Otto cose bizzarre scritte sulla Mosca sovietica da stranieri famosi che la visitarono

Geoff MacCormack
Alcuni particolari colpirono questi scrittori, filosofi, cantanti di passaggio: dalle donne poco truccate, allo champagne alla spina

Durante il periodo sovietico, non molti stranieri riuscirono a vedere la “vera” Mosca. La vita reale delle persone era attentamente tenuta lontana dagli occhi indiscreti dei turisti. Le autorità cercavano di condurli nei luoghi più eleganti, di farli pernottare nei migliori hotel per stranieri, dove ai sovietici non era permesso entrare, e, naturalmente, di monitorare da vicino e segretamente ciò che facevano.

Qualcuno non era in grado di guardare oltre lo schermo della propaganda, e chi ci riusciva, non poteva dimenticare cosa aveva visto. Questo è ciò che scrissero alcuni personaggi famosi dopo le loro visite alla Mosca sovietica.

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“Tutti i membri del partito marciano per le strade” – David Bowie (1967-2016)

La leggenda del glam rock britannico arrivò a Mosca il 30 aprile 1973, alla vigilia di una grande festa, quella del Primo maggio. Mosca gli apparve nel suo aspetto più cerimoniale: “Quella notte ci fermammo all’Hotel Intourist, e il giorno seguente fummo fortunati nel vedere una sfilata per le strade della città in onore del Primo maggio, che si tenne per le strade della città. È la più grande festa russa celebrata in onore della fondazione del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.” (sic).

“Tutti i membri del partito marciano per le strade, portano bandiere rosse e cantano canzoni patriottiche. È interessante osservare tutto ciò: la visione di un numero enorme di persone unite da un obiettivo comune è impressionante”, scrisse alla sua addetta stampa Cherry Vanilla.

“Tutto viene venduto direttamente in strada, a meno 25 °C” – Walter Benjamin (1892-1940)

Il filosofo tedesco trascorse diversi mesi a Mosca come turista, dal dicembre 1926 al gennaio 1927, e fu colpito dal commercio di strada in pieno inverno. Nel suo saggio su Mosca scrisse: “Gli angoli delle strade, almeno nei quartieri in cui gli stranieri vanno per affari, sono ricoperti di mucchi di stracci: sono i giacigli del gigantesco lazzaretto chiamato ‘Mosca’, disseminati lì all’aperto”.

“È la caotica varietà del commercio ambulante. Lucido per le scarpe, libri illustrati, cancelleria, fazzoletti, slittini, altalene per bambini, biancheria femminile, uccelli impagliati, ferri da stiro: tutto sciorinato lì sulla strada, come se non si fosse a 25 gradi sotto zero, ma in piena estate napoletana.”

“Qui il gusto manca del tutto” – Pamela Travers (1899-1996)

Pamela Travers, autrice dei libri su Mary Poppins, arrivò a Mosca negli anni Trenta come parte di un gruppo escursionistico e non capì per niente la bellezza di uno dei simboli principali della città. “Ma chi è San Basilio? In suo onore, è stata eretta una cattedrale, torreggiante sulla Piazza Rossa. Non posso neanche definirla un esempio di cattivo gusto, perché, secondo me, qui il gusto è completamente assente, e un incubo architettonico ne segue un altro.”

“Tutta la città assomiglia a una gigantesca scenografia cinematografica lungo la quale si allungano file per acquistare i generi alimentari,” scrisse la Travers, che aggiunse: “Sui volti dei [moscoviti] c’è costantemente un’espressione assente, come se fossero sotto narcosi.”

“Compagno negro, si sieda al mio posto!” – Langston Hughes (1901-1967)

Il padre della Jazz poetry arrivò a Mosca nei primi anni Trenta, invitato per le riprese di un film. Hughes era felice dell’invito e la sua gioia non svanì, arrivando in Unione Sovietica. Vide il popolo sovietico con occhi completamente diversi rispetto a Pamela Travers:

“Degli abitanti di tutte le grandi città del mondo, i moscoviti mi sono sembrati la gente più educata con gli estranei”, osservò in “I Wonder as I Wander” (parte di quest’opera autobiografica è stata tradotta in italiano con il titolo “Mondo senza fine”).

“La gente ha fatto di tutto per mostrarci cortesia. Sugli autobus affollati, nove volte su dieci, più di un russo si alzava per lasciarmi il posto e con cortesia mi diceva: ‘Compagno negro, si sieda’”.

