L’affascinante e noiosa vita delle zarine russe

Galleria d'arte statale di Perm
Prima delle riforme di Pietro il Grande, le mogli dello zar venivano scelte con una sorta di concorso di bellezza e poi vivevano segregate in una speciale ala del palazzo riservata alle donne

Fin dai tempi di Ivan il Terribile, la sposa dello zar veniva scelta in una sorta di concorso di bellezza; una tradizione importata in Russia da Bisanzio. Le più belle figlie delle famiglie nobili venivano condotte a Mosca da tutto il Paese, e gli uomini della corte dello zar facevano la prima selezione. Non importava il grado di nobiltà o la ricchezza, ma solo la bellezza e la salute della sposa. Sei o sette “finaliste” venivano poi invitate nelle camere dello zar perché il giovane sposo potesse prendere la decisione definitiva da solo. Dopo essere stata scelta dallo zar, la ragazza si sistemava a corte come zarina. 

Vivere e morire da zarina 

Si ritiene che la prima moglie di Ivan il Terribile (1530-1584), Anastasia (1530-1560) sia stata vittima della magia nera, ordinata dai boiardi. Ivan ne torturò e giustiziò diversi. Lo zar fu devastato dalla scomparsa della moglie, e anche la sua seconda e terza moglie morirono presto, con la terza, Marfa Sobakina, che morì appena due settimane dopo il matrimonio nel 1571 (questo provocò esecuzioni di molte persone, compresi i parenti di Marfa). L’avvelenamento era molto probabilmente la causa reale, dato che i russi usavano spesso pozioni varie. 

Maria Khlopova (morta nel 1633), la prima sposa di Mikhail Fjodorovic, Michele I di Russia (1596-1645), il primo zar della Dinastia Romanov, si ammalò poco dopo il suo fidanzamento con lo zar e vomitò per diversi giorni. Questo fu sufficiente per i boiardi per dichiararla inadatta al matrimonio e mandarla in esilio. Quindi, la seconda sposa di Mikhail, Maria Dolgorukaja (1608-1625), morì 5 mesi dopo essere stata proclamata zarina. Così, quando Mikhail scelse la sua terza sposa, Evdokija Streshneva (1608-1645), la portò a palazzo solo tre giorni prima del matrimonio organizzato: lo zar temeva che anche Evdokija potesse essere avvelenata.

Molte persone volevano una giovane zarina morta, in primo luogo le famiglie di quelle ragazze che non erano state scelte. Così nel XVII secolo furono applicate severe misure nel palazzo per proteggere le donne della famiglia dello zar. 

La cenere nelle orme

Quando una nobildonna diveniva una zarina, non le era più permesso di andare in visita dai suoi genitori e parenti. In realtà, tecnicamente, le era proibito vedere persone non della Corte. Così, per ovviare al problema, i genitori e altri parenti stretti delle zarine potevano spesso essere trasferiti nel palazzo reale con alti incarichi ufficiali.

Il palazzo di legno dello zar al Cremlino era enorme, con centinaia di stanze e una buona metà delle camere erano riservate solo alle donne. La zarina e le sue figlie non avrebbero preso parte alle cerimonie ufficiali in cui erano presenti gli uomini. Ma avevano la loro sala cerimoniale: la camera d’oro della zarina. Qui, sul suo trono, la zarina riceveva i visitatori durante importanti feste ortodosse e nel giorno del suo santo patrono. Erano le uniche ricorrenze in cui poteva vedere persone sconosciute: principalmente membri del clero, i nobili boiardi e le loro mogli. Quando la zarina e le sue figlie andavano nei monasteri fuori Mosca, utilizzavano carrozze chiuse. Quando passavano dalla carrozza alle chiese, i servitori tenevano intorno a loro delle tende di velluto che proteggevano le donne dall’esposizione indesiderata agli sguardi. 

