Gli stereotipi sulle donne russe: come sono cambiati negli anni e perché sono sorti?

M. Voron, Pixabay; Getty Images
A diffonderli è soprattutto il cinema occidentale, e Hollywood in particolare, e dipendono dal momento politico: la russa può essere una trattorista mascolina o una fascinosa e spietata agente segreta, pronta ad ammaliarti e a tagliarti la gola

Che ci crediate o no, lo stereotipo della russa bionda e snella con rossetto rosso e Louboutin ai piedi non è sempre stato davanti agli occhi degli stranieri. Ma quando e in che modo le donne russe hanno scambiato la vecchia immagine di vigorose lavoratrici nei campi con l’immagine attuale? E di chi è la colpa di questi stereotipi?

Quali sono le prime immagini che vi vengono in mente quando pensate a una donna russa nel 2019? Sarete perdonati se avete pensato a un’altissima femme fatale che rispetta scrupolosamente la sua dieta e mangia cuori di uomini a colazione. Dobbiamo ringraziare la nuova Guerra Fredda per questo. Lo sguardo da honey trapping delle agenti del Kgb è tornato in auge, per non parlare dell’immagine i russi stessi diffondono. Un sacco di sondaggi condotti negli ultimi dieci anni suggeriscono che i russi preferiscono donne alte e magre di bellezza irreale come la modella Natalia Vodjanova o la cantante pop Vera Brezhneva.

Se siete ancora in dubbio, ecco il nostro nome da esportazione numero uno nella musica techno, Nina Kraviz, che è diventata famosa a livello globale, scrollandosi di dosso il sessismo e la misoginia dell’ambiente. Oggi, è difficile essere una bella russa senza che tutti pensino che tu abbia raggiunto la fama solo per il tuo aspetto e non per le cose che hai fatto.

Tuttavia, nel periodo di massimo splendore dell’Unione Sovietica, i russi stessi non avevano scrupoli nel descrivere le loro donne come qualcosa che assomiglia a una mietitrebbiatrice: instancabilmente impegnate a mietere il grano e sempre pronte a “lavorare e difendere il Paese” (qui servirebbe la musica dei film “Terminator”).

Ma fino al periodo della Glasnost, nella seconda metà degli anni Ottanta, le donne russe assomigliavano davvero a maschiacci sempre alla guida di un trattore? Non proprio. La gente continua a discuterne: e l’immagine della “babushka” con sopracciglia cespugliose e voce rauca è spesso richiamata per indicare ciò che l’Occidente pensava delle russe. Da una parte, è un dato di fatto: gli americani si divertono ancora oggi a usare questo loro stereotipo caricaturale delle russe, specialmente nei cartoni animati.

Ma siamo realistici: ci sono degli standard di bellezza e poi ci sono delle percezioni culturali. Quest’ultima dimensione è completamente distinta e tende a colorare le percezioni delle persone in modi umoristici e molto fuorvianti. Magari è anacronistico, e non risponde più alle tendenze dei tempi, ma si avvicina alla percezione ed è più facilmente commercializzabile agli spettatori.

Una delle caricature più divertenti che abbiamo visto nei tempi recenti è probabilmente il personaggio di Fran Stalinovskovichdavidovitchsky (sì, questo è il suo nome) della commedia con Ben Stiller e Vince Vaughn, “Palle al balzo - Dodgeball” (2004), interpretata dall’attrice Missi Pyle, che non assomiglia per niente nel film a quello che è nella vita reale. Osservate il grosso neo, i denti storti e la muscolatura: una dimostrazione che si basa sul modello stereotipico di una “russa”. E lavora persino in una centrale nucleare!

Il pubblico più giovane crede che l’Occidente abbia sempre insistito nel raffigurare le nostre donne come vecchie streghe o bestie da soma adatte solo per il lavoro agricolo e capaci di affrontare un orso in una rissa. Ma i russi erano troppo felici di assecondare lo stereotipo: e noi stessi ci siamo basati su quell’immagine. Molto spesso, gli stereotipi culturali degli altri sono solo versioni imbastardite di come percepisci te stesso. E bisogna ammettere che eravamo molto monolitici nel nostro ritratto delle donne nell’Unione Sovietica di Stalin e fino agli anni Settanta.

