Le donne di Pushkin: chi furono le muse del grande poeta?

Pixabay, Global Look Press, Petr Sokolov/Wikipedia; George Hayter/Museo Ermitage
La moglie del suo capo, una vicina, una serva della gleba e poi il grande amore per la giovanissima moglie. Ma l’elenco delle passioni del Dongiovanni della letteratura russa è molto più lungo

“Ai bei tempi in cui fiorivo 

Nei giardini di Liceo,

E leggevo volentieri 

Apuleio (non Cicerone)…”

Nel romanzo in versi “Eugenio Onegin”, Aleksandr Pushkin (1799-1837) ammette il suo precoce interesse per l’erotismo e l’amore. Apuleio (125-170) è lo scrittore romano autore delle “Metamorfosi” (o “L’asino d’oro”), l’unico romanzo della letteratura latina pervenuto interamente fino ad oggi, che narra le avventure di un giovane romano, con descrizioni abbastanza esplicite di scene di sesso.

Ancora al liceo, il giovane Pushkin, affascinato dai testi sentimentali di Vasilij Zhukovskij (1783-1852), scrisse un gran numero di elegie amorose: “A Natasha”, “A Masha”, “A lei”, “Alla giovane vedova” e persino “Alla belle, che fiutava il tabacco”, in cui sognava di finire tra le sue braccia al posto della “erba verde dannosa”.

Ha scritto come ha conosciuto Amore e Cupido, come “Il cuore appassionato è finito in trappola”, di “ardere nella beatitudine dell’amore”, di desiderare “le delizie del piacere” e “abbracci notturni” (e tutto questo lo ha scritto a donne diverse).

Naturalmente, come si addice a ogni giovane poeta, ha scritto sulla sofferenza, sulla separazione, sull’approccio alla morte, che lo avrebbe liberato dai tormenti dell’amore.

Insieme a queste frivole poesie sentimentali, allo stesso tempo, Pushkin scrive molto sulla fratellanza con i compagni del liceo, sull’onore e sulla devozione, e parla di politica. Ma persino nei versi politici confronta le aspettative della libertà con le sofferenze d’amore.

“Stiamo aspettando con il languore della fiducia

dieci minuti di sacra libertà,

Come attende il giovane amante

i minuti di un appuntamento galante”

Maria Raevskaja

Nel 1820, quando Pushkin aveva solo 21 anni, fu mandato in esilio per le sue poesie politiche (“A Chaadaev”, e per le odi “La Libertà” e “Il villaggio”). Il poeta paragonò persino se stesso a “colleghi” caduti in disgrazia come Byron. E quella sofferenza per la distanza forzata da casa, dagli amici e dai propri cari e quella situazione così “speciale” chiaramente lusingavano il suo amor proprio. A proposito, il poeta fu fortunato: gli sforzi del suo mecenate Karamzin lo salvarono dalla Siberia. Pushkin fu inviato al Sud.

La prima destinazione fu Chișinău, nell’ufficio del governatore della Bessarabia (ora in Moldova; allora parte dell’Impero russo). Ma Pushkin si ammalò presto di polmonite e il governatore lo mandò in cura al mare, con il generale Rajewski.

Il poeta passeggiava molto sulle montagne e sulla costa e, affascinato dal mare, dal Caucaso e dalla Crimea, Pushkin scrisse poesie “meridionali”: “Prigioniero del Caucaso”, “La Fontana di Bakhchisaraj”, “Gli Zingari”, tutte caratterizzate da motivi orientali e dedicate alle audaci belle donne locali, per nulla simili alle algide pietroburghesi.

È qui che gli venne l’idea dell’“Eugenio Onegin” e, naturalmente, qui scrisse tante poesie. Molte sono dedicate alle figlie del generale Rajewski, in particolare a Maria. Gli studiosi di Pushkin discutono sulla loro relazione: secondo alcuni, Maria era innamorata del poeta di un amore non corrisposto, e sarebbe il prototipo di Tatiana Larina dell’“Eugenio Onegin”. Altri pensano invece che Pushkin fosse affascinato da lei e le avesse dedicato il poema “Poltava”. Si crede che ricordando i loro divertimenti giovanili sulla spiaggia, proprio su Maria Pushkin avrebbe scritto nell’“Eugenio Onegin” che invidiava le onde che le baciavano le gambe.

