E la Piazza Rossa si salvò dalla demolizione: i colossali progetti dei bolscevichi (andati in fumo)

Legion Media; Dominio pubblico
Per ben tre volte le autorità sovietiche cercarono di radere al suolo buona parte degli edifici per far posto a impressionanti monumenti celebrativi…

In varie occasioni la piazza simbolo della Russia ha rischiato di cambiare radicalmente il proprio aspetto. E non esageriamo dicendo che l’attuale conformazione della Piazza Rossa è frutto di una serie di circostanze che impedirono al salotto buono di Mosca di trasformarsi in una gigantesca necropoli... o in un grande memoriale.

Il Ministero dei Ministeri

Il primo progetto per la ricostruzione di Mosca, che includeva anche la Piazza Rossa, fu avanzato dai bolscevichi non appena il governo sovietico si trasferì da Pietrogrado (oggi San Pietroburgo), nel 1918. In quel periodo si cominciò a ristrutturare alcuni vecchi edifici e a costruirne di nuovi. Ma i cantieri veri e propri partirono solo negli anni ‘30 con l'adozione del Piano Generale di Mosca.

Progetto di Ivan Fomin presentato al concorso Narkomtiazhprom, 1934

Le proposte furono avanzate dai maggiori architetti dell’epoca, che sognavano di rendere Mosca la capitale “socialismo vittorioso”. I progettisti più radicali arrivarono addirittura a immaginare la costruzione di una città totalmente nuova sulle ceneri di quella vecchia. Alla fine si optò per un progetto più moderato, ma sempre su larga scala, da avviare nel 1935. 

Mosca doveva avere più viali di Parigi, Londra e Berlino, un centro amministrativo più grande di Washington e il grattacielo più alto del mondo. A tal scopo si prevedeva di radere al suolo il centro storico per fare spazio a edifici monumentali di importanza nazionale; la Piazza Rossa sarebbe stata ampliata il doppio rispetto alle sue dimensioni attuali.

Grandi magazzini GUM

Una nota al piano generale recitava: “Mosca non ha bisogno dei grandi magazzini GUM. La Piazza Rossa, sulla quale si trova il Mausoleo di Lenin, è troppo angusta. Dovrebbe essere ampliata a spese del GUM”.

Quel progetto avrebbe sacrificato non solo il GUM, che si affaccia sulla Piazza Rossa dal XIX secolo, ma anche tutti gli edifici circostanti, compresa la Porta della Resurrezione. La piazza sarebbe stata ribattezzata Viale del Mausoleo e avrebbe ospitato uno spazio vuoto dominato dalla Casa del Narkomtiazhprom, l'edificio del Commissariato del Popolo per l'Industria Pesante dell'URSS. All’epoca di Stalin, era uno dei dipartimenti più influenti. Per questo il progetto fu soprannominato "il Ministero dei Ministeri". E le sue dimensioni non avrebbero dovuto lasciare spazio a dubbi sulla sua importanza.

Un altro progetto per la Casa del Narkomtiazhprom, l'edificio del Commissariato del Popolo per l'Industria Pesante dell'URSS

Ma il progetto di questo gigantesco grattacielo rimase solo sulla carta: con la morte nel 1937 del capo del Commissariato del Popolo per l'Industria Pesante Sergo Ordzhonikidze, stretto collaboratore di Stalin, il piano andò in fumo. Secondo la versione ufficiale, Ordzhonikidze morì per un attacco di cuore; ma la moglie e alcuni suoi conoscenti sostennero che si fosse suicidato.

Sta di fatto che con la morte di Ordzhonikidze, il Commissariato del Popolo per l'Industria Pesante cominciò a perdere la sua influenza e fu poi ripartito in diversi ministeri indipendenti.

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Il Monumento alla Vittoria

Il secondo progetto di rinnovamento della Piazza Rossa fu presentato dieci anni dopo, nel 1947. Le circostanze nel frattempo erano cambiate e il governo sovietico non pensava più a giganteschi edifici ministeriali. L'Unione Sovietica aveva sconfitto la Germania nazista e d'ora in avanti l'architettura monumentale doveva essere usata per celebrare una sola cosa: la Vittoria.

Per la sua importanza storica e per la posizione centrale, la Piazza Rossa si trovò ancora una volta al centro di ambiziosi progetti di rinnovamento della città. E ancora una volta, gli architetti giunsero alla conclusione che fosse troppo piccola. E così ipotizzarono di demolire non solo il GUM, ma anche gli edifici circostanti e il Museo di Storia. Al loro posto, nel centro della piazza sarebbe nato un Monumento alla Vittoria, circondato da tribune e con un Arco della Vittoria al posto del Museo.

Ecco come veniva descritto nel progetto: “Al fine di creare un grande ingresso alla Piazza Rossa (...), il nostro progetto propone di sostituire l'edificio del Museo Storico, la cui forma ingombrante domina i dintorni e ostacola il movimento, con un Arco di Trionfo della Vittoria, sotto il quale sfileranno i vincitori verso la piazza durante le feste sovietiche”.

Museo di Storia

In altre parole, la piazza doveva diventare il luogo perfetto per imponenti parate nei giorni festivi, nulla più.

Questi piani furono ancora una volta sconvolti da una morte: quella di Joseph Stalin, nel 1953.

La necropoli

Per sette anni, i corpi dei due leader comunisti - Lenin e Stalin - giacquero fianco a fianco in un piccolissimo mausoleo. E subito dopo la morte di Stalin, il Partito emise un decreto che ordinava la costruzione di un Pantheon a Mosca.

Simile al “Tempio di tutti gli dei” di Roma, il Pantheon doveva diventare una necropoli per Stalin, Lenin e per tutti i “grandi del paese sovietico” sepolti vicino alle mura del Cremlino.

Per ospitare la necropoli, si pensava sfruttare un’area di 500.000 metri quadrati (più grande del Vaticano!) abbattendo tutti gli edifici del centro storico all’interno di quel perimetro. Il Pantheon avrebbe dovuto sorgere accanto al Cremlino, sulla Piazza Rossa ampliata. Ma c'era un inconveniente: la tribuna del governo sul Pantheon sarebbe stata di fronte al mausoleo già esistente, quindi, durante le parate, le colonne di truppe avrebbero dovuto marciare con lo sguardo rivolto verso destra, il che andava contro l'ordine stabilito. Così, alla fine, la piazza fu lasciata intatta.

Anche l'idea di costruire la necropoli in un altro luogo fu accantonata. Nikita Khrushchev dichiarò guerra al culto della personalità di Stalin e agli “eccessi architettonici”, mettendo definitivamente fine a questo colossale progetto.

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