Il Donbass e l'incognita Osce

A sinistra, Alexander Hug, a capo della missione Osce in Ucraina, insieme a un militare ucraino, membro del Centro di Controllo e Coordinamento.

A sinistra, Alexander Hug, a capo della missione Osce in Ucraina, insieme a un militare ucraino, membro del Centro di Controllo e Coordinamento.

: AP
Russia e Ucraina sono d'accordo sulla necessità di dispiegare forze di pace nella regione per risolvere il conflitto. Ma le divergenze sui dettagli della missione continuano a restare irrisolte

L’idea di inviare dei peacekeeper nella zona del Donbass per porre fine alla crisi ucraina sta prendendo sempre più piede. Il Presidente ucraino Petro Poroshenko si è detto disposto a inviare una missione delle forze dell’ordine nel Donbass. In precedenza, anche il capo del Cremlino Vladimir Putin aveva espresso il desiderio di dispiegare gli osservatori dell’Osce nella regione. 

Il 24 aprile, durante un’intervista a un canale televisivo ucraino, Poroshenko ha spiegato le proposte per il dispiegamento delle forze di pace straniere in questa zona, dimostrando di appoggiare la missione dell’Osce nella regione.

I membri di questa missione dovrebbero garantire l’effettiva efficacia della missione su tutta la linea di demarcazione. Negli ultimi mesi, infatti, nonostante i combattimenti si siano attenuati, si continua a sparare. E la gente continua a morire. Le parti, ovviamente, si lanciano accuse reciproche. 

Secondo Poroshenko, l’Osce dovrebbe identificare i responsabili delle violazioni del cessate il fuoco, allestendo postazioni armate nei luoghi in cui avviene il ritiro delle armi pesanti e sulla frontiera russo-ucraina del Donbass che non è controllata da Kiev e là dove, secondo i governi occidentali e ucraino, Mosca starebbe appoggiando i ribelli. 

Tuttavia non sarebbe solo questo l’obiettivo della missione: l’Osce dovrebbe anche essere coinvolto nel processo di regolamentazione politica. L’organizzazione dovrebbe occuparsi dell’organizzazione di elezioni “libere e trasparenti” nel Donbass, così come del “trasferimento del potere ai nuovi rappresentanti”.

La Russia sostiene il piano di Poroshenko?

Poroshenko ha fatto sapere che la sua idea è sostenuta dagli Usa e dai partner dell’Ucraina riuniti nel gruppo di Normandia. Il che significa Russia compresa. 

In effetti il 14 aprile Vladimir Putin aveva dichiarato di sostenere la proposta di Poroshenko relativa al “rafforzamento della presenza dell’Osce nel Donbass, compresa la presenza armata”. Ma poco dopo, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva precisato che la presenza delle forze dell’Osce nel Donbass avrebbe dovuto essere concordata con i membri dell’organizzazione. È inoltre necessario condurre un “dialogo diretto” con Donetsk e Lugansk, tenendo obbligatoriamente conto delle posizioni delle due repubbliche autoproclamate. 

Condizioni che ovviamente non sono accettabili per Kiev che, fin dall’inizio del conflitto, ha evitato il dialogo diretto con le regioni ribelli. Ma queste non sono le uniche differenze tra l’approccio di Mosca e quello di Kiev. Secondo Vladimir Mukhin, esperto militare e commentatore del giornale Nezavisimaya Gazeta, Putin e Poroshenko starebbero parlando di due cose completamente diverse. Il Presidente russo avrebbe proposto di armare gli osservatori dell’Osce solo per assicurare la propria auto-difesa, visto che i combattimenti si sono intensificati; mentre il leader ucraino starebbe parlando di “forze significative che possano imporre la pace”.

Lo schema poco coerente di Poroshenko

Aleksej Arbatov, membro del consiglio scientifico del Centro Karnegi di Mosca, ha spiegato a Rbth che, secondo lui, Poroshenko avrebbe “una visione confusa di questa operazione” e starebbe proponendo uno “schema totalmente incomprensibile”. Secondo l’esperto non è ben chiaro cosa voglia dire Poroshenko: gli osservatori dell’Osce sarebbero muniti di armi di piccolo calibro per proteggere sé stessi o avrebbero a disposizione delle armi pesanti per separare veramente le parti del conflitto?

 

All’interno di un suo recente articolo, Arbatov ha proposto un piano per schierare le forze di pace nel Donbass. Ha spiegato che questa teoria nasce dalle proposte di Putin, aggiungendo che un’operazione di mantenimento della pace è necessaria nella regione. I peacekeeper, secondo lui, dovrebbero essere armati, dovrebbero avere a disposizione veicoli blindati, artiglieria ed elicotteri. Inoltre dovrebbero essere dislocati lungo la linea di demarcazione e non su tutto il territorio del Donbass. Una delle condizioni chiave affinché questo piano funzioni, ha sottolineato l’esperto, e di cui Poroshenko non ha mai parlato, sarebbe la presenza di uomini russi tra i peacekeeper. In caso contrario, le forze di pace non sarebbero accettate dalle repubbliche autoproclamate, che non si fidano dei rappresentanti di altri Paesi.

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