"Lingua russa, studiarla è come fare sport: ci vuole disciplina"

Lezione di russo. Fonte: Grigorij Sisoev / RIA Novosti

Lezione di russo. Fonte: Grigorij Sisoev / RIA Novosti

: Grigorij Sisoev / RIA Novosti
Parola di Roman Govorukho, direttore del Centro russo-italiano dell’università Rggu di Mosca. “Tra le difficoltà più grosse ci sono la fonetica, gli accenti, i casi e ovviamente l’aspetto dei verbi”. Ma ecco i segreti per facilitare l’apprendimento

Lezione di russo. Fonte: Grigorij Sisoev / RIA NovostiLezione di russo. Fonte: Grigorij Sisoev / RIA Novosti

È in costante aumento l’interesse nei confronti della lingua russa in Italia. Che sia per un amore incondizionato verso la cultura, la letteratura o che dipenda da questioni lavorative, sempre più persone nel Belpaese si avvicinano all’idioma di Tolstoj. Un apprendimento che porta con sé gioie e dolori, difficoltà e soddisfazioni. Roman Govorukho, direttore del Centro russo-italiano dell’Rggu, ha partecipato alla tavola rotonda “La didattica delle lingue romanze: problemi e metodologie”, organizzata nell’ambito della Settimana italiana che si è svolta il 29 maggio all’Università ortodossa umanistica San Tichon di Mosca. E a Rbth ha raccontato le particolarità dell’insegnamento della lingua russa agli italiani. 

Secondo lei in Italia è cambiato l’approccio allo studio del russo?

Naturalmente il russo oggi lo si insegna molto di più. Nonostante tutto c’è un grande interesse per la nostra lingua in Italia. So che esistono gruppi formati da 50 studenti.

Quella dello studio delle lingue straniere è una disciplina ormai strutturata che ha avuto origine in Russia in epoca sovietica. L’Urss era un paese chiuso, andare all’estero era vietato e la gente s’impegnava intensamente nello studio delle lingue straniere perché lo studio era un mezzo per evadere psicologicamente dal sistema. Era un’originale forma di fuga ed è così che mi sono messo a studiare il francese. Sapevamo di non poter andare in nessun luogo, eppure studiavamo, per raggiungere livelli di specializzazione professionale. Col tempo si è andata formando una scuola piuttosto seria che obiettivamente, a mio avviso, è superiore di altre.

Ma bisogna precisare che sono pochi quelli che arrivano a un livello avanzato perché riuscire ad apprendere la lingua all’interno di gruppi così numerosi è molto difficile. Esiste però un grande interesse per la Russia e per l’idioma di Tolstoj. Per esempio, all’Rggu, dove insegno, vengono continuamente a studiare gli italiani che vogliono conseguire una doppia laurea.

Quali differenze esistono tra lo studio del russo come lingua straniera e, al contrario, dell’italiano come lingua straniera?

La differenza risiede essenzialmente nella struttura delle lingue stesse. Credo che per gli studenti italiani lo studio del russo sia obiettivamente più difficile. Il russo è una lingua più complessa dell’italiano. Anche l’italiano presenta delle difficoltà, ma in esse ci s’imbatte in una fase avanzata dello studio.

Per gli italiani uno scoglio da superare è già costituito dall’apprendimento della fonetica russa, soprattutto delle fricative. Gli studenti italiani hanno dei seri problemi con gli accenti russi che nella lingua italiana sono più semplici. E poi c’è la grammatica russa coi casi, gli aspetti verbali. Salvo circostanze rarissime non mi è mai capitato d’incontrare italiani, inclusi i docenti universitari che vivono da tempo in Russia, che non facciano errori nell’usare la forma imperfettiva e perfettiva dei verbi.

Inoltre esistono differenze di tipo metodologico: insegno da circa 30 anni e vedo che i nostri studenti sono abituati a ripetere tutto a pappagallo. Il nostro sistema scolastico, che affonda le sue radici in un passato lontano, prevede che si memorizzi. Gli italiani non sono abituati a fare così, ma studiare in un altro modo la lingua russa è piuttosto complesso.

È davvero importante studiare con un madre lingua?

Io e i miei colleghi siamo convinti che un valido docente non madre lingua sia meglio di un mediocre docente madre lingua. Un docente non madre lingua conosce meglio le tue difficoltà perché le ha sperimentate, ha dovuto scontrarsi con esse. 

Roman Govorukho, direttore del Centro russo-italiano dell’università Rggu di Mosca. Fonte: Vitalij MikhajlyukRoman Govorukho, direttore del Centro russo-italiano dell’università Rggu di Mosca. Fonte: Vitalij Mikhajlyuk

Ho osservato spesso che dei perfetti insegnanti madre lingua non sanno su cosa focalizzare la loro attenzione. Inoltre, nelle fasi iniziali è persino nocivo fare lezione con un madre lingua per un principiante. Al contrario, ai livelli più avanzati diventa indispensabile lavorare con un madre lingua.

È importante che l’insegnante sia consapevole della lingua d’origine dello studente. Per esempio, nel caso degli studenti russi che imparano l’italiano, un insegnante deve sapere che in russo non esiste l’articolo. E deve quindi attivare strategie didattiche adeguate ed esercizi specifici per quella particolare tipologia di studenti. Allo stesso modo chi insegna il russo agli studenti italiani deve prestare attenzione a quegli aspetti della lingua che sono molto diversi.Silvia Gilardoni, professoressa

Qual è il metodo più sbagliato per studiare una lingua?

Credo che esistano vari metodi per studiare una lingua. Qualche tempo fa era di moda questo metodo: prendevi un registratore con un testo registrato in una lingua straniera, ti mettevi una cuffia sulle orecchie, andavi a letto, ti addormentavi e l’indomani ti alzavi e avevi appreso la lingua. O almeno così ti assicuravano. Sono tutte assurdità. Studiare una lingua è un duro lavoro, è come ricostruire la propria visione del mondo. Proprio per questo per i bambini è più facile imparare una lingua straniera.

Inoltre, una lingua non si può studiare da soli, da autodidatti, se si vuole impararla perfettamente. Tranne che in rare eccezioni, non lo ritengo possibile. Bisogna studiarla con un insegnante, in gruppo, perché la lingua è un mezzo per comunicare.   

I nostri colleghi stranieri affermano oggi che un insegnante deve avere un rapporto paritario con gli studenti, essere il loro “partner”. Credo sia un astuto escamotage. Deve esserci una netta separazione di ruoli tra “docente” e “allievo”. Devi capire che essendo l’insegnante lui è superiore a te. È un po’ come nello sport: se si vuole praticarlo da professionisti, occorre la disciplina.  

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