Chi erano i bogatyry, gli eroi epici della Russia

Peresvet combatte contro Chelubej nella battaglia di Kulikovo, di Mikhail Avilov

Peresvet combatte contro Chelubej nella battaglia di Kulikovo, di Mikhail Avilov

Mikhail Avilov
I racconti sui bogatyry russi sembrano risalire all'epoca pagana e sono stati conservati grazie alla tradizione orale. Ma questi personaggi sono esistiti davvero?

I racconti sui bogatyr, i guerrieri eroici della tradizione medievale slava orientale, sono tra le storie della buonanotte preferite da ogni bambino e bambina russi. Tra i bogatyr più famosi ci sono Ilja Muromets, che rimase sdraiato su una stufa per 33 anni e poi miracolosamente guarì per aiutare il principe Vladimir a salvare le terre russe; Alesha Popovich, che combatté il drago Tugarin, o l'antico bogatyr Svjatogor, intrappolato dalla Terra, a causa del suo potere. Questi eroi sembrano essere “nati” nelle terre russe prima dell'adozione del cristianesimo.

L’origine della parola

La parola “bogatyr” non è di origine russa. È stata presa in prestito dalle lingue turche, dove “-baɣatur” significa “eroe, guerriero, comandante di guerra”. Nelle terre russe, questi guerrieri eccezionali erano chiamati khrabr (храбр, “coraggioso”), vitjaz (витязь, “guerriero”) o molodets (молодец, “giovane”). Perché allora i russi avevano bisogno di una parola turca?

Tra i mongoli-tatari, i guerrieri più importanti erano chiamati “bogatyr”; i russi adottarono questo nome anche per i loro eroi per sottolineare che non erano più deboli dei bogatyr mongoli. Infatti anche nei racconti russi gli eroi venivano chiamati bogatyr.

Quali fonti parlano dei bogatyry? 

Svjatogor

Le “byliny” russe erano canzoni epiche dedicate a famosi eventi storici (o pseudo-storici) del passato russo. Le “byliny” venivano cantate da generazioni di bardi e trasmesse oralmente. Furono annotate e pubblicate come libro per la prima volta nel 1804, e successivamente furono studiate e raccolte per tutto il XIX secolo. Esistono diverse centinaia di byliny conosciute dagli storici, e si dividono in una serie di Kiev, una serie di Novgorod e byliny provenienti da tutta la Russia, così suddivise in base al luogo in cui si svolge l'azione. 

I bogatyr protagonisti delle byliny non sono rappresentazioni esatte di alcuni eroi reali del passato: sono piuttosto immagini collettive di eroi archetipici che incorporano storie di guerrieri, create sulla base di miti antichi.  

I bogatyry più conosciuti

Mikula Seljaninovich di Andrej Rjabushkin

Le byliny menzionano decine di diversi bogatyry russi. I tre più “vecchi” sono Svjatogor, Volga Svjatoslavich e Mikula Seljaninovich. 

Svjatogor è il bogatyr più antico e più forte. Storici e filologi concordano sul fatto che Svjatogor è molto probabilmente un eroe precristiano della tradizione russa: è un gigante enorme che vive nelle montagne sacre; quando cammina, la Madre Terra trema, le foreste ondeggiano e i fiumi straripano. Diverse byliny raccontano che Svjatogor sia rimasto intrappolato nella terra (dopo aver cercato di sollevare tutto il peso della Terra raccolto in un sacco) o immobilizzato in una bara di pietra. In ogni caso, Svjatogor è la personificazione di un antico potere onnicomprensivo. È troppo forte e troppo pesante perché la Terra possa trasportarlo.

Volga Svjatoslavich, di Andrej Rjabushkin, 1895

Volga Svjatoslavich è un altro bogatyr precristiano. Sua madre era una principessa e suo padre un serpente magico, che trasmise a Volga la capacità di trasformarsi in varie creature e di capire il linguaggio degli animali. Esistono molti racconti che narrano la conquista da parte di Volga di terre straniere, indiane o turche. 

Mikula Seljaninovich è invece il bogatyr contadino per eccellenza. Il suo patronimico, Seljaninovich, significa “figlio di un paesano” ed è invincibile, perché “la madre Terra ama i suoi parenti”. È proprio Mikula a dare a Svjatogor quel sacco con tutto il peso della Terra, che Svjatogor poi non riesce a sollevare. Il nome di Mikula è una variazione di Nikolaj (Nicola) e in Russia San Nicola è molto venerato, soprattutto ai giorni nostri. Gli storici sostengono che Mikula Seljaninovich potrebbe essere una sorta di antico dio pagano dei contadini, venerato in seguito con il nome di San Nicola.

