Cinque cosmonauti che avrebbero potuto soffiare il titolo di “primo uomo nello Spazio” a Gagarin

L’addestramento fu durissimo e la concorrenza era molto agguerrita, ma alla fine la spuntò lui. Che fine fecero gli altri? Qualcuno volò in orbita in seguito, qualcun altro ebbe un destino più amaro o più tragico

Chi si candidava a essere il primo uomo nello Spazio dovette ovviamente sottoporsi a test rigorosi e a una formazione sfiancante. Venti aspiranti cosmonauti eseguirono vere imprese di allenamento fisico. La sfida era testare i limiti dei piloti sovietici, compresa la preparazione mentale e la resistenza del sistema cardiovascolare.

I potenziali candidati furono individuati tra i piloti di caccia che avevano già esperienza di una forza g simile a quella che ci si aspettava durante un volo spaziale. Il principale criterio di scelta era la condizione fisica dei cosmonauti.

Il padre del programma spaziale sovietico, Sergej Koroljóv, il progettista aerospaziale che ha contribuito a lanciare il primo uomo nello spazio, credeva che un aspirante ideale dovesse avere circa 30 anni; essere alto non più di 1,70 m e pesare sui 70 chili.

German Titov a Star City, vicino Mosca, la

Ecco cinque “concorrenti” che avrebbero potuto soffiare a Jurij Gagarin (1934-1968) lo storico primato.

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1 / German Titov (1935-2000)

Titov era il rivale di Gagarin con più chance. “Era allenato bene quanto me e probabilmente era capace di fare ancora di più. Forse non l’hanno mandato sul primo volo, perché lo stavano lasciando per il secondo, che si annunciava più impegnativo”, ha ricordato in seguito Gagarin nel suo libro “La via del cosmo” (in russo: “Дорога в космос”; Doróga v kosmos”).

Jurij Gagarin e German Titov, 1961

Poco dopo il volo pionieristico di Gagarin del 12 aprile 1961, Titov fu lanciato nello Spazio dal cosmodromo di Bajkonur, nella Repubblica Socialista Sovietica Kazaka. Il venticinquenne è entrato nei libri di storia come il secondo uomo in orbita e il primo che sia riuscito a rimanere nello Spazio per più di 24 ore.

German Titov durante una sessione di addestramento, 1961

Il volo di Gagarin durò infatti “solo” 108 minuti e gli scienziati del programma spaziale sovietico si aspettavano che il viaggio successivo durasse più a lungo. Nonostante i medici temessero il peggio, Sergej Koroljóv insistette sul fatto che solo un volo di 24 ore avrebbe potuto fornire nuove intuizioni sull’ambiente spaziale e sulla reazione degli esseri umani al volo nel cosmo. Titov realizzò questo obiettivo nell’agosto 1961, restando ai comandi della capsula Vostok-2 per 17 orbite e trascorrendo un totale un 1 giorno, 1 ora e 18 minuti nello Spazio, tra il 6 e il 7 di agosto.

2 / Valentin Bondarenko (1937-1961)

Bondarenko venne selezionato per diventare un cosmonauta nel 1960, apprezzato per la sua abilità atletica e la sua personalità. Lavorò molto duramente per dimostrare il suo valore. Sfortunatamente, il membro più giovane della squadra dei cosmonauti si rivelò anche il più sfortunato. Il 23 marzo 1961, pochi giorni prima del volo di Jurij Gagarin, avvenne la tragedia in cui Bondarenko perse la vita.

Parte dell’addestramento di routine dei cosmonauti si svolgeva in una speciale camera di isolamento, la cosiddetta “Camera del silenzio”. Era simile alla cella di un monaco, con servizi igienici di base, un letto stretto, un tavolo e un sedile simili a quello che avrebbero avuto nella capsula della Vostok. La minuscola cellula, dove i cosmonauti dovevano trascorrere 10 giorni, era pressurizzata per imitare l’ambiente nello spazio, con una concentrazione di ossigeno insolitamente alta.

Valentin Bondarenko è stato selezionato per intraprendere la carriera di cosmonauta nel 1960

Bondarenko superò tutti i test e stava per lasciare la camera quando accadde la tragedia. Ricevette il via libera per rimuoversi i sensori biomedici da dosso, ma fu allora che commise un errore fatale. Il cosmonauta si ripulì dall’adesivo con dell’alcol denaturato messo su un dischetto di cotone. D’impulso, lo gettò via, con il tampone che finì proprio su una piastra calda della stufa. Scoppiò un incendio, che si diffuse in modo estremamente rapido a causa dell’altissima concentrazione di ossigeno. “Mi dispiace”, sussurrò Bondarenko gravemente ustionato mentre veniva portato d’urgenza all’ospedale Botkin di Mosca.

I medici non furono grado di salvargli la vita. Il ventiquattrenne morì per le gravi ustioni otto ore dopo. L’incidente venne tenuto segreto per molto tempo. Il nome del cosmonauta deceduto non fu mai menzionato nelle cronache ufficiali, e fu rimosso anche dalle foto di gruppo del primo equipaggio.

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3 / Mars Rafikov (1933-2000)

All’inizio degli anni Cinquanta, Rafikov, nato in Kirghizistan da una famiglia tatara, si diplomò come pilota presso la locale scuola di aviazione militare e iniziò a prestare servizio in un’unità di difesa aerea.

