Le cinque vittorie chiave dell’Armata Rossa nella Seconda guerra mondiale

Aleksandr Kapustyanskij/Sputnik
Fu grazie a queste battaglie che l’Unione Sovietica riuscì a capovolgere le sorti del conflitto, e arrivò a conquistare la capitale del Terzo Reich e a liberare l’Europa dal nazifascismo

1 / Battaglia di Mosca

Nell’ottobre del 1941 l’Urss era sull’orlo del baratro. Nelle battaglie vicino alla città di Vjazma, a soli 200 km da Mosca, l’Armata Rossa perse fino a un milione di uomini, tra morti, feriti e prigionieri. La strada per la capitale sembrava spianata per la Wehrmacht.

In attesa di nuove divisioni dalla Siberia, dagli Urali e dall’Estremo Oriente per difendere la città, il comando sovietico cercò di trattenere il nemico con tutte le forze disponibili. Tuttavia, i tedeschi avanzarono costantemente, e il 2 dicembre le unità della 2ª divisione Panzer occuparono il villaggio di Krasnaja Poljana, a una trentina di chilometri dal Cremlino.

Il comando tedesco era convinto che la sconfitta dell’Armata Rossa fosse ormai inevitabile. Sperando in un colpo decisivo, ignorava il fatto che, a seguito dei continui contrattacchi sovietici, le truppe tedesche erano esauste, e le divisioni di carri armati e motorizzate facevano fatica a superare i numerosi campi minati alla periferia della capitale. Inoltre, iniziarono problemi di approvvigionamento e una massiccia moria dei cavalli, rimasti senza foraggio nelle difficili condizioni meteo dell’inizio dell’inverno russo.

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Il 5 dicembre, in modo completamente inaspettato per il nemico, il Fronte occidentale di Georgij Zhukov e il Fronte sud-occidentale di Konstantin Timoshenko lanciarono una controffensiva su larga scala. Dopo aver ricevuto un duro colpo, le truppe tedesche esauste iniziarono a ritirarsi rapidamente dalla capitale e in alcuni punti la loro ritirata si trasformò in una rotta in preda al panico. Solo all’inizio di gennaio 1942 i tedeschi riuscirono a stabilizzare una nuova linea del fronte.

“L’attacco a Mosca è fallito. Tutti i sacrifici e gli sforzi delle nostre valorose truppe sono stati vani”, scrisse il generale Heinz Guderian nelle sue “Erinnerungen eines Soldaten” (“Memorie di un soldato”). La strategia della blitzkrieg, la “guerra lampo” era fallita. Le truppe tedesche, respinte a 100-250 km dalla capitale, non rappresentavano più una seria minaccia per la principale città sovietica.

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2 / Battaglia di Stalingrado

A seguito della sconfitta delle truppe sovietiche vicino a Kharkov nel maggio 1942, la Wehrmacht fu in grado di lanciare un’offensiva su larga scala in direzione dei giacimenti petroliferi del Caucaso e il grande centro industriale sovietico e importante hub di trasporto sul Volga di Stalingrado (oggi: Volgograd). Perdere quella città poteva rappresentare un vero disastro per l’Armata Rossa.

Bombardamenti pesantissimi e aspri combattimenti strada per strada distrussero quasi completamente la città. Opponendo una disperata resistenza contro i tedeschi, le unità della 62ª armata furono costrette a ritirarsi sul fiume, dove resistettero con le loro ultime forze su minuscoli tratti di terra vicino alle fabbriche “Krasnyj Oktjabr” e “Barricady”.

“Eravamo pieni di pidocchi, affamati, ma a un certo punto c’è stata come una frenesia; non abbiamo più avuto pietà né di noi stessi né per i tedeschi… Abbiamo combattuto per ogni pezzo di muro con estrema crudeltà, e di notte sia noi che i tedeschi, strisciavamo in avanti, o cercavamo di spostarci lungo le canalizzazioni e le gallerie della fabbrica. Noi, per procurarci cibo e munizioni, i tedeschi, per spingerci nel Volga. Scontri costanti di piccoli gruppi finivano in corpo a corpo…”, ha ricordato il soldato della 138ª divisione fucilieri Milja Rosenberg.

