I tedeschi ottennero delle vittorie sui sovietici dopo essere stati sconfitti a Stalingrado?

Il ministro tedesco agli armamenti e alla produzione bellica del Terzo Reich, con gli ufficiali del gruppo di ingegneria militare Organizzazione Todt sul fronte orientale, 1943

Il ministro tedesco agli armamenti e alla produzione bellica del Terzo Reich, con gli ufficiali del gruppo di ingegneria militare Organizzazione Todt sul fronte orientale, 1943

Keystone/Hulton Archive/Getty Images
Niente riuscì più ad arginare la marcia trionfale dell’Armata Rossa verso Berlino e la liberazione dell’Europa dal nazifascismo, ma alcuni colpi di coda dei nazisti furono dolorosi e provocarono pesanti perdite in battaglia. Ecco dove e quando

Dopo la sconfitta della Wehrmacht a Stalingrado, iniziò per le truppe sovietiche un periodo di brillanti vittorie, che durò fino al crollo della Germania nazista nel maggio 1945. Tuttavia, di tanto in tanto, i tedeschi riuscirono a infliggere ancora duri colpi all’Armata Rossa.

Operazione “Stella Polare”

Russia, Battaglia di Demjansk

Dopo aver vinto la battaglia di Stalingrado, il comando sovietico decise che era tempo di sconfiggere il nemico su tutti i fronti. Il 10 febbraio 1943 iniziò l’operazione su larga scala “Stella polare” (in russo: “Poljárnaja Zvezdá”) nel nord-ovest dell’Urss, il cui scopo era quello di spingere le truppe tedesche dell’Heeresgruppe Nord lontano dalla Leningrado assediata e distruggerle completamente.

Un compito altrettanto importante era l’eliminazione del saliente di Demjansk, un territorio controllato dal nemico che si incuneava in profondità nelle posizioni delle truppe sovietiche. Per un anno intero, l’Armata Rossa attaccò senza successo questa pericolosa testa di ponte da cui la Wehrmacht poteva minacciare le retroguardie sovietiche.

L’offensiva delle truppe sovietiche mostrò molto rapidamente che la speranza di raggiungere i confini dell’Estonia sovietica in breve tempo era troppo ottimistica. Senza un’adeguata preparazione e ricognizione, l’Armata Rossa incontrò una feroce resistenza da parte del nemico trincerato e, subendo pesanti perdite, avanzarono lentamente con grande difficoltà.

Il compito di tagliare il saliente di Demjansk per rinchiudere la 16ª armata tedesca in una sacca venne realizzato solo parzialmente. Il saliente venne infine eliminato, ma i tedeschi erano nel frattempo riusciti a portare con successo le loro truppe in posizioni difensive ben fortificate e preparate in anticipo.

L'inizio dei combattimenti sul fronte di Leningrado

L’Operazione “Stella Polare” costò all’Armata Rossa 280 mila tra morti e feriti (i tedeschi persero invece 78 mila uomini). Ad aprile, dopo essere avanzate solo di pochi chilometri, le truppe sovietiche furono costrette ad abbandonare l’offensiva.

“Dopo le brillanti vittorie sul Don e sul Volga, i fallimenti su questo fronte sono stati deprimenti”, scrisse il maresciallo dell’artiglieria Nikolaj Voronov, con fastidio: “Era chiaro che un’operazione importante non avrebbe dovuto essere avviata qui. La nostra potente tecnologia ha bisogno di spazio, ma qui si è impantanata nelle paludi. Ancora una volta, l’irritazione si è accumulata nella mia anima nei confronti di coloro che hanno elaborato bei piani per l’operazione senza preoccuparsi di studiare le condizioni del terreno, le vie di comunicazione, le caratteristiche climatiche…”

Terza battaglia di Kharkov

Il 16 febbraio 1943, l’Armata Rossa, sconfiggendo il nemico, entrò nel grande centro industriale dell’Ucraina sovietica di Khárkov. Tuttavia, la città non era destinata a godere a lungo della sua ritrovata libertà.

La liberazione di Kharkov. La fanteria sovietica davanti all'edificio di Gosprom

Il 4 marzo, dopo aver raggruppato le loro forze, i tedeschi, con il supporto dell’aviazione, lanciarono una controffensiva su larga scala. Ormai esauste, le truppe sovietiche non riuscirono a respingere l’assalto e iniziarono a cedere rapidamente le loro posizioni. L’11 marzo, unità del II. SS-Panzerkorps irruppero nel centro della città.

