Chi saccheggiò e occupò Mosca prima di Napoleone?

Jean Baptiste Edouard Detaille; Sputnik
La più sanguinosa dominazione straniera in Russia è stata quella polacco-lituana. E tornando indietro nel tempo, l’attuale capitale russa ha subito anche la violenza dei mongoli e del khan di Crimea

Invasione mongola della Russia

La prima volta che Mosca, nella sua lunga storia, venne saccheggiata e bruciata fu durante l’invasione mongola della Russia, molto prima che la città diventasse la capitale del Paese. Allora città di medie dimensioni del Principato di Vladimir, Mosca fu assediata dai Mongoli nel 1238.

Durante l’assedio di cinque giorni, i moscoviti condussero addirittura un contrattacco di successo contro il nemico. Oltraggiati, i mongoli presero la città, la bruciarono e fecero – letteralmente – a pezzi il comandante della guarnigione locale.

La campagna del Khan Toktamish

Anche se la vittoria del principe Dmitrij Donskoj sui mongoli nella Battaglia di Kulikovo del 1380 fu un passo significativo nella liberazione russa dal dominio mongolo, la vittoria finale era ancora ben lontana. I mongoli erano ancora una forza da non sottovalutare, e lo dimostrarono due anni dopo.

Nel 1382, il Khan mongolo Toktamish invase i principati russi e rapidamente e inaspettatamente arrivò sotto le mura di Mosca. La principale forza russa guidata dal principe Dmitrij era allora fuori da Mosca, e la città cadde nel panico.

I mongoli ingannarono i moscoviti offrendo loro di negoziare e inviare dei messi. Quando furono aperte le porte per far entrare gli ambasciatori, il grosso delle forze mongole li seguì rapidamente, irruppe in città e diede inizio al massacro.

La devastazione fu enorme. I mongoli saccheggiarono tutte le cose di valore e bruciarono la città. Quando Dmitrij Donskoj tornò a Mosca, rimase scioccato dalla vista delle strade della città disseminate di cadaveri.

Il raid di Devlet I Giray

Nel XVI secolo il possente Stato mongolo, l’Orda d’oro, era sprofondato nell’oblio e lo Stato russo in rapida crescita aveva a che fare con i suoi frammenti: numerosi Khanati e Orde. Questi piccoli Stati, tuttavia, erano ancora in grado di effettuare occasionalmente raid estremamente pericolosi e distruttivi.

Nel 1571, la Russia era coinvolta nella Prima guerra del nord (1558-1583), e la maggior parte delle truppe russe erano occupate a combattere forze svedesi e polacco-lituane nella regione del Baltico. Il Khan di Crimea Devlet I Giray decise che questa era l’occasione perfetta per saccheggiare le terre russe.

Marciò su Mosca quasi senza trovare opposizione e dette alle fiamme i villaggi vicini e la periferia della città. L’incendio si diffuse immediatamente al centro di Mosca. Devlet abbandonò i piani di assaltare il Cremlino e, dopo aver catturato decine di migliaia di prigionieri, tornò in Crimea.

Ispirato da questo successo, il Khan propose addirittura che il sultano ottomano Selim II conquistasse lo Stato russo. Ciononostante, questi piani crollarono dopo che l’armata congiunta Crimeano-Ottomana rimediò una colossale sconfitta nella battaglia di Molodi, non lontano da Mosca, nel 1572.

L’intervento polacco-lituano

La crisi dinastica e la carestia diffusa all’inizio del XVII secolo portarono al cosiddetto “Periodo dei Torbidi” in Russia. Il Paese era lacerato dalla lotta tra diversi gruppi e movimenti politici, e soffrì pesantemente gli interventi stranieri.

La forza straniera di maggior forza in Russia fu la Confederazione polacco-lituana. Le truppe polacche parteciparono attivamente a tutti i conflitti civili, sostenendo e sfruttando diversi pretendenti al trono.

Nel 1610, i polacchi sconfissero le truppe dello zar russo Basilio IV di Moscovia, che fu deposto poco dopo. Parte della nobiltà russa offrì il trono al principe polacco Ladislao IV. Senza affrontare alcuna resistenza, le truppe polacco-lituane, guidate da Stanisław Żółkiewski, entrarono in città e occuparono il Cremlino.

Nonostante la promessa dei polacchi di non includere la Russia nella Confederazione polacco-lituana e di non danneggiare la religione ortodossa, essi iniziarono ad agire come conquistatori e presto causarono un grande malcontento popolare.

Un movimento anti-polacco si diffuse in tutto il Paese. La guarnigione polacca fu assediata al Cremlino, e dopo che i tentativi di liberarsi fallirono, si arrese nel 1612.

La liberazione di Mosca non significò la fine della guerra, che durò altri sei anni. Per quanto riguarda Ladislao IV, abbandonò le sue pretese al trono russo solo nel 1634, 21 anni dopo l’inizio della dinastia Romanov.

La Grande Armée a Mosca

Duecento anni dopo che i polacchi avevano lasciato Mosca, ebbero l’occasione per vendicarsi. I soldati polacchi del V Corpo della Grande Armata di Napoleone furono tra i primi a entrare a Mosca nel 1812.

I comandanti russi decisero di abbandonare Mosca dopo le alte perdite militari subite nella battaglia di Borodino. Quando il 14 settembre Napoleone entrò in città, la trovò quasi completamente deserta.

L’imperatore francese era in attesa di qualche iniziativa da parte russa per avviare negoziati, ma Alessandro I taceva e i russi dettero fuoco a gran parte di Mosca, distruggendo vaste zone della città, su ordine di Kutuzov. I francesi risposero con esecuzioni di massa e saccheggi.

Dopo solo un mese, di fronte alla prospettiva dell’inverno, Napoleone decise di abbandonare la città e ritirarsi. Almeno cinque fattori contribuirono alla sua sconfitta. La Grande Armata iniziò il lungo e tortuoso viaggio di ritorno, che portò alla sua definitiva rovina.

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