La vita in rosa dietro il microscopio

Russian women in science.  alekseenko

Russian women in science. alekseenko

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Secondo i dati dell’Unesco, in Russia ci sono più donne scienziate che negli altri paesi: il 41% rispetto alla media mondiale (29%). Cosa si cela dietro queste cifre? I racconti delle ragazze che svolgono questo mestiere

La biologa molecolare Irina Alekseenko. Fonte: archivio personaleLa biologa molecolare Irina Alekseenko. Fonte: archivio personale

Marija Logacheva si è laureata alla Facoltà di Biologia. Oggi studia la genomica di varie specie vegetali nel Laboratorio di analisi genomica dell’Mgu. Nel 2014 per le sue ricerche ha vinto il premio L’Oréal-Unesco. “Io e mio marito lavoriamo nello stesso laboratorio. Questo è un vantaggio, altrimenti ci correremmo il rischio di non incontrarci mai: siamo entrambi molto appassionati al nostro lavoro”, dice Marija.

Il padre di Marija è un matematico, il nonno un fisico e la mamma una filologa. Ma quando Marija ha deciso di diventare una scienziata hanno cercato di dissuaderla: temevano che non riuscisse a mantenersi da sola. Lo stipendio medio di una donna scienziata in Russia è mediamente inferiore del 26% a quello di un uomo: è quanto si evince dalle stime dell’Istituto di Statistica e di Economia dell’Università Nazionale di ricerca dell’Alta Scuola di Economia di Mosca.

Nel 2015 lo stipendio medio degli scienziati russi andava da 440 a 880 dollari. A ricevere stipendi più elevati, tra gli 880 e i 1760 dollari, sono stati il 15,8% delle donne intervistate e il 28,4% degli uomini. Solo l’1,5% delle donne scienziate e il 6,8% degli uomini hanno guadagnato oltre 1760 dollari.

Marija Logacheva. Fonte: L`OREAL - UNESCOMarija Logacheva. Fonte: L`OREAL - UNESCO

Ma come si riesce a diventare una "principessa della chimica"? Le donne scienziate russe non nascondono che la loro decisione sia stata influenzata in gran parte dai genitori. “Mio padre era un chimico e questo ha condizionato la mia scelta professionale: fin da piccola volevo creare dei farmaci”, racconta Ekaterina Ljukmanova, ricercatore presso l’Istituto di Chimica organica Shemjakin.”

Ekaterina è titolare di quattro brevetti. Si è specializzata nella produzione di proteine, incluse quelle che regolano i processi della memoria e dell’apprendimento e lo sviluppo embrionale e che controllano anche la crescita delle cellule tumorali.

Nadezhda Brazhe, studiosa di biofisica cellulare, rammenta ancora quando da piccola andava al lavoro dai suoi genitori, due fisici, che evidentemente non avevano nessuno a cui lasciare la bambina. “Stavo da loro nel laboratorio a respirare l’odore dei reagenti e degli strumenti”, racconta. “Quando mio padre scriveva la sua tesi di dottorato, io ricopiavo con cura le formule sui fogli bianchi”.

Oggi Nadezhda studia le proprietà delle molecole nei tessuti e negli organi. Le sue ricerche possono essere d’aiuto per sconfiggere l’infarto, le patologie cardiovascolari e il diabete. Sogna di pubblicare un libro illustrato di biologia cellulare per trasmettere ai bambini l’amore per la professione del biofisico.

Nadezhda Brazhe. Fonte: archivio personaleNadezhda Brazhe. Fonte: archivio personale

Come conciliare la famiglia con la scienza?

Le scienziate russe sottolineano che non è facile conciliare la scienza con la famiglia, ma che è comunque possibile. “Occorre una grande concentrazione, bisogna elaborare degli algoritmi di tutte le occupazioni quotidiane: ogni giorno è necessario mettere a punto un piano che va seguito”, dice la Ljukmanova. 

Suo marito è dottore in Scienze fisiche e matematiche. I due coniugi non condividono solo dei progetti di ricerca insieme, ma hanno anche tre bambini. Ekaterina spiega di riuscire a fare tutto grazie alla vicinanza di casa, luogo di lavoro e asilo e anche al fatto di poter contare sull’aiuto di suo marito e della nonna. Tra i suoi progetti, nell’immediato futuro, c’è la discussione della tesi di dottorato.

Elena Petersen si occupa della creazione di colture cellulari 3D di tessuti e organi e di metodi di valutazione dello stato dei tessuti artificiali. Sostiene di aver contagiato i suoi cari con la passione per quest’attività. “Mio marito condivide i miei interessi e reagisce serenamente se per giornate intere mi dedico ai miei progetti di borse di studio e quando succede si occupa interamente lui dei bambini” racconta Elena.

Anastasija Naumova è ricercatrice presso il Laboratorio Mfti di prodotti di computer design e svolge ricerche sui meccanismi di formazione dei co-cristalli -  cristalli composti da vari tipi di molecole -  per l’energia chimica dell’idrogeno. Inoltre, studia la stabilità chimica dei componenti azotati creati ad alte temperature. Anastasija racconta di lavorare spesso da casa quando le è più comodo, conciliando la ricerca con la cura del suo bambino che è ancora piccolo.

Ekaterina Ljukmanova. Fonte: archivio personaleEkaterina Ljukmanova. Fonte: archivio personale

La scienza russa si sta femminilizzando?

La tendenza alla parità di genere si è andata affermando nella scienza ancora in epoca sovietica quando il suo sviluppo era ritenuto una priorità nazionale. In Russia nei confronti delle donne scienziate i colleghi uomini e i dirigenti hanno perlopiù un atteggiamento basato sul rispetto dell’uguaglianza, ma esistono anche delle eccezioni.

“Ricordo che uno dei nostri docenti del primo anno si era espresso in modo un po’ polemico sulla femminilizzazione della biologia russa. Tuttavia, le cose non stanno così, le quote sono quasi uguali, non ci sono sbilanciamenti”, racconta Marija Logacheva.

“Nella Sezione di Biologia dell’Università statale di Novosibirsk, dove mi sono iscritta, le ragazze superavano i ragazzi del 20%”, racconta la biologa molecolare Irina Alekseenko “C’erano molte ragazze iscritte anche alle facoltà di Meccanica quantistica e di Fisica, anche se si tratta di discipline molto difficili da studiare”.   

Oggi Irina è impegnata nella ricerca sulla creazione di farmaci per combattere il cancro; malattia che le ha portato via la madre e il nonno. Per completare le ricerche e perfezionare i prototipi, Irina raccoglie finanziamenti di investitori privati e già da due anni gestisce una sua impresa.

“Ai fondi d’investimento continuano a chiedermi perché non sono ancora andata in congedo per maternità e se tra breve ho in prospettiva di farlo. Gli investitori vorrebbero vedere un uomo al mio posto, ma per ora non ho alcuna intenzione di abbandonare il mio lavoro", conclude Irina.

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