Olimpiadi di Tokyo: perché la Russia non partecipa e gli atleti russi gareggiano sotto la sigla ROC?

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Tokyo

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Tokyo

Michael Kappeler/dpa/Global Look Press
Ai Giochi olimpici di Tokyo 2020, rimandati per la pandemia, non vedrete sventolare la bandiera russa né ascolterete le note dell'inno nazionale. Ma gli atleti della Federazione partecipano lo stesso, affiancati da un curioso acronimo... Come mai?

I Giochi olimpici di Tokyo 2020, rimandati al 2021 a causa della pandemia, si sono aperti ufficialmente oggi alle 13 (ora italiana). E mentre gli occhi del mondo sono puntati sulle Olimpiadi, in molti si stanno chiedendo perché gli atleti russi non stiano partecipando con le divise e la bandiera della loro nazione. La delegazione russa si è infatti presentata come Comitato olimpico russo (ROC): una decisione presa a seguito dello scandalo doping che aveva già causato l'esclusione della Russia dai Giochi invernali del 2018 in Corea del Sud, e che oggi vieta agli atleti della Federazione di partecipare alle competizioni internazionali con la bandiera russa.

Gli atleti del Comitato olimpico russo (ROC) durante la cerimonia di apertura dei Giochi di Tokyo

Nonostante la Nazionale russa sia stata ufficialmente bandita, gli atleti e il Comitato hanno utilizzato questo escamotage per far partecipare gli sportivi alle gare di Tokyo. 

E anche se la bandiera del paese non potrà sventolare, il logo del Comitato riporterà ugualmente tre fiamme di colore bianco, blu e rosso sopra i cerchi olimpici. Al posto dell’inno nazionale russo, anch’esso vietato, il CIO (Comitato olimpico internazionale) ha permesso di suonare un frammento del Concerto per pianoforte n. 1 di Pjotr Chaikovskij.

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Quando è stato fondato il Comitato olimpico russo?

È stato fondato nel 1911 e ha celebrato il suo 100° anniversario nel 2011.

Il francobollo che vedete nell'immagine segna l'anniversario della fondazione del Comitato olimpico russo.

Gli atleti dell’Impero russo non presero parte ai primi tre Giochi della cosiddetta rinascita delle Olimpiadi (nel corso dell’Ottocento, infatti, con la scoperta delle rovine dell’antica città di Olimpia, si rinnovò l’interesse per lo spirito dei Giochi dell’antichità). Si dovette attendere il 1908 prima che otto atleti russi partecipassero ai Giochi, che quell’anno si svolsero a Londra, e vinsero addirittura diverse medaglie!

Successivamente, nel 1912, il neonato Comitato olimpico russo inviò 178 atleti ai V Giochi Olimpici di Stoccolma; i russi parteciparono in tutte le discipline, ma non portarono a casa nessuna medaglia.

Esisteva un comitato olimpico anche in Unione Sovietica?

I successivi Giochi olimpici, interrotti durante la Prima guerra mondiale, si tennero nel 1920. In quel momento la Russia aveva già affrontato la Rivoluzione e il Comitato olimpico internazionale (CIO) non riconobbe le nuove autorità sovietiche: per questo il paese non ottenne l’invito per partecipare ai Giochi del 1920.

Dopodiché fu la stessa Unione Sovietica a boicottare i successivi Giochi del mondo capitalista, ignorando gli inviti. Gli atleti sovietici parteciparono a competizioni alternative organizzate a livello internazionale tra i comitati di lavoratori e comunisti.

Stremata dal conflitto, l’URSS saltò anche i primi Giochi che si svolsero a Londra dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1948. Ma l’URSS in quel periodo stava attivamente promuovendo tra la popolazione lo sport e uno stile di vita sano, e così ben presto i sovietici si ritrovarono a un passo dalle competizioni internazionali. Nel 1951 fu fondato il Comitato olimpico sovietico, subito riconosciuto dal CIO. Gli atleti sovietici si esibirono trionfalmente nella loro prima Olimpiade: i Giochi di Helsinki del 1952. In quell’occasione vinsero 22 medaglie d'oro e riuscirono a conseguire lo stesso punteggio degli Stati Uniti. 

Gli XXI Giochi olimpici estivi di Montreal (17 luglio - 1 agosto 1976). Sul podio, i campioni olimpici sovietici di scherma Viktor Krovopuskov (oro), Vladimir Nazlimov (a sinistra, argento) e Viktor Sidyak (bronzo)

Nel 1980, l'Unione Sovietica organizzò le Olimpiadi estive a Mosca, boicottate dagli Stati Uniti; per tutta risposta, l’URSS non si presentò ai Giochi successivi, che si svolsero nel 1984 a Los Angeles. Quella fu l’unica Olimpiade alla quale i sovietici non parteciparono dopo la fondazione del Comitato. 

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L'inaugurazione dei Giochi olimpici di Mosca allo stadio

Cosa successe dopo il crollo dell'URSS? 

Nel 1989, ancora prima del crollo del paese sovietico, l’URSS fondò un proprio comitato e nel 1992, dopo la caduta del paese, il CIO riconobbe il Comitato olimpico russo come successore di quello sovietico. 

La Russia ha ospitato le sue prime Olimpiadi della storia moderna nel 2014: si svolsero a Sochi e furono anticipate da grossi scetticismi per il fatto che i Giochi invernali si sarebbero svolti in una città dal clima subtropicale, affacciata sul mare. Ma, nonostante tutto, i Giochi furono un grande successo. 

Quando sono iniziati i problemi per il Comitato olimpico russo?

Nel 2017 la Russia ha affrontato un grosso scandalo di doping: è stata infatti accusata di essere al centro di un programma di doping sponsorizzato dallo Stato e di ignorare le regole olimpiche internazionali. L'adesione russa al CIO è stata quindi sospesa, per essere poi ripristinata nel 2018, dopo i risultati negativi degli ultimi test antidoping degli atleti. 

Nel 2019, la Russia si è ritrovata al centro di un altro scandalo e l'Agenzia mondiale antidoping (WADA) l’ha condannata a uno stop di quattro anni dalle competizioni sportive internazionali, Olimpiadi comprese. 

Più tardi, nel 2020, il Tribunale Arbitrale dello Sport ha permesso agli atleti russi di partecipare alle gare, ma a condizione di non esibire il nome del paese, né la bandiera, né l’inno nazionale. Gli atleti devono quindi risultare “neutrali”.

Ecco perché gli spettatori di tutto il mondo vedranno gli atleti russi esibirsi alle Olimpiadi di Tokyo 2020 con la misteriosa sigla “ROC”.

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