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I tre bogatyry

Tutti gli altri bogatyry sono considerati eroi più “giovani”. Nelle byliny se ne contano a decine e, in tutta onestà, la maggior parte dei russi non se li ricorda nemmeno. Ma tutti conoscono il famosissimo quadro di Viktor Vasnetsov “Bogatyry”. Il dipinto, che richiese quasi 20 anni di lavoro (1881-1898), incarnava la passione che la società russa provava nei confronti del patrimonio naturale della terra russa. I bogatyry raffigurati sulla tela di Vasnetsov sono gli eroi più noti delle byliny: Dobrynya Nikitich (a sinistra), Ilja Muromets (al centro) e Alesha Popovich (a destra).  

Ilja Muromets è in realtà il più famoso di tutti ed è considerato il “protettore della terra russa”. La sua storia, raccontata in varie byliny, è molto archetipica: per i primi 33 anni della sua vita, Ilja non poté camminare a causa di una malattia sconosciuta. Una volta, mentre era solo nella sua casa, tre pellegrini in viaggio vennero a chiedere dell'acqua. “Non posso muovermi”, disse lui, ma i pellegrini insistettero perché si alzasse e andasse a prendere dell'acqua. Inaspettatamente, Ilja si alzò e portò un secchio d'acqua. Gli anziani gli ordinarono di bere e lui guarì. In seguito, Ilja sentì un enorme potere e si recò a Kiev per aiutare il principe Vladimir a proteggere la terra russa. 

Le biografie di Dobrynya Nikitich e Alesha Popovich raccontate nelle byliny sono piuttosto simili. Entrambi avevano combattuto contro dei serpenti malvagi: Dobrynya combatté Zmej Gorynych, mentre Alesha si scontrò con Tugarin Zmej. Entrambi sono descritti come colti e letterati e con il compito di proteggere il popolo russo. Dobrynya parla 12 lingue e Alesha suona il gusli, una specie di cetra slava (nel dipinto, si può vedere il gusli appeso alla schiena di Alesha sulla destra).

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Ma i bogatyry esistevano davvero?

Le reliquie di Ilija Pecherskij nel monastero di Kiyv-Pechersk

Non esiste una raccolta complete di byliny: sono storie raccontante oralmente nel corso dei secoli e per questo presentano innumerevoli variazioni e aggiunte. Non tutte le byliny sono state messe per iscritto. Quindi, i racconti dei bogatyr comprendono eventi reali del passato mescolati a elementi di finzione. E così è anche per gli eroi.

Ad esempio, si ritiene che l’Alesha Popovich descritto nelle byliny fosse in realtà Aleksandr Popovich, un boiardo della regione di Rostov, morto nella battaglia di Kalka nel 1223. Tuttavia, nel XIII secolo Alesha Popovich era già un famoso eroe della tradizione, quindi è più probabile che la persona reale fosse stata influenzata da quel personaggio epico, e non viceversa.

Lo stesso vale per Ilja Muromets: è opinione diffusa che il suo vero prototipo fosse San Ilja Pecherskij, monaco del monastero delle grotte di Kiev, morto nel 1188. Il suo corpo è conservato nelle grotte del monastero e la sepoltura è datata dagli storici al XII-XIII secolo. 

Nel 1988, i medici hanno effettuato un esame delle reliquie di San Ilja. Lo studio ha dimostrato che si trattava di un uomo grande e grosso, con un'altezza di circa 177 cm. Ciò che è davvero notevole è che il corpo mostrava segni di malattia alla colonna vertebrale, il che coincide con la storia di Ilja Muromets, che secondo la leggenda sarebbe rimasto sdraiato immobile sopra una stufa per 33 anni. Le ossa del cranio sono insolitamente spesse e i polsi e le clavicole sono molto più grandi della media degli esseri umani. La causa della morte è stata probabilmente un colpo di arma da taglio (lancia o spada) inflitto al petto. 

È davvero possibile che San Ilja Pecherskij avesse ispirato l’eroe mitico di Ilja Muromets? Nessuno lo può dire con certezza; ciò che sappiamo, è che Ilja Muromets è considerato il santo patrono delle Forze missilistiche strategiche russe e del Servizio di guardia di frontiera russo. E ancora oggi continua a vigilare e a proteggere la sua terra.

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