Vsevolod Mejerkhold, perché Stalin fece fucilare l’uomo che aveva fatto la Rivoluzione a teatro?

G. Scherbakov/Sputnik
Innovò tutto: la recitazione, la regia, la scenografia, i costumi, persino il trucco. Era un comunista vero, della prima ora, ma una mattina di giugno del 1939 la polizia segreta bussò alla sua porta

Alle sei del mattino del 20 giugno 1939, l’acclamato regista teatrale russo Vsévolod Mejerkhóld (1874-1940) sentì bussare alla porta. L’artista, che allora aveva 65 anni, guardò sua moglie, l’attrice Zinaida Reich (che era stata anche moglie di Sergej Esenin), sbalordito. Non si aspettavano certo ospiti a sorpresa a quell’ora. Mejerkhold aprì la porta e fece entrare tre persone. Mostrarono al regista un mandato di perquisizione e un ordine di arresto. Era spacciato.

Vsevolod Mejerkhold

Tuttavia, le cose sarebbero potute andare in modo molto diverso se Mejerkhold avesse ascoltato lo studente di maggior successo del suo amico Konstantin Stanislavskij, Mikhail Chekhov. Il nipote del drammaturgo Anton Chekhov non aveva accettato la rivoluzione bolscevica, era allergico al regime comunista e alla fine era fuggito in Occidente, rifiutandosi di rientrare in Urss da una tournée in Germania, nel 1928. Nelle sue memorie ricorda il suo incontro con Mejerkhold a Berlino nel 1930.

“Ho cercato di trasmettergli i miei sentimenti, o meglio le mie premonizioni, sulla sua terribile fine, se fosse tornato in Unione Sovietica”, ha detto Chekhov. “Fin dagli anni del ginnasio”, gli rispose però Mejerkhold, “ho la rivoluzione nell’anima, e sempre nelle sue forme più estreme e radicali. So che hai ragione, e probabilmente la mia fine sarà quella che dici. Ma tornerò in Unione Sovietica. Perché? Per pura onestà”.

Mejerkhold aveva passato tutta la sua vita nel mondo dell’arte, come attore, regista, insegnante e riformatore anticonformista. Era un essere umano complesso, e del tutto lontano dal chiacchiericcio del mondo del teatro. Secondo Sergej Ejzenshtejn (il geniale regista de “La corazzata Potemkin”), Mejerkhold era un attore migliore di Charlie Chaplin

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Dmitrij Shostakovich, Vladimir Majakovskij e Vsevolod Mejerkhold, 1929

Apparentemente, aveva anche un carattere terribile e il suo comportamento egocentrico gli rendeva difficile farsi amici. Mejerkhold ammirava il grande poeta russo Aleksandr Blok e il compositore Aleksandr Skrjabin, collaborò con Vladimir Majakovskij e Dmitrij Shostakovich e aveva intenzione di lavorare con Pablo Picasso. Parlava diverse lingue, suonava il violino e il pianoforte come un professionista e sognava di costruire uno spettacolo teatrale come una partitura musicale.

I primi anni

Mejerkhold nacque in una prospera famiglia tedesca nella piccola città di Penza, 640 chilometri a sudest di Mosca. Suo padre possedeva una distilleria di vodka. Nato con il nome di Karl Kasimir Theodor Meyerhold, aveva cinque fratelli e due sorelle. Quando Karl compì 21 anni, si convertì all’ortodossia e russificò il suo nome in Vsevolod Emilievich Mejerkhold. Il suo nome di battesimo era un omaggio al suo scrittore preferito, Vsevolod Garshin (1855-1888), la cui breve e tragica vita finì nel dolore e nel suicidio.

Vsevolod Mejerkhold interpreta lo zar Basilio IV sul palco del Teatro d'Arte di Mosca

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Mejerkhold studiò legge per un anno, prima di innamorarsi del teatro. Nel 1896 si iscrisse alla Scuola di teatro e musica della Società filarmonica di Mosca, dove si formò sotto Vladimir Nemirovich-Danchenko. Dopo la laurea, Vsevolod si unì alla compagnia del Teatro d’Arte di Mosca, di recente creazione.

In quattro stagioni, interpretò 18 ruoli. Apparve nelle commedie classiche di Anton Chekhov “Il gabbiano” e “Tre sorelle”, e recitò anche Shakespeare: per esempio “Il mercante di Venezia” e “La dodicesima notte”

Nel 1902, Mejerkhold lasciò il Teatro d’Arte per creare una sua compagnia teatrale, che divenne nota come “Novaja Drama”. Mejerkhold era una sorta di uomo-orchestra: faceva a un tempo il regista, l’attore e l’impresario, mentre interpretava decine di personaggi diversi in circa cento spettacoli. Tra il 1902 e il 1905, ne mise in scena quasi duecento.

