Tre leggende metropolitane della storia russa dure a morire

Pixabay; Ilja Repin/Galleria Tretjakov; Dominio pubblico
Riguardano Ivan il Terribile, lo zar Alessandro I e il grande chimico Dmitrij Mendeleev, e troverete molti russi convinti che siano vere

“L’imperatore Alessandro non morì davvero, ma divenne un vagabondo”

Alessandro I di Russia (1777 – 1825)

Negli anni prima della sua morte, Alessandro I di Russia (1777-1825), l’imperatore che aveva sconfitto Napoleone, parlò in alcune rare occasioni del suo desiderio di ritirarsi dalla vita pubblica. Nel 1819, disse a suo fratello Nicola (che sarebbe poi diventato l’imperatore Nicola I di Russia): “Non sono più quello che ero una volta e penso che sia mio dovere ritirarmi”. Nel 1824, affermò invece che non gli sarebbe dispiaciuto “liberarsi dal peso della corona”.

Nell’autunno del 1825, Alessandro si recò a Taganrog con sua moglie e morì improvvisamente per una febbre (si parlò di un raffreddore poi degenerato in tifo). Venne eseguita l’autopsia e il referto fu firmato da 9 medici. Dopo l’imbalsamazione, il corpo dell’imperatore fu trasportato a San Pietroburgo, ma solo i membri della famiglia videro l’Imperatore nella bara aperta; durante i successivi sette giorni in cui la salma rimase nella cattedrale di Kazan per la camera ardente, la bara era chiusa.

La maschera funebre di Alessandro I

Nel 1836, nella regione di Perm, un vecchio fu arrestato per vagabondaggio. Si chiamava Fjodor Kuzmich ed era un tipo alto con i capelli grigi. Era fisicamente in forma, sembrava educato e gentile, ma si rifiutava di parlare del suo passato. Per vagabondaggio, allora un reato grave, Fjodor fu spedito in Siberia, dove visse il resto della sua vita e dove morì nel 1864. Raccontava spesso storie di San Pietroburgo e di personaggi famosi, tra cui i comandanti militari Kutuzov e Suvorov e, a quanto pare, aveva preso parte alla guerra del 1812 contro Napoleone.

Ma chi fu il primo a suggerire che Fjodor fosse in realtà Alessandro I sotto mentite spoglie? Presumibilmente, Semjon Khromov, un commerciante che invitò Fjodor a vivere nella sua casa di Tomsk ed era completamente sicuro che il vecchio fosse l’Imperatore, fatto che rese Khromov una sorta di celebrità. Quindi non c’è da meravigliarsi che Khromov abbia anche provato a scrivere ad Alessandro II (che era figlio di Nicola I, e di cui Alessandro I era zio). Ma nel 1882, quando fu arrestato dalle autorità di Tomsk, Khromov disse di non sapere in realtà nulla del passato del vecchio. Lo stesso Fjodor, quando era ancora in vita (era morto il 1º febbraio 1864), non smentì né confermò mai la leggenda.

Il ritratto di Fjodor Kuzmich

Prima della morte, Fjodor dette a Khromov un messaggio criptato che doveva rivelare la sua identità, ma il messaggio non è stato ancora decifrato ai giorni nostri. Gli storici russi concordano sul fatto che Fjodor Kuzmich (che dal 1984 è venerato come santo dalla Chiesa ortodossa russa) sia una figura storica realmente esistita, ma ritengono che non fosse Alessandro I, ma probabilmente un nobile di alto rango del servizio militare.

“Dmitrij Mendeleev ha visto la tavola periodica in sogno”

Dmitrij Mendeleev

La leggenda è la seguente: nel 1869 Dmitrij Mendeleev (1834-1907) stava lavorando per scoprire le tendenze periodiche nelle proprietà degli elementi chimici. Esausto, una volta si addormentò alla sua scrivania e sognò la tavola che non riusciva a comporre da sveglio. Aprendo gli occhi, Mendeleev prese carta e penna e redasse rapidamente la tavola periodica degli elementi.

