Boris Godunov, l’amaro destino dell’uomo che volle farsi zar

Salì sul trono, eletto da un parlamento feudale, tra la fine della prima dinastia russa, quella dei Rjurikidi, e l’affermazione dei Romanov. Governò meglio di altri, ma la fortuna non fu dalla sua parte. E tra le carestie causate dall’eruzione di un vulcano in Perù, e le invasioni straniere, lasciò un Paese nel caos

Sembra quasi che una qualche maledizione abbia colpito l’eredità storica di Borìs Godunóv (1552-1605). Sebbene la maggior parte delle sue azioni come zar fossero razionali e vantaggiose per la Russia, il suo governo finì in un disastro e la sua vita ebbe un epilogo tragico. E anche dopo la sua morte, la sfortuna lo ha seguito. Quando, nel 1945, fu aperta la cripta con i resti dello zar Boris e dei suoi parenti, si scoprì che la tomba era stata profanata e saccheggiata, e le ossa e i teschi erano mescolati e sbriciolati, tanto che gli antropologi non poterono ricostruire nemmeno un’immagine approssimativa di Godunov.

L’ingresso nei giri del potere ai tempi di Ivan il Terribile

Ritratto di Boris Godunov, 1992, di Sergej Prisekin

“Era un uomo alto e corpulento, la cui presenza non poteva fare a meno di ricordare di doversi sottomettere alla sua autorità. Con i capelli neri, anche se radi, e i lineamenti del viso regolari, aveva uno sguardo fermo e un corpo forte”, ha scritto l’uomo d’affari inglese Thomas Smythe, che incontrò Godunov nell’ultimo anno di vita dello zar.

Boris Godunov entrò nella corte di Ivan il Terribile negli anni Settanta del Cinquecento, grazie ai buoni uffici di suo zio, Dmitrij Godunov. Dmitrij aveva prestato servizio alla corte di Jurij di Uglich (1532-1563), il fratello minore di Ivan, che probabilmente era sordo. Dopo la morte di Jurij, Dmitrij divenne uno dei più stretti aiutanti di Ivan, e spinse suo nipote Boris a diventare un oprichnik, un membro dell’esercito personale di Ivan. Nel 1571, il diciannovenne Godunov fu invitato al matrimonio di Ivan e, nel 1575, sua sorella Irina divenne la moglie di Fjodor I di Russia (1557-1598), il figlio minore di Ivan. Quindi, Boris Godunov ottenne lo status di boiardo e divenne una delle persone più influenti della macchina statale.

Governò il Paese in quanto cognato dello zar Fjodor

Ricostruzione facciale forense dello zar Feodor Ioannovich. Realizzato da M. Gerasimov, 1963

Finché Ivan il Terribile fu vivo, Boris rimase abilmente nella sua ombra. Era una delle poche persone presenti al momento della morte di Ivan nel 1584 e fu lui ad annunciare il triste evento alla nobiltà di Mosca dal “Bel Terrazzo” del Cremlino (che in russo si chiama “Krasnoe kryltsò”; “Terrazzino d’ingresso bello” o “rosso”), una scalinata che conduce al Palazzo delle Faccette. Nessuno può davvero dire che ruolo avesse avuto Godunov nella morte di Ivan, ma già nel 1585 divenne l’unico leader e governò di fatto al posto dello zar succeduto a Ivan, Fjodor I.

Fjodor non era infatti in grado di comandare da solo: era considerato mentalmente disabile, sebbene lo storico Dmitrij Volodikhin abbia affermato che quella fosse solo una copertura di Fjodor. In ogni caso, questi lasciò volentieri le redini del Paese a Boris Godunov.

Godunov governò con grande successo

Dopo essere diventato il “sovrano ombra” della Russia, Godunov non dormì certo sugli allori, e anzi fu molto attivo. In primo luogo, spinse per la costruzione di città fortezza ai confini russi: Voronezh nel 1585, Livny e Samara nel 1586, Tsaritsyn (in seguito famosa come Stalingrado; oggi è Volgograd) nel 1589, Saratov nel 1590, Belgorod nel 1596. Tutte queste fortezze contribuirono a proteggere il Sud della Russia dai saccheggi e dalle invasioni delle tribù nomadi tatare. Nel 1604 fece anche fondare Tomsk, in Siberia. E Godunov ordinò pure di migliorare e proteggere meglio le città della Russia centrale.

Per sua volontà, fu costruita la cittadella di Smolensk, una delle fortezze più imponenti dell’Europa dell’epoca, che aveva lo scopo di proteggere le terre di Mosca dagli attacchi polacchi. A Mosca furono costruite due linee di fortificazioni: le mura con 29 torri dette Belyj Gorod (“Città Bianca”) che circondavano il centro della città e che ricordavano le mura della cittadella di Smolensk, e lo “Skorodom”, una fortificazione in legno più ampia. I lavori di fortificazione furono molto utili: nel 1591, Ğazı II Giray (1554-1607), Khan di Crimea, tentò di conquistare Mosca, ma il suo esercito non riuscì ad avere la meglio su una città robustamente protetta.

