Cinque libri russi da leggere per capire la realtà del Gulag e la repressione staliniana

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Non è stato scritto poco sull’epoca più cupa della storia sovietica. Noi abbiamo scelto i testi fondamentali, capaci di trasmettere in modo vivido l’orrore della vita nei lager

1 / Aleksandr Solzhenitsyn (1918-2008) – “Una giornata di Ivan Denisovich”

Il discorso sul Gulag non ha senso senza Solzhenitsyn, perché lui fu il primo a sollevare il tema nell’Urss. La rischiosa pubblicazione del racconto “Una giornata di Ivàn Denìsovich” sulla rivista “Novyj mir” nel 1962 fu un evento esplosivo nella società russa. Fino ad allora, il tema dei lager stalinisti non era stato sollevato, nonostante il dramma avesse toccato pressoché ogni famiglia.

In “Una giornata di Ivan Denisovich” il contadino protagonista ricorda come era andato a combattere contro i tedeschi, era caduto prigioniero, era riuscito a fuggire, ma era stato poi spedito in un Gulag. Quello era infatti stato il destino di tutti i soldati caduti in prigionia, che furono considerati in automatico spie o disertori (sorte condivisa anche dai civili internati dai nazisti). Nel racconto viene anche descritta in modo estremamente chiaro la dura vita quotidiana del lager.

Ma chi vuole studiare più a fondo il tema e farsi un’idea più vasta del fenomeno dei Gulag stalinisti, deve leggersi il grandioso lavoro di Solzhenitsyn “Arcipelago Gulag” (pubblicato nel 1973 in Occidente, ma solo nel 1989 in Urss), che lui stesso definì un esperimento di inchiesta artistica. 

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2 / Varlam Shalamov (1907-1982) – “I racconti di Kolyma”

Shalamov prevedeva la comparsa di un gran numero di memorie e opere di non-fiction su questo terribile periodo della storia sovietica. Riteneva che l’autenticità sarebbe diventata la principale forza della letteratura del futuro. In modo secco e succinto, con sguardo da documentarista, Shalamov scrive del lavoro straziante dei prigionieri, del cibo orribile e scarso, dei pestaggi e del terribile freddo nell’estremo Nord, nella regione della Kolymà. Oltre queste osservazioni quotidiane, ci sono le riflessioni dello scrittore sull’uomo e sul valore della vita. Il suo stile di scrittura penetra profondamente nella coscienza dei lettori e questo documento sul Gulag si rivela più coinvolgente di qualsiasi opera d’arte.

“Il lavoro straziante ci ha procurato ferite irreparabili e la nostra vita da anziani sarà una vita di dolore infinito, fisico e mentale”. 

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3 / Evfrosinja Kersnovskaja (1908-1994) – “Quanto vale un uomo” 

Le voci delle donne che finirono nei lager hanno risuonato meno forte in letteratura. Ma Evfrosinja Kersnovskaja ha saputo farsi ascoltare: ha accompagnato le sue memorie con disegni: immagini semplici, che sembrano quasi disegnate da un bambino, ma per questo sono forse ancor più terrificanti. 

La Kersnovskaja era dotata di un’incredibile forza, sia fisica che mentale; chiese di svolgere gli stessi lavori degli uomini, e finì persino in miniera. La sua storia è sorprendente: riuscì a fuggire e sopravvisse nella taiga avendo come  unico cibo un pezzo di carne di cavallo congelata. Descrive, senza troppi orpelli, le cose più terribili che accadevano nel Gulag, l’umile posizione occupata dalle donne prigioniere e ciò che molte di loro erano disposte a fare per sopravvivere. 

Il titolo del suo libro riflette i suoi tentativi di capire in quali condizioni una persona possa perdere la sua essenza umana. 

Ora, le mostre dei disegni della Kersnovskaja realizzati nei lager si svolgono in tutto il mondo.

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4 / Zakhar Prilepin (1975-) – “Il monastero” 

Anche gli scrittori contemporanei si dedicano al tema del Gulag. Ad esempio, uno dei principali autori russi dei nostri giorni, Zakhar Prilepin, ha inviato il suo protagonista in un campo delle isole Solovetskij, lo stesso di “Arcipelago Gulag”. 

Questo grande romanzo si basa su un’attenta ricerca archivistica. L’autore ha fatto numerosi viaggi alle Isole Solovetskij, lavorando negli archivi locali. Offre una rappresentazione estremamente accurata del capo del campo, nonché dell’intera struttura del lager, con le celle di prigionia ricavate nelle ex celle monastiche, i tavolacci di legno piazzati nelle chiese e le celle di isolamento allestite nei remoti ritiri dove un tempo andavano in romitaggio gli eremiti.

Prilepin descrive anche i diversi gruppi di detenuti: perché assieme ai prigionieri politici in questi campi erano rinchiusi criminali comuni.

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5 / Guzel Jakhina (1977-) – “Zuleika apre gli occhi” 

Questo è un altro romanzo contemporaneo, debutto letterario della scrittrice Guzel Jakhina, diventato un bestseller in Russia e già tradotto in varie lingue, tra cui l’italiano. Non racconta tanto la storia del Gulag in sé, quanto quella delle repressioni dell’era di Stalin, vale a dire la collettivizzazione forzata delle terre dei contadini tatari e la loro deportazione in Siberia.

La protagonista del libro, insieme a un gruppo di prigionieri, si ritrova nel mezzo della taiga sotto il controllo di un ufficiale. Devono scavarsi un riparo, cercare cibo e salvarsi dal freddo. Eppure, stranamente, in queste condizioni estreme, si sente una persona più libera di quando era oppressa da suo marito e da sua suocera.

Il romanzo è un’opera di finzione, ma la Jakhina ha studiato materiali d’archivio sulle deportazioni in Siberia ai tempi di Stalin. Inoltre, sua nonna subì la dekulakizzazione negli anni Trenta e, nel descrivere la vita quotidiana dei suoi personaggi, l’autrice ha fatto affidamento sui ricordi di sua nonna.

 

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