La vita sovietica

Mejerkhold accolse con favore la Rivoluzione del 1917 e fu tra i primi artisti teatrali a entrare nel partito bolscevico. All’inizio degli anni Venti gli fu persino permesso di creare e gestire un suo teatro, che esistette fino al 1938. Mejerkhold fece il giro del mondo con i suoi attori, esibendosi nel Regno Unito, in Germania, Francia e Italia. Si cimentò anche nel cinema. Diresse e interpretò “Portret Doriana Greja” (“Il ritratto di Dorian Gray”) nel 1915 e “Silnyj chelovek” (“Un uomo forte”) nel 1916.

Vsevolod Mejerkhold interpreta Ivan il Terribile

Dal 1934, uno dei più acclamati registi comunisti era però già in disgrazia con Stalin. Al leader sovietico non era piaciuta in particolare la messa in scena di Mejerkhold de “La signora delle camelie”, con l’ex moglie del poeta Sergej Esenin sotto i riflettori. In risposta alle critiche, Zinaida Reich, nota per il suo pungente sarcasmo, scrisse una lettera a Stalin. La donna dichiarò, senza mezzi termini, che Stalin non era un esperto d’arte, suggerendo che se voleva davvero diventarlo, doveva prendere lezioni da Mejerkhold. Stalin non rispose, ma non dimenticò l’incidente. Le critiche continuarono a crescere. Il lavoro creativo di Mejerkhold, troppo d’avanguardia, fu presto dichiarato contrario al popolo sovietico. Sebbene il regista pionieristico probabilmente avesse previsto i problemi incombenti, credeva ancora senza mezzi termini che la sua reputazione, il suo nome e la sua lealtà al comunismo lo avrebbero salvato da ulteriori guai.

Il problema era che Mejerkhold non ce la faceva a seguire le regole tradizionali. Si era sbarazzato delle scenografie pompose, aveva semplificato il design dei costumi teatrali, aveva rimosso il sipario, e voleva che i suoi attori si truccassero poco. Aveva anche sviluppato una metodologia speciale per l’allenamento della recitazione: la cosiddetta biomeccanica, in cui venivano utilizzate le idee del costruttivismo. Credeva che un attore dovesse influenzare lo spettatore attraverso le possibilità del suo corpo e della sua voce. Mejerkhold abbandonò i principi dell’accademismo teatrale per dare pepe alle sue performance sperimentali con precisione geometrica, leggerezza acrobatica e poesia d’avanguardia. Il suo teatro non era conforme al modello e sembrava essere troppo poco ortodosso per compiacere il regime totalitario. Era un teatro che stimolava l’innovazione sia nello stile che nei contenuti.

Quando il teatro di Mejerkhold fu chiuso, nientemeno che Konstantin Stanislavskij (che era a capo di un teatro d’opera) diede un generoso aiuto al collega regista, invitando Vsevolod a essere il suo assistente. Sebbene Mejerkhold fosse contrario al sistema e al naturalismo di Stanislavskij, diresse il suo teatro per quasi un anno. Il desiderio di Stanislavskij, ormai morente, era quello di prendersi cura di Mejerkhold. “È il mio unico erede a teatro”, disse.

Una fine tragica

Nel pieno dell’estate 1939, Mejerkhold fu arrestato nel suo appartamento di Leningrado e portato direttamente alla prigione della Lubjanka a Mosca. “Mi hanno fatto sdraiare a faccia in giù. Mi hanno picchiato sulla pianta dei piedi e sulla colonna vertebrale con un cinturino di gomma. Mi hanno fatto sedere su una sedia e mi hanno picchiato i piedi dall’alto”, scrisse nella sua lettera a Vjacheslav Molotov, presidente del Consiglio dei commissari del popolo.

Vsevolod Mejerkhold, uno dei più acclamati registi comunisti

Il regista venne accusato di essere un trotskista. Lev Trotskij, uno dei fondatori dell’Unione Sovietica, diventato poi il nemico politico numero uno di Stalin, a quel tempo viveva in esilio in Messico, dove sarebbe stato ucciso da un killer stalinista a colpi di piccozza nel 1940. Inoltre, Mejerkhold fu accusato di fare spionaggio per i servizi segreti giapponesi. Sotto tortura confessò di essere una spia.

Tre settimane dopo il suo arresto, sconosciuti fecero irruzione nell’appartamento moscovita di sua moglie Zinaida, e la accoltellarono brutalmente, con 17 fendenti. La donna morì per le ferite riportate.

Mejerkhold nel frattempo era stato condannato a morte e finì davanti al plotone di esecuzione il 2 agosto 1940. Il suo corpo fu cremato e gettato in una fossa comune anonima nel cimitero Donskoj di Mosca. L’uomo, che rifiutò di abbandonare la sua fede nel comunismo fino alla fine, venne poi prosciolto postumo da tutte le accuse e riabilitato nel 1955.


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