Il generale Pavel Rybalko, che guidava la difesa di Kharkov, riferì al comandante del fronte di Voronezh, il generale Filipp Golikov: “La situazione è critica, la città viene difesa dalle forze della 19ª divisione fucilieri e dalla 17ª brigata dell’Nkvd, che ormai non sono quasi più in grado di combattere, e non possiamo resistere all’attacco. Non ci sono riserve. Il nemico può tagliare tutte le vie di fuga. Le munizioni stanno finendo, non c’è carburante. Ho più di 3000 feriti in città e non ho modo di evacuarli per il soccorso… il nemico sta radunando le sue forze per conquistare la città”.

Il 13 marzo, i carri armati tedeschi colsero alle spalle la 3ª Armata di carri armati sovietici, minacciando il suo accerchiamento. “La parola ‘Kharkov’ attraeva magicamente i soldati e gli ufficiali di medio rango”, ha ricordato il feldmaresciallo Erich von Manstein, comandante dell’Heeresgruppe Süd tedesco: “Il Panzerkorps delle SS voleva portare in dono al suo Führer la appena riconquistata capitale ucraina [Kharkhov era stata capitale dal 1919 al 1934, ndr] e in segno di vittoria cercò di raggiungerla al più presto”.

Carri armati a Kharkov

Dopo aver intrapreso un contrattacco senza successo, alle truppe sovietiche fu ordinato di abbandonare Kharkov. Il 17 marzo, dopo aver perso oltre 86 mila uomini tra morti e feriti in battaglie difensive, i sovietici si ritirarono sulle posizioni sulla riva orientale del fiume Severnyj Donets, a 30 km dalla città.

I tedeschi ripresero il controllo di Kharkov e di Belgorod. Tuttavia, a causa dell’inizio del disgelo primaverile e dell’arrivo delle riserve sovietiche, non poterono sviluppare ulteriormente la loro offensiva. Le ostilità su larga scala in questo settore del fronte cessarono per diversi mesi e ripresero solo il 5 luglio con l’inizio dell’operazione tedesca “Cittadella” (“Unternehmen Zitadelle”).

Battaglia di Bautzen

I tedeschi celebrarono il loro ultimo trionfo nella Seconda guerra mondiale in Sassonia nell’aprile 1945. Mentre a nord le truppe sovietiche avevano già iniziato l’assalto a Berlino, unità della 52ª armata sovietica e della 2ª Armata dell’esercito polacco (Ludowe Wojsko Polskie, ossia Esercito Popolare polacco) avanzavano in direzione di Dresda.

Inizialmente, l’offensiva delle truppe sovietiche e polacche ebbe un discreto successo. Dopo aver attraversato il fiume Neiße il 16 aprile e aver sfondato le difese nemiche, tre giorni dopo avviarono un assalto alla città strategicamente importante di Bautzen. Presto i mezzi del 1° Corpo di carri armati polacchi apparvero nelle vicinanze di Dresda.

Il generale placco Karol Świerczewski

Il comandante della 2ª Armata polacca, il generale Karol Świerczewski (1897-1947), desiderava così tanto che fossero i polacchi a prendere l’antica città tedesca che non badò ai gravi problemi che avevano le sue truppe: si erano molto allungate sul territorio e le unità di carri armati e quelle meccanizzate, lanciate a tutta velocità nello sfondamento, erano ormai troppo lontane dalle loro retrovie.

I tedeschi approfittarono subito dell’errore. Dopo aver inflitto colpi inaspettati ai fianchi indeboliti delle truppe che avanzavano, il 21 aprile circondarono le forze principali della 2ª armata dell’Esercito polacco e alcune unità sovietiche.

Non rendendosi immediatamente conto della portata della catastrofe imminente, Świerczewski continuò a condurre l’offensiva verso Dresda. Alla fine, il comandante del 1° Fronte ucraino, il maresciallo Ivan Konev, dovette intervenire personalmente e fermare le truppe. Uno degli ufficiali polacchi in seguito commentò in modo molto emotivo questi eventi: “Świerczewski doveva essere ubriaco mentre era al comando”.

Carri armati polacchi IS-2 catturati dai tedeschi

Le truppe polacche e sovietiche accerchiate dovettero lottare a lungo e a costo di grandi perdite per sfondare l’accerchiamento a est. Di conseguenza, la 2ª Armata polacca perse oltre 18 mila uomini, tra morti, feriti e dispersi, ovvero un quinto dei suoi ranghi. Le perdite delle truppe sovietiche e tedesche restano sconosciute.

I tedeschi, tuttavia, non riuscirono a sviluppare l’offensiva e a colpire il fianco delle truppe sovietiche che avanzavano su Berlino: furono fermati dalle nuove riserve che erano arrivate per tempo in zona. Tuttavia, l’Armata Rossa dovette dimenticare per un po’ la conquista di Dresda, che cadde nelle sue mani solo alla fine della guerra, l’8 maggio.

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