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“Donne acqua e sapone, o truccate molto poco” – John Steinbeck (1902-1968) e Robert Capa (1913-1954)

Lo scrittore americano e premio Nobel John Steinbeck, arrivò nel dopoguerra a Mosca con Robert Capa, il grande classico della fotografia documentaristica. Il loro obiettivo era quello di fare un reportage sulla vita del popolo sovietico. Nel 1947, scrissero:

“Le donne sono senza trucco o truccate molto alla leggera, i loro vestiti sono puliti, ma non molto belli. Per strada ci sono molte persone in uniforme militare, anche se ovviamente non sono più in servizio nell’esercito. Sono soldati smobilitati, che semplicemente non hanno altri vestiti. L’uniforme in questo caso è indossata senza insegne e senza spalline”.

Allo stesso tempo, notarono un’ondata di moralismo nella gioventù sovietica. “Si tratta di qualcosa di simile a quello che è successo negli Stati Uniti, nelle città provinciali, una generazione fa.

Le ragazze decenti non vanno nei locali notturni. Le ragazze decenti non fumano. Le ragazze decenti non si mettono il rossetto né si laccano le unghie. Le ragazze decenti si vestono in modo castigato. Le ragazze decenti non bevono. E le ragazze decenti sono molto prudenti con i ragazzi.”

“I russi sono maestri nel cosiddetto ‘gambetto russo’” – John Steinbeck e Robert Capa

“Abbiamo sentito che i russi sono veri maestri del gioco che noi chiamiamo ‘gambetto russo’, e pochi possono batterli. Le sue regole sono molto semplici. La persona con cui volete incontrarvi in un ufficio governativo ‘è uscita’, ‘si è sentita male’, ‘è andata in ospedale’ o ‘non è sul posto, è in vacanza’. Questo può andare avanti per anni.”

Urss: 22.400.000 chilometri quadrati senza una sola pubblicità della Coca-Cola” – Gabriel Garcia Marquez (1927-2014)

Nel 1957, da giornalista alle prime armi, il celebre scrittore latinoamericano venne a Mosca per il Festival mondiale della gioventù e degli studenti, facendosi passare per membro di un ensemble folcloristico.

“Mosca, il più grande villaggio del mondo, non corrisponde alle proporzioni familiari all’uomo. Priva di vegetazione, ti esaurisce e ti soffoca”, scrisse in seguito. “Non ci sono strade ordinarie. Esiste un unico sistema di viali che convergono nel centro geografico, politico e sentimentale della città, la Piazza Rossa.” 

Inoltre scrisse: “La scomparsa delle classi sociali è di una evidenza che lascia di stucco: tutti sono uguali, tutti girano con abiti vecchi e mal cuciti e con pessime scarpe”.

“Lo champagne è venduto alla spina” – Mikhajlo Mikhajlov (1934-2010)

Lo studioso e pubblicista jugoslavo di origini russe trascorse cinque settimane a Mosca nell’estate del 1964, e l’anno seguente fu arrestato dal governo di Tito per aver  “calunniato una potenza amica”; l’Urss.

“La metropolitana è intitolata a Lenin, la Biblioteca centrale è intitolata a Lenin e persino il Circo di Mosca è stato insignito dell’Ordine di Lenin! È meraviglioso come le persone non se ne accorgano: ciò che si ripete troppo spesso, perde ogni significato…”, scrisse.

Mikhailov, peraltro, era arrivato in Unione Sovietica non nel peggiore dei suoi momenti: era in corso il “Disgelo” di Khrushchev, e questa atmosfera frizzante si faceva sentire a ogni angolo.

“Per le strade ci sono grandi cisterne, dalle quali viene versata la bevanda nazionale russa, il kvas. A ogni piè sospinto ci sono macchinette automatiche con acqua gassata. Un bicchiere di pura acqua frizzante costa una copeca, con succo di lampone tre”.

“La metropolitana è oltre ogni descrizione. Ogni minuto, o uno e mezzo, arriva un treno e tutto funziona alla perfezione. A ogni angolo c’è un chiosco per le informazioni. Per due copeche vi diranno quale autobus, filobus, o linea della metropolitana vi porterà alla destinazione desiderata. Lo champagne è venduto alla spina e può essere bevuto al banco.”


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