Dal borsch alla vodka: quei simboli della cucina russa che non sono stati inventati in Russia

Legion Media
Alcuni piatti hanno origini antiche e molto più esotiche di quanto si creda

Porridge di grano saraceno

Il porridge (kasha, in russo) di grano saraceno è uno dei simboli della cucina russa. Le origini di questo prodotto, però, sono da ricercare nella tradizione culinaria asiatica. Il grano saraceno veniva infatti raccolto dai monaci sulle pendici del Tibet e dell’Himalaya. La pianta fu introdotta in Russia da alcuni mercanti nel Medioevo, e iniziò a diffondersi nei territori delle moderne Russia, Ucraina e Bielorussa nel XVI-XV secolo. 

Vinaigrette

Molti ritengono che questa insalata a base di verdure cotte e sottaceti sia un piatto molto antico. Ma non è così: apparve per la prima volta in Russia nel XIX secolo grazie a una ricetta presa in prestito da un libro inglese di cucina risalente al 1845. Il volume proponeva una ricetta simile a quella dell’insalata “svedese”, con l’aggiunta di aringa. In Russia, la ricetta è stata leggermente rivisitata e il pesce è stato sostituito con cetrioli e cavolo. Per quanto riguarda l’origine del nome, esistono diverse versioni: secondo alcune teorie, la parola deriverebbe dalla traslitterazione del termine utilizzato per indicare il condimento a base di aceto e olio: vinaigrette, per l’appunto.

Aringa in pelliccia 

Ecco un’altra insalata simbolo della Russia… ma dalle origini scandinave! 

Secondo una leggenda, questo piatto a base di barbabietola rossa, aringa e cipolla sarebbe stato inventato in Germania e Norvegia all’inizio del XX secolo dall’oste russo Anastas Bogomilov, che decise di unire aringhe e verdure cotte. In Unione Sovietica fu rivisitato con l’aggiunta di maionese. 

Kholodets, carne in gelatina 

Un piatto disgustoso secondo alcuni, una prelibatezza irresistibile secondo altri. Il kholodets, la carne in gelatina, è il simbolo delle Feste di Capodanno, proprio come l’aringa in pelliccia. 

Ma questa ricetta viene preparata anche nelle cucine georgiane, polacche, serbe, lettoni, moldave, ucraine e romene. 

Secondo alcune teorie, questo piatto sarebbe nato in Europa; in russo è indicato anche con il termine “studen’” (aspic, un piatto basato sull'incorporazione di vari ingredienti in gelatina), che deriva con ogni probabilità dalla parola tedesca “sülze”. Furono i francesi ad aggiungere il brodo, i pezzi di carne, radici e uova sode. 

Pelmeny 

Questi tortelloni di carne cruda, avvolta nella pasta e poi fatta bollire, sono presenti nella tradizione culinaria di molti paesi. Apparvero per la prima volta in Cina, così come racconta nei suoi libri lo storico della cucina William Pohlebkin. Nei secoli XIV-XV i pelmeny arrivarono anche sulle tavole degli abitanti degli Urali e della Siberia. Nelle regioni centrali della Russia apparvero solo nel XIX secolo. 

Le origini del nome sono da ricercare nella lingua dell’Udmurtia, dove la parola "pelnyan" significa "orecchio di pane". Il luogo esatto della nascita dei moderni pelmeny slavi è per l’appunto l’Udmurtia

Borsch

Russa o ucraina? Questa zuppa di barbabietole è da sempre oggetto di dispute, così come vi avevamo raccontato in questo articolo. 

La celeberrima zuppa rossa, infatti, è stata ovviamente inventata dai popoli slavi, ma non dai russi. 

La ricetta della versione iniziale di questo piatto richiedeva di bollire grossi pezzi di cavolo in acqua; la versione più moderna, invece, è completamente diversa. 

Le verdure tritate vengono cotte in un brodo di carne, secondo una ricetta originaria dei Balcani. 

Nel territorio della moderna Russia, il borsch è apparso nel XIV secolo e si è fortemente radicato nella cucina tradizionale del paese, diventando uno dei piatti più popolari.

Vodka

La prima apparizione di questo distillato risale all’XI secolo e la sua invenzione è attribuita al medico persiano Ar-Razi. Ma il liquido risultante – un prototipo della vodka - veniva utilizzato esclusivamente in medicina, poiché ai musulmani non era concesso di consumare alcolici. 

In Europa l’idea di creare un distillato simile alla vodka è attribuita agli italiani e alla loro acquavite. Il viaggio di questo distillato ha fatto poi tappa in Russia alla fine del XIV secolo, dove è diventato uno dei simboli della cucina nazionale. 

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