Dodici scrittrici russe contemporanee che vale la pena di leggere

AFP; Stanislav Krasilnikov, Vyacheslav Prokofyev/TASS; Evgenij Odinokov, Kirill Kallinikov/Sputnik
Hanno prodotto opere di grandissima forza artistica ed espressiva, che raccontano tanto il presente quanto il passato russo e sovietico. Peccato che di molte siano tradotti in italiano ancora pochi libri. Una mancanza che andrebbe colmata in fretta

1 / Ljudmila Ulìtskaja (1943-)

Ljudmila Ulitskaja è una delle più importanti scrittrici russe contemporanee. Prosegue la tradizione del romanzo classico russo del XIX secolo, e nei suoi libri osserva la vita di diverse generazioni della stessa famiglia sullo sfondo degli eventi storici, e si preoccupa di come la politica e chi è al potere influenzino il destino dell’individuo.

Raccomandiamo in particolare di leggere “Il dono del dottor Kukockij” (Frassinelli), “Una storia russa” (Bompiani), “Daniel Stein, traduttore” (Bompiani).

Qui abbiamo parlato più in dettaglio di cinque romanzi della Ulitskaja, e qui del perché, secondo noi, meriterebbe il Premio Nobel per la Letteratura. 

2 / Dina Rùbina (1953-)

Con i romanzi di Dina Rubina, potrete immergervi nelle atmosfere orientali di Tashkent (dove è nata) e di Gerusalemme (dove è emigrata); viaggiare nella sensuale Spagna, fare una passeggiata per San Pietroburgo e Mosca, e ritrovarvi nel mezzo di una cittadina ebraica ucraina del dopoguerra.

I protagonisti dei romanzi della Rubina sono sempre persone fuori dall’ordinario: spie, artisti, truffatori… Le trame sono ogni volta estremamente contorte, e la sua prosa è musicale e piena di descrizioni vivide. Vi consigliamo di non perdere il romanzo “Sole dolce dei ricordi” (Cargo). Tra le altre opere di assoluto rilievo non ancora tradotte in italiano: “Na verkhnej Maslovke” (“Sulla via Verkhnaja Maslovka”), “Vot idjot Messija” (“Ecco il Messia”), “Belaja golubka Kordovy” (“La colomba bianca di Cordova”) e “Russkaja Kanarejka” (“Il canarino russo”).

Potete leggere di più sul lavoro di Dina Rubina qui

3 / Ljudmila Petrushèvskaja (1938-)

Ljudmila Petrushevskaja è un’artista eclettica. Ha già più di 80 anni, ma canta e balla nella troupe del suo cabaret, indossa cappelli eccentrici e scrive anche fiabe e opere teatrali.

Uno dei suoi romanzi più famosi è “Il mistero della casa” (Armando). È una acuta descrizione della vita di una donna nella tarda Unione Sovietica: con tutti gli orrori domestici, i ricordi della vergogna del primo sesso e la completa mancanza di spazio personale.

Inoltre, la Petrushevskaja ha diverse raccolte di racconti spaventosi, per esempio “C’era una volta una donna che cercò di uccidere la figlia della vicina” (Einaudi) e divertenti. E un libro autobiografico godibilissimo sull’infanzia sovietica: “La bambina dell’hotel Metropole” (Brioschi).

Per saperne di più su tutte le sfaccettature della Petrushevskaja leggete qui

4 / Tatjana Tolstàja (1951-)

Il primo romanzo di questa parente alla lontana nientepopodimeno che di Lev Tolstoj (mentre suo nonno paterno era l’altro famoso scrittore Aleksej Tolstoj) fu un vero successo. Il distopico “Kys” (non tradotto in italiano) mostra la vita dopo l’apocalisse, con persone che hanno perso il loro aspetto umano e con strani animali. Sembra che tutti abbiano anche quasi dimenticato la lingua.

E sebbene in seguito la Tolstaja non abbia prodotto grandi romanzi, diverse raccolte di saggi e racconti hanno avuto molto successo e sono state tradotte in molte lingue. Ogni racconto è una vita intera, e spesso si tratta di ricordi di guerra e d’amore, descritti in un linguaggio molto figurativo e metaforico. Tradotti in italiano si trovano “Sotto il portico dorato” (La Tartaruga) e “La più amata” (Einaudi)

5 / Guzèl Jàkhina (1977-)

Il romanzo d’esordio della scrittrice con radici tatare Guzel Jakhina, “Zuleika apre gli occhi” (Salani), nel 2015 è diventato un vero caso sulla scena letteraria russa. Ha ricevuto numerosi premi e ha venduto un gran numero di copie. È la storia di una ragazza musulmana, la cui famiglia subisce la repressione staliniana in quanto rappresentante del mondo dei kulakì (contadini ricchi), e che finisce in un gulag. Eppure là si sente quasi più libera che a casa, quando era oppressa da suo marito e da sua suocera.… Da questo romanzo hanno persino tratto una serie tv.

Il suo secondo libro, “Deti moì” (“Figli miei”), è uscito nel 2018 e non è ancora stato tradotto in italiano. Anche in questo caso, l’azione si svolge ai tempi di Stalin, ma qui si parla dei tedeschi del Volga. Quindi, se volete tinte etniche e storie commoventi, Jakhina è quel che fa per voi.

6 / Alìsa Ganìeva (1985-)

Questa giovane scrittrice originaria del Daghestan scrive romanzi per niente “da donne” su come si combinano modernità e tradizione nel Caucaso. Lo stile di vita dei giovani, le nozze e i matrimoni combinati, tutto questo è descritto con una brillante coloritura etnica.

