Gus Khrustalnyj: non perdetevi questa cittadina, intreccio tra medioevo e manifattura di pregio

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WILLIAM BRUMFIELD
Lo storico dell’architettura e fotografo William Brumfield ci porta nella località nota da secoli come “Murano di Russia” e ci fa conoscere tutte le sue bellezze

All’inizio del XX secolo, il chimico e fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij (1863-1944) sviluppò un complesso processo tecnologico per ottenere dettagliate fotografie dai colori vividi. La sua visione della fotografia come forma di educazione e di divulgazione emerge con particolare chiarezza nelle sue immagini dei monumenti architettonici nei siti storici di tutta la Russia.

La maggior parte della collezione di fotografie di Prokudin-Gorskij è diventata in seguito di proprietà della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti (si veda il paragrafo a fondo articolo), ma Prokudin aveva anche avviato un’attività di produzione di cartoline a colori e di illustrazioni per libri. Questa opera editoriale includeva fotografie a colori, presumibilmente scattate nel 1907, di uno dei monumenti più famosi di San Pietroburgo, comunemente noto come Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato.

Un capolavoro in dettaglio

Le facciate della Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato (il nome ufficiale sarebbe Cattedrale della Resurrezione di Cristo), sono bordate da strisce di pannelli incassati contenenti piastrelle decorative in ceramica, mentre la parte superiore della complessa struttura è decorata con pannelli a mosaico, alcuni di dimensioni monumentali. I pannelli principali sono stati disegnati da Viktor Vasnetsov, Mikhail Nesterov e da altri artisti di spicco, tra cui Alfred Parland, e sono stati realizzati secondo i più alti standard tecnici dalla ditta di mosaici di Aleksandr A. Frolov.

Di particolare rilievo sono le quattro scene a mosaico del ciclo della Crocifissione disegnate da Vasnetsov per i frontoni del portico d’ingresso ovest della chiesa. Ognuna di queste scene rivela la sua padronanza di un mezzo artistico antico e complesso. Il coinvolgimento di Vasnetsov nei lavori di mosaico per la chiesa riflette il risveglio dell’interesse per le forme d’arte medievali che si manifesterà nel suo lavoro pionieristico di pittore, designer e architetto.

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Una sconosciuta bellezza di provincia

Questa collaborazione tra grandi artisti e i maestri artigiani della ditta Frolov si verificò non solo nelle grandi città come Mosca e San Pietroburgo, ma anche, e non meno brillantemente, in località di provincia relativamente sconosciute, come quella dall’insolito nome di “Gus Khrustalnyj” (letteralmente: “Oca di cristallo”) nella provincia di Vladimir.

Il territorio di Vladimir, a nord-est di Mosca, è tra i più ricchi della Russia in termini di patrimonio culturale, da Murom a est sul fiume Oka a Gorokhovets sul fiume Kljazma, per non parlare di Suzdal e della stessa Vladimir. 

In mezzo a tale abbondanza di luoghi di interesse, Gus Khrustalnyj viene spesso trascurata. Sorge sul piccolo fiume Gus, un affluente di sinistra dell’Oka. E sebbene vi siano teorie contrastanti sulla derivazione originale di questo nome, pochi dubbi ci sono invece sul “Khrustalnyj”, visto il ruolo leader di questa località nella produzione russa di vetro (cristallo) fin dalla metà del XVIII secolo.

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Le origini della cittadina

L’insediamento si trova menzionato per la prima volta, semplicemente come “Gus”, in documenti del XVII secolo. A metà del XVIII secolo, il villaggio divenne di proprietà della dinastia di mercanti Maltsov, considerati i principali produttori russi di vetro. Nel 1756, Akim Maltsov aprì una fabbrica di vetro nel villaggio con i beni trasferiti dalle proprietà del padre nella regione di Mozhajsk

L’impresa crebbe rapidamente e il fiume Gus fu arginato per costruire il laghetto della fabbrica. Ampliato negli anni Cinquanta del XIX secolo, lo stagno esiste ancora oggi al centro del parco cittadino. Come ricompensa per i suoi servigi al commercio russo, Akim Maltsov ottenne lo status di nobile nel 1775, che a sua volta gli permise di acquisire proprietà e servi della gleba per la forza lavoro della fabbrica.

La casa del vetro

Per quasi sei decenni, nel XIX secolo, la fabbrica di Gus appartenne al nipote di Akim, Ivan Maltsov, che non solo introdusse innovazioni come i prodotti in cristallo in stile boemo, ma iniziò anche la produzione tessile come occupazione per il crescente numero di donne nell’insediamento della fabbrica.

Un momento decisivo nello sviluppo della città si ebbe in seguito alla visita di Ivan Maltsov alle vetrerie francesi nel 1838. Lì notò il modo efficace in cui gli alloggi e i servizi per i lavoratori erano raggruppati attorno al complesso industriale. Ciò costituì la base per la città-fabbrica modello che fiorì dopo il 1880, sotto la direzione del nuovo proprietario, il nipote di Maltsov, Jurij Nechaev-Maltsov.

La tessitura del futuro

Alla fine del XIX secolo, la città assistette anche alla rapida espansione dell’industria tessile, i cui edifici in mattoni sono ancora la presenza più visibile in città (gli edifici della fabbrica di vetro sono meno appariscenti).

