La risposta dei cosacchi al sultano turco? Un falso storico che ha ispirato un grande capolavoro

TASS; Museo Russo; Galleria Tretjakov
Uno dei dipinti russi più importanti, “I cosacchi dello Zaporozhje scrivono una lettera al sultano Mehmed IV di Turchia” di Ilja Repin, si basa non su un documento storico, ma su un falso ottocentesco; una lettera piena di parolacce, frutto dell’epoca del romanticismo e della propaganda politica anti turca

Negli anni Settanta del Seicento, l’Impero Ottomano si scontrò con lo Zarato di Russia. Duecento anni dopo, il famoso pittore realista Ilja Repin (1844-1930) sentì raccontare una storia sui cosacchi che avevano composto una lettera a Mehmed IV, il sultano dell’ostile Impero ottomano.

La storia ispirò Repin a creare uno dei suoi più grandi capolavori. Oggi molti credono, anche proprio per via del celebre dipinto di Repin, che quella lettera sia un documento autentico, ma gli storici esprimono molte riserve.

Il racconto sentito da Repin

Nell’estate del 1878, Ilja Repin andò in visita al famoso imprenditore e mecenate degli artisti Savva Mamontov nella sua tenuta di Abramtsevo, vicino a Mosca. Durante uno degli incontri nella tenuta, l’artista ascoltò la storia che lo avrebbe ispirato.

Ilja Repin

I cosacchi, si raccontava, ricevettero una lettera dal Sultano dell’Impero Ottomano che ordinava loro di arrendersi. Dopo aver ricevuto la missiva, si riunirono per comporre la loro risposta al Sultano e la redassero nei termini più duri e umilianti possibili.

Il racconto ispirò l’artista a creare uno dei suoi capolavori più noti: “I cosacchi dello Zaporozhje scrivono una lettera al sultano Mehmed IV di Turchia”, una tela larga 3,58 m e alta 2,03 m, che fu iniziata nel 1880 e terminata non prima del 1891 e che oggi si può vedere esposta al Museo Russo di San Pietroburgo. Ma gli storici dubitano che la lettera sia qualcosa di più che puro folclore; un’invenzione volta a evidenziare la grandezza, l’orgoglio e l’amore per la libertà dei cosacchi.

Le lettere nella versione più nota

Esiste una versione ampiamente diffusa della cosiddetta corrispondenza tra il sultano ottomano e i cosacchi. La lettera del sovrano ha di solito questa forma:

“Il Sultano Mehmed IV ai cosacchi dello Zaporozhje. 

Io, in quanto Sultano; figlio di Maometto; fratello del Sole e della Luna; nipote e viceré di Dio; governatore dei regni di Macedonia, Babilonia, Gerusalemme, Alto e Basso Egitto; imperatore degli imperatori; sovrano dei sovrani; cavaliere straordinario, mai sconfitto; tenace guardiano della tomba di Gesù Cristo; fiduciario scelto da Dio stesso; Speranza e Conforto dei musulmani; grande difensore dei cristiani, comando a voi, cosacchi dello Zaporozhje, di sottomettervi volontariamente e senza alcuna resistenza e di desistere dall’intralciarmi con i vostri attacchi”.

La risposta piccata dei cosacchi

La risposta provocatoria, beffarda e volgare dei cosacchi al sultano viene spesso raccontata nei seguenti termini:

“I cosacchi dello Zaporozhje al sultano turco.

Tu, diavolo turco, maledetto compare e fratello del demonio, servitore di Lucifero stesso. Quale straordinario cavaliere sei, che non riesci a uccidere un riccio col tuo culo nudo? Il diavolo caca e il tuo esercito ingrassa. Non avrai, figlio d’una cagna, dei cristiani sotto di te, non temiamo il tuo esercito, e per terra e per mare continueremo a darti battaglia, sia maledetta tua madre.

Tu cuoco di Babilonia, carrettiere di Macedonia, birraio di Gerusalemme, fottitore di capre di Alessandria, porcaro di Alto e Basso Egitto, maiale d’Armenia, ladro infame della Podolia, ‘amato’ tataro, boia di Kamjanets, idiota del mondo e dell’altro mondo, nipote del Serpente e piaga del nostro cazzo. Muso di porco, deretano di giumenta, cane di un macellaio, fronte non battezzata, vai a fottere tua madre!

Ecco come gli Zaporozi ti hanno risposto, essere infimo: non comanderai neanche i maiali di un cristiano. Così concludiamo, visto che non conosciamo la data e non possediamo un calendario, il mese è in cielo, l’anno sta scritto sui libri e il giorno è lo stesso da noi come da voi. Puoi baciarci il culo!

Il Koshevoj atamano Ivan Sirko, con l’intera armata dello Zaporozhje”.

Una finzione romantica

Questa versione della lettera provocatoria ha ispirato Ilja Repin, poiché trasudava il caldo temperamento e le emozioni dei cosacchi, che potevano bene essere riflessi in modo colorato nel futuro dipinto. Gli storici ritengono, tuttavia, che la lettera sia stata una creazione popolare e non un vero documento storico.

“La corrispondenza del sultano con i cosacchi di Chigirin aveva subito una trasformazione testuale nel XVIII secolo, per cui gli abitanti di quella zona diventarono Zaporozhiani e la satira controllata della risposta fu degradata in volgarità popolare. In questa versione volgare, la corrispondenza cosacca si diffuse abbastanza ampiamente nel XIX secolo. In un certo numero di casi, è stata citata come documentazione autentica, in gran parte, sembra, perché le lettere tendevano a confermare un’immagine romantica preconcetta di come si pensava fossero i cosacchi […]”, ha concluso Daniel C. Waugh, uno studioso della Russia medievale e moderna presso l’Università di Washington (Seattle).

Uno schizzo esposto alla Galleria Tretyakov di Mosca

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I ricercatori ritengono, inoltre, che la lettera fosse un esempio di opuscoli anti-turchi che avevano forte circolazione grazie ai sentimenti anti-turchi che all’epoca erano diffusi in Europa. Gli studiosi sottolineano che la lettera è datata in modo diverso da una fonte all’altra, ha anche diverse versioni, diversi firmatari e destinatari, e tutto questo testimonia la sua non autenticità.

Una seconda versione incompiuta del dipinto è esposta al Museo delle Belle Arti di Kharkiv, in Ucraina

Per Repin, tuttavia, che la lettera fosse vera o meno non faceva molta differenza. L’artista studiò i cosacchi, realizzò il primo schizzo a matita del futuro capolavoro il 26 luglio 1878 e completò il lavoro nel 1891.

Oggi, lo schizzo è esposto alla Galleria Tretjakov di Mosca e il dipinto al Museo Russo di San Pietroburgo. Una seconda versione incompiuta del dipinto è esposta al Museo delle Belle Arti di Kharkov (Kharkiv), in Ucraina.


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