Quanti scrittori russi hanno vinto il premio Nobel per la Letteratura?

AFP
All’inizio della sua storia, il comitato di Stoccolma snobbò due grandi come Chekhov e Tolstoj. Poi negli anni dell’Urss fioccarono i premi, quasi tutti politicamente orientati e dati a oppositori del regime. Nessuno ha mai vinto dal 1991 in poi

1 / Ivan Bunin –1933 

Ivàn Bùnin (1870-1953) è stato il primo russo in assoluto a vincere il Premio Nobel per la Letteratura. Lo fece battendo il contendente principale, Maksim Gorkij, lo scrittore proletario protégé di Stalin.

Durante l’era imperiale, la famiglia Nobel aveva vissuto in Russia per molti anni, e nel 1916 un terzo di tutto il greggio russo era sotto il loro controllo. La rivoluzione bolscevica, tuttavia, costrinse il nipote di Alfred Nobel (1833-1896), Emanuel Nobel (1859-1932), che era nato a San Pietroburgo, a fuggire dalla Russia, e causò la perdita dell’intero impero commerciale della sua famiglia.

Più tardi, negli anni Venti, quando viveva a Parigi, Emanuel ebbe stretti legami con gli emigrati russi antisovietici, incluso Ivan Bunin. Anche se ufficialmente non poteva influenzare il comitato, le sue simpatie erano note.

Bunin ricevette il premio “per la precisione artistica con la quale ha trasposto le tradizioni classiche russe in prosa”. L’Accademia svedese chiarì che Bunin era stato scelto anche “per estinguere il debito delle nostre cattive coscienze per non aver premiato Chekhov e Tolstoj”. Il premio si assegna infatti dal 1901, ma nessuno dei due grandi classici russi, morti rispettivamente nel 1904 e nel 1910, lo vinse.

Tuttavia, i media sovietici affermarono che il premio a Bunin aveva motivazioni politiche, dato che era stato assegnato a un “nemico della rivoluzione”. Pertanto, fu stigmatizzato nell’Urss per decenni.

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2 / Boris Pasternak – 1958

Borìs Pasternàk (1890-1960) ha vinto il premio “per i suoi importanti risultati sia nel campo della poesia contemporanea che in quello della grande tradizione epica russa”. Il suo “Dottor Zhivago” era stato appena svelato al mondo alla vigilia del premio, e venne pubblicato in anteprima mondiale in Italia, da Feltrinelli, nel 1957, dopo il divieto di stampa nell’Unione Sovietica, e tra mille intrighi

I media e i burocrati di Stato in Urss avviarono una campagna contro Pasternak. Fu chiamato traditore della Patria per essere stato pubblicato all’estero e per aver ricevuto il premio Nobel, che era considerato qualcosa di sovversivo e anti-sovietico.

Pasternak fu costretto a rinunciare a ricevere il premio e divenne persona non grata nell’Unione Sovietica (il libro fu pubblicato in Urss solo nel 1988, e solo nel 1989 il figlio dello scrittore poté recarsi in Svezia per ritirare il premio). Un celebre aforisma, solitamente attribuito a un incontro degli scrittori comunisti dice: “Non ho letto Pasternak, ma lo condanno”. Queste parole sono diventate il simbolo l’idiozia settaria della censura sovietica.

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3 / Mikhail Sholokhov – 1965

Mikhaìl Shòlokhov (1905-1984) è l’autore del romanzo epico “Il placido Don”, che parla dei cosacchi russi durante la Rivoluzione e la Guerra civile. Questo romanzo è di solito definito “Il ‘Guerra e pace’ del XX secolo”. Tuttavia, il libro ha affrontato molte controversie, così come la speculazione secondo cui Sholokhov non ne sarebbe stato il vero autore, visto che le altre sue opere non mostrano la stessa qualità e sono ben lontane quanto a talento letterario.

Il comitato svedese, tuttavia, lo dichiarò vincitore del premio “per la potenza artistica e l’integrità con le quali, nella sua epica del Don, ha dato espressione a una fase storica nella vita del popolo russo”.

Questa volta, lo Stato sovietico non ebbe nulla contro il premio. Inoltre, fin dal 1958 le autorità stavano cercando di promuovere Sholokhov come scrittore. All’ambasciatore sovietico in Svezia fu ordinato di rendere esplicito che l’Urss avrebbe apprezzato molto se il premio fosse stato assegnato a Sholokhov.

4 / Aleksandr Solzhenitsyn (1970)

Aleksàndr Solzhenìtsyn (1918-2008) è stato il primo scrittore sovietico a parlare apertamente della realtà dei Gulag nei suoi romanzi. Il suo “Una giornata di Ivan Denisovich”, che descrive la routine di un prigioniero di un campo di prigionia, fu pubblicato nel 1962 e fece scalpore in Urss.

Solzhenitsyn aveva trascorso otto anni nel Gulag e, dopo essere stato liberato, iniziò l’attività di dissidente e a lavorare per la difesa dei diritti umani. Quando gli fu assegnato il premio Nobel, la pubblicazione delle sue opere si interruppe bruscamente in Urss.

Il premio gli venne assegnato “per la forza etica con la quale ha proseguito l’indispensabile tradizione della letteratura russa”. Ciò fece ancor più infuriare le autorità di Mosca contro di lui e la sua attività “anti-sovietica”. Quattro anni dopo, fu espulso dal Paese e solo allora ebbe la possibilità di ricevere il suo premio.

5 / Joseph Brodsky – 1987 

Joseph Brodsky (lui preferiva questa versione anglicizzata del suo nome; 1940-1996), aveva sognato il premio Nobel sin da giovane. Voleva essere riconosciuto a livello internazionale come un poeta, e si sentiva mancare l’aria nella sua Leningrado (oggi San Pietroburgo) e in tutta l’Unione Sovietica. Le sue poesie in Urss non furono pubblicate a causa della severa censura, e furono diffuse solo attraverso il samizdat

Cercò la possibilità di lasciare il Paese e aveva persino un piano di un matrimonio combinato con una donna americana, ma non fu necessario. Il Kgb lo costrinse a lasciare l’Urss prima. Quindi, partì per gli Stati Uniti.

Negli Usa, il poeta russo decise di cambiare lingua, ma non ebbe molto successo nel comporre poesie in inglese. Oltreoceano, Brodsky si guadagnò la fama più come professore di slavistica e saggista.

Nel 1987 il suo sogno divenne realtà e vinse il premio Nobel come poeta “per una condizione di scrittore esauriente, denso di chiarezza di pensiero e di intensità poetica”.


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