Il 19 novembre 1942, dopo aver atteso che la 6ª Armata tedesca fosse completamente impantanata in città, le truppe sovietiche lanciarono possenti attacchi sui suoi fianchi, difesi da truppe romene scarsamente armate. Dopo aver sfondato le loro difese, l’Armata Rossa strinse in una sacca circa 330 mila nemici a Stalingrado, e all’inizio di febbraio dell’anno successivo li aveva ormai completamente eliminati. In totale, durante una delle battaglie più sanguinose della storia dell’umanità, entrambe le parti persero fino a due milioni di persone,  tra morti e feriti gravi.

La sconfitta di Stalingrado fu un vero choc per il Terzo Reich e i suoi alleati, che iniziarono segretamente a cercare il modo per uscire dal conflitto. Anche la Turchia abbandonò finalmente i suoi piani aggressivi nei confronti dell’Unione Sovietica. Per la Seconda guerra mondiale, Stalingrado fu una svolta radicale.

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3 / Battaglia di Kursk

Nell’estate del 1943, i tedeschi si stavano preparando per un’offensiva su larga scala nel settore centrale del fronte sovietico-tedesco nella regione di Kursk. Dopo aver sconfitto l’Armata Rossa su questa direttrice, la Wehrmacht sperava di riprendere l’iniziativa strategica nella guerra, persa dopo la catastrofe di Stalingrado.

Le speranze dei tedeschi in un colpo a sorpresa non erano però giustificate. L’intelligence militare sovietica era venuta a conoscenza tempestivamente del fatto che il nemico stava preparando l’operazione “Cittadella” (“Unternehmen Zitadelle” in tedesco) e riuscì persino a ottenere notizie certe sulla data del suo inizio: il 5 luglio.

Fino a due milioni di persone, quattromila aerei e seimila carri armati presero parte alla battaglia di Kursk su entrambi gli schieramenti, rendendola la più grande battaglia di carri armati della storia.

Lungo gli assi dei principali attacchi, i tedeschi incontrarono la resistenza ostinata delle truppe sovietiche e in una settimana furono in grado di avanzare solo di una decina di chilometri. “La battaglia era così dura e tesa che ricordo ancora perfettamente la mia sensazione che alla fine della giornata sarei stato felice di essere ferito o ucciso…” ha ricordato il comandante della compagnia di mortai Evgenij Okishev: “I nervi erano tesissimi, faceva già molto caldo e non c’era cibo… Le nostre trincee erano su un’altura, i cui accessi erano tutti sotto il fuoco costante dei tedeschi”.

Dopo aver resistito all’attacco delle truppe hitleriane, l’Armata Rossa lanciò una controffensiva su larga scala, che portò alla sconfitta del nemico, ormai esausto. La Wehrmacht perse finalmente l’iniziativa nella guerra contro l’Urss e iniziò a ritirarsi verso ovest. “E ormai non ci sarebbero più stati giorni di calma sul fronte orientale”, ha osservato Heinz Guderian in “Memorie di un soldato”.

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4 / Operazione “Bagration”

Nell’estate del 1944, l’Armata Rossa ritorse contro la Wehrmacht la sua stessa arma, ossia la strategia della “guerra lampo”. Dimostrò di essere in grado, in breve tempo, grazie al competente uso coordinato delle formazioni di carri armati e dell’aviazione, di sfondare le potenti difese del nemico, e di circondare e distruggere rapidamente grandi raggruppamenti di truppe tedesche.

L’offensiva sovietica su larga scala contro l’Heeresgruppe Mitte (il Gruppo d’armate Centro tedesco) in Bielorussia, iniziata il 23 giugno 1944, fu una spiacevole sorpresa per il comando nazista. I generali di Hitler erano convinti che la direzione prioritaria per l’attacco principale dell’Armata Rossa sarebbe continuata a essere l’Ucraina, attraverso la quale era possibile raggiungere i giacimenti petroliferi della Romania.

