Otto riforme epocali che hanno cambiato il volto della Russia e stravolto la vita del suo popolo

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Dall’unione delle terre russe di Ivan il Grande alle privatizzazioni di Boris Eltsin, ecco le trasformazioni più radicali del Paese avvenute nella storia

1 / L’unione delle terre russe operata da Ivan il Grande

Ivan III (noto anche come Ivan il Grande; 1440-1505), Gran Principe di Mosca, salì al trono nel 1462. È spesso considerato “l’unificatore delle terre russe”, perché ampliò notevolmente il territorio del suo Stato (di fatto lo quadruplicò) dopo la fine del dominio mongolo.

Ivan III sottomise a Mosca i principati della Rus’, unì tutte queste terre sotto un unico monarca e introdusse un sistema di organi governativi dello Stato noti come “prikazy” (dal verbo russo “ordinare”), istituzioni simili ai ministeri moderni, che coordinavano le politiche in diverse sfere della vita e in diverse regioni del Paese.

2 / La centralizzazione della Russia di Ivan il Terribile

Quando Ivan IV (1530-1584) divenne zar nel 1547, la sua fame di potere era appena iniziata. Non solo era destinato ad espandere il territorio della Russia, grazie alla conquista dei Khanati di Kazan (1552) e di Astrakhan (1556), di parti della Siberia e di altri territori, ma si dette anche molto da fare per consolidare il proprio controllo su questi territori, consolidando un sistema di governo che aveva alcuni tratti della moderna pubblica amministrazione.

Ivan IV convocò anche, nel 1551, il Concilio ecclesiastico dei Cento Capitoli, un importante sinodo del clero che si riunì per risolvere diverse questioni aperte nella Chiesa ortodossa russa. Questo concilio emise le sue decisioni nello “Stoglav” (“Il libro dei cento capitoli”), che divenne il testo di riferimento per il clero russo.

Sotto Ivan il Terribile, fu approvato anche il “Sudebnik” del 1550. Fu il primo codice di leggi del Regno Russo che doveva essere rispettato come fonte di diritto superiore a qualsiasi legge e atto locale.

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3 / La riforma monetaria di Alessio Mikhajlovich

Prima del 1654, il sistema finanziario della Russia era rudimentale: le transazioni su larga scala erano complicate, perché non c’erano monete di grandi tagli, e acquirenti e venditori dovevano contare sacchi di migliaia di monete. Allo stesso tempo, il commercio su piccola scala e al dettaglio era inibito dall’assenza di piccoli tagli. Questa mancanza di flessibilità del sistema monetario frenava drasticamente il necessario sviluppo economico del Paese.

Lo zar Alessio Mikhailovich (1629-1676), spinto anche dalla crisi seguita a motivi bellici e a una terribile epidemia di peste, introdusse il rublo russo. Inizialmente, la riforma monetaria venne attuata in modo inadeguato e provocò inflazione e tensioni, ma fu comunque un primo passo cruciale che permise ai suoi discendenti di far fare passi avanti al sistema finanziario ed economico della Russia negli anni successivi.

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Alessio Mikhailovich è anche molto noto per la sua riforma dell’esercito. Durante il suo regno, specialisti militari provenienti dall’Europa si stabilirono in Russia, assumendo vari incarichi. Sotto di lui divenne anche possibile per i cittadini comuni ottenere titoli nobiliari attraverso il servizio militare.

4 / La creazione dell’Impero Russo da parte di Pietro il Grande

Pietro il Grande (1672-1725) fu il primo sovrano russo in assoluto a visitare i Paesi europei. La prima volta che intraprese un simile viaggio fu nel 1697–98. In Europa capì che la Russia era in ritardo rispetto alla maggior parte dei Paesi europei praticamente in tutti i settori: sociale, economico, culturale e, soprattutto, militare.

Al suo ritorno, Pietro iniziò a riformare radicalmente tutte le sfere della vita in Russia; un’iniziativa che alla fine avrebbe trasformato il Paese in un impero paragonabile, per importanza e influenza, alle maggiori potenze europee.

Pietro il Grande iniziò lo sviluppo di varie industrie che prima non esistevano nel Paese o non erano completamente sviluppate o presenti su larga scala. Ad esempio, la cantieristica navale e la filatura di seta. Sottopose poi le potenti autorità ecclesiali al Santissimo Sinodo, il nuovo organo supremo della Chiesa ortodossa russa. Il primo imperatore russo  (l’Impero fu proclamato nel 1721) introdusse la nel 1722 la “Tavola dei ranghi”, un elenco formale delle posizioni e dei gradi nell’esercito, nel governo e nella corte imperiale russa, che aveva lo scopo di favorire la meritocrazia nell’esercito e nell’amministrazione statale. Sostituì i vecchi prikazy, che erano ormai 80 e le cui competenze spesso si sovrapponevano, con 9 (poi 13) collegi, organi specializzati, più simili ai ministeri moderni. Riformò l’esercito, dando vita a truppe di terra e a una flotta potenti e impose ai russi lo stile di vita europeo, compresi gli abiti occidentali e la necessità di radere le barbe.

