I cani nella letteratura e nella cultura russa

Sputnik
Il 2018, secondo il calendario cinese, sarà l’anno del cane. Ma che ruolo ha questo animale domestico nei libri dei grandi scrittori russi, nella scienza, nell’esplorazione spaziale sovietica (ricordate Laika?), e in generale nella società della Russia?

1. Mumù
“Gerasim ha annegato Mumù” è una delle frasi che resta più in mente agli studenti russi, che, nel programma scolastico di letteratura, leggono il racconto “Mumù” (1854) di Ivan Turgenev (1818-1883). In questo triste ritratto della vita di un servo nell’Impero russo (la servitù della gleba fu abolita solo nel 1861), una padrona disumana ordina al suo servo, Gerasim, forte ma sordomuto e obbediente, di sbarazzarsi dell’unica creatura che ama, un piccolo cane chiamato Mumù e che la disturba, abbaiando.

All’inizio, Gerasim cerca di vendere Mumù, che adora, al mercato, ma la bestiola riesce a sfuggire e torna da lui, così la signora gli ordina di ucciderla. Addolorato, ma incapace di disobbedire, Gerasim annega il povero Mumù e lascia la sua signora per sempre. Quindi, Mumù diventa una vittima innocente della brutalità umana, un ruolo che i cani hanno spesso nella letteratura russa.

2. Kashtanka
L’eroina dell’omonimo racconto (1887) di Anton Chekhov (1860-1904), Kashtanka, è un piccolo cane rosso adorabile, “un incrocio tra un bassotto e un meticcio” che vive con un cupo falegname che beve tantissimo, la picchia e la nutre poco e male. Un giorno Kashtanka si perde. Uno sconosciuto la trova e la porta con sé.

Si rivela essere un domatore del circo e in casa sua Kashtanka incontra gli altri animali: un gatto, un’oca e un maiale. Vivono tutti insieme e il cane è felice e ben nutrito. Ma un giorno, esibendosi sul palco, sente il suo vecchio proprietario e suo figlio che gridano il suo nome e torna da loro. La lealtà al di sopra di tutto!

3. I cani di Pavlov
Devoto alla scienza, il premio Nobel per la Medicina nel 1904 Ivan Pavlov (1849-1936) è stato apprezzato sia nell’Impero russo che in Urss, e le sue ricerche hanno notevolmente ampliato la conoscenza della fisiologia umana. Tuttavia, i suoi risultati non sarebbero stati così importanti, se non fosse stato per i suoi aiutanti animali.

Si dice che Pavlov fosse un uomo premuroso, che non faceva mai del male ai cani, e che fece di tutto per migliorare le loro condizioni di vita. La sua scoperta principale è il “riflesso condizionato”. Pavlov ha scoperto che se si alimenta un cane facendo suonare una campanella, gradualmente il cane inizia a salivare al suono della campanella, anche senza cibo.
Ciò ha dato origine a una barzelletta, in cui il cane di Pavlov dice al suo compagno: “Guarda cosa posso fare a quel vecchio: non appena sbavo, sorride e scrive degli appunti sul taccuino!” Il termine “cane di Pavlov” è diventato un modo di dire. E ci sono persino dei monumenti al cane di Pavlov eretti in Russia.

4. Sharik (dal romanzo “Cuore di cane”)
Un breve romanzo di Mikhail Bulgakov (1891-1940), scritto nel 1925, vede un cane randagio trasformarsi in un uomo (e il risultato mostra che a volte i cani sono molto più dignitosi ed educati rispetto all’uomo). Un ricco professore, Filip Preobrazhenskij, trova un povero cane affamato, Sharik, in una strada di Mosca, lo porta a casa e lo mette al centro di un misterioso esperimento.

Riesce a trasformare Sharik in un uomo, con organi donati da un ubriaco. Ma l’audace esperimento finisce male. Sharik, che era un cane gentile e intelligente, viene corrotto dall’ipocrita sistema sovietico, inizia a bere, e cerca di calunniare il suo creatore, Preobrazenskij, per ottenere il suo appartamento. Frustrato, Preobrazhenskij fa di nuovo di Sharik un cane. Forse a volte è meglio non essere umani.

5. Laika, Belka e Strelka (e altri cani spaziali)
Prima che il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin diventasse il primo uomo nello spazio nel 1961, l’Unione Sovietica aveva spedito nel cosmo numerosi cani per testare se una creatura vivente potesse sopravvivere al viaggio. Tutti i cani erano randagi, bastardini allevati dagli scienziati, che facevano di tutto per farli vivere al meglio, ben coscienti che sarebbero potuti morire in missione.

Cosa che successe a Laika, che divenne il primo essere vivente a orbitare attorno alla Terra nel 1957. Sputnik-2, la sua navicella spaziale, fu lanciata con successo, ma l’industria spaziale al momento non era in grado di riportarla indietro, e la piccola Laika morì nello spazio.
Tuttavia, la tragica esperienza di Laika servì a migliorare le navi spaziali sovietiche. Nel 1960, gli scienziati mandarono in orbita altri due cani, Belka e Strelka. I due sopravvissero al volo, rimanendo in orbita per più di un giorno, e girando attorno alla Terra per 17 volte. Belka e Strelka tornarono a casa e condussero lunghe e felici vite nell’istituto di ricerca spaziale. Dopo tutto se lo meritavano: loro, così come tanti altri cani, aprirono all’umanità la strada verso lo Spazio.

6. Bim bianco dall’orecchio nero

Creato dallo scrittore sovietico Gavriil Troepolskij (1905-1995) che ha scritto l’omonimo romanzo nel 1971, Bim bianco dall’orecchio nero è un Setter scozzese dall’insolito colore del manto. Bim viene allevato da Ivan Ivanich, un vecchio veterano di guerra che, dopo la morte della moglie, vive da solo. Dopo che Ivan Ivanich si ammala per le conseguenze di una vecchia ferita di guerra, Bim viene lasciato da solo e disperatamente cerca di ritrovare il suo proprietario, incontrando persone diverse, buone e cattive. Alcune di loro lo picchiano e lo fanno soffrire. Altre, al contrario, lo aiutano e curano le sue ferite. Alla fine, Bim muore in un canile, poche ore prima che Ivan Ivanich lo trovi. Anche se fittizio, Bim è diventato una sorta di “Hachikō russo”, un cane che simboleggia la fedeltà e la dedizione.

7. Sharik (dalla serie “Prostokvashino”)
Questo affascinante cane, omonimo dello Sharik di Bulgakov (Sharik significa “Pallino”, ed è un nome estremamente popolare per i cani in Russia), è stato creato da Eduard Uspenskij (nato nel 1936), autore di libri per bambini (inventore anche di Cheburashka), ed diventato una star sovietica dopo l’uscita dei tre cartoni animati della serie Prostokvashino, nel 1978, 1980 e 1984.

Pallino è uno del “trio”, insieme a un ragazzo intelligente, soprannominato zio Fedor, e al gatto Matroskin; vivono tutti insieme nel villaggio di Prostokvashino. A differenza di Matroskin, che è razionale e pragmatico, Sharik è un romantico senza speranza, che si mette sempre nei guai.
Ad esempio, è contrario alla caccia e non sopporta l’idea di uccidere animali, per cui i suoi amici gli regalano una “pistola fotografica”, un mix tra un’arma e una fotocamera, con cui può “sparare” agli animali senza ucciderli. Pur essendo completamente disorganizzato, Sharik è un grande amico, sempre gentile, amante della natura e generoso.

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