dove la forza lavoro era composta da prigionieri.

“I campi di Norilsk non sono stati i peggiori nel sistema Gulag”, afferma il giornalista locale Stanislav Strjuchkov. “I prigionieri di Norilsk sono sempre stati visti come un importante strumento di lavoro, un mezzo per realizzare il piano.” Di norma, venivano inviati al Norillag i prigionieri relativamente sani e giovani, che erano in grado di lavorare nelle condizioni dell’estremo nord. A questo proposito, la mortalità a Norilag era inferiore rispetto alla Kolyma o ai lager della costruzione della linea Bajkal-Amur.

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7 / Vorkutinskij ispravitelno-trudovoj lager (Vorkutlag)

Ubicazione: Vorkuta (1.800 km a nord est di Mosca)

Anni di esistenza: 1938-1960

Numero massimo di prigionieri: 72.900

Vorkutà è un’altra città polare costruita dai detenuti del Gulag. La storia del Vorkutlag ricorda molto quella dei lager di Norilsk, con l’eccezione che l’impresa attorno alla quale qui crebbe la città era una centrale a carbone. Ma durante la guerra, il Vorkutlag acquistò un significato speciale: non solo fornì al Paese carbone, ma ricevette anche criminali “particolarmente pericolosi” condannati ai lavori forzati.

I tassi di produzione erano in costante aumento, e le condizioni di lavoro erano terribili. Il malcontento dei prigionieri raggiunse un livello tale che nel 1942 scoppiò la rivolta di Ust-Usa, in uno dei campi di prigionia. “L’unica azione armata dei prigionieri nell’intero periodo della guerra”, ha commentato lo storico Nikolaj Upadyshev, parlando della rivolta. Dopo aver disarmato le guardie, centinaia di prigionieri si impossessarono delle loro armi e cercarono di far crescere la ribellione coinvolgendo gli abitanti dei villaggi circostanti. Ma la rivolta fu sedata: le truppe dell’Nkvd sconfissero i ribelli.

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8 / Karagandinskij ispravitelno-trudovoj lager (Karlag)

Ubicazione: vicino a Karagandà, Kazakistan (3.000 km a est di Mosca)

Anni di esistenza: 1931-1959

Numero massimo di prigionieri: 65.000

A differenza dei campi associati ai “grandi cantieri”, il governo sovietico organizzò il Karlag come un campo permanente. Il compito dei prigionieri del Karlag era di fornire cibo, vestiti e altri prodotti all’intero Kazakistan settentrionale. “Il lavoro per i prigionieri del campo non finiva mai: nei periodi caldi dell’anno erano impegnati in agricoltura, in quelli freddi lavoravano in fabbriche e laboratori”, scrive il giornale kazako “Vlast”.

Nel Karlag vennero inviati in massa principalmente i prigionieri “politici”, compresi i rappresentanti dei popoli sospettati di collaborare con i tedeschi durante la guerra. All’interno della sua struttura lavorava anche il famigerato Alzhir (Akmolinskij lager zhen izmennikov Rodiny; Campo di Akmolinsk per le mogli dei traditori della Patria), dove venivano rinchiuse le mogli e i figli di coloro che erano stati condannati per tradimento contro l’Urss. Secondo la legge sovietica, essere parenti di un “traditore” era un crimine. Qualcuno nel campo ci nacque persino: dal 1931 al 1959 vennero alla luce 1.507 bambini nel Karlag.

Il materiale di questo articolo è stato preparato con l’aiuto del Museo di storia Gulag di Mosca 

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