Il geologo Aleksandr Inostrantsev (1843 – 1919), amico di Mendeleev

Lo stesso Mendeleev non ha mai raccontato a nessuno questa storia. Ma il suo amico, il geologo Aleksandr Inostrantsev, amava raccontare la favola del sogno rivelatore di Mendeleev, nonostante il diretto interessato lo negasse. Parlando con un giornalista del “Peterburgskij Listok”, disse, indispettito: “No! Il mio lavoro non è da un centesimo a battuta, come per voi giornalisti! Ho trascorso ben 25 anni per arrivare a capire [il sistema periodico], e tu dici che ero seduto lì, e di punto in bianco, un sogno, e puf, tutto fatto!”.

Inoltre, Mendeleev non fu il primo a creare la tavola periodica. Nel 1864, il chimico tedesco Julius Lothar Meyer ne aveva già realizzata una, seppur composta solo da 28 elementi.

“Ivan il Terribile ha ucciso suo figlio con una bastonata”

Questo mito è stato, in gran parte, alimentato dal dipinto “Ivan il Terribile e suo figlio Ivan” di Ilja Repin (1844-1930). Tuttavia, le cronache non contengono alcuna informazione al riguardo, e tutte le fonti affermano solo che il figlio di Ivan il Terribile, il Principe Ivan, è morto “per una malattia”.

Il dipinto “Ivan il Terribile e suo figlio Ivan” di Ilja Repin (1844-1930)

Nel 1963, nella cattedrale dell’Arcangelo Michele del Cremlino di Mosca, furono temporaneamente riesumati, dalle tombe degli zar russi, i cadaveri di Ivan il Terribile e dei suoi figli Ivan e Fjodor. Tutte le ossa contenevano arsenico, cosa usuale per quei tempi, in cui gli zar assumevano quantità omeopatiche di arsenico per sviluppare tolleranza ad esso; in quanto era il veleno più usato per farli fuori. Tuttavia, le ossa di Ivan il Terribile e di suo figlio Ivan contenevano anche alti livelli di mercurio. Più tardi, negli anni Novanta, furono trovati livelli relativamente alti di mercurio nelle ossa di Anastasia, la prima moglie di Ivan il Terribile e di sua madre, Elena Glinskaja. La ricerca ha chiarito che la famiglia di Ivan il Terribile era stata molto probabilmente vittima di avvelenamento.

Molte fonti riferiscono che Ivan il Terribile fosse devastato dopo la morte del figlio maggiore. Trascorse quattro giorni interi accanto al letto di suo figlio, mentre il giovane stava morendo, a 27 anni. Questo fatto non si adatta all’immagine di un pazzo che ha massacrato suo figlio. Inoltre, Ivan il Terribile stava preparando l’erede alla carica di zar; lo aveva fatto comandante militare, e lo convocava sempre per discutere gli affari di Stato. Quindi è improbabile che Ivan potesse uccidere il suo successore, date le conseguenze disastrose che ciò avrebbe portato: una crisi dinastica. E infatti la morte di Ivan fu una catastrofe, e portò la Russia dritta nel Periodo dei Torbidi e all’invasione polacca. La domanda è: cui prodest? A chi giovava che si spargesse la notizia che lo zar aveva ucciso suo figlio?

La prima menzione di Ivan come assassino del figlio si trova nei documenti di Antonio Possevino (1533-1611), un legato pontificio e il primo gesuita a visitare Mosca, che cercò di convincere Ivan il Terribile a negoziare con il Papa e a far diventare la Russia un Paese cattolico. Quando la missione di Possevino fallì, il religioso di origini mantovane, infuriato, cercò di rovinare la reputazione dello zar russo con l’accusa di figlicidio. Questa diffamazione fu prontamente diffusa da altri nemici, sia russi che stranieri, di Ivan il Terribile. E infine, alla fine del XIX secolo, arrivò a completare l’opera il famoso dipinto di Repin.

Ora basta con le false convinzioni: “Na zdorovje” durante i brindisi in Russia non si dice!

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