Avete paura dei tomi infiniti? Cinque libri leggeri per innamorarvi della letteratura russa

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Romanzi ponderosi come “Guerra e pace” hanno diffuso attorno alla letteratura russa la cattiva fama di essere complicata e pesante. Eccovi invece una selezione di letture avvincenti e brillanti (ma non per questo di minore qualità), che vi faranno cambiare idea

Leggere gli autori russi è sempre una buona idea. La letteratura russa è tra le più apprezzate al mondo: e potete stare sicuri di trovare qualcosa che si adatti alle vostre preferenze. Ma c’è un problema. Molti famosi romanzi russi sono famigerati per la loro lunghezza: pensiamo per esempio ai quattro tomi di “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj. Rappresentano una vera sfida, e molti finiscono per odiare Tolstoj, i classici russi e anche se stessi.

Ma c’è una via d’uscita:  partire da qualcosa di un po’ più leggero, il che non significa peggiore. Ecco una lista di opere che mostrano al massimo livello l’abilità degli autori russi, ma con maggiore concisione.

1. “Veglie alla fattoria presso Dikanka” (Nikolaj Gogol, 1832)

Questa raccolta di racconti scritti dal giovane Gogol (1809-1852), uno dei più spiritosi autori russi, immerge il lettore nel colorato mondo dell’Ucraina del XIX secolo (all’epoca parte dell’Impero russo). I racconti sono basati sul folclore ucraino, che Gogol conosceva molto bene.

La raccolta è un vero fantasy, ed è molto divertente: per esempio, in una delle storie, alla vigilia di Natale un coraggioso cosacco sale sul diavolo usandolo come fosse un aereo ante litteram e vola a San Pietroburgo per prendere le scarpe dell’imperatrice richieste dalla sua amante. Non mancano streghe e riti vari. A volte queste storie sono più terrificanti dei romanzi di Stephen King; come per esempio quella di una terribile vendetta, in cui l’eroina scopre che suo padre è l’Anticristo. Una cosa che hanno tutte e otto le storie in comune? Non sono mai noiose!

2. “Un eroe del nostro tempo” (Mikhail Lermontov, 1840)

L’unico romanzo di Lermontov (1814-1841), è forse il più interessante di tutte le letture psicologiche russe del XIX secolo. Le vicende di “Un eroe del nostro tempo” si svolgono nel Caucaso, selvaggia frontiera dell’Impero russo. Quindi questo è un po’ come un western russo, dove il protagonista, il giovane ufficiale in cerca di avventura Grigorij Pechorin, affronta infiniti pericoli.

Allo stesso tempo, il principale nemico di Pechorin è lui stesso. Lermontov descrive brillantemente la natura misantropica e fredda di un uomo che distrugge le vite degli altri, e infine la sua. La profondità psicologica e le ambientazioni romantiche del Caucaso, insieme alla complessa struttura piena di flashback, ci danno un grande classico che conquista l’immaginazione dei russi fin dalla scuola media, cosa abbastanza rara, a dire il vero.

3. La piccola trilogia di Anton Chekhov: “Dell’amore”, “L’uva spina”, “L’uomo nell’astuccio” (1898)

Anton Chekhov (1860-1904), che per lo più ha scritto racconti e opere teatrali, aveva due caratteristiche che lo distinguono dagli altri scrittori russi: un senso dell’umorismo leggero e ironico e la brevità. Potete leggere le tre storie della “Piccola trilogia” in un’ora.

La trama è semplice: tre uomini dell’intellighenzia russa condividono storie in un giorno di pioggia. Ogni storia contiene un triste pensiero filosofico sulla natura umana, i suoi sentimenti e le sue debolezze. Chekhov non dà alcuna risposta, ma è difficile smettere di pensare alle questioni che solleva nei suoi brevi capolavori.

4. “Padre Sergij” (Lev Tolstoj, 1898)

Certo non famoso come “Guerra o pace” o “Anna Karenina”, questo racconto segna il punto di svolta in cui Tolstoj (1828-1910) ha iniziato a rivolgere la sua attenzione a storie incentrate sulla filosofia, in contrasto con i suoi precedenti scritti epici sulla società russa.

Il protagonista di Padre Sergij, un giovane bon vivant, trova Dio dopo un grave choc e dedica la sua vita a diventare un santo. Sembra che ci riesca, ma nel profondo, soffre ancora per peccati e dubbi nascosti. Non vi diremo come finisce questa storia, diciamo solo che “Padre Sergij” irritò così tanto la Chiesa ortodossa russa che lo Stato permise la pubblicazione del racconto solo quando Tolstoj era già morto, nel 1911.

5. “Le dodici sedie” (Ilija Ilf e Evgenij Petrov, 1928)

La giovane coppia di scrittori sovietici di Odessa (ora Ucraina) composta da Ilijà Ilf (1897-1937) ed Evgenij Petrov (1903-1942), ha creato uno dei più divertenti romanzi satirici della storia russa. Negli anni Venti, le autorità sovietiche avevano preso il potere in Russia, ma il Paese era ancora abbastanza nel caos. Con queste circostanze come sfondo, la storia si concentra su un discendente di una famiglia nobile, chiamato Kisa Vorobjaninov, accompagnato dal grande truffatore Ostap Bender, impegnati nella ricerca del tesoro familiare.

Una enorme quantità di diamanti è nascosta nell’imbottitura di una delle 12 sedie che un tempo erano nella villa di famiglia, ma che sono state vendute all’asta. Kisa e Ostap non sanno quale sia la sedia di cui hanno bisogno, così vagano per la Russia del Sud, alla ricerca di venditori di mobili. Le persone che incontrano sono spesso pazze, il che rende questo viaggio esilarante per il lettore. Il finale di questa fiction leggera, tuttavia, è molto più oscuro del previsto.

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