Come e quando apparvero in Russia i primi neri africani?

Museo Ermitage, Victoria and Albert Museum
Il più celebre tra i “mori” è Abram Gannibal, perché divenne generale ed è il nonno del poeta Pushkin. Ma giovani e prestanti “arapi” furono presenti alla Corte russa, come servitori di altissimo rango, almeno dall’inizio del XVII secolo, e ci sono rimasti fino al crollo dell’Impero

In Russia non c’erano schiavi neri importati dall’Africa, né schiavi in generale. Tutto il fabbisogno della manodopera delle classi egemoni era assicurato dal sistema della servitù della gleba. I servi, a differenza degli schiavi, avevano delle proprietà e alcuni diritti. Pertanto, i primi neri in Russia svolgevano una funzione diversa rispetto agli Stati Uniti: non lavoravano certo nei campi ma erano una curiosità, qualcosa di esotico; delle rarità con cui sorprendere.

Nel dipinto del 1881 di Vasilij Sùrikov (1848-1916) “Il mattino dell’esecuzione degli Streltsy”, uno dei più belli tra quelli conservati alla Galleria Tretjakov di Mosca, alle spalle del giovane zar Pietro il Grande (i fatti al centro del dipinto risalgono al 1698), c’è una carrozza panneggiata di velluto rosso, all’interno della quale è possibile vedere un volto femminile: una delle donne di Corte venuta per assistere all’esecuzione. E sul retro di questa carrozza ci sono due paggi dalla pelle nera con turbanti dalla piuma blu.

Che uno di questi sia Abram Petrovich Gannibàl, noto per essere il bisnonno del grande poeta Aleksandr Pushkin (che gli dedicò un romanzo incompiuto, “Il negro di Pietro il Grande”)? No. Gannibal pare sia nato nel 1696 e fu portato da Pietro dall’Europa nel 1698 o forse gli fu “donato” nel 1705, e in ogni caso, non appartenne mai al seguito della Corte. Quindi, i paggi neri erano già una tradizione alla fine del XVII secolo? Sì, i nomi dei primi paggi neri che lo zar Pietro ebbe in gioventù, quando viveva a Mosca, sono citati dallo storico Ivan Zabelin: si chiamavano Tomos, Sec, Avram. Sfortunatamente, di loro non sappiamo nulla di più.

“Era nero come la notte”

Nel seguito dei re europei, i servi neri apparvero all’era delle Crociate (la prima fu nel 1096-1099; l’ottava nel 1270-1274). Anche in Russia ricoprivano il ruolo di servitù di Corte. Ci sono prove che degli “aràpi” (da non confondere con gli arabi; la parola veniva usata al posto di “neri” o “mori”) vivessero nelle camere di Ksenija Ivanovna Shestova (poi suor Marta, o Marfa, quando fu costretta a mettere il velo), la madre del primo dei Romanov, Mikhail Fjodorovich: Michele I di Russia. Nel lato del palazzo riservato alle donne, i neri svolgevano la stessa funzione di nani, stolti in Cristo e vagabondi. Dovevano stupire e intrattenere le donne annoiate della famiglia reale, che erano costrette a trascorrere quasi tutta la vita rinchiuse nelle loro stanze.

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Gli zar stessi tenevano gli arapi come forma di intrattenimento. Lo storico di Mosca Ivan Zabelin menziona il fatto che con Michele I di Russia visse prima l’arap Murat e poi l’arap Davyd Saltanov, ai quali lo zar fornì generosamente molti abiti lussuosi. Tra i servitori dello zar Michele c’erano arapi che si erano recati in Russia come custodi di elefanti (i sovrani orientali adoravano donare ai russi elefanti). È stato registrato che nel 1625 e nel 1626 un arap di nome Tchan Ivraimov “intrattenne” il re, mostrandogli i trucchi del suo elefante.

Una donna di colore viveva con la seconda moglie di Michele, la zarina Evdokija, mentre Alessio Mikhailovich tenne con sé un arap di nome Savelij, che mandò a studiare e che iniziò a padroneggiare la lettura e la scrittura del russo e il canto dei versi spirituali in un solo anno (e all’epoca la lingua russa era più complicata di quella di oggi!). Ma anche l’educazione degli arapi di palazzo nel XVII secolo era una specie di divertimento. Il figlio di Alessio Mikhailovich, Pietro il Grande, aprì invece agli arapi, così come alle persone di qualsiasi etnia, l’opportunità molto reale per accattivarsi la benevolenza dei nobili e di fare carriera in Russia.

Se in qualcosa Abram Gannibal fu il primo uomo di colore in Russia, lo fu nella carriera di Corte. Inizialmente, fino al 1714, era menzionato insieme ai giullari, ma presto lo zar Pietro, a quanto pare, comprese il talento del giovane, iniziò a fidarsi di lui, affidandogli vari incarichi, e poi lo mandò a studiare ingegneria in Francia, a Metz. Successivamente, Gannibal insegnò matematica e ingegneria ai russi, e sotto Elizaveta Petrovna (Elisabetta I), salita al trono nel 1741, divenne maggior generale del Genio militare e ricoprì altri ruoli di primo piano (poco dopo la morte di Pietro il Grande, però, avvenuta nel 1725, e fino al 1730, aveva fatto in tempo a sperimentare l’esilio in Siberia).

