La Strada delle Ossa e la città dei Gulag

Uno scorcio della baia di Magadan (Fonte: Sergei Smirnov)

Uno scorcio della baia di Magadan (Fonte: Sergei Smirnov)

Viaggio a Magadan, la città siberiana passata alla storia come sede dei campi di concentramento dell'epoca staliniana. Tra le tracce del passato e un presente fatto di vere e proprie immersioni nella natura

Situata sul mare di Okhotsk, nel Pacifico settentrionale, la città di Magadan sorge in posizione isolata, lontanissima da Mosca e più vicina all’Alaska che alla capitale russa − dalla quale la separano otto ore di differenza. Quando i moscoviti si alzano, gli abitanti di Magadan sono quasi giunti alla fine della loro giornata. Magadan è una città movimentata, che vanta diversi musei ed alberghi e sorge nei pressi di una spettacolare costa di scogliere rocciose sulle quali si aprono numerose spiagge. Orsi, alci e pecore selvatiche siberiane popolano le montagne e le aree naturali che circondano la città, dove i visitatori possono facilmente dedicarsi alla pesca, al trekking e allo sci.

La terra delle purghe. Tuttavia, a dispetto della tranquillità del paesaggio, questa remota città soffre di un problema d’immagine, legato ai suoi sventurati trascorsi. Durante le purghe dell’epoca stalinista, Magadan era infatti la via d’accesso alla regione di Kolyma, una zona ricca di oro che divenne il centro dei duri campi di lavoro del sistema dei gulag. I prigionieri spesso arrivavano qui dopo essere stati caricati su un treno per Vladivostok, sul mare del Giappone, e da qui imbarcati su delle navi dirette a nord, sino alle miniere d’oro che sorgevano nei pressi di Magadan. Un viaggio lungo e duro, al quale molti non sopravvivevano. Coloro che riuscivano a raggiungere Magadan e Kolyma erano condannati a patire inverni gelidi, denutrizione e lavori forzati all’interno dei gulag.

Le miniere d'oro e la Strada delle Ossa. Si stima che al colmo della produttività dalle miniere di Kolyma venisse estratta ogni anno la metà di tutto l’oro estratto nel mondo. Secondo alcuni calcoli, nella sola regione di Kolyma sarebbero morte come minimo più di un milione persone. L’unica via che porta a Magadan è l’autostrada federale M-56, nota anche come “Strada delle Ossa” per via delle migliaia di prigionieri dei gulag che morirono durante i lavori per la sua realizzazione. La città più vicina, Yakutsk − tra le più fredde al mondo − sorge più all’interno, lungo la Strada delle Ossa, a 2.200 chilometri di distanza. Pur essendo così lontana dalla civiltà, Magadan è stata meta di diverse persone famose. Il noto scrittore e giornalista polacco Ryszard Kapuściński la visitò prima del crollo dell’Unione Sovietica e ne parlò nel suo libro-reportage “Imperium”.

Il ricordo dei Gulag. Durante la Seconda Guerra Mondiale anche Henry Wallace, all’epoca vice presidente degli Stati Uniti, si recò in Siberia e in Estremo Oriente per promuovere la pace, gungendo a Magadan nel 1944. Prima del suo arrivo le autorità locali eliminarono tutte le prove dell’esistenza dei campi di lavoro, e organizzarono per lui un itinerario attentamente pianificato. Wallace non si rese conto della messinscena, e al suo ritorno in patria fu messo in ridicolo per la sua ingenuità. Oggi Magadan è una tranquilla città di mare, e dei gulag non resta che il ricordo. Che siate amanti dell’avventura, o dei russofili decisi a visitare le più remote città del Paese, a Magadan farete il pieno di storie e aneddoti da raccontare una volta tornati a casa − a prescindere dal periodo dell’anno in cui la visiterete. Il monumento intitolato “Maschera del dolore” merita di essere visto anche da chi non è interessato alla storia dei gulag. Eretto in ricordo di coloro che persero la vita a Kolyma, è un’opera imponente che raffigura un volto che emerge come una rovina atzeca dalle colline che circondano la città.