La Ganieva ha debuttato con lo pseudonimo maschile Gull Khirachev con la storia “Salam tebè, Dalgat” (“Salam, Dalgat!”), che descriveva un giorno nella vita di un giovane di Makhachkalà. Nessuno avrebbe potuto immaginare che una ragazza potesse scrivere una cosa così forte e sincera sul mondo maschile. Da allora, diversi libri della Ganieva sono già stati tradotti in varie lingue straniere ed è diventata ospite regolare alle fiere del libro di tutto il mondo. In italiano si trova il suo “La montagna in festa” (La Nuova Frontiera).

7 / Anna Starobìnets (1978-)

La chiamano la “Stephen King russa” e la “regina dell’horror” per la combinazione di generi rari per la moderna letteratura russa: racconti per adolescenti e horror.

Il racconto “L’età inquieta” (Isbn), ad esempio, racconta la storia di un ragazzo il cui cervello e il cui corpo sono stati ridotti in schiavitù dalla regina delle formiche, che vuole conquistare il mondo con il suo aiuto. Nei libri della Starobinets, l’horror assume le forme del misticismo, della fantascienza e persino della distopia futuristica, come nel romanzo “Zero” (Atmosphere libri), che è stato incluso nella short list del premio “Natsionalnyj Bestseller” nel 2012.

8 / Olga Slàvnikova (1957-)

Ogni romanzo di Olga Slavnikova non è minimamente simile a un altro, neanche per quanto riguarda il genere. Così, il romanzo “2017” è una – evidentemente amata dagli scrittori russi – storia distopica, con un disastro ambientale, una sanguinosa assurda guerra civile e paesaggi post-apocalittici. In altri suoi libri, si possono trovare tratti del realismo magico. Nel romanzo “L’immortale” (Einaudi), la moglie e la figlia di un uomo paralizzato creano per lui una nuova realtà, nascondendogli che l’Unione Sovietica è crollata. E il suo ultimo romanzo, “Pryzhòk v dlinù” (“Salto in lungo”), racconta la storia di un atleta che ha la capacità di scomparire e librarsi in aria. In italiano si trova anche “Light Head” (Fandango).

9 / Elèna Chizhòva (1957-)

Nella traduzione tedesca, il romanzo della Chizhova “Il tempo delle donne” (Mondadori) è uscito sotto il titolo “Die stille Macht der Frauen”; “Il potere silenzioso delle donne”, che riassume alla perfezione l’essenza del libro. Le donne (anche le più anziane e malmesse) sono capaci di molto, e, quando si uniscono, si scopre che hanno sperimentato e sofferto così tante difficoltà che gli uomini difficilmente potrebbero sopportare. Ma portano silenziosamente la loro croce.

Figure femminili sono tratteggiate perfettamente in molti romanzi della Chizhova. La scrittrice presta la massima attenzione al periodo sovietico: mostra la vita durante la Rivoluzione, la Guerra civile, la Seconda guerra mondiale, e nel periodo di pace postbellico, ad esempio in “Kroshke Tsakhes”. E nei suoi romanzi, la natia Leningrado (ora San Pietroburgo) è incredibilmente raffigurata. Il suo ultimo romanzo, “Gorod, napisannyj na pamjati” (“La città scritta a memoria”), in cui racconta la storia della sua famiglia, degli antenati, e ricorda la sua infanzia a Leningrado, è completamente dedicato alla città.

10 / Mariàm Petrosjàn (1969-)

Probabilmente, Netflix o Sky potrebbero benissimo fare una serie tv di grande successo basata sul libro “La casa del tempo sospeso” (Salani) di Mariam Petrosjan. Provate solo a immaginare: un collegio chiuso per bambini invalidi, nel quale svaniscono i confini tra il mondo reale e quello fantastico… Praticamente una nuova Hogwarts!

La storia si è sviluppata dai racconti che l’autrice (nata a Erevan, nell’Armenia sovietica) scriveva ancora sui quaderni di scuola, ed è diventata un bestseller, tradotto in molte lingue straniere, e che le è valso vari premi.

Stephen Fry ha inserito la Petrosian nel novero dei “più interessanti scrittori dell’Era putiniana”.

11 / Marina Stepnòva (1971-)

Dopo aver studiato Medicina, la Stepnova “seziona” l’animo umano non peggio dei suoi famosi predecessori scrittori con il camice bianco Anton Chekhov e Mikhail Bulgakov. Il suo primo romanzo, “Khirurg” (“Il Chirurgo”), è paragonato a “Il profumo” di Patrick Süskind.

L’opera più famosa della Stepnova (che spesso vive e lavora ai suoi libri in Toscana), “Le donne di Lazar” (Voland), descrive l’amore di un uomo per tre donne di generazioni e destini diversi, e cosa è pronto a fare per questo amore totalizzante.

12 / Ksènija Bùksha (1983-)

Come molti giovani scrittori russi, nel suo romanzo più famoso “Zavod: ‘Svoboda’” (“Fabbrica: “Libertà’”), Ksenija Buksha torna ai tempi dell’Urss. Nel 2014, la scrittrice, appena trentenne, ricevette il prestigioso premio “Natsionalnyj Bestseller” proprio per questo libro, che recentemente è stato finalmente tradotto in inglese (“The Freedom Factory”, 2018), ma non ancora in italiano.

Nel romanzo, Buksha mostra i primi anni della formazione del potere sovietico sotto forma di monologhi tra semplici operai di una fabbrica di Pietrogrado. L’autrice lavora abilissimamente sullo stile e imita alla perfezione il modo di parlare di quel tempo e la forma del “romanzo industriale”.

Buksha scrive anche poesie e racconti ed è autrice della biografia del leggendario artista d’avanguardia Kazimir Malevich nella popolare e storica collana (fondata da Maksim Gorkij nel 1933) “Zizhn zamechatelnykh ljudej” (“Vita delle persone notevoli”).


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