“Mi ricordo un mare, avanti

La tempesta: le onde a schiere 

Accorrevano amorose

Per giacersi ai piedi suoi! 

Come le invidiavo, avido

Di sfiorare insieme a loro 

Con la bocca i cari piedi!”

Elizaveta Vorontsova

Nel 1822, Nuova Russia e Bessarabia vennero unite in un solo governatorato, e governatore fu nominato il generale Mikhail Vorontsov. Pushkin si trasferì da lui nell’ufficio di Odessa. Il poeta non stava nella pelle, perché Odessa a quel tempo era la seconda città (dopo San Pietroburgo) dell’Impero, con teatri, ricevimenti e un sacco di occasioni di vita mondana. Lì Pushkin diventò uno dei numerosi ammiratori della moglie di Vorontsov, Elisaveta.

I biografi discutono sul fatto se il poeta e la moglie del suo superiore abbiano avuto una storia d’amore. Alcuni credono che lei abbia dato alla luce una figlia illegittima di Pushkin, mentre altri sono inclini a credere che la loro passione fosse platonica. Molti ritratti a matita della Vorontsova sono stati in ogni caso trovati nei quaderni del poeta.

Più di una poesia è dedicata a lei. Ad esempio, si ritiene che Pushkin si riferisse alla situazione con la Vorontsova in “Il desiderio di gloria”, dove il poeta descrive come un’amante gli accarezzava la testa e gli chiedeva di prometterle il suo amore eterno. Ed era sicuro che non si sarebbero separati.

“Ero pieno di piacere, e ho pensato,

Che il che terribile giorno della separazione

Non sarebbe mai arrivato”.

Ma l’eroe lirico viene a sapere del tradimento, e ora desidera solo una grandissima gloria poetica in modo che raggiunga l’amata, e lei costantemente senta il suo nome e si ricordi delle loro confessioni.

Si vociferava di una relazione tra la Vorontsova e il colonnello Rajewski, che aveva persino organizzato uno scandalo a casa di suo marito, e calunniato Pushkin per allontanare da sé il sospetto. Probabilmente è a lui che il poeta si riferisce nella poesia “Il Demone”, definendolo “un genio del male” ed essenzialmente dipingendolo come un uomo senza scrupoli.

“Il suo sorriso, lo sguardo ammaliante,

I suoi discorsi pungenti

Del veleno freddo gli è stato versato nell’anima.”

Le buone relazioni di Pushkin con il capo di Vorontsov si deteriorarono a causa di questa storia e del maggiore interesse di Pushkin per la poesia piuttosto che per il lavoro. Inoltre, la polizia segreta intercettò una lettera di Pushkin in cui parlava della sua passione per l’ateismo, e lui perse il posto. Fu così che finì il suo esilio meridionale, e il poeta venne trasferito nella tenuta di famiglia di Mikhailovskoe, nella gubernija di Pskov.

Alla partenza, Elizaveta dette a Pushkin un anello, che fino alla fine dei suoi giorni fu il suo talismano. La Vorontsova mantenne sentimenti affettuosi per il poeta fino alla sua morte, lesse le sue opere e in qualche occasione mondana parlò di lui con la moglie di Pushkin, Natalia Goncharova (una persona molto gelosa).

Anna Kern e Olga Kalashnikova

Pushkin stesso lasciò nell’album della signora Ushakova due elenchi di donne di cui si era innamorato o infatuato: oltre 30 nomi in tutto. “L’elenco del Dongiovanni” era arricchito da un autoritratto in vesti da monaco e da un’iscrizione-appello al demonio: “Non tentarmi senza bisogno”.