Pittori come Kustodiev avevano già dimostrato che la bellezza russa moderna aveva sulle spalle centinaia di anni di obesità, e che il peso simboleggiava la ricchezza in un Paese feudale che praticava la servitù della gleba fino al 1861. Le ricche erano paffute e con un bel colorito color pesca, mentre le povere sfoggiavano tratti quasi maschili… Basta guardare la statua “L’operaio e la kolkhoziana” a Mosca: non si riesce a dire chi sia la donna finché non si vede la gonna! 

Ma anche questo è solo un punto di vista. Per tutto il XIX secolo, e fino alla Rivoluzione russa del 1917, le donne russe furono raffigurate come i personaggi di Turgenev (“donna turgeneviana” è un’espressione comune in russo), o una pallida Sonja Marmeladova di “Delitto e castigo” di Dostoevskij, o di fragile Natasha Rostova di “Guerra e pace” di Tolstoj. Quindi, dipende da che periodo storico si guarda, e a quale pubblico si vuol parlare. I sovietici poi presero tutto questo immaginario sulla donna russa e lo soffocarono con l’immagine della forzuta che guidava il trattore, riassorbendo l’enigmatica bellezza della donna russa come essere distinto e delicato sotto l’ideologia maschia del collettivismo. Notate che qui non si tratta di un genere che domina sull’altro, ma piuttosto del bolscevismo sovietico, che richiede caratteristiche maschili per sembrare risoluto e convincente. Gli uomini sono fisicamente più imponenti e le donne dovevano essere ritratte comunque in modo tale da spaventare.

Alcuni dicono che l’immagine delle donne russe come trebbiatrici e trattoriste si sia conclusa con la Guerra Fredda che si sbriciolava. Queste persone ritengono cioè che Hollywood e l’Occidente in generale abbiano smesso di prenderci in giro quando ci siamo lasciati andare all’americanizzazione e all’economia di mercato. Ma non è vero. Molto prima che la Guerra Fredda fosse finita, gli americani e gli inglesi ci avevano già fatto enormi favori con le loro raffigurazioni di sexy agenti segrete sovietiche e di scienziate nucleari: guardate ogni film di James Bond degli ultimi sessant’anni con una spia sovietica. (Spasibo, ragazzi!)

In realtà, gran parte di ciò che avete visto sul grande schermo negli ultimi cento anni è la verità. “Allora, dove sta il problema?”, potreste chiedervi.

Il problema, se così si può chiamare, è che spesso tutto risulta anacronistico, e quasi sempre per una ragione politica. Prendete “Red Sparrow” (2018), con Jennifer Lawrence, che interpreta una ballerina fragile costretta a diventare una spia del sesso del Kgb per attirare i cattivi fuori dai loro nascondigli: si potrebbe pensare che questo tipo di rappresentazione di un luogo freddo e inospitale per le donne fosse ormai alle nostre spalle. Ma Hollywood ha ancora bisogno di fare affidamento sulle fragili donne russe per ritrarre il luogo orribile da cui stanno scappando. Fino a quando la Russia non smetterà di essere il nemico numero 1 per gli Stati Uniti (e quindi per Hollywood), queste esagerazioni continueranno a verificarsi. Se le nostre donne sono magre o obese, gioviali o cupe; non importa.

Un altro caso in questione è “Anna” (2019), scritto, diretto e prodotto da Luc Besson, appena uscito nelle sale degli Stati Uniti. Sorpresa, sorpresa: gira intorno a un’altra ragazza del Kgb che passa la maggior parte della sua giovinezza a essere schiaffeggiata da uomini e, cinque anni dopo, combatte corpo a corpo con venti uomini in un ristorante della Mosca degli anni Novanta.

