Cosa bisogna sapere sul quadro “Ivan il Terribile e suo figlio Ivan” danneggiato da un ubriaco

Legion Media
Non è la prima volta che il capolavoro di Iljà Repin, conservato alla Galleria Tretjakov di Mosca, finisce sotto attacco dei vandali. Ecco perché il dipinto suscita tanto astio

Il celebre dipinto, che è stato danneggiato da un ubriaco la scorsa settimana, ha una storia antica e non semplice. In questo quadro il pittore Iljà Repin (1844-1930) ha rappresentato un leggendario episodio della vita dello zar Ivan IV, detto Il Terribile, quando in un accesso d’ira uccise il suo stesso figlio, lo zarevich Ivan (un fatto non del tutto provato a livello storico).

Fecero da ispirazione per Repin nella realizzazione di questo quadro due eventi: l’omicidio a sangue freddo dell’imperatore Alessandro II, rimasto ucciso nel 1881 in un attentato dinamitardo, e l’ascolto della sinfonia di Nikolaj Rimskij-Korsakov “Il sapore della vendetta”, che il pittore sentì per la prima volta a Mosca.

Nelle sue memorie Repin descrive le cose in questo modo: “Un giorno del 1881 a Mosca ascoltai una cosa nuova di Rimskij-Korsakov, “Il sapore della vendetta”. Quei suoni si impadronirono di me, e io mi misi a pensare se non fosse possibile trasformare in pittura quelle sensazioni che si erano create in me su influsso di quella musica. E mi ricordai dello zar Ivan”. In quel periodo l’interesse nei confronti della personalità di Ivan il Terribile era molto grande.

Il dipinto fu esposto per la prima volta a una mostra dei Peredvizhniki (o “Itineranti”, il movimento artistico di cui Repin faceva parte) a San Pietroburgo con il titolo di “Parricida”. Il quadro piacque così tanto al mecenate Pavel Tretjakov, che lo acquistò subito.

Ma nel 1913 il fanatico religioso Avraam Balashov inferse tre tagli alla tela con un coltello. Il restauro non fu condotto da Repin, perché nel frattempo gli era stata diagnosticata una forma di daltonismo, che non gli permetteva di riconoscere con precisione i colori. Dopo più di cento anni il famoso dipinto è stato attaccato di nuovo, spaccando la teca di vetro che lo proteggeva e arrivando a colpire la tela.

Chi era il figlio di Ivan il Terribile

Repin raffigurò lo zarevich usando come modello lo scrittore russo con problemi psichici Vsevolod Garshin, che in seguito si sarebbe ucciso, gettandosi nella tromba delle scale.

Lo zarevich Ivan partecipava a tutte le riunioni politiche e alle campagne militari del padre, pur non essendo una figura ufficiale. Era il figlio più grande e più amato dello zar.

All’età di 27 anni era già stato sposato tre volte, e le prime due mogli erano state rinchiuse in monastero perché non gli avevano dato figli, e il suo unico bambino, avuto dalla terza donna, non fece in tempo a vederlo. Dopo che fu ucciso anche lei fu reclusa in un monastero.

L’arma del delitto

Il bastone di Ivan il Terribile era un oggetto fortemente simbolico con cui lo zar è rappresentato anche in altri quadri di diversi pittori. Si ritiene che proprio con quel bastone (o scettro) Ivan IV abbia ucciso suo figlio.

Il pittore Ivan Kramskoj (1837-1887) descrisse così le sue prime sensazioni alla vista del quadro: “Cos’è un omicidio compiuto da una bestia e da uno psicopatico? Un padre che colpisce il figlio con un bastone alla tempia! Un minuto… Un grido d’orrore… lo afferra… lo mette a sedere a terra… lo solleva un po’… cerca di chiudere con una mano la ferita sulla fronte (ma il sangue continua a uscire, copioso, tra le sue dita)… e lui stesso grida… È una fiera che ulula di paura… Sul pavimento si allarga la pozza di sangue, nel punto dove è caduto il figlio ferito a morte… Questa scena è davvero piena di oscurità e di naturale tragicità”.

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