Nelle camere delle donne, tutto il personale e i domestici erano donne. I più alti funzionari femminili erano chiamate boiarde (le mogli dei boiardi). Supervisionavano il tesoro della zarina e si occupavano del suo abbigliamento e del cibo. Una di loro fungeva anche da giudice per tutti i conflitti e i crimini all’interno delle camere delle donne. 

Tuttavia, se si sospettavano crimini gravi, come iettatura o magia nera, il caso veniva trasferito a una temutissima istituzione per le indagini politiche, uno dei prykaz, che lo zar sovrintendeva personalmente. 

Nel 1638, le donne della lavanderia della zarina riferirono che una delle loro ragazze, Daria Lamanova, aveva rubato del tessuto destinato alla biancheria intima della zarina. Un’indagine rivelò che Daria aveva incontrato una strega di nome Nastasja e aveva cosparso l’impronta della zarina Evdokija, lasciata sul terreno del cortile, con la cenere. Era un presunto tentativo di maledire la zarina! Tutte le donne coinvolte nel caso furono interrogate e alla fine morirono per le torture. 

La più bella del reame 

A parte le boiarde, la zarina aveva a sua disposizione circa 50 servitrici che formavano la sua squadra di servizio quotidiano, ma che non vivevano all’interno del palazzo, e delle giovani nobildonne che erano cresciute con le figlie dello zar come amiche e strette collaboratrici. Inoltre, c’era un esercito di altre serve. Rifacevano il letto della zarina, si sedevano nelle stanze per eseguire lavoretti, come rammendare e lavare i vestiti. C’erano donne speciali che leggevano a voce alta per la zarina e le sue figlie, cantavano inni religiosi, e come intrattenimenti grossolani la zarina spesso teneva vicino a sé donne nane e donne giullare. 

C’erano anche dei servi maschi. In primo luogo, erano sacerdoti che svolgevano funzioni religiose all’interno delle stanze della zarina (proprio come lo zar, aveva una chiesa in casa e una stanza separata per pregare accanto alla sua camera da letto). 

Diverse decine di ragazzi (10-15 anni) aiutavano la zarina e le sue figlie a tavola; ma non appena raggiungevano la maturità, venivano mandati via dalle camere delle donne. Circa 100 adulti sorvegliavano le camere giorno e notte, ma non erano autorizzati a vedere le donne, proprio come i fuochisti, che potevano inserire carbone o legna nelle stufe delle camere delle donne solo quando loro non c’erano. 

Oltre a visitare chiese e monasteri, la zarina aveva qualche attività caritatevole da svolgere e un lavoro ufficiale da fare. Spesso nobili e donne inviavano le loro denunce alla zarina piuttosto che allo zar; una zarina aveva meno doveri statali e poteva occuparsi di alcuni casi rivolgendosi direttamente al consorte. 

La zarina dedicava anche molto tempo al confezionamento di abiti di gala, spesso realizzando i ricami da sola. Un mantello fatto da una zarina era uno dei doni più nobili che un ambasciatore o un governante straniero potessero ricevere dalla famiglia reale russa. Le serate la zarina le trascorreva con lo zar e la famiglia. Potevano giocare a scacchi, leggere la Bibbia o libri ortodossi, ascoltare storie raccontate da viaggiatori o pellegrini che erano spesso invitati a intrattenere lo zar e la sua famiglia. Lo zar poteva passare la notte nelle stanze della zarina, ma non era un fatto comune, e la cosa richiedeva speciali misure di sicurezza. 

Le camere delle donne vennero eliminate con il regno di Pietro il Grande (1672-1725). Sua madre, Natalja Naryshkina (1651-1694), moglie di Alessio I, fu la prima zarina russa ad aver mai assistito uno spettacolo teatrale, amava ballare e assistere ai ricevimenti diplomatici. Abbatté le vecchie abitudini e le regole delle camere delle donne, e alla fine, la divisione del palazzo in due metà fu definitivamente bandita da suo figlio e dal XVIII secolo, quando la corte reale russa divenne molto simile a quella europea.

 

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