La Russia remota: com’è vivere negli angoli sperduti del Paese più grande del mondo?

Legion Media
Le enormi dimensioni della Federazione Russa fanno sì che a volte, nelle sue aree più isolate, persino andare a scuola o trovare un punto dove internet o il telefonino funzionano, sia come prendere parte a un film d’avventura

La vita quotidiana delle grandi città in Russia, soprattutto nella sua parte occidentale, non è molto diversa dalla vita in Europa o negli Stati Uniti. Ma se ti ritrovi in un villaggio siberiano o dell’Estremo Oriente, rimani subito stupito di quanti ostacoli la gente del posto debba superare ogni giorno.

Altro che compagnie low cost!

L’aeroporto di Cherskij, nel nord-est della Jakuzia, un piccolo villaggio polare con una popolazione di non più di 2.500 persone, è una scatola di cemento a due piani con un’estensione a punta di colore blu brillante al centro. La sala d’attesa non può ospitare neanche 50 persone, il bar non è sempre aperto, e il Wi-Fi è apparso solo nel 2020.

Tuttavia, quasi nessuno usa il Wi-Fi, e non ci sono quasi mai code nella scatola di cemento, e tutto a causa dei prezzi dei biglietti: un volo di sola andata per la città più vicina, Jakutsk, capitale della enorme repubblica in cui si trova Cherskij, la Jakuzia, e distante circa 2.500 chilometri da qui, non scende mai sotto i 35-40 mila rubli (da 380 a 435 euro). E questo mentre da Mosca a Jakutsk (distanza 8.200 km) si può volare solo andata per 10 mila rubli (109 euro), e a Vladivostok (9 mila km) per 13 mila rubli (142 euro) a tariffa fissa (ossia una tariffa fissa sovvenzionata dallo Stato che non cambia durante l’anno; anche se il numero di posti è limitato).

“L’ultima volta che sono andato in vacanza è stato un anno fa a Gelendzhik (un resort nel Sud della Russia, nel Territorio di Krasnodar) con la mia famiglia. I biglietti di sola andata per una persona costano 100 mila rubli (1.090 euro) e il mio stipendio è di parecchie volte inferiore”, ha raccontato la dipendente dell’amministrazione locale Karina Khan-Chi-Ik. Karina vorrebbe volare più spesso, ma secondo la legge, il datore di lavoro paga a tutti i residenti del villaggio un volo solo una volta ogni due anni. E lei, con il suo stipendio, non potrebbe mai risparmiare tanto da permettersi le vacanze e un simile volo.

Lo stipendio di un’altra donna del posto, Viktorija Sleptsova, non le consente di prenotare hotel in una località di villeggiatura russa sul Mar Nero, quindi trascorre le sue vacanze a Jakutsk.

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“Gli hotel del Sud sono troppo costosi per me, soprattutto in estate, e gli aerei sono scomodi e cari, e per un volo di 4 ore ti danno solo uno snack e l’acqua”, si lamenta la Sleptsova.

Regione di Ryazan

Neanche tutti i moscoviti possono permettersi di viaggiare per la Russia. Natalja Popova, autrice di un blog di viaggio, è stata in 43 Paesi del mondo ma solo in 23 entità federali della Russia (su un totale di 85) negli ultimi 5 anni, ma alcuni luoghi in Russia le sono ancora finanziariamente inaccessibili.

“Ho iniziato a viaggiare in Russia proprio durante la pandemia di Covid-19, perché non c’era scelta. Da Mosca, puoi volare a buon mercato verso le città vicine o più famose, come Kazan, San Pietroburgo, Rostov sul Don, Ekaterinburg o Samara. Ma i posti più belli della Russia, come il Bajkal, la Kamchatka, Sakhalin, sono costosi e ancora non posso permettermelo”, spiega la Popova.

L'aurora boreale a Dikson

La viaggiatrice e blogger Maria Belokovylskaja è d’accordo con lei. Quando ci siamo scritte era a Dikson, una delle località più a nord della Russia.

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“È un minuscolo villaggio nel deserto artico con una popolazione di 300 abitanti. Un volo di sola andata mi è costato 70 mila rubli (763 euro). Per gli stessi soldi puoi volare in Botswana, in Africa. Non mi pento della scelta, ma credo che per i russi i biglietti, anche per i punti più remoti della Russia, dovrebbero essere più economici”, ha detto la Belokovylskaja.

