Moldavia e Bulgaria strizzano l’occhio a Mosca

15 novembre 2016 Aleksandr Braterskij, Gazeta.ru
Nei due Paesi dell’Europa orientale sono stati eletti Presidenti filorussi. Ma gli analisti non prevedono sostanziali cambiamenti nella rotta della politica
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Un elettore in un seggio a Chisinau, in Moldavia. Fonte: Reuters

Il 13 novembre si sono svolte in Moldavia e Bulgaria le elezioni presidenziali. Com’era prevedibile, a vincere sono stati i candidati dell’opposizione, su posizioni scettiche verso l’integrazione in Europa e favorevoli a un miglioramento dei rapporti con Mosca. Tuttavia, gli analisti russi non prevedono drastici cambiamenti nella rotta politica dal momento che nei due Stati ai Presidenti è concesso un potere limitato.

Il caso della Moldavia

Alle prime elezioni presidenziali della Moldavia il candidato per il Partito socialista Igor Dodon, considerato “filorusso”, ha ottenuto una vittoria schiacciante. Secondo i dati della Commissione elettorale centrale del Paese, al secondo turno Dodon ha raccolto il 55% dei voti degli elettori, mentre la sua antagonista, Maia Sandu, ha avuto il 45% dei voti.

Sandu era l’unico candidato dell’alleanza delle forze filoeuropee, a favore di un rapporto più stretto con l’Ue. In precedenza la Sandu aveva dichiarato che era necessario che Moldavia e Romania si unissero in futuro in un unico Stato. Malgrado non siano stati redatti per ora tutti i comunicati, Dodon ha annunciato la sua vittoria, manifestando un vivo ringraziamento ai suoi sostenitori.

La coalizione dell’opposizione ha parlato di massicci brogli elettorali e ha invitato oggi i suoi sostenitori a scendere in piazza per inscenare manifestazioni di protesta.

Il nuovo Presidente moldavo Igor Dodon. Fonte: APIl nuovo Presidente moldavo Igor Dodon. Fonte: AP

La prima visita ufficiale avrà luogo in Russia

Dodon è un politico di lunga esperienza, dopo esser stato deputato ha rivestito la carica di vice premier del Paese. Si è spesso dichiarato a favore di un miglioramento dei rapporti della Moldavia con la Russia e intrattiene legami con l’élite politica russa.

Ha anche annunciato che in caso di una sua nomina alla presidenza avrebbe compiuto la sua prima visita ufficiale in Russia per “dibattere delle questioni dell’amicizia, della cooperazione e della regolamentazione del conflitto nella Transnistria” secondo quanto ha dichiarato in un’intervista concessa alla Tass.

Lo scorso ottobre Dodon aveva affermato che, nel caso fosse salito al potere, intendeva indire un referendum per decidere dell’annullamento dell’accordo di associazione con l’Ue, che, a suo giudizio, avrebbe ottenuto un esito positivo.

Va detto che la Moldavia è una repubblica parlamentare e non presidenziale e che la figura di Dodon non avrà un ruolo determinante nella linea politica del paese. Nell’attuale parlamento i sostenitori del nuovo Presidente non detengono la maggioranza per poter promuovere la sua iniziativa, rileva Sergej Utkin, direttore del Dipartimento valutazioni strategiche del Centro di analisi situazionale dell’Accademia delle Scienze russa.

A detta dell’esperto, nella vittoria di Dodon “la componente dell’interesse unilaterale verso la Russia appare inferiore rispetto alla delusione suscitata dagli esiti a cui ha portato l’orientamento verso le istituzioni euro-atlantiche”.

La questione della Transnistria

È emblematico che sulla questione della Crimea, punto nodale per la politica russa, Dodon abbia condiviso più di una volta la posizione ufficiale di Mosca. Il politico moldavo ha anche ribadito che la situazione della Crimea può stimolare l’avvio di negoziati politici con la Transnistria. Dodon si è detto pronto a concedere un’ampia autonomia alla Repubblica moldava di Pridniestrov nell’ambito di una Federazione moldava unita.

Vladimir Zharikhin, vice direttore dell’Istituto di studi sui Paesi della Csi, ritiene che l’ascesa al potere di Dodon determinerà un cambiamento nella questione della Transnistria. “Perché si è separata la Transnistria? Non è tanto una questione nazionale o politica. Il problema è che la Moldova si unisca alla Romania”, sostiene Zharikhin.   

Zharikhin rileva inoltre che l’elezione di Dodon determinerà anche la rinuncia all’unione con la Romania e il neo-eletto Presidente parla già di una federalizzazione del Paese.

La Bulgaria guarda verso Est

Al contempo in un altro Paese dell’Europa Orientale è stato eletto Presidente Rumen Radev, ex generale dell’Aeronautica, che si è candidato per il Partito socialista bulgaro. Come Dodon anche Radev sostiene la necessità di normalizzare i rapporti con la Russia e abolire le sanzioni. Radev è stato eletto Presidente della Bulgaria con il  59,4% di voti. Ha ribadito con insistenza che “essere membro dell’Ue e della Nato non significa per la Bulgaria diventare un nemico della Russia”.

Il nuovo Presidente della Bulgaria Rumen Radev. Fonte: ReutersIl nuovo Presidente della Bulgaria Rumen Radev. Fonte: Reuters

Zharikhin ritiene che l’elezione di Dodon e Radev, come anche quella di Trump negli Stati Uniti, e la Brexit, siano il segnale di una disaffezione da parte dell’elettorato verso l’orientamento della “globalizzazione liberale”.

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