Siria, la battaglia per Aleppo a una svolta

I ribelli hanno perso terreno nella zona orientale della città: Assad e i suoi alleati hanno liberato diversi quartieri e ora sperano di riconquistare questo territorio cruciale prima che il nuovo Presidente Usa faccia il suo ingresso alla Casa Bianca
Aleppo
Una bandiera siriana a Aleppo. Fonte: Reuters

La battaglia per la conquista della città siriana di Aleppo sembra essere a una svolta cruciale. Le truppe governative, con l’appoggio delle milizie sciite, hanno conquistato alcuni quartieri chiave controllati dalle unità dei ribelli nella zona est della città. Le forze del Presidente Bashar Assad sono riuscite a spezzare in due il fronte dell’opposizione, il che renderà decisamente più complessa la resistenza dei ribelli in futuro. Secondo gli analisti russi, le autorità siriane e i governi che sostengono il Paese (Russia e Iran) cercheranno di conseguire il massimo degli obiettivi prima del passaggio di consegne ai vertici dell’amministrazione degli Stati Uniti così da mettere il nuovo capo della Casa bianca, Donald Trump, di fronte a un fatto compiuto, e cioè che la battaglia di Aleppo è stata persa dalle forze dell’opposizione.

L’offensiva sulla città

L’offensiva, lanciata dall’esercito lealista ad Aleppo est verso la metà di novembre, è stata sabato scorso notevolmente intensificata. Le forze di Bashar Assad sono riuscite a riconquistare il controllo degli importanti quartieri di Masaken Hanano e Jabal Badro. E il 28 novembre l’esercito lealista, con l’appoggio delle unità delle milizie sciite di Libano, Iraq e Iran, ha avuto la meglio, mettendo in fuga le forze dell’opposizione dai quartieri di al-Haidaria, Sheikh Khider e Hai Es Sahour. In questo modo l’esercito lealista ha frantumato in una zona nord e in una zona sud il territorio controllato dalle forze avversarie che verso il 28 novembre era già stato in larga parte “ripulito”.

“Attualmente è stato ristabilito il pieno controllo su 12 quartieri della città”, ha fatto sapere il 28 novembre il Centro di coordinamento per la riconciliazione delle parti in conflitto in Siria. Secondo i dati in suo possesso, le forze lealiste avrebbero conquistato complessivamente il 40% del territorio di Aleppo est, mentre fonti occidentali parlano di “oltre il 30%”. Come riferisce l’emittente televisiva inter-araba Al-mayadin, i nemici di Damasco hanno subito delle perdite e si ritirano dai quartieri di Aleppo sud, arrendendosi e lasciandosi prendere prigionieri.

Il controllo di Aleppo entro la fine del 2016

Secondo le valutazioni degli esperti militari, se l’offensiva delle forze lealiste continuerà a svilupparsi a questo ritmo, entro la fine dell’anno verrà riconquistato l’intero controllo della città. I difensori di Aleppo est sembrano trovarsi in un vicolo cieco e sarà estremamente difficile per loro creare una nuova linea di difesa dopo la perdita dei quartieri chiave della città. Pagano la carenza di mezzi tecnici pesanti e di posizioni di difesa, inoltre, le forze nemiche sono state in larga parte annientate ed è improbabile che riescano a rafforzare le proprie posizioni.

Aleppo, che prima del conflitto era ritenuta la capitale economica della Siria, riveste un importante valore simbolico ed è stata proprio Aleppo la prima importante città siriana a essere parzialmente occupata nel 2012 dalle truppe dell’opposizione. Oggi, nel caso di un successo dell’offensiva, Bashar Assad vedrebbe significativamente rafforzarsi le proprie posizioni ai negoziati per il regolamento pacifico del conflitto dal momento che controllerebbe i cinque maggiori centri del paese: Damasco, Aleppo, Homs, Hama e Latakia.

Fonte: Alyona RepkinaFonte: Alyona Repkina

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“L’obiettivo di Assad e dei Paesi che lo sostengono, Russia e Iran, è quello di sfruttare al massimo, all’indomani delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, questo periodo di ‘transizione’, in cui la nuova amministrazione non ha ancora cominciato a essere attiva”, sostiene Vladimir Sotnikov, direttore del Centro di studi strategici “Russia-Oriente-Occidente”, aggiungendo che l’obiettivo è quello di porre Donald Trump davanti al fatto compiuto. Se entro la fine di gennaio, quando Trump farà il suo ingresso alla Casa Bianca, Aleppo sarà sotto il pieno controllo delle forze governative, Damasco gestirà le imminenti elezioni in Siria da una posizione di forza e nessuno oserà più porre la questione di un’eventuale sostituzione di Assad.

Carta bianca da Istanbul

A detta dell’esperto, non è un caso che poco prima che scattasse l’offensiva ad Aleppo est tra i Presidenti di Russia e Turchia, Vladimir Putin e Recep Erdogan, siano intercorse due telefonate in cui i due leader hanno affrontato principalmente il problema della situazione siriana. “Senza l’appoggio di Ankara, le forze dell’opposizione, che negli ultimi tempi avevano regolarmente ricevuto aiuti e armi dalla Turchia, riusciranno con estrema difficoltà a mantenere il controllo di Aleppo. E in cambio della chiusura dei confini, Erdogan potrebbe pretendere a sua volta di avere mano libera coi curdi, questione che per lui è della massima importanza”, sostiene Sotnikov.

La diplomazia americana all’opera

La svolta avvenuta ad Aleppo ha attivato il lavoro della diplomazia americana. Come riferisce il Washington post, il segretario di Stato John Kerry “sta facendo disperati sforzi” per ottenere la sospensione delle azioni militari ad Aleppo. Secondo la testata, Kerry teme che dopo l’insediamento di Trump “si potrebbero raggiungere nuovi accordi con Mosca” sulla Siria, cosa che collocherebbe Washington dalla parte di Assad.

Per leggere la versione originale del testo in russo cliccare qui.

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