Immersione nella natura. Dopo la visita al monumento, gli amanti della natura possono soffermarsi sulle tranquille spiagge della città. Magadan sorge sulla Baia di Nagaev, situata alla base di una penisola protesa sul mare. Alcuni tratti della spiaggia cittadina sono ancora intatti, e si prestano a lunghe, rilassanti passeggiate. Il Museo di storia regionale di Magadan allestisce mostre sulla flora, la fauna, le popolazioni e l’arte locali. Il Teatro statale di musica e prosa, nato su iniziativa sovietica ai tempi dei campi di lavoro, oggi ospita numerose rappresentazioni. La nuova cattedrale di Magadan vanta un’imponente collezione di cupole “a cipolla” che è forse la più bella di tutto l’Estremo Oriente. I turisti solitamente arrivano a Magadan attratti dall’idea di pescare e visitare ciò che resta dei gulag, o vi si trovano perché la città è l’ultima meta del loro viaggio attraverso il Paese, lungo la Strada delle Ossa.

Lenin Street, la strada principale di Magadan (Fonte: Sergei Smirnov)

Sci e birdwatching. La pesca rappresenta una delle principali industrie locali. È facile organizzare battute di pesca con l’amo nelle acque dell’oceano, o con la mosca, lungo i fiumi Yama e Ola (popolati da salmoni e salmerini). Anche i numerosi laghi montani dell’Estremo Oriente sono delle mete eccellenti per gli amanti della pesca, che possono dedicarsi a questo sport durante brevi gite giornaliere o spedizioni lungo il fiume della durata di una settimana o più, con pernottamento in tenda. Nei pressi di Magadan, e in particolare lungo la costa, vivono numerose specie di uccelli, tra cui i pulcinella dal ciuffo e i pulcinella dal corno. La città è infatti base di arrivo e di partenza di numerose escursioni di birdwatching. Per gli appassionati di sci, in inverno diverse agenzie organizzano gite in montagna e nella tundra.

Turisti nella storia. Chi arriva a Magadan per vedere i gulag può visitare il campo di Dneprovsky, situato a solo mezza giornata dalla città, lungo la Strada delle Ossa. Qui i prigionieri lavoravano in una miniera di stagno, della quale rimangono le torri di guardia e alcuni degli edifici originari. Un'altra meta interessante della regione di Kolyma è il gulag Butugychag, una ex miniera di uranio. Ogni anno diversi motociclisti intenti a compiere il giro del mondo fanno tappa a Magadan, questa remota città dell’Asia nordorientale dove la Strada delle Ossa incontra l’oceano. L’inverno è il periodo migliore per tentare di percorrere la Strada delle Ossa in moto o in auto: durante l’estate infatti il permafrost si scioglie e la strada sterrata si trasforma in un pantano difficile da percorrere su ruota. La Strada delle Ossa attraversa alcune delle zone più fredde e isolate del pianeta. Percorrerla è un’avventura, e gli ultimi cinquecento chilometri del suo tracciato attraversano molti dei luoghi d’interesse che vengono visitati dai turisti che fanno base a Magadan.

Prima di organizzare un viaggio a Magadan o nella regione di Kolyma, consultate DVS-Tour (www.dvs-tour.ru) per pianificare attività come la pesca, il birdwatching, lo sci o le escursioni nella natura. Se siete interessati a visitare i gulag abbandonati e la Strada delle Ossa, consultate invece Koryo Tours (www.koryogroup.com/travel_Itinerary_magadan.php). Come arrivare: le linee aeree Aeroflot e S7 collegano Magadan con le maggiori città russe. Un volo di andata e ritorno tra Mosca e Vladivostok costa in media tra i quattrocento e i settecento dollari. Arrivare da Pechino o Seoul costa tra i novecento e i milleduecento dollari. Dove alloggiare: il moderno VM Centralnaya Hotel (www.hotelvm.ru, in Russian) vanta una piscina e un ristorante e offre camere confortevoli ad un prezzo compreso tra i quattromila e gli ottomila rubli (130-260 dollari).

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