La cittadella di Smolensk, una delle fortezze più imponenti dell’epoca, aveva lo scopo di proteggere le terre di Mosca dagli attacchi polacchi

Godunov condusse anche una politica estera di successo. Dopo la vittoria nella Guerra russo-svedese del 1590-1595, riuscì a riconquistare le terre che la Russia aveva dovuto cedere alla Svezia dopo la Prima guerra del Nord (detta anche Guerra di Livonia) del 1558-1583, persa da Ivan il Terribile.

Per sostenere le finanze dello Stato, Boris Godunov dovette rafforzare il regime della servitù della gleba dei contadini russi. Dal 1597, i servi scappati dai loro proprietari terrieri e dalle terre potevano essere ricercati e riportati indietro per un periodo di cinque anni.

Fu il primo zar russo a stabilire un forte contatto con l’Europa

Nel 1598, con la morte di Fjodor I, lo Zemskij Sobor, il primo parlamento russo su base feudale, elesse Boris Godunov nuovo zar. Durante il suo breve regno, Godunov mostrò una benevolenza nei confronti degli stranieri mai vista prima in Russia. “Non appena l’ambasciatore è entrato, Boris Fjodorovich gli è andato incontro, lo ha ricevuto con grande rispetto, si è inchinato secondo l’usanza di Mosca e gli ha dato la mano”, è così che è descritto come fu ricevuto Niklas von Warkotsch, un diplomatico austriaco.

Incredibile: uno zar russo che si alza e si avvicina a uno straniero, dandogli anche la mano! Qualcosa del genere era impensabile sotto Ivan il Terribile! Ma, secondo Isaac Massa (1586-1643), diplomatico olandese presente a Mosca, Boris Godunov dichiarò che “tutte le nazioni gli piacevano allo stesso modo, e di voler vivere in amicizia con tutti”. Godunov invitò mercanti stranieri, medici e ingegneri a lavorare a Mosca, dando loro denaro e doni sontuosi, e introdusse persino spettacoli stranieri nei palazzi del Cremlino: sua sorella Irina rimase sbalordita dal suono degli organi a canne e dei clavicordi portati da Jerome Horsey (1550-1626), un diplomatico inglese, amico di Boris.

Godunov stabilì rapporti particolarmente buoni con l’Inghilterra: ebbe una corrispondenza con Elisabetta I (1533-1603) e negoziò persino per far sposare suo figlio Fjodor con una nobildonna inglese, ma la morte di Elisabetta pose fine al piano.

Il regno di Godunov, tuttavia, finì in un disastro

Nel 1601 una grave carestia colpì la Russia. Durante l’estate, la pioggia durò più di 10 settimane, quindi i raccolti rimasero indietro, e in autunno, delle gelate precoci fecero fuori quel poco che era rimasto nei campi. L’anno successivo la situazione fu la stessa. La ragione di un meteo così infelice era l’eruzione del vulcano Huaynaputina, nel sud del Perù (febbraio 1600), che causò la formazione di enormi nubi di cenere nell’atmosfera terrestre, bloccando la luce solare. Ma i russi allora non lo sapevano.

“A Mosca si è iniziato a mangiare i cavalli, poi i cani e i gatti e infine le persone”, si legge in una cronaca russa di quel periodo. I proprietari lasciarono liberi i loro servi e la gente affamata andava a rapinare i passanti per le strade. Ne seguì il caos. A Mosca, Boris Godunov offrì omaggi dal tesoro dello zar, ma i soldi non servivano a granché: non potevano comprare del cibo che non c’era. Nel frattempo, il prezzo del grano immagazzinato negli anni precedenti era aumentato di 100 volte.

La gente iniziò a incolpare lo zar, i boiardi, la nobiltà. Una rivolta contadina, sotto la guida di certo Khlopok Kosolap, scoppiò nel 1601-1603. Fu repressa dall’esercito dello zar, ma le rapine e i saccheggi non si fermarono.

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Nel 1604 apparve il Falso Dimitri I, un lestofante che pretendeva di farsi passare per Dmitrij di Uglich, l’ultimo figlio di Ivan il Terribile, che era morto nel 1591 in circostanze misteriose. Con un piccolo esercito di sostenitori polacchi e con russi disillusi che si erano uniti a loro, Dmitrij cercò di attaccare Mosca, ma fu sconfitto dall’esercito dello zar e fu costretto a ritirarsi. Nel mezzo di tutto questo tumulto, Boris Godunov morì improvvisamente.

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Il 13 aprile 1605, Isaac Massa scrisse: “Boris era molto allegro […] ha mangiato molto a cena ed era più felice di quanto il suo entourage non fosse abituato a vederlo. Dopo cena, è andato alla torre alta, da dove poteva vedere tutta Mosca e i suoi dintorni, e si crede che lì abbia preso del veleno, perché non appena ridisceso nella sala, ha fatto chiamare il Patriarca e i vescovi affinché gli portassero un cappuccio monastico, chiedendo di essere immediatamente tonsurato. Non appena hanno finito il rituale, ha esalato l’ultimo respiro”. Non è un dato di fatto acclarato dagli storici, tuttavia, che Boris si sia avvelenato: spesso si era sentito male tra il 1599 al 1600. Ma, qualunque sia la verità, dopo la morte di Boris e il successivo assassinio del suo erede, il giovane Fjodor Borisovich, la Russia cadde definitivamente nel “Periodo dei Torbidi” (in russo: “Smutnoe vremja”), una delle fasi più tragiche e complesse della sua lunga storia.


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