Gli studiosi di Pushkin hanno quasi completamente decifrato questa lista, in cui figurano nomi più o meno significativi, ma ci sono cinque Anna, e una di queste è senza dubbio Anna Kern, a cui è dedicata una delle più famose poesie d’amore di Pushkin, “Ricordo un momento meraviglioso”.

Come detto, dopo il Sud, l’esilio del poeta continuò a nord nella regione di Pskov, nella tenuta di famiglia di Mikhailovskoe (1824-26). Questo è considerato uno dei periodi più fecondi nella vita del poeta. Niente lo distrae, è concentrato sulla scrittura e porta a termine tutto quello che progetta. Anna Kern la incontra nella vicina tenuta di Trigorskoe, dove spesso va in visita. La loro relazione non è lunga e sembra più un gioco; Anna flirtava anche con altri uomini. A Mikhailovskoe oggi c’è un Viale Anna Kern, ed è abitudine considerare che il poeta passeggiasse qui con questa signora. Ma i biografi hanno trovato dichiarazioni taglienti e ironiche sulla Kern in diverse lettere di Pushkin, e hanno concluso che non aveva sentimenti seri per lei.

A Mikhailovskoe, Pushkin iniziò anche una relazione amorosa con una cameriera, la contadina serva della gleba Olga (e divenne il padre del figlio illegittimo di lei, che morì in tenera età).

Natalia Goncharova

Nel 1828, quando Pushkin aveva già 29 anni, non era ancora sposato, il che era piuttosto raro per l’alta società dell’epoca. A causa degli esili, aveva poche opzioni per corteggiare qualche dama. Della sedicenne Natalia si innamorò a prima vista. Chiese la sua mano, ma la sua richiesta fu accolta con freddezza, sebbene i genitori di Natalia non esprimessero un “no” definitivo. Lei era troppo giovane e il poeta aveva la fama dell’impudente libertino.

Pushkin finì nel Caucaso, dove c’era una guerra in corso in quel momento, e in seguito voleva viaggiare all’estero, ma ricevette il divieto di lasciare il Paese da parte della polizia segreta. Così, nel 1830, chiese di nuovo la mano di Natalia, e stavolta ebbe successo.

“Il mio matrimonio con Natalia (questo, noterò tra parentesi, è il mio centotredicesimo amore) è stato deciso”, scrive il poeta scherzosamente alla moglie dell’amico Vjazemskij. Ma la Goncharova fu davvero il grande amore di Pushkin, tanto che lui la paragonò alla Madonna: “Il Creatore ti ha donato a me, mia Madonna. Tu, il campione più puro, l’esemplare più puro.” Scrive anche una poesia dalla tematica piuttosto erotica su di lei, “No, non apprezzo il piacere ribelle”,  nella quale dice che il suo umile amore timidamente freddo e tenero gli è più caro della travolgente passione di una “giovane baccante”.

La Goncharova dà alla luce quattro figli, ma l’amore e la felicità familiare di Pushkin sono segnati dalla sua posizione nella società e nel lavoro. Il meglio delle sue opere è vietato dalla censura, l’imperatore Nicola I gli conferisce un grado nobiliare ingiuriosamente basso, quello di valletto di camera; gli impediscono di lavorare a grandi progetti in prosa (lo tengono a Pietroburgo, non lo lasciano andare neanche al villaggio o a Mosca in vacanza). Lettori e critici ritengono che il suo talento sia andato in frantumi, i suoi libri non vendono, il gioco alle carte moltiplica i debiti.

Pushkin diventa nervoso e molto geloso, e a un certo punto gira voce che sua moglie abbia una relazione con un ufficiale francese, Georges-Charles de Heeckeren d'Anthès. Pushkin lo sfida a duello e riceve una ferita gravissima, per la quale muore due giorni dopo nel suo letto. Prima della sua morte, chiede perdono all’imperatore e questi promette di prendersi cura dei suoi figli e della moglie. E in effetti, salderà i molti debiti di Pushkin.

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