La scuola a distanza (siderale)

“Sanja, aspetta!”, grida la donna, filmando con il telefonino un ragazzo che sta rompendo il ghiaccio con una pala per riuscire ad avanzare un po’ con la barca. Così, Leonid Khvatov, residente nel villaggio di Pakhtalka, nella Regione di Vologda (540 chilometri a nordest di Mosca), accompagna i suoi figli a scuola. Prima passano in barca il fiume, e poi per 2 chilometri devono andare a piedi per i campi.

Regione di Vologda

L’amministrazione locale non costruisce il ponte per mancanza di fondi; e alla famiglia è stato anche negato uno scuolabus, perché manca una strada vera e propria per il villaggio (dove vivono in 5).

“In primavera e in autunno, i bambini camminano con il fango fino alla cintura, e in inverno spesso camminano fino alla vita nella neve, perché la cosiddetta strada passa proprio attraverso i campi. […] Due volte al giorno attraversano il fiume. In inverno, camminando sul ghiaccio, mentre in autunno e in primavera, io o mia moglie li trasportiamo in barca perché il ghiaccio non è formato o non è abbastanza resistente. […] In certi periodi dell’anno, per questo motivo, non possiamo ricevere assistenza medica o di altro tipo”, ha raccontato Leonid Khvatov all’edizione locale di NewsVo.

Per la Russia, tali situazioni sono più la regola che l’eccezione. Ogni autunno e primavera, i bambini di qualche villaggio russo non possono andare a scuola e ogni anno sui media compaiono notizie al riguardo. Così, durante la pandemia di Covid-19, l’insegnante di scuola elementare Svetlana Dementjeva, della regione di Kursk (530 chilometri a sud di Mosca) ha dovuto percorrere ogni giorno 7-8 km per portare i compiti ai bambini che erano  in case senza Internet durante il lockdown e la “didattica a distanza”.

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Anche i bambini del villaggio di Krasnaja Gora, nella regione di Tver (205 chilometri a nordovest di Mosca) hanno affrontato una strada difficile per andare a scuola, racconta un uomo con nickname Olgard in uno dei forum russi (non ha voluto rivelare il suo vero nome).

“Sono andato a scuola a piedi per quattro anni, 8 chilometri all’andata, 8 chilometri al ritorno. In inverno c’era da aver paura dei lupi, e in autunno e all’inizio della primavera affondavo nel fango. In inverno, con il ghiaccio, andavo in bicicletta, ma era così scivoloso che potevo tonfare in terra 15 volte al giorno”, ha ricordato l’uomo.

Secondo lui, a volte gli scolari venivano trasportati su vecchi Uaz del kolkhoz o su vecchissimi autobus, che spesso si rompevano lungo la strada. Suo padre mise poi a disposizione un trattore di modo che suo figlio potesse andare a scuola e, poco dopo, i bambini hanno iniziato a essere portati su dei normali scuolabus.

“Ora ci sono più animali selvatici nella zona, quindi sarebbe davvero pericoloso lasciare andare i bambini a piedi. Ma i posti sono molto belli”, dice l’uomo.

Niente cellulare né internet

Villaggio di Bolshie Sanniki

Nel 2020, inviare un meme a un amico, trovare le informazioni di cui hai bisogno su un motore di ricerca o guardare un film in streaming sul divano può essere ancora un’utopia per qualcuno. Il quarantatreenne Aleksandr Gurjev, per esempio, che vive nel villaggio di Bolshie Sanniki nel Territorio di Khabarovsk (a 8.900 chilometri da Mosca), che ha una popolazione di non più di 400 persone, ha dovuto a lungo fare molta strada per qualche clic.

Ogni volta che Gurjev voleva navigare su Internet, doveva salire in macchina e percorrere circa 700 km (con le strade locali; 8-12 ore di viaggio) fino alla città di Khabarovsk. Nell’autunno del 2020, finalmente, la connessione Internet via cavo è arrivata nel suo villaggio.

“Non sono un malato di Internet, ma non potevo, come un normale russo, fare un sacco di cose via web, come pagare le bollette o prendere un appuntamento medico. E questo mi faceva innervosire. A casa mi annoiavo, così andavo a pescare e a raccogliere funghi, mentre i miei vicini si ubriacavano. Ora posso persino stare su Vk (il più popolare social network in russia; ndr)”, afferma Gurjev.

