"Musica, un mondo senza confini"

Boris Andrianov, a sinistra, e Denis Shapovalov durante un’esibizione.

Boris Andrianov, a sinistra, e Denis Shapovalov durante un’esibizione.

Valery Sharifulin/TASS
Boris Andrianov, uno dei migliori violoncellisti a livello mondiale, vincitore dell’XI Concorso Tchaikovsky e direttore artistico del Festival Internazionale del Violoncello “Vivacello” appena conclusosi a Mosca, ha parlato con RBTH del suo incontro con Mstislav Rostropovich e delle mille sfaccettature di questo campo artistico

Il suo Festival del Violoncello si è tenuto per la prima volta nel 2008, sotto il nome di “Dedicato a Rostropovich”. Com’è nata l’idea del festival?

L'idea è nata quando il maestro era ancora in vita. Avevo partecipato, più di una volta, alle attività organizzate dall’Accademia di Kronberg, che tiene di continuo concorsi, festival e corsi di perfezionamento dedicati al violoncello. Kronberg è una piccola città nei pressi di Francoforte, la sua vita culturale è strettamente legata al violoncello. Quando appresi che Rostropovich aveva detto che Kronberg era la capitale mondiale del violoncello, mi sono sentito un po’ ferito: era come paragonarci a Mytishchi. L'idea del festival è sorta a Mosca. La morte di Rostropovich, però, mi spinse ad apportare dei cambiamenti. Organizzare un festival simile senza citare il suo nome era impossibile. E fu così che la prima edizione fu dedicata a lui: diciamo "violoncello", ma intendiamo "Rostropovich", e viceversa.

È riuscito a conoscere Rostropovich? 

Circa vent’anni fa vinsi il prestigioso concorso “Rostropovich”: fui il primo violoncellista russo a vincerlo. In quell’occasione ebbi la fortuna di parlare con il maestro. Ci incontrammo a Mosca, e durante i miei studi, in Germania. Per me è una figura di spicco con un mix unico di qualità tanto professionali quanto umane. Poco prima della sua morte, ho ascoltato come eseguiva "Variazioni su un tema rococò" di Tchaikovsky: suonò una delle variazioni come nessun altro dei miei colleghi sarebbe stato in grado di fare, nemmeno dopo un anno di prove.

Quando ascolti una sua esibizione o un suo nastro, la sua energia e la sua personalità ti pervadono. I festival successivi si sarebbero dovuti dedicare ai vari importanti musicisti del passato: tutti conoscono Rostropovich, mentre Gregor Piatigorsky o Daniil Shafran, per esempio, stanno entrando nel dimenticatoio. Ciononostante, il protagonista assoluto di questi festival è il violoncello, senza pensare a ciò che è di moda e ciò che non lo è, ricordando con gratitudine i maestri del passato e scoprendo allo stesso tempo nuovi talenti. Grazie al nostro festival, per esempio, in Russia è diventato famoso l’italiano Giovanni Sollima: è incredibile e la sua musica non ha paragoni. Non a caso l’hanno ribattezzato il "Jimi Hendrix del violoncello!”.

Chi altri le piacerebbe invitare al festival “Vivacello”?

Nel corso degli anni il festival è stato visitato da quasi tutti i maggiori violoncellisti: Steven Isserlis, Ivan Monighetti, Christina Blaumanja, Jonathan Rouzman e molti altri. Vi è poi Yo-Yo Ma, un violoncellista per il quale viene composta un’enorme quantità di nuova musica. È ancora piuttosto giovane e pieno di energia e si esibirà, probabilmente, alla prossima edizione del festival. Sarebbe bello che Mosca diventasse uno dei centri dell’arte del violoncello. Siamo intenzionati a cambiare la situazione locale prendendo come spunto l'esperienza dei festival in diversi altri Paesi, dove ti accorgi di quanto sia ricca la vita musicale. Per fortuna, ho molti amici musicisti che posso sempre invitare a esibirsi.

I tour all’estero favoriscono le conoscenze e relazioni professionali? 

Speciale sulla Musica

Sì, parecchio. Molte delle mie conoscenze continuano dai tempi degli studi. Nelle capitali mondiali della musica come Berlino, Londra, Parigi, Los Angeles, la vita musicale è molto ricca. Andando ai festival, conosci un sacco di grandi interpreti. È proprio per questo che mi piacciono i festival, dove hai a che fare con una gran varietà di musicisti, dai quali c’è sempre da imparare. È molto più eccitante che andare in un posto, suonare con l’orchestra e ripartire. A volte mi chiedono: se ti trovi meglio all’estero perché non lasci il Paese? La risposta è no, perché voglio che anche qui la situazione cambi in meglio! Sono nel posto giusto qui, cercando di fare quello che posso: in primo luogo, dire a tutti che magnifico strumento sia il violoncello. Il nostro compito è richiamare l'attenzione del pubblico su questo strumento, e mostrarlo in contesti diversi.

Non crede, però, che trascorrendo più tempo all’estero, forse, avrebbe più possibilità di intraprendere una carriera da solista a tutti gli effetti?

La carriera è una cosa relativa. Non conosco nessuno che sarebbe contento con la sua carriera se non avesse concerti in cui esibirsi. E persino esibendosi alla Berliner Philharmoniker, sono sicuro che chiunque vorrebbe esibirsi lì, non una volta l'anno, bensì cinque volte l'anno. O che lo stipendio fosse più alto. Vivendo all'estero, avrei trovato sicuramente una collocazione, tanto più che il mondo della musica è uno, e ci conosciamo tutti l'un l'altro. Di ritorno in Russia da un tour, sento che sto tornando a casa. Ma anche quando vado in tournée all'estero, mi sento, nel mondo della musica, come a casa. In questo mondo, non ci sono confini.

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