Inoltre, fondò San Pietroburgo, la nuova capitale che doveva cementare lo status della Russia come potenza europea.

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5 / I privilegi per la nobiltà imposti da Caterina la Grande

Sebbene fosse stato suo marito, Pietro III, a liberare inizialmente la nobiltà russa dal servizio nell’esercito fino ad allora obbligatorio, la nobiltà fiorì come classe sociale solo durante il regno di Caterina la Grande (1762-1796).

L’imperatrice emanò infatti la “Carta dei diritti, delle libertà e dei privilegi della nobiltà russa”, che garantiva diritti speciali agli aristocratici. La nobiltà era esente dal servizio militare obbligatorio e dalle tasse, aveva uno status speciale, ricevette il diritto a esercitare commercio (anche oltremare) e ottenne il diritto di formare organi autonomi locali (subordinati all’imperatrice, tuttavia).

La riforma cambiò la vita nell’Impero Russo sotto molti aspetti e, in un certo senso, contribuì notevolmente all’ascesa della cultura russa classica come la conosciamo oggi.

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6 / L’abolizione della servitù della gleba voluta da Alessandro II

Nel 1649, lo Zarato di Russia emanò il suo primo codice civile che proibiva ai contadini di lasciare i loro padroni. Da lì in poi, la servitù venne legalizzata in Russia. La compravendita dei contadini era una pratica accettabile tra la nobiltà russa, che aveva anche il diritto di punire i servi per i loro “misfatti.”

Nel 1861, Alessandro II (1818-1881), che passò alla storia come “il Liberatore”, ma per altre ragioni, abolì la servitù della gleba in Russia. Ma la riforma venne condotta in modo sconsiderato. Lo Stato dava in prestito appezzamenti di terra ai contadini liberati con un interesse annuo del 5-6 per cento, creando così una nuova servitù, stavolta finanziaria. Di conseguenza, la riforma avviata con le migliori intenzioni creò grandi problemi sociali e politici.

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7 / L’industrializzazione e la collettivizzazione in Urss

Quando i bolscevichi salirono al potere, a seguito della Rivoluzione russa del 1917, la vita nel Paese cambiò radicalmente. Le nuove autorità nazionalizzarono immediatamente tutte le banche e le grandi imprese e decretarono che i mezzi di produzione dovevano appartenere ai lavoratori.

Ma una delle loro riforme più profonde fu, probabilmente, la politica di industrializzazione e collettivizzazione. Nel 1927 fu presa la decisione di unire le singole fattorie in grandi entità agricole collettive. Alla fine del 1937, il 93% delle aziende agricole era stato costretto a diventare parte di un più grande “kolkhoz”, portando l’industria agricola del Paese a livelli completamente nuovi di produzione di massa, sebbene con costi umani enormi.

Inoltre, il nuovo governo dovette adottare misure radicali per dare impulso allo sviluppo industriale del Paese, che era insufficiente per il suo tempo. In particolare, l’attenzione venne data allo sviluppo del settore della Difesa, e all’industria pesante. Grazie a queste riforme, l’Unione Sovietica superò rapidamente molti problemi socio-economici che avevano contribuito al crollo del regime zarista, ma stabilì anche una forma totalitaria di governo che sarebbe sopravvissuta per molti decenni.

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8 / Le privatizzazioni e il passaggio all’economia di mercato

In Unione Sovietica, l’economia era regolata dallo Stato. I volumi di produzione e i prezzi erano stabiliti dall’autorità centrale e lo Stato possedeva la terra, le fabbriche, gli impianti e gli altri mezzi di produzione. Tuttavia, nel 1991, i russi, inaspettatamente, si ritrovarono in un’economia di mercato, più o meno dal giorno alla notte, quando l’Unione Sovietica crollò.

Il vecchio sistema economico socialista fu dichiarato inefficiente e il nuovo governo dovette adottare misure radicali per facilitare la sopravvivenza della Russia nel nuovo mondo capitalista.

Giustificando la necessità di misure radicali immediate con la volontà di prevenire una possibile crisi alimentare (una controversa giustificazione che è stata successivamente smentita da vari esperti), l’economista e funzionario governativo Egor Gaidar convinse il presidente russo Boris Eltsin (1931-2007) a mettere in atto l’immediata liberalizzazione del corso della valuta nazionale, l’inflazionatissimo rublo russo, e a privatizzare la maggior parte delle attività controllate dallo Stato per risolvere il crescente problema del disavanzo di bilancio.

Le riforme radicali furono attuate con grande rapidità negli anni seguenti. Attualmente, in Russia non esiste un’opinione univoca sulle riforme di Gaidar. Da un lato, l’epoca della loro attuazione fu caratterizzato da inflazione, mancanza di prodotti nei negozi e alta disoccupazione. Dall’altro, le misure sono state fondamentali per introdurre un’economia di mercato in Russia e integrare l’economia del Paese nel mercato mondiale.

Anche la privatizzazione è stata segnata da polemiche, poiché il processo di vendita di beni di proprietà statale ha avuto pesanti storture e ha dato origine alla classe degli oligarchi in Russia.


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