Mars Rafikov

A 26 anni, l’uomo, che appropriatamente si chiamava Mars (Marte), ebbe un improvviso colpo di fortuna e fu selezionato per il primo corpo di astronauti, insieme a Jurij Gagarin. Rafikov, che si stava addestrando per il lancio a bordo della Vostok 1, ebbe un addestramento intensivo e sembrava che se la stesse cavando bene. I suoi colleghi erano sicuri al 100% che Mars sarebbe stato uno dei primi ad andare nello Spazio.

I membri del primo team di cosmonauti sovietici, 1961: Seconda fila, da sinistra: Aleksej Leonov, Andriyan Nikolayev, Mars Rafikov, Dmitrij Zaikin, Boris Volynov, German Titov, Grigorij Nelyubov, Valerij Bykovsky, Georgij Shonin

Tuttavia, le cose presero una brutta piega. Secondo Rafikov, la colpa era della sua vita sentimentale. Si era separato dalla moglie e stava pianificando il divorzio quando i suoi capi si interessarono del suo stato familiare. A Rafikov fu detto di salvare il suo matrimonio per il bene della sua immagine, ma Mars non volle ascoltare.

Nel 1962, l’aspirante cosmonauta fu rimosso dall’equipaggio. Il motivo ufficiale fu un’assenza di Rafikov, senza aver ottenuto il permesso di lasciare la sua unità. Mars ha sempre però creduto di essere stato fatto fuori a causa del suo rifiuto di conformarsi ai desideri delle autorità fingendo una vita coniugale felice.

Rafikov tornò a essere un pilota di caccia. Negli anni Ottanta, prestò servizio in Afghanistan e venne insignito dell’Ordine della Stella Rossa.

4 / Grigorij Neljubov (1934-1966)

Dei venti uomini che formavano il “Pervyj otrjad kosmonavtov CCCP”; lo storico “Primo distaccamento di cosmonauti dell’Urss” messo in piedi tra il marzo e il giugno del 1960, uno come detto morì, e sette vennero esclusi: quattro per motivi disciplinari e tre di salute.

Grigorij Neljubov si preparava a essere il terzo cosmonauta a volare nello spazio

Grigorij Neljubov era stato uno dei primi a essere ammesso a far parte del gruppo. Era il secondo sostituto di Gagarin ed era pronto a diventare il terzo cosmonauta sovietico nello Spazio. Il suo volo era previsto per l’autunno del 1961. Tuttavia, all’ultimo minuto, si decise di inviare diversi cosmonauti nello Spazio in una sola missione, invece di uno solo. Questo portò a un rinvio della missione e probabilmente costò a Neljubov un passo falso che alla fine rovinò la sua carriera.

Nel 1963, Neljubov e due suoi colleghi furono arrestati in un caffè di Mosca. Grigorij era ubriaco, e fu abbastanza rude nel parlare con le forze dell’ordine. La polizia segnalò l’incidente direttamente all’aviatore sovietico Nikolaj Kamanin, che aveva reclutato e addestrato la prima generazione di cosmonauti, tra cui Jurij Gagarin e Aleksej Leonov. A Neljubov venne chiesto di scusarsi, ma lui si rifiutò, e così venne immediatamente espulso dall’equipaggio.

Fece diversi tentativi di rientrare, anche perché Koroljóv aveva ancora fiducia in lui. Ma dopo la morte del suo mentore, nel 1966, le porte dello Spazio si chiusero definitivamente per Neljubov. Poco dopo, ubriaco fradicio, morì travolto da un treno in una piccola stazione dell’Estremo Oriente russo.

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5 / Boris Volynov (1934-)

Alcune persone conoscono il valore dell’attesa meglio di altre. E spesso sono astronauti o cosmonauti. Boris Volynov è un perfetto esempio di come le cose buone arrivino per chi le sa aspettare. È anche l’ultimo membro ancora in vita del primo gruppo dei cosmonauti sovietici.

Boris Volynov durante una sessione di addestramento, 1965

Volynov sognava di diventare un pilota sin da ragazzino. Come molti altri, Boris divenne un membro del primo equipaggio di cosmonauti lo stesso giorno di Jurij Gagarin, il 7 marzo 1960. Seguì l’addestramento con i cosmonauti di Vostok 3 e Vostok 4 e fu un membro dell’equipaggio di riserva per Valerij Bykovskij, che volò nello spazio a bordo del Vostok 5, nel giugno 1963.

Sembrava che Volynov potesse finalmente volare nel cosmo nel 1965, quando fu nominato comandante della Voskhod 3. Tuttavia, quella missione fu annullata un anno dopo, a favore del volo di prova senza pilota di 22 giorni del Kosmos 110, con due cani a bordo, Veterok e Ugoljok.

Test ergometrico, 1968

Il suo momento finalmente arrivò nel 1969, quando Volynov trascorse tre giorni a bordo della Sojuz 5, diventando il primo cosmonauta ebreo nello Spazio. Dopo sette anni di attesa, il suo volo successivo ebbe luogo nel 1976. La missione Sojuz 21 durò 49 giorni, 6 ore e 23 minuti.


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