Chi erano gli Stolti in Cristo e perché erano così amati dagli zar russi?

Grafov Vitalij Yurjevich/v-grafov.ru
Si aggiravano sporchissimi e spesso completamente nudi per le città, borbottando preghiere e gridando anatemi, eppure i monarchi di Russia li riverivano e li invitavano persino a Palazzo, e anche i contadini erano a loro profondamente devoti

Quando nel 1570 lo zar Ivan il Terribile (1530-1584) con il suo esercito si avvicinò a Pskov, avrebbe voluto farla pagare a caro prezzo agli abitanti di quella città che, ancora una volta, avevano messo in discussione il potere dello zar di Mosca. La popolazione di Pskov, che si aspettava una vendetta terribile e un cruento massacro, uscì dalle mura per incontrare Ivan, accogliendolo con pane e sale; il tipico segno di benvenuto. Quindi, come testimoniano gli annali, si verificò uno strano caso. Dalla folla uscì un uomo nudo, sudicissimo, e tese al monarca un pezzo di carne cruda: “Ivashka ritiene forse che mangiare un pezzo di carne di animale durante la Quaresima sia peccato, mentre mangiare tanta carne umana quanta ne ha già mangiata non lo sia?”, chiese maliziosamente il mendicante. Alludeva alle atrocità di Ivan, che aveva sottomesso a Mosca le altre città della terra russa in modo spietato.

Chi poteva permettersi di affrontare con tale impudenza lo zar senza essere ucciso all’istante? Solo uno jurodivyj; uno “stolto in Cristo”. L’uomo che si era fatto avanti era uno di questi, Nikola di Pskov, detto Salos (che in greco significa proprio “stolto in Cristo”). A quanto si è tramandato, salvò Pskov dalla terribile punizione che la attendeva: lo zar provò vergogna per la sua crudeltà e lasciò la città senza compiere atti atroci.

L’ascetismo in Russia

Gli ascetici erano conosciuti sia nell’Antica Grecia (il più famoso era Diogene di Sinope, che viveva in una botte), sia nei Paesi musulmani (sufi), che in India (bhakti) e nelle regioni buddiste (nyönpa). Ognuno di questi fenomeni aveva le sue specifiche caratteristiche. Nella tradizione ortodossa, si usavano i termini jurodivyj (“stolto in Cristo”), blazhennyj (“santo pazzo”; “beato”) e persino pokhab (che ha l’etimologia di “sudicio”). Non è un caso che le parole “stolto in Cristo” (jurodivyj) e “mostro” (urod) siano tanto simili in russo. Il modo corretto di chiamare queste persone è “Jurodivyj Khrista radi”, sottolineando, come in altre lingue tra cui l’italiano, che la loro follia è “in Cristo e per Cristo”. Questo delinea che il loro comportamento insolito non è il risultato di una malattia mentale, ma della forza della loro fede religiosa.

Gli stolti in Cristo differiscono profondamente anche dai giullari: questi ultimi si comportano in modo comico e provocatorio solo in occasioni festose. Per il “santo pazzo”, la follia estatica dura tutta la vita.

Il concetto arrivò in Russia, con l’Ortodossia, dall’Impero bizantino. Il primo “stolto in Cristo” russo a noi noto è Isidoro di Rostov, che visse nella seconda metà del XV secolo. Il suo soprannome era “Tverdislov” (“Costante di Parola”), apparentemente perché ripeteva costantemente la stessa parola o frase. Isidoro viveva in una palude, al posto dei vestiti usava fogliame del sottobosco. Si diceva che mostrasse un potere da principe. Nel XVI secolo, venne canonizzato come santo.

Fu nel XVI secolo che il fenomeno degli stolti in Cristo divenne veramente popolare in Russia. Lo stolto in Cristo Arkadij di Vjazma, secondo quanto è stato tramandato, era dotato della capacità di vedere i serpenti nascosti in brocche e vasi, e più di una volta li scacciò, rompendo questi contenitori in terracotta. A Rostov apparve Giovanni il Chiomato, e a Mosca nel 1547 venne canonizzato Maksim Moskovskij (Massimo di Mosca), che era vissuto un secolo prima e, a quanto si tramanda, camminava sempre nudo. Sebbene non si sappia quasi nulla della sua vita, è noto che era venerato come jurodivyj.

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Proprio come Maksim, anche il più famoso stolto in Cristo di Mosca, Basilio il Benedetto (in russo: Vasilij Blazhennyj) a cui è dedicata la chiesa forse più celebre di Russia, quella sulla Piazza Rossa, girava nudo per la città. Nella sua biografia tutte le leggende classiche sugli stolti in Cristo si fondevano: camminava nudo, si scatenava contro i mercanti, rompeva le stoviglie e, naturalmente, rimproverava lo zar per la sua crudeltà. Possiamo dire che, con il loro comportamento, gli stolti in Cristo cercavano di assomigliare a Cristo, che camminava vestito di stracci, predicava ed era perseguitato dalle autorità.