Gannibal era senza dubbio un uomo dalle qualità eccezionali. Alla fine della sua vita (morì nel 1781 a 85 anni), ormai generale e padre di numerosi discendenti, nella sua grande tenuta di Michailovskoe fu anche tra i primi in Russia a sviluppare su vasta scala la coltivazione delle patate.

Gli Arapi dell’Alta Corte

Verso la metà del XVIII secolo c’era già un intero gruppo di cortigiani neri: sotto Caterina I (la moglie di Pietro il Grande, che salì al trono dopo la morte di lui) c’erano 6 arapi (accompagnavano, in particolare, le sue uscite). Sotto Anna I, quattro, e sotto Elisabetta apparvero arapi-corrieri, arapi-fuochisti, arapi-musicisti; e gli arapi andavano anche a caccia con Elisabetta (era il suo passatempo preferito).

Sotto Caterina II, la Grande, salita al trono nel 1762, il numero di arapi di corte raggiunse le due dozzine, e fu introdotta una carica speciale, “Arap dell’Alta Corte”. Si noti che se inizialmente era usata l’ortografia “Arapi”, nel XIX secolo divenne consuetudine scrivere “Aràbi”, ma è improbabile che si trattasse di arabi etnici: per questa posizione venivano infatti scelte persone il più alte possibile e con la pelle il più nera possibile. Dopo aver assunto l’incarico, dovevano adottare il cristianesimo (erano consentite le religioni ortodossa e cattolica).

Gli arapi viaggiavano al seguito della Corte e il loro servizio principale era quello di aprire le porte ai monarchi durante le cerimonie. E gli arapi (o aràbi) dell’Alta Corte erano tra tutto il personale quelli ad avere le uniformi più sontuose. Come scrive il professor Igor Zimin, “Alla fine del XIX secolo, sotto Alessandro III, il costo delle uniformi cerimoniali per gli arapi era il più alto di tutti i servitori di Corte, costando al tesoro 543 rubli”. A tale costo si avvicinava solo l’uniforme completa del foriere di Corte, il capo dell’intero corpo dei servitori (408 rubli) e del kamer-kazak, i cosacchi guardie del corpo personali di Sua Maestà (418 rubli). Un normale abito da uomo a quei tempi costava 10-15 rubli. Un arapo della Corte Suprema riceveva come pagamento per i suoi servigi tra 600 (i giovani) e 800 (gli anziani) rubli all’anno.

Starshij” e “mladshij” (“giovane” e ”anziano” indicavano non l’età anagrafica, ma il periodo di servizio già svolto). Nel XIX secolo, si smise di usare a Corte dei bambini neri, detti “Arapchonki” e si utilizzarono solo gli adulti. Dopo l’arrivo del console americano John Quincy Adams a San Pietroburgo nell’ottobre del 1809, i primi afroamericani apparvero alla corte imperiale. Tra questi c’era Nero Prince, uno dei fondatori della Loggia massonica africana in America. Sua moglie, Nancy Prince, arrivò in Russia con lui dagli Stati Uniti. Questa famiglia di arapi presso la Corte imperiale visse riccamente: aveva persino dei servi.

E Nancy ha lasciato una breve descrizione della sua visita e delle usanze russe. Assistette a molte celebrazioni e cerimonie di Corte, fu testimone dell’alluvione di San Pietroburgo del 1824 e dell’insurrezione dei decabristi del 1825, e sorprese i russi rifiutandosi di ballare alle feste, credendo che fosse un peccato per un cristiano. Non importa quanto provassero a persuaderla i russi, Nancy rimase irremovibile. Nel 1833, tornò in America, perché per lei era difficile sopportare il clima rigido di San Pietroburgo. Nel 1836, rientrò negli Usa anche suo marito, dopo aver servito alla Corte degli imperatori russi per quasi vent’anni.

Il narghilè di sua maestà

Di solito nel Palazzo d’inverno, gli arapi di corte erano in servizio nella cosiddetta Mensa araba. La loro routine quotidiana non era troppo stressante: le occasioni solenni in cui era necessario aprire le porte non erano così frequenti. A volte ricevevano l’ordine di scortare gli ospiti del palazzo nelle stanze dell’imperatore.

Durante il regno di Alessandro II, gli arapi ebbero un altro compito permanente: preparare un narghilè per l’imperatore. Aleksandr aveva problemi digestivi ed era convinto che il fumo lo aiutasse a mitigare  questo malessere. Inoltre, l’imperatore adorava fumare e apprezzava gli arapi di Corte per l’abilità con cui gli preparavano la miscela di tabacco.

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Un altro incarico tradizionale svolto dagli arapi era quello di mettere i regali sotto l’albero di Natale nel Palazzo d’Inverno. In questo caso, i mori di Corte erano chiamati a simboleggiare i sovrani orientali, i Re Magi.

All’inizio del XX secolo, le spese per gli arapi di corte furono ridotte; e solo quattro rimasero in servizio costante. Alcuni discendenti degli arapi dell’Alta Corte, che spesso sposavano donne russe, vivono ancora oggi a San Pietroburgo.


I mori di corte: come i neri africani prosperarono sotto gli zar 

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