L’operazione offensiva “Bagration”, dal nome di un comandante russo durante la Guerra patriottica del 1812 contro Napoleone, durò poco più di due mesi. In questo periodo, le truppe sovietiche, avanzando verso ovest per una distanza massima di 600 km, liberarono il territorio della Bielorussia e parte della Polonia orientale, raggiunsero le porte di Varsavia e della Prussia orientale. L’Heeresgruppe Mitte, avendo perso fino a mezzo milione di uomini tra morti, feriti e prigionieri, praticamente cessò di esistere.

I partigiani bielorussi svolsero un ruolo significativo nell’operazione Bagration. Non solo indicavano i punti più vulnerabili nella difesa del nemico, ma lo colpivano anche alle spalle, aiutando le truppe all’attacco nei momenti più decisivi della battaglia. “Ogni giorno la lista dei treni militari tedeschi in ritirata fatti saltare in aria aumentava”, ha scritto nelle sue memorie il maresciallo Ivan Baghramjan. “Così siamo andati alla vittoria: il traffico ferroviario alle spalle dei fascisti era paralizzato. E non avevano vita più facile sulle strade. I partigiani non davano loro tregua né di giorno né di notte”.

Il 17 luglio 1944, una colonna di prigionieri di guerra tedeschi presi durante le battaglie in Bielorussia fu condotta per le strade di Mosca. In totale, 57.000 soldati e ufficiali tedeschi, tra cui diverse decine di generali, presero parte alla cosiddetta “Parata degli sconfitti” nella capitale sovietica. Dopo il loro passaggio, le vie furono simbolicamente disinfettate.

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5 / Battaglia di Berlino

Per l’offensiva finale sulla capitale del Terzo Reich, il comando sovietico concentrò forze di oltre due milioni di uomini. A loro si opponevano 800 mila soldati della Wehrmacht, delle SS e delle milizie popolari Volkssturm. La città fu trasformata dai tedeschi in una fortezza inespugnabile, e sugli accessi furono create diverse linee di difesa in profondità.

Il 20 aprile 1945, l’artiglieria a lungo raggio del 79° Corpo di fucilieri “fece gli auguri” al Führer per il suo compleanno, lanciando il primo attacco di artiglieria su Berlino. Cinque giorni dopo, la città fu stretta d’assedio dall’Armata Rossa.

Per quasi una settimana ci furono aspre battaglie per la capitale della Germania nazista. Ogni strada fu trasformata dai tedeschi in una linea di difesa, imbottita di barricate, trincee e nidi di mitragliatrici. Più le truppe sovietiche si avvicinavano al centro, più forte diventava la resistenza.

Il 30 aprile iniziò la battaglia per il Reichstag. La bandiera rossa fu issata sul suo tetto la mattina presto del 1º maggio, ma le sparatorie continuarono per l’intera giornata.

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Dopo il suicidio di Hitler, il 30 aprile, la nuova leadership tedesca si rivolse al comando sovietico con una proposta di armistizio, in risposta alla quale l’Urss dichiarò che avrebbe accettato solo la resa incondizionata. I tedeschi rifiutarono e i combattimenti ripresero con rinnovato vigore, anche se non per molto. Il 2 maggio, la guarnigione di Berlino finalmente capitolò.

“I nostri soldati hanno mostrato molta volontà, eroismo e audacia nelle operazioni militari. La maturità del nostro esercito, la sua crescita durante gli anni della guerra, si sono pienamente riflettuti nella battaglia di Berlino. Soldati, sergenti, ufficiali e generali si sono mostrati nell’operazione di Berlino come persone mature, decise e accanitamente coraggiose”, ha scritto il maresciallo Georgij Zhukov. In totale, più di 75 mila soldati sovietici morirono in battaglia per la conquista della capitale tedesca.


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