Nel villaggio di Salba, nel Territorio di Krasnojarsk (4.400 km e est di Mosca, con una popolazione che non supera le 200 persone), fino a marzo 2020 non c’erano Internet né prendevano i cellulari. Marina (il nome è stato cambiato su sua richiesta), afferma che il villaggio stava però benissimo anche senza.

“Avete anche solo vagamente idea della vita in campagna? Non abbiamo praticamente riposo, lavoriamo e basta. Internet e i cellulari sono necessari quasi solo per comunicare con i parenti. Quindi va bene”, dice Marina.

Nel 2019, i residenti di oltre 25 mila insediamenti russi con una popolazione compresa tra 100 a 250 persone hanno continuato a fare a meno delle comunicazioni telefoniche e di Internet. Non è ancora noto di quanto sia diminuito il digital divide nel 2020, anche se sono stati fatti importanti sforzi in questa direzione.

Più volte all’estero che a Mosca

Kaliningrad

“Sali in macchina, l’importante è non dimenticarti del passaporto con un visto Schengen, e vai in Polonia o in Germania per fare shopping o per una passeggiata: è così che di solito passiamo un normale fine settimana”, racconta Ekaterina Sinelshchikova, firma di Russia Beyond, che vive a Kaliningrad.

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“Prima delle sanzioni del 2014 (con le controsanzioni russe sugli alimenti) andavamo regolarmente in Polonia: attraversavamo il confine, andavamo al supermercato più vicino, a un paio di chilometri dalla zona di confine, e compravamo cibo. Tutto era più economico, anche tenendo conto della spesa per la benzina. Dopo, non abbiamo smesso di andarci, ma lo abbiamo fatto più di rado, anche se personalmente ho nascosto un paio di volte dell’affettato polacco nella mia borsetta”, ricorda Sinelshchikova.

Insomma, da Kaliningrad era più veloce e più facile arrivare in Europa che a Mosca, e tutti andavano in Europa per le vacanze o per Capodanno, e le gite a breve termine di 2-3 giorni ai castelli o ai parchi acquatici europei erano particolarmente popolari. Allo stesso tempo, secondo lei, molti sognavano ancora la vita nella capitale russa e di scappare da quella piccola exclave provinciale, seppur nel cuore della Ue, che è Kaliningrad.

“Ma avendo vissuto a Mosca, inizi a vedere dei vantaggi in quelli che consideravi svantaggi quando eri a Kaliningrad. Molti dei miei conoscenti alla fine sono tornati. Cominci ad apprezzare le foreste locali, il mare: quegli spazi ti mancano sempre a Mosca”, afferma Ekaterina. “Inoltre, qui è più facile stare in compagnia: vai al bar e trovi sicuramente qualcuno dei tuoi conoscenti, ex compagni di classe, amici o colleghi. E non devi fare programmi con una settimana di anticipo; tutto è più semplice”.

Vladivostok

Anche Dmitrij Chalov, 55 anni, residente a Vladivostok, ex sommozzatore su navi di soccorso, ha trascorso la maggior parte della sua vita in varie città della Cina e del Giappone. Arrivò per la prima volta in Cina nel 1995, quando lavorava come un normale marinaio impegnato su un rimorchiatore che trainava navi in Cina e in Giappone per venderle.

“Avevo 30 anni, non avevo mai visto città di quella grandezza e la cosa più attraente per noi marinai erano le vie dello shopping, infinite. Tutte quelle merci, quelle tavole calde con rane e serpenti nel menù, quell’equipaggiamento che si trovava lì in vendita… per noi era una cosa spaziale”, ricorda Chalov.

Successivamente, ha iniziato ogni anno a passare le vacanze in Cina, Giappone, Thailandia e Vietnam, e, a quanto racconta, il viaggio era pagato dallo Stato, visto che lavorava nel servizio di soccorso.

“Qui nell’Estremo Oriente abbiamo il mare, la natura, e l’estero è molto più vicino della nostra capitale. E Mosca cos’è poi, in definitiva? Un mucchio di pietre, niente di più”, conclude Chalov.


Le dimensioni contano: come la vastità della Russia incide sulla sua vita politica e sociale 

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