Alla scoperta del mito di Gagarin

Nella biografia del cosmonauta sovietico, appena uscita in Italia, Lev Danilkin indaga sulla sua vita e si interroga sulla sua morte
La copertina del libro

Il 12 aprile 1961 è una data memorabile nella storia dell'Unione Sovietica: alle otto del mattino il giovane Yuri Gagarin a bordo della navicella Vostok 1 decollava per fare il giro del pianeta a 27.400 km/h e tornare a terra due ore dopo circa. Un viaggio breve ma pieno di significati e risvolti storici e non solo.

L'intera comunità sovietica ne rimase sbalordita e in breve tempo Gagarin divenne un'icona immortale. Il "semplice giovanotto sovietico" divenne "il Colombo dell'Universo", "il Magellano dello Spazio", "il più grande eroe della storia". Un mito, un vero e proprio idolo, più popolare dei Beatles e di Marilyn Monroe. Ma chi era davvero questo cosmonauta sovietico? Cosa si nascondeva dietro il mito e l'immagine di lui forgiata dalla propaganda sovietica?

È quello che si è chiesto il critico letterario e scrittore russo Lev Danilkin, accingendosi a scriverne la biografia in "Gagarin" edito in Italia da Castelvecchi editori.

Nel libro, Danilkin spiega come in realtà nonostante la notorietà evidente, non sia stato facile reperire testimonianze dirette su Gagarin, dato che "i personaggi principali della vita di Gagarin si sono quasi tutti in generale rifiutati di aprire bocca", nonostante la biografia fosse destinata alla casa editrice moscovita Molodaja Gvardina per la collana "Vite di personaggi eccezionali", pubblicata in occasione del cinquantesimo anniversario del volo nello spazio.

Così l'autore ricostruisce, tra citazioni di altri autori e racconti di personaggi esterni, la vita del mitico cosmonauta partendo dalla sua infanzia vissuta nella città di Klusino, per poi passare agli studi in un istituto tecnico professionale, alla passione per il volo e al suo periodo di addestramento da astronauta. Fino ad arrivare a quel 12 aprile che cambiò la storia personale di Gagarin, ma anche la storia dell'Unione Sovietica. Il viaggio di Gagarin nello spazio segnò un cambiamento decisivo nella sua vita, tanto che il suo ritorno a Mosca ricorda "l'entrata di Gesù a Gerusalemme nel Vangelo".

Gagarin morì misteriosamente a bordo di un mini-caccia, sette anni dopo il viaggio nel cosmo che l'aveva fatto diventare un “souvenir in carne e ossa”. È sulla sua morte che Lev Danilkin si interroga approfonditamente: come è avvenuta? Perché tanto mistero? “La cosa strana della morte di Gagarin - scrive Danilkin - non è neanche la morte in sé per sé, ma la mancanza di una spiegazione finale e da tutti confermata”.

Tra ironia e rispetto, realtà pubblica e privata, in “Gagarin” Danilkin ripercorre la vita dell'eroe dell'Unione Sovietica, tra citazioni e spiegazioni, approfondimenti e domande su segreti e contraddizioni che ne caratterizzarono l'esistenza e la morte.

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