In Russia però non erano perseguitati. Lo juròdstvo (“stoltezza in Cristo”) fu propagato dallo stesso zar Ivan il Terribile. Si sa che portò la bara di San Basilio, e fu sotto di lui che Procopio e Giovanni di Ustiug e Massimo di Mosca furono fatti santi. Essendo il primo zar di tutte le Russie, cercò di mostrare la sua vera religiosità e persino la sua pietà: e secondo la tradizione greco-ortodossa, erano gli “stolti in Cristo” i credenti più veri e disinteressati. Quindi per Ivan, queste azioni erano un elemento della sua politica religiosa e sociale.

Santi o truffatori?

Sotto il figlio di Ivan il Terribile, Fjodor I di Russia (1557-1598), uno zar devoto e moderato, lo jurodstvo fiorì ancor di più. Immediatamente dopo l’inizio del regno di Fjodor, iniziarono a verificarsi miracoli sulla tomba di San Basilio, e nel 1588 fu canonizzato e sepolto sul sagrato della Cattedrale dell’Intercessione sul Fossato, che da quel momento cominciò a essere chiamata Cattedrale di San Basilio. È interessante notare che questa celebrazione venne programmata per coincidere con la visita del patriarca di Costantinopoli Geremia a Mosca: canonizzando lo stolto in Cristo, lo zar di Mosca e le autorità della Chiesa volevano mostrare la loro pietà all’illustre ospite.

Ma insieme ai santi coesistono sempre i peccatori. Nel 1630, le autorità della Chiesa si resero conto che il fenomeno della stoltezza in Cristo era spesso usato dai truffatori. Il patriarca Ioasaf I nel 1636 scrisse: “Alcuni fingono di essere pazzi, e poi vengono visti essere assolutamente normali”, e nel 1646 proibì agli stolti in Cristo di andare in chiesa, perché “a causa delle loro grida e del loro bofonchiare, i fedeli ortodossi non riescono a sentire i canti sacri”. Nello stesso periodo, i “veri” stolti in Cristo iniziarono a confondersi nella percezione della gente con persone semplicemente deboli e mentalmente malate, a cui veniva data un’aura di santità dalla follia. Queste persone iniziarono a essere definite “blagojurodivyj” (“pii” o “beati”).

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Lo jurodstvo divenne un fenomeno particolarmente  diffuso proprio nel XVII secolo, quando prese forma anche la maggior parte delle biografie “popolari” delle attività di queste persone. Nonostante i casi di frode, gli stolti in Cristo continuarono ad essere accolti a Corte. Il sacerdote e scrittore greco-ortodosso Paolo di Aleppo, figlio del Patriarca di Antiochia Macario III, arrivato in Russia nel 1654-1656, festeggiò con il Patriarca Nikon e vide quanto rispettosamente trattasse uno stolto in Cristo: “Quel giorno, il patriarca fece accomodare accanto a sé a tavola un nuovo Salos, che camminava costantemente nudo per le strade. Tutti hanno una grande fede in lui e lo adorano oltre misura come una persona santa e virtuosa. Si chiama Cipriano. Lo definiscono ‘Uomo di Dio’. Il patriarca gli serviva costantemente cibo con le proprie mani e gli riempiva calici d’argento, di cui lui stesso beveva, prendendo in bocca le ultime gocce, dopo che l’altro aveva bevuto, per santificarsi, e così via, fino alla fine del pasto. Siamo rimasti sorpresi.”

Proibizione e rinascita

La sorpresa dell’arcidiacono non fu casuale: la Chiesa greco-ortodossa in quel momento considerava già quasi tutti gli stolti in Cristo dei truffatori. Nel 1666, Macario III e suo figlio Paolo tornarono di nuovo a Mosca per partecipare alla Grande Concilio di Mosca, che condannò il falso jurodstvo con un canone speciale. A poco a poco, la venerazione degli stolti in Cristo stava diminuendo: dal 1659 nella Cattedrale dell’Assunzione del Cremlino non si tennero più preghiere in onore di San Basilio, e già nel 1682 queste vennero officiate solo nella Chiesa dell’Intercessione sul Fossato (San Basilio), in quanto luogo di sepoltura.

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Il colpo finale allo jurodstvo fu inflitto da Pietro il Grande. Scrisse: “Da tale assurdità…la patria… ha avuto gran danno. Ogni persona sensata, rifletta su quante migliaia di questi vagabondi accattoni ci sono in Russia, mangiando grazie alla loro sfacciataggine e alle fatiche altrui… Non può esistere una categoria di persone al di fuori della legge!”. Dall’inizio del XVIII secolo, si poteva finire sotto tortura e in prigione comportandosi da stolto in Cristo. Tuttavia, per lungo tempo girarono la Russia dei “benedetti”, che vivevano in povertà “per Cristo” e sfruttavano la passione del popolo russo per lo jurodstvo.

Durante la riabilitazione tardo e post-sovietica della fede e della Chiesa ortodossa, il fenomeno è tornato in voga. Nel 1988, la beata Ksenia di Pietroburgo, che visse a Pietroburgo nel XVIII secolo, fu canonizzata dalla Chiesa ortodossa russa. E questo non è un caso isolato nella recente storia.


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