Cosa pensano della Russia gli uomini di Trump

14 novembre 2016 Oleg Egorov, RBTH
Il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti si è guadagnato la fama di essere un acceso sostenitore della normalizzazione dei rapporti con Mosca. Tuttavia nel suo futuro staff potrebbero trovarsi dei politici con posizioni ben diverse rispetto alle sue
 Donald Trump Vice presidential candidate Gov. Mike Pence
A sinistra, il nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump insieme al suo vice Mike Pence. Fonte: AP

Il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti ha rilasciato spesso dichiarazioni filorusse. Ha rivolto complimenti a Putin, definendolo un leader forte, e ha dichiarato che Stati Uniti e Russia devono combattere insieme contro l’Isis. Ha anche affermato che riesaminerà la questione dell’abolizione delle sanzioni e del riconoscimento della Crimea. Ma non tutti i membri dell’entourage di Trump condividono la retorica del loro leader. E tra costoro vi è anche chi esprime aspre critiche nei confronti di Mosca.

Le critiche a Putin

Uno dei politici della futura amministrazione Trump che appare senz’altro critico verso la Russia è il vice presidente neo-eletto Mike Pence. Nel corso del dibattito del 4 ottobre con il candidato democratico Tim Kaine, Pence si è inaspettatamente espresso nei confronti della Russia con toni assai più duri di quelli usati dal suo competitor elettorale. Parlando della questione siriana ha dichiarato che “alle provocazioni della Russia l’America deve reagire con forza” e ha legittimato gli attacchi contro l’esercito dell’alleato Assad, in netto contrasto con le dichiarazioni rilasciate da Trump sulla possibilità di un’alleanza anti-Isis con la Russia. Nel corso del confronto Pence ha definito Putin un leader “piccolo e bullo”, rilevando che l’unica ragione del successo di Mosca nell’arena internazionale è motivata dalla debolezza di Obama.

Secondo Leonid Bershidskij, opinionista dell’agenzia Bloomberg, i membri dello staff sembrerebbero seguire il principio del “poliziotto buono e del poliziotto cattivo”, qualche volta mostrandosi in aperto dissenso tra loro e altre alternando elogi e critiche nei confronti di Putin. “Si può ipotizzare che all’interno dell’amministrazione Trump si stia sviluppando un dibattito sulla realisticità di una futura cooperazione con Putin”, aveva scritto in ottobre Bershidskij.

La politica di contenimento di Mosca

Newt Gingrich, probabile Segretario di Stato. Fonte: APNewt Gingrich, probabile Segretario di Stato. Fonte: AP

Il politecnologo Evgenij Minchenko, presidente della holding di comunicazione “Minchenko consulting”, ha dichiarato, in un’intervista a Rbth, che oltre a Pence vi sarebbero altri repubblicani, tra gli alleati di Trump, favorevoli a una politica di contenimento della Russia. Di tale gruppo farebbe parte, secondo i media americani, anche l’uomo destinato a rivestire la carica di Segretario di Stato, il veterano del partito repubblicano, Newt Gingrich.

Gingrich, intervistato nell’aprile 2014 dall’emittente Nbc, aveva affermato che la Russia era pronta ad attaccare i territori in cui, come in Crimea, risiedevano cittadini di etnia russa e che quindi diventava necessario contenere una simile minaccia. Gingrich aveva appoggiato l’idea di rifornire di armi l’Ucraina per garantire la sicurezza dell’Europa.

Il campo “filorusso”

Michael Flynn, possibile nuovo capo del Pentagono. Fonte: APMichael Flynn, possibile nuovo capo del Pentagono. Fonte: AP

D’altro canto, a detta di Evgenij Minchenko, nella squadra di Trump vi è anche chi si mostra favorevole a una cooperazione con la Russia e lo dichiara apertamente come Trump. Primo fra tutti Michael Flynn, ex capo della Dia, l’Intelligence del Pentagono, candidato al ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale.

Flynn considera Mosca l’attore principale nello scacchiere mediorientale, in grado di esercitare la sua influenza sull’Iran. L’ex uomo dei servizi segreti è convinto che Mosca e Washington debbano smetterla di mostrare i muscoli per cooperare realmente sul Medio Oriente. “L’esibizione di bullismo da parte di Mosca e Washington non avrà altro risultato che quello di alimentare ulteriori conflitti”, aveva dichiarato Flynn in un’intervista concessa nel dicembre 2015 al canale televisivo Rt.

Minchenko include nel numero dei sostenitori di una normalizzazione dei rapporti con la Russia anche Jeff Sessions; secondo le fonti di “Politico”, probabile candidato alla carica di ministro della Difesa. Durante la campagna elettorale Sessions aveva appoggiato la linea di Trump di una ripresa del dialogo con la Russia: “Dobbiamo trovare il modo di chiudere questa fase di ostilità, che comporta dei rischi per questo Paese e che ci viene a costare miliardi di dollari”, aveva dichiarato.

Jeff Sessions, possibile candidato alla carica di ministro della Difesa. Fonte: ReutersJeff Sessions, possibile candidato alla carica di ministro della Difesa. Fonte: Reuters

“Il problema non sta tanto nell’amministrazione quanto nel parlamento”

Richard Weitz, Direttore del Centro di analisi politico-militari dell’Hudson Institute, constata che, malgrado la divergenza di opinioni tra i membri dello staff di Trump, il punto di vista decisivo sarà quello propagandato dallo stesso Presidente.

“Credo che il neo-eletto Presidente voglia sinceramente migliorare le relazioni con la Russia e che intenda attuare dei cambiamenti nella gestione politica per conseguire questo obiettivo”, afferma Weitz in un’intervista a Rbth. “Alcuni candidati tra quelli presi in considerazione per rivestire gli incarichi di responsabilità hanno espresso opinioni diverse da quelle di Trump sulla Russia, ma alla fine verrà attuata la linea decisa dalla Casa Bianca”.

Evgenij Minchenko a sua volta ritiene che nell’attuazione di una normalizzazione dei rapporti con Mosca gli ostacoli maggiori Trump li incontrerà nel parlamento dove tra i repubblicani a dominare è l’ala dei falchi, che tradizionalmente ha sempre avuto un atteggiamento negativo verso la Russia. Per cambiare l’attuale corso politico volente o nolente Trump dovrà cercare un compromesso all’interno del suo partito.

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