Oksana Bulgakowa, nel suo articolo “The ‘Russian Vogue’ in Europe and Hollywood: The Transformation of Russian Stereotypes through the 1920s” fa riferimento al regista tedesco-americano Ernst Lubitsch per la spiegazione. Dopo l’uscita del suo film del 1928, “Lo zar folle”, Lubitsch confessò: “Possiamo solo mostrare la Russia in uno stile da stereotipo della russità, perché altrimenti sembrerebbe poco convincente e atipica. Se mostriamo Pietroburgo così com’è, il pubblico non russo non ci crederebbe e direbbe: ‘Non è la Russia, ma la Francia.’ Non siamo storici o biografi, abbiamo a che fare con l’immaginazione e i sentimenti del pubblico.”

Inoltre, secondo l’autore, i registi russi esiliati dall’Unione Sovietica seguivano la stessa logica. Ed erano molto diversi dagli emigrati russi coscienziosi. A differenza di quest’ultimo gruppo, a coloro che erano stati esiliati non importava del fatto che i loro ritratti fossero fedeli alla realtà, né di costruire ponti tra gli immigrati all’estero. Erano venditori.

Poco dopo, nel periodo della Seconda guerra mondiale, iniziammo a vedere qualcosa di completamente diverso: un’epoca di tentativo di amicizia russo-americana, in cui il mondo era costretto a lavorare insieme contro la Germania nazista. Gli storici del cinema sono divisi sulla questione se questo periodo debba essere osservato all’interno del successivo periodo di scontro della Guerra Fredda: come una sorta di preambolo per i ritratti dei sovietici a Hollywood, o meglio, essere visto in modo a sé stante. Raisa Sidenova, nel suo saggio “Mother Russia and her Daughters: Representations of Soviet Women in Hollywood Film, 1941-1945”, ritiene che il periodo meriti un’attenzione speciale.

Ricordate come abbiamo detto che l’immagine sovietica della donna era, per gli stessi russi, orientata verso qualcosa di rude e mascolino? In questa luce esatta, la femminilità giocò un ruolo cruciale nel rovesciare questi aspetto durante la cooperazione di guerra tra americani e sovietici.

“La femminilizzazione dell’immagine russa”, come la chiama Sidenova, è stata riconosciuta come strumento di propaganda dall’amministrazione Roosevelt. “Questi film filosovietici hanno rivisitato i precedenti, spesso ruvidi e mascolinizzati ritratti cinematografici della Russia e del popolo russo e hanno offerto un’immagine più amichevole e femminile, che ha mostrato al pubblico la necessità della collaborazione con lo Stato comunista, così come la credibilità e l’affidabilità dei sovietici. Pellicole come ‘Mission to Moscow’ (1943), ‘Fuoco a oriente’ (1943), ‘Song of Russia’ (1944) e ‘Tamara figlia della steppa’ (1944) raffigurano ritratti di russi benevoli e riflettono il cambiamento nella percezione americana del carattere russo, da mascolino e aggressivo a femminile e bisognoso di protezione.”

Tuttavia, mentre potete vedere a occhio nudo che “Red Sparrow” o “Anna” (o anche l’agente Natasha Romanoff/Vedova Nera della serie Marvel “Avengers” interpretata da Scarlett Johansson) usano lo stesso trucco, gli ultimi esempi descrivono le donne russe come fragili, ma mortali. Questo, ovviamente, è cruciale per il mondo in cui viviamo oggi, come se stessero dicendo allo spettatore di fare attenzione alla Russia, che ti affascina per strada, ma ti taglierà la gola non appena giri la schiena.

Lasciateci ora darvi la nostra lista delle russe più sexy del grande schermo. A differenza degli stereotipi di Hollywood, queste sono vere russe, e e loro foto spiegano meglio di tante parole come una donna perfetta apparisse agli occhi dei russi del XX secolo. Il loro lavoro nel cinema le ha rese immortali e la nostra opinione sul loro aspetto non cambierà mai.

 

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