Alla fine del XX secolo, con il crollo dell’Urss, le fabbriche – e in particolare la vetreria – hanno attraversato un periodo di declino economico che ha causato la perdita di gran parte della manodopera specializzata, compresi i maestri artisti. Ciononostante, molti degli edifici della città, compresi i cottage in mattoni delle fabbriche, si sono ben conservati. Il centro di Gus Khrustalnyj è piuttosto affascinante, con le sue piazzette e il ricostruito Centro commerciale del XIX secolo.

L’epoca sovietica

Non distante sorge la principale chiesa parrocchiale, quella dei Santi Gioacchino e Anna, originariamente costruita come una rotonda neoclassica nel 1816, e ampliata nei decenni successivi. Danneggiata durante l’uso della chiesa come officina in epoca sovietica, l’interno e i suoi dipinti murali dell’inizio del XX secolo sono ora in fase di restauro.

L’architettura ecclesiastica del tardo XIX secolo è ben rappresentata dalla grande Cappella di Santa Barbara, con dettagli architettonici ornati e un affascinante parco che la incornicia.

Il principale punto di riferimento architettonico di Gus Khrustalnyj è però senza dubbio la monumentale Chiesa di San Giorgio, costruita nel 1892-1904 su progetto dell’importante architetto pietroburghese Leontij Benois. Nel 1926 la chiesa fu convertita in un circolo operaio e le cupole e il campanile furono rimossi.

Nonostante queste perdite, la struttura, superbamente costruita, si è conservata. Nel 1973-83 l’interno fu restaurato nell’ambito della conversione dell’edificio in un museo del cristallo artistico, funzione che svolge tuttora.

L’influenza di Vasnetsov

L’aspetto della chiesa di San Giorgio, con la sua pianta basilicale, la navata allungata e i dettagli romanici, è insolito per gli standard ortodossi tradizionali. L’interno e le notevoli opere d’arte sopravvissute godono degli spazi estesi, caratterizzati da colonne in stile romanico di labradorite levigata provenienti dalla zona di Zhitomir.

L’artista principale è il famoso Viktor Vasnetsov (1848-1926), uno dei più popolari pittori russi della fine del XIX secolo e dell’inizio del Novecento. Per lo spazio dell’altare principale a est, progettò un magnifico mosaico che raffigurava la Sinassi della Santissima Madre di Dio (dal greco Σύναξις; “riunione”; è l’“assemblea festiva” in onore della Madonna; festeggiata nel mondo ortodosso il giorno dopo Natale) in una composizione nota con il nome di un inno alla Vergine, “In Te si rallegra, o piena di grazia, tutto il creato”, tratto dalla Liturgia di San Basilio.

Il progetto di Vasnetsov fu realizzato dalla vetreria pietroburghese di Aleksandr N. Frolov e figli, che ebbe un ruolo importante nella rinascita dell’arte del mosaico in Russia a cavallo del XX secolo, come la Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato, fotografata da Prokudin-Gorskij a San Pietroburgo, ci dimostra. Purtroppo, le iconostasi create da Vasnetsov sono andate distrutte durante il periodo sovietico.

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Il “Giudizio Universale”

Voltandoci verso ovest, vediamo un’opera d’arte non meno spettacolare, la vasta tela di Vasnetsov che rappresenta il Giudizio Universale, raffigurato alla maniera degli affreschi del XVII secolo, come quelli della Cattedrale di Santa Sofia a Vologda

In questo dipinto coloro che sono stati ritenuti degni di salvezza sono alla destra del Salvatore in trono, mentre i dannati sono a sinistra, con un’anima risorta che viene pesata al centro. I giusti sono vestiti con abiti tradizionali russi (in parte giustificati dalla presenza di santi medievali tra di loro), ma i dannati sono ritratti in modo lurido, come corpi che si contorcono in preda a passioni sfrenate. I loro volti hanno spesso un carattere molto contemporaneo, particolarmente evidente nelle acconciature.

Rimosso quando la chiesa fu trasformata in un circolo operaio, questo audace dipinto è miracolosamente sopravvissuto, forse grazie al prestigio di Vasnetsov presso l’élite sovietica. Con il restauro della struttura come museo del vetro, il “Giudizio Universale” di Vasnetsov è stato riportato nel suo spazio originale sulla parete ovest, dove fa mostra di sé in tutto il suo splendore.

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Prokudin-Gorskij, il suo metodo e la sua eredità

Nei primi anni del XX secolo il fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij inventò un complesso procedimento per ottenere fotografie a colori. Tra il 1903 e il 1916 viaggiò per l’Impero Russo e scattò oltre 2.000 foto con il nuovo metodo, che comprendeva tre esposizioni su una lastra di vetro. Nell’agosto del 1918 lasciò la Russia con gran parte della sua collezione di negativi su vetro e si stabilì in Francia. Dopo la sua morte, a Parigi, nel 1944, i suoi eredi vendettero la collezione alla Biblioteca del Congresso Usa. All’inizio del XXI secolo, la Biblioteca del Congresso ha digitalizzato le immagini di Prokudin-Gorskij, rendendo le foto pubblicamente e gratuitamente disponibili al pubblico mondiale. Un gran numero di siti russi ora ha una copia della collezione. Nel 1986 lo storico dell’architettura e fotografo William Brumfield (1944-) organizzò la prima mostra delle foto di Prokudin-Gorskij alla Biblioteca del Congresso. In un lungo periodo di lavoro, cominciato agli inizi degli anni Settanta del Novecento, Brumfield ha rifotografato la gran parte dei luoghi visitati da Prokudin-Gorskij. Questa serie di articoli mette a confronto questi complessi architettonici a circa un secolo di distanza.


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