Cinque ottime ragioni per visitare le “Colline di Pushkin”

Aleksandra Guzeva; Galleria Tretjakov
Pushkinskie Gory, nella regione di Pskov, è il luogo dove il poeta visse al confino e produsse molte delle sue opere migliori. Tra antiche dimore e la natura russa al suo massimo splendore, non potrete far altro che godervi tutta la poesia del luogo

Aleksandr Pushkin (1799-1837) forse non è popolare all’estero tanto quanto Lev Tolstoj o Fjodor Dostoevskij, ma senza dubbio è il poeta più amato in Russia, e ogni russo conosce a memoria come minimo cinque sue poesie! Quindi visitare i luoghi che traspirano la sua arte e le testimonianze della sua vita è considerato quasi un pellegrinaggio obbligato per tutti gli appassionati di letteratura. Ma anche se non siete dei fan della poesia russa, questa località non vi lascerà indifferenti. Perché? Ecco i motivi per i quali dovreste visitare la località di Pushkinskie Gory (le “Colline di Pushkin”).

1 / Conoscere il più grande poeta russo mai esistito: Aleksandr Pushkin

Pushkinskie Gory, 635 chilometri a ovest di Mosca, ricevette questo nome nel 1922, quando l’area fu trasformata nel Museo-riserva “Aleksandr Pushkin”. Il complesso comprende tre tenute di campagna legate alla vita del poeta: l’usadba di Mikhajlovskoe, e quelle di Trigorskoe e Petrovskoe, oltre al Monastero Svjatogorskij, dove il poeta è sepolto.

Il Monastero Svjatogorskij, dove è sepolto il poeta

Nel 1824 Pushkin fu esiliato nella sua tenuta di famiglia di Mikhajlovskoe. Trascorse lì due anni, spesso annoiato, a volte visitando le tenute vicine sopra menzionate. Tuttavia, questo isolamento portò al periodo più produttivo nella vita creativa di Pushkin. Scrisse molte poesie, diverse opere teatrali e ideò molte poesie e romanzi futuri.

Uno dei tanti ritratti del poeta sulle Colline di Pushkin

Un altro lavoro significativo svolto qui fu scrivere la maggior parte dei capitoli del suo romanzo in versi “Eugenio Onegin”, che in parte “va in scena” proprio in questi luoghi. Come il suo creatore, Onegin è un elegante dandy della capitale (allora, San Pietroburgo) che viene in questo tranquillo angolo di natura e passeggia pensando alla vita. Nella tenuta di Trigorkoe c’è persino una “panchina di Onegin”, dove il personaggio avrebbe potuto sedere, godendo una vista perfetta, e già “stanco della vita”, anche se aveva solo vent’anni.

2 / Godersi la pittoresca natura russa

Andare in giro qui può rendere chiunque un poeta. Verdi colline, prati e vallate dove scorrono ruscelli, fienili e mulini a vento, mentre la linea più lontana dell’orizzonte finisce ai margini dei boschi… Che vista!

La vista dall'usadba di Mikhajlovskoe

Tutte e tre le tenute hanno parchi enormi dove si può trascorrere l’intera giornata vagando e godendosi l’atmosfera. Ci sono anche zone con piccoli ponti, panchine bianche, bei laghetti e alberi secolari. Si può respirare un po’ d’aria fresca e passeggiare per la foresta raccogliendo mirtilli.

Cercate di non perdervi nell’enorme e pittoresco parco inglese della tenuta di Trigorskoe e assicuratevi di vedere la sua meridiana.

3 / Sentirsi come un nobile del XIX secolo

Mikhajlovskoe e Petrovskoe erano proprietà concesse al bisnonno di Pushkin, Abram Gannibal. Era il figlio di un principe africano che fu portato a Pietro il Grande come regalo esotico. Pietro battezzò il ragazzo all’Ortodossia, divenne il suo padrino e gli diede uno status nobile e un’istruzione brillante.

La tenuta di Trigorskoe

LEGGI ANCHE: Come e quando apparvero in Russia i primi neri africani? 

Abram lasciò le proprietà ai suoi figli: Osip Gannibal (nonno di Pushkin) ereditò Mikhajlovskoe, mentre Peter Gannibal ottenne Petrovskoe, dove costruì un parco francese e una splendida villa. La tenuta di Trigorkoe era invece di proprietà della famiglia degli Osipov-Vulf, amici dei Pushkin.

La tenuta di Trigorskoe

Dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917, i contadini locali bruciarono tutti e tre i palazzi. Quindi quelli moderni sono repliche costruite dopo una ricerca dettagliata negli archivi e nelle descrizioni degli edifici e della tenuta, alcune delle quali trovate in lettere scritte da ospiti, mentre altre in documenti ufficiali. Tutte le tenute sono state arredate con infissi e arredi originali del XIX secolo.

L’usadba di Mikhajlovskoe; a destra, lo scrittorio dove era solito lavorare il poeta

4 / Ridere leggendo Sergej Dovlatov

“Possiedo una cartolina a colori intitolata ‘Gli orizzonti di Pskov’. E ora sono qui, voglio sapere: sono quelli gli orizzonti?”, scrisse Sergej Dovlatov (1941-1990) nella sua raccolta di racconti autobiografici “Il parco di Puskin” (edito in Italia da Sellerio; titolo originale russo: “Заповедник”; “Zapovédnik”, ossia “La riserva”, intesa come il complesso museale). Quando allo scrittore fu vietato di pubblicare su giornali, riviste o libri sovietici, e prima di essere costretto a emigrare negli Usa, venne a Pushkinskie Gory per guadagnare un po’ di soldi, e lavorò qui come guida turistica per due estati.

Descrive il culto di Pushkin tra i dipendenti e scherza sul fatto che si doveva continuamente dimostrare di amare davvero Pushkin. Racconta storie divertenti accadute con guide turistiche e turisti. E descrive con amaro umorismo la sua vita non molto divertente. Paradossalmente lo scrittore sovietico aveva molto in comune con il Pushkin dell’era imperiale: entrambi avevano problemi con le autorità e con le donne…

Sergej Dovlatov e la casa che ha preso in affitto non lontano da Mikhaylovskoye quando lavorava come guida turistica

LEGGI ANCHE: Le donne di Pushkin: chi furono le muse del grande poeta? 

Di recente la piccola casa fatiscente che Dovlatov aveva preso in affitto è stata trasformata in un museo a lui dedicato. Quindi se leggete in anticipo il suo libro riconoscerete diverse ambientazioni, e se siete davvero fortunati, potreste anche incontrare qualche vicino ancora vivente con cui lo scrittore ha bevuto una vodka una volta…

5 / Soggiornare in un hotel suggestivo o in un campeggio in stile sovietico

Un’opzione è visitare le “Colline di Pushkin” con un tour di un solo giorno da Pskov, che si trova 115 chilometri più a nord. È una grande città antica, che vale la pena visitare. Ma se volete passare più tempo a passeggiare nelle zone dove si aggirava Pushkin, è meglio trascorrere almeno una notte a Pushkinskie Gory. E ci sono diverse opzioni per l’alloggio.

I siti di prenotazione su Internet offrono molte sistemazioni date in affitto dalla gente del posto. In questo modo potrete godervi una vera casa di legno russa, sdraiarvi su una stufa russa e andare alla banja

Hotel Arina

C’è anche un confortevole hotel, l’albergo “Arina”, che prende il nome dalla tata di Pushkin,  Arina Rodionovna, a cui il poeta era molto affezionato. Lei lo intratteneva con racconti popolari e, ispirato da queste storie ascoltate nell’infanzia, da grande Pushkin avrebbe scritto delle favole geniali, amatissime dai bambini. L’edificio dell’hotel ha l’aspetto di una tenuta nobiliare.

Il centro turistico sovietico sulle Colline Pushkin

Un’altra opzione è più spartana, ma una vera esperienza: un centro turistico sovietico che accoglie ospiti da decenni… Non ha certo camere di lusso, ma si trova in un vasto territorio boscoso, noleggia biciclette e offre l’opportunità di fare il barbecue


Le colline di Pushkin: tre leggendarie tenute di campagna cantate dal poeta 

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie